viaggio

Cose da fare nella vita (Bucket list)

Sì, viaggiare… Road trip in Transilvania

imageIl Castello di Dracula
views
670

“Viaggiare è come innamorarsi: il mondo si fa nuovo…”

Quando si tratta di vacanze gli italiani sono piuttosto abitudinari: vale ancora la vecchia canzoncina “stessa spiaggia, stesso mare”.

Io, però, ho sempre bisogno di cambiare e negli ultimi anni sono andata un po’ controcorrente e fatto scelte per alcuni discutibili (ehm, per esempio lasciare il lavoro e viaggiare per un mese in Indonesia), ma che avevano assolutamente senso per la sottoscritta.

Che dire, la vita è una e le opinioni degli altri contano fino a un certo punto (a questo rigurardo leggi il mio articolo sui 30 anni).

Ma non divaghiamo!

Una meta alternativa

Questa primavera ho cambiato città, casa, lavoro e, come se non bastasse, ho anche deciso di sbarrare una nuova esperienza dalla mia bucket list: fare un road trip in Transilvania.

Un viaggio non è la stessa cosa di una vacanza.

Quando si viaggia si scoprono e si imparano molte cose nuove e, secondo molti scrittori, fiosofi e scienziati, il succo per una vita felice sta proprio nella possibilità di imparare continuamente.

Un po’ come fanno i bambini quando iniziano a scoprire e sperimentare col mondo, nella nostra quotidianità dovrebbe esserci sempre un po’ di spazio per le novità, le sfide, il gioco, i cambiamenti e tutto ciò che tiene in esercizio il cervello e allarga i nostri orizzonti.

Certo, puoi imparare anche standotene in casa davanti al computer e facendo un corso, partecipando a un evento o in altri modi che non richiedano di spostarsi, ma non è la stessa cosa.

Chiunque smetta di imparare è vecchio, che abbia venti od ottant’anni. Chiunque continua ad imparare resta giovane. La più grande cosa nella vita è mantenere la propria mente giovane.

Un grande classico delle citazioni, di Henry Ford.

Perché la Transilvania?

Pur essendo molto turistica, la Transilvania non è una meta così comune per l’estate. Personalmen

Sibiu

te ne sono sempre stata affascinata, indubbiamente per via dei libri letti durante d’infanzia e per quell’aurea di magico e fiabesco che ho sempre attribuito alla zona.

A parte tale aurea, ammetto che prima di partire della Romania sapevo ben poco.

Viaggiare, ottima medicina

Questo viaggio mi ha fatto capire quanto le nostre teste siano piene di pregiudizi e stereotipi, pur quando ci riteniamo persone aperte poco inclini a cadere nella trappola.

Onestamente? Fino alla partenza mi sono dimostrata una totale ignorante:

  • Non sapevo che la Romania non fosse all’interno dell’area Schengen e mi sono irritata per la fila al controllo passaporti in aeroporto (per mia discolpa mi ero alzata alle 4:00).
  • Non mi era molto chiara la geografia del paese.
  • Mi aspettavo un paese molto più povero. Non è certo la Norvegia, ma le mie aspettative erano molto diverse. La Transilvania è la zona più ricca e turistica del paese e anche di questo ero ignara (no, non mi ero preparata e ogni tanto va bene così 😉 ).
  • Avevo qualche dubbio sulla sicurezza personale, sicuramente alimentate da anni di brutte notizie sui giornali italiani (e qui non posso proprio negare di essere precipitata in uno strapiombo di stereotipi e pregiudizi, me ne dolgo profondamente).
  • Non mi aspettavo una capitale così piena di giovani e vita.

Ho letto un articolo di recente che conferma che Bucarest si sta popolando di artisti che rientrano dall’estero e danno vita a inziative culturali.

Indubbiamente il paese ha un governo molto corrotto (senti chi parla!) e i giovani artisti si trovano davanti parecchi ostacoli (burocrazia in primis), però il fermento attuale fa ben sperare. Da notare che convivono tranquillamente edifici sovietici che sembrano dover crollare da un momento all’altro con bar modernissimi che ricordano le zone più cool di Berlino.

On the road

viaggiare
L’itinerario su Google

Viaggiare in macchina mi ha permesso di fare un bell’anello e dare un primo assaggio: Bucharest – Sinaia – Brasov – Bran Castle – Sighisoara – Sibiu – Transfăgărășan Road – Bucharest.

Come immaginerai il luogo che attendevo di visitare con ansia è il castello di Bran…

 

Il castello di Dracula

Il celebre castello di Bran altro non è che il luogo che Bram Stoker ha scelto per l’ambientazione del romanzo “Dracula”.

Il personaggio del conte si ispira alla figura storica di Vlad III l’Impalatore, da cui si è sviluppata non solo questa leggenda in particolare, ma proprio l’onnipresente figura del Vampiro (da notare che i rumeni associano la figura di Vlad III alla resistenza contro gli invasori turchi più che ai vampiri).

Insomma, un solo libro ha generato un curioso miscuglio di immaginazione e realtà, mito e leggende, che si è diffuso in tutto il mondo a partire dagli splendidi Carpazi.

E, certamente, non c’è niente di più fiabesco dei castelli medievali della Transilvania e di quelle foreste, popolate da lupi e orsi, tra le più selvagge e intatte d’Europa, seppur minacciate dal disboscamento.

Ispirazione

I Carpazi

Questo viaggio spero non sia altro che un assaggio, perché ci sarebbero molti altri luoghi da visitare in Romania. Per il momento è stato già abbastanza per colmare qualche mia lacuna geografica/storica, invertire la rotta su pregiudizi e stereotipi e darmi l’ispirazione… eh già, ho in mente una storia. Chiassà cosa ne uscirà…

A scrivere l’articolo mi è già tornata voglia di viaggiare.

Fammi sapere se hai viaggi in programma e dove ti piacerebbe andare! Sai bene che sono curiosa 🙂

Non dimenticare di condividere l’articolo e seguirmi sui social.

 

 

Cose da fare nella vita (Bucket list)

Indonesia: 3 suggerimenti per un’esperienza unica

IMG_1650
views
834

“Non è garantito che riusciate a vedere i draghi”, ha esordito la guida…

Era tanto che pensavo di fare un’esperienza di viaggio nel sud-est asiatico. Non per lavoro e non certo da tipica turista, con un viaggio organizzato e strizzato in un tempo limitatissimo.

Volevo partire zaino in spalla e, soprattutto, volevo soddisfare un desiderio che avevo da tempo: vedere gli oranghi e i draghi di Komodo nel loro ambiente naturale, prima che noi sciagurati esseri umani si finisca col cancellare definitivamente le meraviglie di questo pianeta.

Nutrivo per queste creature una curiosità incontenibile“Non potrò vedere tutto, ma a draghi ed oranghi non posso rinunciare!”

Qui faccio subito una pausa.

Che esperienza di viaggio vorresti fare nel breve periodo?

Che destinazione senti una certa urgenza di visitare e perché?

Personalmente sono stata molto influenzata dalle pagine Facebook di associazioni benefiche che si occupano della riabilitazione degli oranghi nel Borneo in seguito alla deforestazione.

Alcune storie di orfani di oranghi mi sono rimaste così impresse che mi sono messa in testa di andare a visitare uno dei centri.

Per quanto riguarda invece i draghi di Komodo, che dire, sono creature così assurde e primordiali da sembrare mitologia: ne sentivo parlare da una vita e ho dovuto inserirle nell’itinerario!

L’esperienza insegna

Dalla Treccani

Esperienza: conoscenza diretta, personalmente acquisita con l’osservazione, l’uso o la pratica, di una determinata sfera della realtà

La geografia mi è sempre piaciuta, ma faccio fatica a visualizzare paesi e confini. Per ricordarmi esattamente dove si trova la Bielorussia dovrei recarmici di persona.

I nomi di fiumi e catene montuose non mi restano mai particolarmente impressi, a meno che non abbia fatto un’esperienza diretta sul posto. Anche a questo serve viaggiare, non trovi?

Dunque sono partita per un mese di viaggio zaino in spalla (backpacking come si dice in inglese) in Indonesia, con breve tappa a Singapore. Il giro è stato spettacolare, tra isole tropicali come Bali e le celebri Gili, trekking ai vulcani di Java, visite ai templi…

Ho incontrato persone che mi hanno ispirata e ho usato questa immersione in ambienti nuovi e sconosciuti per riflettere. Ma di questo parlerò in un altro post, qui vorrei soffermarmi su Borneo e Komodo.

Sono una parte di tutto ciò che ho trovato sulla mia strada.

Lord Alfred Tennyson

Questo slideshow richiede JavaScript.

L’esperienza di 4 giorni in barca nel Borneo è stata molto forte, irripetibile. Ho visto più specie animali curiose in così poco tempo che in tutta la mia vita.

Da insetti dalle forme più svariate a scimmie che si dondolavano dagli alberi, da tarantole a scorpioni blu elettrico… mi sono sentita sommersa dalla natura (forse anche troppo, considerato che durante l’escursione notturna praticamente mi sono incelofanata per non avere contatti indesiderati 😀 ).

Gli orang-utan, ovviamente, sono stati il fulcro di questa esperienza.

Forse non sapevi che:

  • la parola in indonesiano significa popolo/gente della foresta (orang significa gente)
  • gli ambienti naturali degli oranghi sono solo l’isola di Sumatra e il Borneo 
  • la deforestazione sta mettendo a serio rischio questa specie animale: molti oranghi perdono la vita negli incendi o restano gravemente ustionati e spesso i cuccioli restano orfani senza ancora aver imparato a sopravvivere nella foresta
  • gli oranghi diventano indipendenti dalla madre dopo circa 6 anni di vita e l’intervallo tra un parto e l’altro è il più lungo tra i mammiferi (ben 8 anni)
  • il tasso di deforestazione del Borneo (terza isola più grande del mondo e con tasso di biodiversità tra i più alti del pianeta) è talmente elevato che si calcola che nel 2025 una porzione grande quando la Gran Bretagna sarà stata spazzata via.

Le multinazionali sfruttano i terreni per lasciare spazio alle piantagioni di palma, da cui si ricava il tanto discusso olio di palma, contenuto in ogni pacchetto di merendine e biscotti e nelle confezioni di nutella.

Non credo che riuscirò mai a rinunciare interamente a questi prodotti, ma aver visto file intere di palme, ordinate come soldatini e senza neanche un filo d’erba intorno, ai margini di una ricchissima foresta che rischia di scomparire, mi ha già fatto ridurre il consumo.

L’esperienza di viaggio è tutta qui: toccare con mano la bellezza di un paese, ma anche i problemi che lo affliggono. E imparare le cose più disparate.

Suggerimento

Se volete visitare il parco naturale Tanjung Puting del Borneo dovete prenotare un tour in barca.

Vi consiglio di scegliere questo, gestito da un locale che ha una grande passione per la conservazione ambientale e in particolare per gli oranghi (tieni presente che gli standard sono diversi e le imbarcazioni scaricano tutte nelle acque locali. Si spera che le cose cambino).

Nel Borneo ho piantato un albero, altra cosa presente nella mia bucket list

Sì, mi rendo conto che è poca cosa rispetto alla deforestazione, però è stato un gesto simbolico significativo. Soprattutto trattandosi di un luogo di importanza vitale per il pianeta come il Borneo, polmone verde di cui non possiamo fare a meno.esperienza

Draghi

Sulle isole di Komodo e Rinca si trova una specie animale terrificante e affascinante al tempo stesso: il celebre varano, comunemente chiamato drago di Komodo.

Non è garantito che si riescano a vedere.

Eppure, poco dopo aver cominciato l’escursione, ecco che dal lato destro del sentiero è spuntato improvvisamente un lucertolone. Si è piazzato alla testa del gruppo procedendo come se nulla fosse.

Forse la cosa più divertente sono stati gli orientali in delirio che lo hanno quasi accerchiato per immortalarlo in foto e video.

Ecco alcune curiosità su questo dinosauro:

  • mangia una volta al mese
  • ha in bocca 60 tipi di batteri diversi che in pochi giorni possono uccidere anche prede di grandi dimensioni (bufali)
  • è cannibale. La madre occasionalmente si mangia le uova e i piccoli appena nati si nascondono fino ai 3 anni di età perché corrono il rischio di essere divorati
  • può correre a circa 20km/h orari
  • raramente attacca l’uomo, ma fa comunque effetto vedere le guide munite soltanto di un bastone per difendere gruppi di 20 persone (un uomo è stato aggredito pochi giorni dopo il mio rientro in Italia… oh oh)
  • non ho ancora capito se è leggenda o meno, ma se si hanno le mestruazioni meglio farlo presente alla guida, i draghi hanno un ottimo fiuto…

3 cose da fare

Quante cose ho imparato grazie a questa esperienza!

Nel caso tu non abbia mai provato ti consiglio vivamente di fare un viaggio zaino in spalla (un po’ di avventura alla Sandokan smuove lo spirito), di far visita ad uno dei centri di riabilitazione degli oranghi nel Borneo per sostenere l’incredibile lavoro dei volontari e infine di visitare i draghi di Komodo, che vivono su due isolette tutte per loro, stile Jurassic Park.

Già raggiungerle via barca sarà un’avventura e uno spettacolo per l’anima… non potrai restare deluso.

E tu, invece, cosa consigli?

Qual è stata la tua esperienza di viaggio più significativa e cos’hai imparato? Condividi questo articolo e lascia un commento, non vedo l’ora di ricevere suggerimenti!

 

Le mille e una storia

Non mollare mai. Storia di Samia Yusuf Omar

Olympics Day 11 - AthleticsSamia Yusuf Omar compete nei 200m femminili alle Olimpiadi di Pechino 2008, China. Photo by Stu Forster
views
826

Questo articolo è dedicato alla memoria di Samia Yusuf Omar. La sua storia mi è rimasta così impressa che mi sembra quasi di averla conosciuta personalmente. Facciamo un passo alla volta.

Lasciamo stare il “c’era una volta…”

Mi piacciono le storie, alcune mi appassionano talmente che mi restano impresse per giorni. Se sto passando un periodo di apatia e sono poco motivata, miracolosamente riescono a darmi la scossa e farmi ritrovare la dose di energia necessaria per i miei progetti. Mi fanno riflettere e mi aiutano a mettere le cose in prospettiva.

Capita anche a te? Sto parlando di storie realmente accadute, anche se possono esserci delle eccezioni.

Non dirmi che sei uno di quelli appassionati di fantasy, fantascienza o distopia che considera grandi eroi solo i protagonisti di mondi fittizi, ma nella vita reale non si stupisce di nulla. Andiamo, niente è più sorprendente della realtà! E in questo blog maghi ed eroi dell’immaginazione li lasciamo volentieri da parte, per parlare invece di avventure, non sempre a lieto fine, ma reali e che possono meravigliarci perfino di più.

Tanto per cominciare, se ancora non hai esplorato la sezione storie, ti consiglio di dare un’occhiata qui. Ci saranno anche interviste in futuro, ma non essere impaziente 😉

Samia Yusuf Omar

La storia che ho scelto per farti venire i brividi è quella di Samia Yusuf Omar. Coraggio, impegno nel perseguire un obiettivo, tenacia, resilienza, speranza oltre ogni limite: la sua storia tragica non può e non deve essere dimenticata.

Samia Yusef Omar, atleta somala che ha partecipato alle Olimpiadi di Pechino nel 2008, arrivando ultima, sognava di rifarsi dell’ultimo posto alle Olimpiadi di Londra. Unico inconveniente: nel suo paese martoriato dai conflitti i fondamentalisti islamici le impedivano di allenarsi, figuriamoci poi correre in calzoncini e maglietta.

Samia ha cercato di resistere il più possibile trovando delle scappatoie, ad esempio allenandosi la notte, ma alla fine le è rimasta un’unica soluzione: cercare di raggiungere l’Europa. Già, in mezzo a tutti quei corpi in movimento sui barconi della morte, che vediamo in televisione ogni giorno, nel 2012 c’era anche lei. Purtroppo è stata meno fortunata ed è annegata nel Mediterraneo. Non sapeva nuotare: a Mogadiscio avvicinarsi troppo alla spiaggia equivaleva a morte certa a causa dei cecchini.

Perché mai è partita? Non poteva rinunciare all’idea di partecipare alle Olimpiadi?

Talvolta non è facile capire gli altri e le loro motivazioni. Fatto sta che per Samia Yusuf Omar niente era più importante della corsa e rinunciare sarebbe stato come smettere di respirare. In ogni caso, l’alternativa era restare in un paese in costante guerra civile, senza alcun futuro. In Somalia non aveva alcuna possibilità di allenarsi, tanto meno di nutrirsi in modo adeguato per il tipo di sforzo che affrontava quotidianamente: pesava solo 44 kg. Quando alle Olimpiadi di Pechino è arrivata ultima il pubblico ha applaudito quel giovane scricciolo che dava il massimo su due gambe secche e muscolose, ben diverse da quelle delle altre atlete.

Ecco cos’ha detto in un’intervista:

Noi sappiamo che siamo diverse dalle altre atlete. Ma non vogliamo dimostrarlo. Facciamo del nostro meglio per sembrare come loro. Sappiamo di essere ben lontane da quelle che gareggiano qui, lo capiamo benissimo. Ma più di ogni altra cosa vorremmo dimostrare la nostra dignità e quella del nostro paese.

Guarda il video e se ti prende una fitta al cuore non preoccuparti, le storie più belle sono quelle che lasciano il segno.

Sulla vita di quest’atleta dalla forza interiore d’acciaio, Giuseppe Catozzella ha scritto un libro che ha avuto un grande successo in italia e all’estero, e da cui presto verrà tratto un film. Un libro da cui emerge un’immagine talmente vivida di Samia, mentre sfreccia per le strade di Mogadiscio, che alla fine ci si dimentica perfino che è una storia realmente accaduta. Arrivati alle ultime pagine riesce difficile credere che sia morta, si esige un lieto fine per una ragazza del genere: troppo coraggiosa, troppo determinata e caparbia per morire così, a un soffio dalle nostre coste e dal coronamento di un sogno.

Eppure basta andare su Wikipedia e Youtube per rendersi conto, d’un tratto, che lei non è finzione, che è esistita e che ha provato ad attraversare lo stesso mare in cui noi sguazziamo allegramente l’estate.

Mo Farah, grande atleta somalo e punto di riferimento di Samia, di recente è finito sul giornale per aver lanciato una critica alla nuova politica sull’immigrazione di Trump. Così, ti accorgi che non è nemmeno passato tanto tempo da quando lei è morta nel nostro mare: il suo grande eroe continua a correre. Samia non è l’eroina di una guerra del secolo scorso, è il simbolo degli esodi di questi anni, dei tanti sogni infranti tra le onde.

Dovresti proprio leggere questo libro. Come ho scritto sul mio post sull’empatia, è difficile capire gli altri e assai facile cadere in stereotipi e pregiudizi, meno male che le storie solo là per salvarci!

Mi sono immedesimata così tanto in Samia Yusuf Omar, tramite le parole dell’autore, che ogni tanto mi sembra di sentire il sole accecante della Somalia sulla pelle e di entrare nel suo cortile. A questo servono i libri quando sono scritti bene: a non dimenticare, a sentirli così profondamente che certe storie finiranno per far parte di te.

Non dirmi che hai paura

Lezione di oggi: la realtà è durissima, a volte fa accadere cose strabilianti, altre ti spezza il cuore. Ma la storia di Samia Yusuf Omar, anche se è finita nel peggiore dei modi, tra prigioni libiche e morte, ha molto da insegnare.

Samia rappresenta la speranza. Non è forse questo che ha permesso a così tante persone di migliorare il mondo? La speranza che nonostante il cammino sia impossibile, si possa a trovare uno spiraglio di miglioramento, un modo per attraversarlo e raggiungere la meta. Samia non ha raggiunto  il suo obiettivo, ma è già un simbolo.

Vola, Samia, vola come il cavallo alato fa nell’aria… Sogna, Samia, sogna come se fossi il vento che gioca tra le foglie… Corri, Samia, corri come se non dovessi arrivare in nessun posto… Vivi, Samia, vivi come se tutto fosse un miracolo…

Se hai un sogno o un progetto dovresti inseguirlo con la stessa tenacia e la stessa motivazione di ferro con cui Samia inseguiva il suo per le strade polverose della capitale somala. 

Non mollare mai

Se sei interessato ad acquistare il libro di Giuseppe Catozzella Non dirmi che hai paura,  clicca sul link qui sotto.  Il prezzo per te non cambierà, ma io ci guadagnerò una minuscola percentuale 🙂

Non dirmi che hai paura

Non dimenticare di farmi sapere se l’articolo ti è piaciuto e seguimi sui social!

Cose da fare nella vita (Bucket list)

Couchsurfing: 8 motivi e 3 consigli per ospitare uno sconosciuto

down-1838133_1920
views
1636

In questo post parlerò del couchsurfing e della mia prima esperienza come host, ovvero come persona ospitante.

Solo pochi giorni fa ho inserito sul sito una novità che penso si rivelerà interessante: la sezione progetti (accedi qui). Se hai avuto modo di dare una sbirciatina saprai non solo che il primo progetto in corso si chiama “bucket list”, ma anche che non ho perso tempo e mi sono impegnata per cominciare subito a completare la mia missione, tant’è che ho già barrato un’esperienza della lista, cioè ospitare qualcuno con couchsurfing  😉

Che ne dici di cominciare subito?

Lo scopo del progetto bucket list non si limita certo ad una lista di cose da fare nella vita! Al bando questi egocentrismi… vorrei invece ispirarti a fare la tua lista personale e soprattutto raccontarti di ciò che imparerò portando a termine il progetto.

L’obiettivo, insomma, come sempre è condividere e crescere.

Se non sai cos’è il couchsurfing (surf tra i divani?!)

Si tratta di una piattaforma online che permette ai viaggiatori di essere ospitati gratuitamente dai locali. L’obiettivo è conoscere le persone del posto e fare nuove amicizie, nonché immergersi nella cultura locale risparmiando sull’alloggio.

Gli utenti si lasciano l’un l’altro delle referenze, fondamentali sia per ospitare che per essere ospitati, dal momento che in entrambi i casi una buona reputazione online è la chiave di accesso per un’esperienza positiva.

Al contrario di quanto pensano in molti NON si tratta affatto di un sito per trovare l’anima gemella o avventure di una notte (in inglese ONS, ovvero one-night stand).

La mia esperienza

Sono stata ospitata due volte in Turchia, mentre ero in viaggio con amiche e volevo conoscere locali, ed una in Inghilterra, dove mi sono recata per un test di ammissione a un corso universitario.

Essendo state tutte esperienze positive, mentre completavo la bucket list mi sono chiesta come sarebbe stato ospitare e ho deciso di inserire l’esperienza tra le cose da provare almeno una volta.

La spinta fondamentale per me è stata quindi la curiosità, ma anche il desiderio di cambiare e godere della compagnia di persone nuove per qualche giorno.

Com’è andata?

Pochi giorni dopo aver aggiornato il mio profilo su couchsurfing.com ho ricevuto le prime richieste di alloggio e il fine settimana ho ospitato subito un ragazzo americano, Preston, e un ragazzo tedesco di origine eritrea, Daniel. Due esempi opposti di comportamento, in ogni caso entrambe persone corrette ed amichevoli.

Di seguito 3 cose che ho imparato da questa esperienza e che conviene tenere presente.

Difficoltà/consigli:

  • non è sempre facile capire cosa uno sconosciuto che viene ospitato si aspetta dall’ospitante, è quindi meglio chiarire il più possibile (dalla sistemazione letti alla disponibilità di asciugamani… senza dimenticare la questione dei pasti che, forse, è la più complessa).
  • ci sono persone che sono totalmente indipendenti e hanno solo bisogno di qualche dritta sui posti da visitare, mentre altre che invece preferiscono passare molto tempo in compagnia di chi ospita, rendendo a volte le cose un po’ difficoltose. Anche qui, se si hanno impegni meglio essere chiari sin da subito. Non dimenticare, tuttavia, che se ospiti vuol dire che sei interessato a condividere e conoscere.
  • le referenze quasi mai sono al 100% affidabili e obiettive e difficilmente se ne lasciano di negative, a meno che l’esperienza non sia stata proprio terribile, quindi non aspettarti che vada sempre tutto liscio come l’olio. Qualche momento di incomprensione o imbarazzo, così come qualche barriera culturale o difficoltà di comunicazione è inevitabile con persone che non si conoscono affatto e, all’improvviso, si ritrovano a “invadere” il tuo spazio privato.

Devo dire che questa prima esperienza come host è stata piacevole.

Con Preston ho avuto conversazioni molto interessanti sulle sue ambizioni personali e sugli Stati Uniti in generale. Ha deciso di viaggiare per l’Europa per sei mesi senza telefono e senza mai prendere aerei, e questa scelta inusuale mi ha affascinata. Anche l’altro ospite è un tipo interessante, abbiamo condiviso un ottimo pasto vegano perché ha cucinato in cambio dell’ospitalità… meglio di così!

Sicuramente un lato positivo del couchsurfing è la possibilità di incontrare sconosciuti con obiettivi e aspirazioni singolari, che possono ispirarci o mostrarci modi diversi di vivere.

Preston, ad esempio, lavora nei parchi degli Stati Uniti come Guardia Forestale, vive in Wyoming, in un chalet di legno che condivide col resto del team, e ha spesso incontri inaspettati con gli orsi della zona. Dopo aver visitato Svezia e Germania si recherà a fare sci d’alpinismo nei Balcani e… in Marocco! Ad aprile sarà di ritorno negli Stati Uniti e, se necessario, lavorerà nei giganteschi campi (fino a 2500 persone) che vengono allestiti quando si propagano grossi incendi.

Grazie a Daniel, invece, ho conosciuto la nazionale tedesca di Snowboard, a Cortina in occasione dei Mondiali. Ti assicuro che gli sportivi di questo livello prendono sia lo sport che le feste molto sul serio, danno il massimo in tutto!

couchsurfing
Alla Coppa del Mondo di Snowboard

Perché dovresti provare

Ti consiglio di provare il couchsurfing, ecco perché:

  • è bello conoscere le storie degli altri e farsi stupire, ti fa tornare un po’ bambino.
  • indubbiamente è un modo fantastico per ampliare le proprie vedute e conoscere meglio il mondo (no, nella mia ignoranza non sapevo che a due ore da Los Angeles in California ci fossero le montagne e si potesse sciare).
  • è un ottimo modo per condividere la propria cultura o le proprie passioni (quello nella foto è Preston, che si sta divorando il formaggio di Asolo, il Landjäger – salame sudtirolese – e l’olio toscano extra vergine franto da mio padre… non si può dire che non abbia apprezzato).
  • è il metodo ideale, gratuito, per chi vuole migliorare le proprie abilità liguistiche!
  • ricorda ai cittadini come me, che si stupiscono sempre delle abitudini nei piccoli paesi, che ogni tanto degli altri ci si può fidare! Appena Preston è arrivato, senza averlo mai visto prima, gli ho lasciato le chiavi di casa. A me toccavano altre due ore in ufficio.
  • ti permette di avere un punto di vista alternativo sulla tua stessa cultura. Vedere le foto di Preston su Facebook e notare i dettagli delle città e dei paesaggi italiani che ha fotografato mi ha fatto scoprire la sua prospettiva.
  • aiuta a superare la timidezza e a migliorare le proprie doti di comunicazione. Fa piacere, ogni tanto, riscoprirsi e vedere come reagiscono dei perfetti sconosciuti ai nostri comportamenti.
  • rende un po’ più umili e tolleranti e ci ricorda che il mondo è vasto e che, anche cose che diamo per scontato, non lo sono affatto…

    couchsurfing
    Assaggio di olio toscano. 

La ciliegina sulla torta:

Dopo aver spiegato a Preston cos’è una moka per il caffè e come si usa ho avuto una bella sorpresa, infatti i due giorni successivi mi ha fatto trovare il caffè pronto appena alzata!

Conclusione

Se tieni presente i 3 punti espressi precedentemente (difficoltà/consigli) e ospiti solo persone con referenze, sono certa che sarà un’esperienza interessante.

Io ho già acconsentito ad ospitare altri viaggiatori, una coppia di ragazzi ucraini, tra cui una ragazza che parla ucraino, russo e qualche parola d’inglese. Sarà un ottimo incentivo per fare pratica con quel poco di russo che mi resta in testa.

Oh, dimenticavo, un’altra cosa bella del couchsurfing è che a volte sai cose molto intime delle persone. Tipo? Io so che quando questa coppia verrà a trovarmi lui le chiederà di sposarlo! Se non è bello essere parte di un tale ricordo…

Ti è piaciuto l’articolo? Leggi qui il post sul perché dovresti fare una bucket list! 

Cose da fare nella vita (Bucket list)

Bucket list: cos’è e perché dovresti farne una

photo-1475866941910-933477382c7e
views
2318

Hai mai sentito l’espressione bucket list? Suona strana, ma è semplicemente una frase utilizzata nel mondo anglosassone per riferirsi alla lista di cose da fare nella vita, prima che il tempo a tua disposizione si esaurisca.

Allegria! Beh, se me ne dai la possibilità ti spiegherò invece perché è una cosa fighissima (dai, per una volta questa fammela passare 😉 ).

origine del termine

L’espressione deriva dalla frase idiomatica “kick the bucket” (calciare il secchio), di origine ignota e con cui si intende semplicemente morire. C’è chi dice che si riferiva all’impiccagione, chi invece che aveva a che fare col modo in cui venivano appesi gli animali scuoiati.

Fatto sta che, secondo il Wall Street Journal, negli anni ’90 uno sceneggiatore americano aveva inserito la frase “lista di cose che Justin voleva fare prima di morire” nella sua opera (Justin’s list of things to do before he kicks the bucket), ma, dato che era troppo lunga, la cambiò in bucket list di Justin. Nel 2007 decise di intitolare “The Bucket List” un film con Jack Nicholson e Morgan Freeman e da lì in avanti l’espressione si è diffusa a macchia d’olio.

Dunque una bucket list sarebbe la lista di cose da fare nella vita prima di morire.

Oggi, in realtà, il significato del termine è cambiato e indica semplicemente una lista di cose da fare con una certa scadenza, ad esempio, prima di compiere 30 anni, prima della fine dell’estate, e così via.

Lo sceneggiatore è rimasto decisamente sorpreso dall’evoluzione del termine e pare che si sia sentito anche molto fiero di aver ispirato tante persone a riflettere e creare la propria lista.

Qui trovi il link all’articolo del Wall Street Journal, in inglese.

Perché dovresti fare la tua bucket list

Ti starai sicuramente chiedendo perché dovrebbe interessarti buttar giù una lista di cose banali o fantasiose da fare nella tua vita… a te piace la libertà, non vuoi seguire stupide liste e sentirti costretto a fare una cosa!

Ehi, fermo! Stai sbagliando.

La lista la fai tu, per te stesso. Non serve per ingabbiarti, ma per farti riflettere. Puoi modificare la tua bucket list personale ogni volta che vuoi, ma dovresti farla per una serie di motivi:

  • Riflettere su cosa vuoi mettere nella lista aiuta a fare chiarezza, infatti, non si tratta solo di scrivere di viaggi o esperienze divertenti, ma anche di obiettivi da realizzare a lungo termine o di sogni importanti a cui non vuoi rinunciare. Scrivi le cose che arricchirebbero la tua vita, le esperienze imperdibili, ciò che vorresti imparare perché senti la necessità di migliorare… scrivi quello che ti pare!
  • Una lista del genere ti fa prendere in considerazione cose nuove, che magari prima ti incuriosivano o ti ispiravano, ma su cui non ti eri mai soffermato davvero a riflettere… Vuoi davvero provare il bungee jumping o era solo una cosa buttata là? Se davvero lo vuoi, scrivilo.
  • Ci sono tante cose che vorremmo fare nella vita, ma poi il tempo passa e le lasciamo in sospeso. Una lista aiuta a passare ai fatti, ti responsabilizza: non solo hai pensato a quella cosa, ma l’hai scritta, quindi è davvero importante. Spetta a te e a nessun altro trasformarla in qualcosa di più.
  • Con una bucket list puoi sentirti ulteriormente motivato a trasformare anche una giornata grigia e insignificante in un giorno speciale, da ricordare per il semplice fatto che hai imparato qualcosa di nuovo, come una ricetta insolita o un nuovo hobby.
  • Organizzare o pianificare un elemento sulla lista può aiutarti a concentrarti su qualcosa di piacevole e positivo, dimenticando ciò che ti assilla nel quotidiano.Cosa saranno mai i pettegolezzi d’ufficio quando tu hai una lista “vitale” da completare?!
  • È divertente scambiarsi opinioni con gli altri e fare confronti: la bucket list racconta tantissimo di te e della tua personalità.
  • Ti fa riflettere sul tempo che passa. Certe cose che nell’adolescenza ti ispiravano non esercitano più alcun richiamo, mentre altre, che una volta sembravano impossibili o non ti interessavano, improvvisamente acquistano una strana aura magica…

TIC TAC

Chris Guillebeau, famoso scrittore/blogger e viaggiatore americano, ha scritto un libro (nella sezione Risorse, The Happiness of Pursuit) incentrato sulle grandi sfide e le ricerche personali dei lettori e di coloro che ha incontrato negli anni durante i suoi viaggi.

Tra questi, ha raccontato di un ragazzo che ha deciso di completare la bucket list per onorare la fidanzata, morta a un mese dalle nozze, e di una donna che ha deciso che avrebbe completato la bucket list della sua adolescenza, senza alterarla in alcun modo, per realizzare le aspirazioni e i sogni della ragazzina di un tempo.

La bucket list non è una cosa da maniaci del controllo o sfigati che non hanno mai fatto niente in vita loro, ma serve a ricordarci che il tempo passa e che, se vogliamo davvero qualcosa, il momento giusto è adesso.

Ed io…

Personalmente posso andare molto fiera di ciò che ho fatto finora, ma l’altro giorno, camminando per le strade di Parigi, ho riflettuto sul fatto che erano ben 10 anni che non mi recavo nella Ville Lumière, cioè dalla gita scolastica del liceo.

Questa considerazione mi ha fatto riflettere. Già 10 anni? Vorrei tornarci altre mille volte, così come vorrei andare e tornare dappertutto, ma quando?

bucket list
La Grande Muraglia… tutta mia, in un tratto poco trafficato! Se non ci fossi già stata sarebbe sulla Bucket List!

A gennaio compio 30 anni e per non sprecare tempo in cose che NON VOGLIO fare, bisogna che sappia bene cosa VOGLIO fare. Per questo faccio una bucket list.

Il lavoro e gli impegni della quotidianità ostacolano spesso le tue aspirazioni o ti costringono a rimandare la loro realizzazione a un futuro indefinito.

Purtroppo, ricordatelo ogni giorno, il tuo futuro potrebbe interrompersi improvvisamente (mi auguro di no).

Anche nel caso vivessi molto a lungo, non so se potrai vantarti di aver raggiunto 117 anni come la signora italiana che è stata dichiarata, proprio pochi giorni fa, la più anziana del mondo!

Nessuno ti renderà gli anni, nessuno ti restituirà a te stesso; andrà il tempo della vita per la via intrapresa e non tornerà indietro né arresterà il suo corso; non farà rumore, non darà segno della sua velocità: scorrerà in silenzio, non si allungherà per editto di Re o favore di popolo; correrà come è partito dal primo giorno, non farà mai fermate, mai soste. Che avverrà? Tu sei affaccendato, la vita si affretta: e intanto sarà lì la morte, per la quale, tu voglia o no, devi aver tempo.

Lucio Anneo Seneca

Concludo dicendo che sto addirittura pensando di pubblicare la mia bucket list sul blog e di dedicare una sezione apposita per descrivere le mie esperienze e ciò che ho imparato. Mi sembra un obiettivo abbastanza ambizioso, voi che dite?

Per fare la tua lista puoi ispirarti su questo sito! Condividi l’articolo con gli amici e fammi sapere cosa non dovrebbe assolutamente mancare sulla tua lista. Se di tempo ne abbiamo, meglio non sprecarlo.

Ps. No, non cominciare quando pensi che sarai pronto, comincia subito, ne abbiamo già parlato qui.

Che ansia!

Ansioso, perché ogni tanto conviene fare la valigia!

image
views
1195

Ti sei mai sentito ansioso durante un viaggio? Ne dubito.

In quanto ansiosa so bene cosa succede quando i pensieri negativi prendono il sopravvento e si delineano scenari tragici e improbabili nella mente, o semplicemente lievi preoccupazioni si trasformano in qualcosa di gigantesco. Tuttavia è davvero curioso come, a volte, in situazioni in cui l’ansia sarebbe quasi giustificata stranamente non se ne senta affatto. Di cosa sto parlando? Di quando sei in viaggio!

Lascia che mi spieghi.

L’ansia ha a che vedere con aspettative e paure, è il futuro che tormenta il presente. L’ansioso fatica a vivere il momento, perché la mente tende a proiettarlo sempre avanti, sempre oltre. Nella vita quotidiana è più probabile che questo avvenga, dal momento che ci sono molte incombenze a cui far fronte e cose da gestire e organizzare. A volte anche la cosa più insignificante, come prenotare una visita medica, all’ansioso può causare un certo stress.

La routine, se a volte aiuta perché è qualcosa di conosciuto e quindi percepito come meno rischioso, dall’altra tende a soffocare e a trasformare tutto in un dovere, causando ansia da prestazione e facendo sentire l’ansioso non all’altezza della situazione.

Uno dei motivi per cui ho aperto questo blog è l’opportunità di dare una mano a chi soffre d’ansia, svelando trucchi e strategie per gestirla meglio, oltre che per imparare a capirla.

Per questo, oggi voglio chiederti una cosa. Rifletti e rispondi a questa domanda:

hai mai notato se quando sei in viaggio hai attacchi d’ansia improvvisi o ti senti tutto il giorno quell’insopportabile  peso sullo stomaco?

La mia teoria, anzi più che altro la mia esperienza pratica, mi dice che è molto improbabile. Quando sei in viaggio, soprattutto in posti completamente nuovi, la tua attenzione è interamente sul momento presente. Tutto ciò che hai intorno è sconosciuto o quantomeno diverso, e richiede concentrazione.

Quando sei al 100% nel presente e concentrato sulla percezione di odori insoliti, sulla comprensione di norme culturali e sociali curiose, sulla vista di cose inusuali e così via, non c’è alcuno spazio per l’ansia. Non c’è spazio per pensare a domani, alle bollette da pagare, a cosa può succedere se perdiamo l’aereo.

C’è posto solo per il momento presente.

Se hai avuto un lungo periodo di ansia e stress e ne hai la possibilità, la cosa migliore è prenotare un viaggio. Non serve andare a Timbuctù, bastano due giorni in un posto nuovo per stimolarti, incuriosirti e spostare il focus dall’interno, cioè dai pensieri ossessivi che girano in circolano, verso all’esterno.

Il viaggio permette all’ansioso di ricordare che la vita è adesso. Se poi ti trovi ad affrontare situazioni incerte o spiacevoli, anche meglio!

Ma come, penserai, se sono ansioso già mi causa disagio andare all’estero, figuriamoci trovarmi di fronte a dei problemi!

Invece affrontare difficoltà all’estero ti farà sentire molto più pronto e forte di quanto la tua mente velenosa non voglia farti credere.

Se uscire per andare a un compleanno quando sei preda dell’ansia ti sembra un’impresa ciclopica, cosa succede se sei all’estero e costretto a socializzare con sconosciuti perché altrimenti resti solo? Panico? Forse, ma avrai fatto un importante gradino in più nella gestione dell’ansia.

ansiaCuriosamente, uno dei periodi in cui ho sofferto meno d’ansia in assoluto è stato quando ho vissuto in Turchia, al confine con la Siria, per un progetto che riguardava il sostegno all’infanzia e che poi ha finito per includere non solo i bambini turchi in ospedali e orfanotrofi, ma i moltissimi rifugiati che si erano riversati a Gaziantep per la guerra in Siria.

Lavorare ogni giorno in un ambiente disorganizzato, con continui arrivi e partenze di volontari stranieri, diversità culturale imperante, comunicazione non sempre facile e difficoltà varie, non solo non mi ha mai causato ansia, ma al contrario l’ha allontanata del tutto.

In 90 giorni di permanenza ne ricordo solo uno in cui sono stata ansiosa.

Magia? No, semplicemente con tante persone intorno e tante cose diverse da sperimentare ogni giorno la mia mente non aveva il tempo di perdersi in paure e preoccupazioni future.

C’era solo il qui e ora.

Non serve per forza un viaggio per stare meglio, né serve andare a fare esperienze particolari in posti esotici, ma non si può negare che viaggiare sia la cura migliore per riportare l’attenzione esclusivamente sul presente.

Ci sono molti altri modi per aiutarti a sentirti meno ansioso, ma viaggiare è il numero uno perché permette di:

  • sorprenderti e ritrovare la gioia nelle piccole cose
  • rafforzare la fiducia in te stesso e l’autostima per le sfide superate
  • riscoprire cosa vuol dire guardare il mondo con gli occhi curiosi di un bambino
  • obbligare la mente a fermarsi
  • riconnetterti con la persona che sei veramente, lasciando da parte l’ego preoccupato e ossessivo
  • ridimensionare le tue ansie e le tue paure e mettere le cose in prospettiva
  • apprezzare ciò che hai

Certo, non si può stare sempre in viaggio e non vuol dire che non ti troverai ad affrontare cose che potrebbero causarti addirittura più ansia del solito, ma in generale un viaggio mette un bel tappo in bocca alla voce malefica che ti sussurra nel cervello.

Più sei ansioso, più è il caso di uscire a farsi un giro. Se non puoi permettertelo per motivi di lavoro, studio o altro non preoccuparti, le alternative sono tante e le vedremo tutte! In caso contrario, però, fai la valigia.

Trovo l’estasi nell’atto di vivere – il semplice senso di vivere è gioia sufficiente

Emily Dickinson

Al solito, non dimenticarti di condividere quest’articolo con i tuoi amici più ansiosi, magari finirete per fare il viaggio della vita 😉 E lascia un commento, sono curiosa di sapere se questo metodo funziona anche per te o se quando sei all’estero ti capita di sentirti peggio e preferisci evitare di partire.

Se vuoi informarti sui vari progetti europei, come quello a cui ho partecipato in Turchia, ti consiglio la pagina Scambieuropei, al seguente link.

Se invece vuoi scoprire come questo blog può aiutarti a sconfiggere l’ansia leggi il primo articolo della sezione Che ansia!

Crescita personale

Due lezioni di vita per iniziare il viaggio

iniziare il viaggio
views
1444

Benvenuto sul blog.

Quello di oggi sarà un post introduttivo e più discorsivo, ma non avere paura, ci servirà giusto per darci la spinta, dato che insieme faremo un viaggio molto intenso (in fondo all’articolo scoprirai cosa ti servirà per affrontarlo).

Per iniziare vorrei che tu assimilassi bene due concetti fondamentali:

hai già tutto quello che ti serve per partire, non devi aspettare che il viaggio sia concluso per poter essere felice, realizzato o soddisfatto, e puoi partire solo nel presente.

Avanti tutta.

Dicavolievele: immagino che tu voglia sapere come mi sia venuto in testa un titolo tanto bislacco e cosa abbia a che fare con una partenza.

Ad essere sinceri la mia mente aveva prodotto diversi titoli simpatici, tra cui “di canti e schianti” e molti altri che rimandavano al tema del viaggio interiore e per lo più finivano in zen (cavoli zen era il mio preferito).

Il primo l’ho scartato, ormai avevo in mente “di cavoli amari e vele spiegate”, poi accorciato e al quale mi sono subito affezionata, mentre viaggio e zen sono banali.

Ma non divaghiamo! Questo è un blog di crescita personale cosa c’entrano i cavoli e le vele?

Insomma, è il mio nuovo spazio online, dedicato interamente a te, mi concederai una breve introduzione!

E va bene, cominciamo.

Con cavoli intendo quelli amari, quelli che ingoiamo ogni volta che diciamo “sarò felice non appena…” o “le cose andranno bene quando…” e intanto accettiamo passivamente le decisioni altrui e restiamo immobili nel nostro scontento, tanto un giorno gliela faremo vedere noi. Ah sì?

Le vele sono quelle che dobbiamo spiegare al vento se vogliamo cambiare rotta. Sembra facile, ma un’azione tanto semplice può implicare uno sforzo immane anche per i marinai più esperti, figuriamoci per chi non si è mai messo in viaggio!

Ti viene data la possibilità di scegliere. Cavoli o vele?

images

 

Mica sei così citrullo da preferire i cavoli… ma come fare a passare all’azione?

Come far tacere l’odiosa vocina nel cervello che ti sussurra che coi cavoli sei al sicuro… perché mai spiegare le vele?!

Se scegli di partire potresti finire con l’arenarti in un mare ancora più ampio di cavoli amari e le cose potrebbero andare perfino peggio. Meglio restare dove sei, lasciamo stare sta fesseria del viaggio.

Eppure l’avventura chiama, o forse è solo che la situazione attuale è intollerabile.

Niente ti assicura che potrai lasciarti i cavoli alle spalle e che non ne vedrai mai più. Ad essere sinceri, è probabile che ne incontrerai di ben più giganteschi e maleodoranti.

Però potrebbe esserci una differenza. Ovvero che a quel punto avrai imparato a navigare e le tue vele saranno così ampie e forti da distruggere quasi ogni ostacolo e, prima che tu te ne accorga, solcherai le acque con agilità e l’odoraccio di cavolo sarà passato.

Se però resti tra i tuoi cavoli amari non lo saprai mai. Allora dai, spiega quelle vele.download

Smetti di lamentarti di quello che non ti piace della tua vita. Cosa esattamente non ti piace? Come puoi cambiarlo? Quando puoi iniziare? Il viaggio comincia adesso.

La società attuale ci vorrebbe tutti consumatori ignari e soprattutto infelici, perché convincere una persona felice ed equilibrata che ha assolutamente bisogno di qualcosa/qualcuno per essere meno sfigata non è altrettanto facile. Manipolare chi è felice non è una cosa così scontata.

Così non va, sei tutto sbagliato. Ti manca…

Sarai felice se acquisti l’ultimo modello di… una volta che avrai questo prodotto la tua vita cambierà… hai ancora tempo per… immagina come sarebbe se… come, ancora non hai…?

Non farti fregare.

Puoi essere deluso e amareggiato per il tuo passato o terribilmente preoccupato per il tuo futuro, ma in questo momento, questo in cui stai leggendo, tu hai già tutto l’occorrente per essere felice e per poter realizzare le tue aspirazioni.

No, non ti serve incontrare la persona giusta, né una macchina, né più soldi, né più intelligenza o creatività… Sarebbe bello avere di più di tutto quanto, ma avere di più non è la condizione necessaria per potersi mettere in viaggio.

Qual è l’agognata meta? Dipende da te, ma non conta se sarà raggiunta o meno, conta ciò che farai durante il percorso. Se sfrutterai ciò di cui già disponi, affinerai le tue doti, cambierai i comportamenti nocivi e controproducenti e ti adopererai per portare a termini i progetti che più ti stanno a cuore, concentrandoti su ogni passo, stai pur certo che sarai alla meta prima ancora di aver finito il viaggio.

Se tu evitassi di rimuginare sul passato e di pensare ad un futuro che ancora deve essere plasmato, potresti apprezzare quello che hai già ed essere felice per il solo fatto che respiri, sei vivo, e che il tuo corpo e la tua mente sono due strumenti stupefacenti che ancora devi imparare a utilizzare al meglio. Ma nel presente.

Ti è mai capitato di essere travolto da pensieri così ossessivi sul futuro che ti manca il respiro e su rimpianti o rimorsi così forti, da sentirti bloccato? C’è chi dice meglio avere rimorsi che rimpianti.

Io dico che è meglio concentrarsi su questo attimo presente, sul tuo respiro che, tra un secondo soltanto, sarà anch’esso parte del tuo passato.

Il presente è l’unica cosa che abbiamo. La tua mente ti spinge a concentrarti esclusivamente su passato e futuro e ti dice che non puoi metterti in viaggio adesso, che ti manca questo, che prima devi fare quello, che devi essere diverso…

Senti che rumore fa? Senti quante insicurezze e paure ti sibila senza sosta? La verità è che, se non parti ora, come arriverai dove intendi recarti?

Partire ora, o non partire mai. Ma non spaventarti se non ti senti pronto. Pensala così:

Non è meravigliosa la vita? Puoi continuare a ricominciare, ripartire da un altro punto, cambiare rotta, tentare nuove strade o ripercorrere le vecchie in modo nuovo… e puoi farlo senza alcun limite. L’unico limite è la morte (ma qualcuno avrebbe da obiettare anche su questo).

Se hai deciso di dare una svolta alla tua vita, di trovare il tuo equilibrio perché ora non va, di sviluppare le tue doti migliori e metterle al servizio degli altri, limare i tuoi difetti peggiori e lavorare ai grandi progetti abbandonati, lo dovrai e potrai fare solo nel presente.

Non c’è altra soluzione.

Non si attende che arrivi il lunedì. Si parte anche di sabato sera se necessario.

Prima tappa del viaggio:

Parti adesso, ovunque ti trovi, qualunque sia il tuo passato, qualunque timore tu abbia per il futuro, qualunque sia la tua condizione attuale in termini di salute mentale e fisica, che tu sia ansioso, giù di morale o desideroso di crescere, in qualsiasi situazione economica e familiare tu ti trovi, qualunque siano le tue speranze, aspettative, paure.

Puoi essere felice e migliorare la tua vita solo nel presente.

Puoi sconfiggere l’ansia e smettere di farti tormentare dal passato solo qui e ora.

Puoi lottare per i tuoi obiettivi e il tuo futuro solo adesso.

Abbandona la convinzione che sei fatto così e non potrai mai cambiare o che le cose dovrebbero andare diversamente; abbandona la frustrazione per ciò che è passato e non puoi modificare, la sensazione opprimente di aver fallito e di incorrere perennemente negli stessi errori, la rabbia verso te stesso e il senso di colpa per quello che hai fatto o meno.

Invece, fai un bel respiro e sorridi al pensiero che, se vuoi, puoi iniziare a stare meglio da subito.

Poi, per completare il viaggio, ti ci vorrà:

  • Un pizzico di pazienza, per affrontare un lungo e contorto sentiero
  • Un briciolo di coraggio, per abbandonare finalmente quel vecchio zaino pieno di sassi che ti ostini a portarti dietro e partire più leggero
  • Una buona dose di fiducia, per evitare di fissarti continuamente su quell’odiosa cartina e credere invece nel sentiero che stai percorrendo
  • Una borraccia, con dentro qualche goccia di caparbietà e anche di forza interiore, per confortarti quando ti sentirai completamente perso

Per oggi ricorda:

  1. puoi iniziare il viaggio così come sei, puoi essere felice, sentirti realizzato, imparare ad apprezzarti per quello che sei, adesso, senza “quando finalmente succederà questo, allora…”
  2. hai solo il presente. Non puoi iniziare il viaggio domani

Come fare a spiegare le vele lo vedremo insieme. Intanto tu molla gli ormeggi.

Parti e, visto che saremo compagni di viaggio, intanto dai un’occhiata al mio profilo.