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Crescita personale

Perfezionista? La tua salute ne risente

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Ti hanno mai detto che sei un perfezionista?

La frase sei un perfezionista mi ha sempre confusa. Non mi è mai stato del chiaro se si tratti di un complimento o una critica e ognuno di noi può essere perfezionista su alcune cose e nient’affatto su altre.

In ogni caso il perfezionismo è da considerarsi un ostacolo che noi stessi ci mettiamo davanti, più che un vantaggio. I perfezionisti saranno anche molto precisi e attenti ai dettagli, ma si rendono la vita impossibile, vediamo perché.

Houston, we have a problem

Pare che i perfezionisti siano in aumento, almeno così ho letto su un articolo qualche giorno fa. Lì per lì la cosa non mi è sembrata così grave, del resto mica stiamo parlando del tasso di omicidi, ma mi sono ricreduta per due ragioni:

  1. l’articolo in questione mi ha fatto vedere alcuni lati del perfezionista tipico pericolosi per la salute
  2. ho letto Open di Agassi, libro bellissimo, che mi ha fatto capire fino in fondo qual è il prezzo da pagare 

Il perfezionista tipico non solo non ottiene risultati migliori, ma spesso perde tempo ed energie su cose che non sono importanti, finendo non soltanto col sentirsi abbattuto, ma addirittura con l’ammalarsi più spesso.

I perfezionisti sono ossessivi e, anche al termine di un’ottima prestazione, tendono a soffermarsi su dettagli insignificanti e ad andare in cerca degli errori commessi. Nobile intento imparare dai propri errori, ma il perfezionista non vive l’errore nel modo giusto.     

Sebbene troppo spesso nella nostra cultura avvenga il contrario, gli errori andrebbero celebrati, perché senza errori non c’è progressione. 

Il perfezionista invece ne rifugge e si tormenta per non essere stato perfetto, l’errore è una macchia nella sua performance, che vorrebbe tanto irreale da essere irraggiungibile.

Le conseguenze sono spesso un accanimento contro se stesso e un’imposizione di ritmi massacranti e ripetizioni, per evitare di compiere un’altra volta lo stesso errore, o l’abbandono del progetto in corso perché non ci si sente all’altezza della situazione.

Secondo diversi studi il perfezionismo può portare perfino a soffrire di depressione, ansia, disturbi ossessivi compulsivi, anoressia e bulimia, insonnia.

Inoltre, dal momento che tendono a vedere le cose in versione negativa, è più probabile che i perfezionisti davvero falliscano, minati dal senso di colpa per gli errori e da rabbia e vergogna verso se stessi.

Come si può sconfiggere il  perfezionismo?

La cosa curiosa è che spesso i perfezionisti sono inflessibili con se stessi, ma molto comprensivi nei confronti del prossimo: gli altri sono sempre migliori, a loro sono concessi errori e debolezze.

Per i perfezionisti, e su alcune cose mi rivolgo anche a me stessa, consiglio:

  • di imparare a rivolgersi a se stessi come lo si farebbe con un amico: con gentilezza, parole di conforto e comprensione. Offenderesti un tuo amico con epiteti crudeli? Lo aggrediresti col tono di voce? Gli diresti che continua a fare gli stessi errori ed è inutile riprovare? Ne dubito, se ci tieni all’amicizia. Allora sii anche amico di te stesso. Controlla la voce nella tua mente.
  • Sdrammatizzare e usare l’ironia per ridurre il carico emotivo.
  • Cercare di valutare la situazione in modo oggettivo.

Dai che ce la fai… you got this 🙂

Ricorda, inoltre, che sbagliare è una cosa del tutto naturale. La società occidentale demonizza l’errore e inculca una paranoia per il fallimento sin dall’infanzia, col risultato che chi sperimenta o si butta in progetti inusuali è visto come un amante del rischio o un pazzo, mentre fare errori e intraprendere più strade è necessario e importante.

Torna coi piedi per terra

Non lasciare che i tuoi progetti restino solo idee perché non puoi pensare di partire con qualche dettaglio mancante o senza sapere subito come si evolveranno le cose. Non rinunciare a provare dopo i primi intoppi. 

Impara giudicarti meno duramente. Per i momenti peggiori, tieni a mente questa frase del libro Open, che l’allenatore di Agassi pronunciò dopo una sua sconfitta cocente:

Non devi essere il più forte del mondo, devi essere solo più forte della persona che hai davanti in quel momento.

Mi è piaciuta proprio perché illustra perfettamente quale sia il problema più grande di un perfezionista: la ricerca dell’assoluto, del primo posto sull’Olimpo, in qualsiasi circostanza.

Scendi dalla vetta, la vita nella valle è più piacevole dà altrettante soddisfazioni.

 

 

 

Crescita personale

Trova il ritmo. La conclusione del progetto 100 giorni di scrittura

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Per trovare più tempo da dedicare alla scrittura ho intrapreso un progetto di 100 giorni. Ho imparato che non è facile trovare il proprio ritmo, ma per le cose che ti stanno a cuore vale la pena di tentare e fare qualche aggiustamento durante il percorso.

Contenuto visuale vs. scrittura

Il progetto 100 giorni di scrittura era partito molto bene, ma come spesso avviene, per strada mi sono persa. Ne ho parlato qui.

Ad essere onesti, il progetto si è concluso con successo.

Ciò che ho perso per strada è la voglia di fare i video per aggiornarti di come stavano procedendo le cose e di come siano andate a finire.

Come mai?

La faccenda è semplice: io odio fare i video. Pensavo che in questo caso lavorare a un progetto che mi piaceva mi avrebbe spinta a superare questo blocco.

Del resto, fare video è fondamentale: ormai chi legge più un articolo per intero?

La scrittura è vintage, il contenuto visuale vince. 

Eppure…

Se mi sento a disagio e non riesco a comunicare come con le parole,

se la mia voce suona stridula e perdo sempre troppo tempo per cercare di organizzarmi e decidere dove piazzare il telefono,

se mi riprometto di fare un video nel fine settimana e mi innervosisco già i giorni precedenti, insomma,

se fare un video diventa un macigno sullo stomaco…

è giusto continuare perché l’utente lo preferisce?

Bel dilemma.

Non sono costretta a fare video solo perché girano più velocemente e la gente vuole per forza quel tipo di contenuto. Non possiamo sempre stare a sentire gli altri.

Non puoi sempre far felici gli altri. Ma puoi provare ancora.

La faccenda dei video, te lo assicuro, non è finita neanche per me. Lo è, però, per questo progetto.

Ricorda che è importante ascoltare noi stessi e capire che se una cosa continua a non piacerci anche dopo aver tentato più volte, probabilmente non è quella giusta o, forse, abbiamo ancora bisogno di un po’ di tempo, del ritmo giusto.

Pensa a qualcosa che non ti piace e fai soltanto perché senti di doverlo agli altri. Ascoltati maggiormente e lascia correre. Segui i tuoi tempi. Trova il tuo ritmo.

100 giorni di scrittura

In viaggio

Pensavo che durante un viaggio di due settimane sarebbe stato difficilissimo mantenere l’impegno preso. Invece è accaduto l’esatto contrario:

appuntarsi ogni giorno impressioni, idee, tragitto e incontri non ha richiesto alcuno sforzo: il mio diario di bordo si è creato in modo quasi automatico.

Partire mi ha stimolata e la cosa sorprendente è che al ritorno, avendo preso il ritmo, ho lavorato meglio ad alcuni progetti in corso, più precisamente ad alcune storie che sto scrivendo o sono in revisione.

Ho trovato il ritmo e integrato la scrittura nella mia vita quotidiana.

Questo era il cuore, l’obiettivo primario del mio progetto: fare spazio a qualcosa che mi piace ma per cui non riuscivo a trovare il tempo.

Il successo

Quando sono rientrata mi sono resa conto che il progetto era giunto al termine, e con successo!

80 giorni in cui ho scritto su 100, contro 20 in cui non ce l’ho fatta.

La pecca

Ho abbandonato gli aggiornamenti video. Poco male, il progetto era incentrato su scrivere per 100 giorni, i video erano la ciliegina sulla torta.

Sarà per la prossima volta.

E tu, hai trovato il ritmo?

Trova il tempo per le cose importanti.

E non fare il mio stesso errore, focalizzati sul cuore del progetto, non sulle ciliegine.

 

 

Pensieri sciolti

Sul bloccarsi e ripartire

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Bloccarsi

Lo ammetto: è capitato di nuovo, ma stavolta mi ha preso proprio alla sprovvista.

Di cosa sto parlando? Del classico blocco. Di quando lavori a un progetto, sei entusiasta, fai un bel piano di azione ed ecco che…

improvvisamente,

ti blocchi.

Non è affatto piacevole.

E, se è già capitato in passato e hai addirittura usato quell’esperienza per aiutare gli altri a superarla, la sconfitta è ben più cocente (qui l’articolo che avevo scritto).

Partiamo con ordine

A fine marzo sono rientrata in Italia e poco dopo sono partita alla volta di Cuba, meta che avevo inserito nella mia bucket list da tempo. Sapevo che non avrei potuto lavorare molto al blog, ma contavo

  1. di finire il progetto 100 giorni di scrittura
  2. di riuscire, al rientro, a tornare subito in rotta grazie a una lista molto breve di priorità

Sono riuscita, contro ogni aspettativa, a portare a termine meravigliosamente il progetto di scrittura. 

Davvero, e com’è andata?

Qui casca l’asino. Dovresti già saperlo. Infatti, avrei dovuto raccontarlo in un ultimo video del progetto, previsto per metà aprile. Purtroppo mi sono bloccata. Dal rientro dal viaggio non ho più aggiornato la pagina facebook, il profilo instagram, il blog. Niente.

Perché è successo

Ho continuato a posticipare, forse perché una delle cose urgenti da fare era un video e io, ormai lo saprai, detesto fare video. Ho posticipato finché alla fine ho smesso di ascoltare la vocina che mi suggeriva di lavorare al blog. In poco tempo il ritardo accumulato è diventato enorme, mi sembrava inscusabile.

Lo sentivo così grande che mi faceva paura.

Il risultato? Bloccata.

Perché ci blocchiamo? E perché è così difficile ripartire?

Dopo tutto, stiamo parlando di progetti volontari iniziati per passione, mica di sottoporsi a chissà quale tortura!

Credo che il motivo sia che, spesso, le cose che più ci piacciono e che per noi sono più importanti si portano dietro un bel carico di aspettative.

Vogliamo essere bravi, puntuali, precisi, efficienti…

perfetti. 

Hai presente quando a scuola vai benissimo in alcune materie e ti impegni al massimo, mentre di altre non te frega niente? La faccenda è simile.

In quelle che ti stanno a cuore vuoi sempre dare il meglio, mentre nelle altre non alzi un dito e non ti importa di fare figuracce. Nelle materie che ti piacciono un brutto voto brucia, eccome! Ti aspetti, e gli altri si aspettano, che tu sia in un certo modo, che tu faccia le cose in un certo modo.

Che caduta di stile!

Se le aspettative sono irrealistiche e si ha la sensazione di non riuscire a mantenere i propri impegni, bloccarsi è un attimo. Il perfezionismo non è di questo mondo, ma molti di noi vanno in tilt quando le cose nella realtà non corrispondono alla nostra visione ideale.

Ma come, non ti eri riproposta di fare un video subito al ritorno e scrivere un articolo? Non hai ancora fatto niente?!

Mamma mia, chissà cosa penseranno gli habitués del blog… 

Ormai è troppo tardi!

Prossimamente scriverò un articolo proprio sul tema del perfezionismo, e di come a volte possa sembrare che aiuti, mentre in realtà è letale.

Personalmente non sono una perfezionista sul lavoro, mi impegno ma su molte cose lascio correre, altrimenti impazzirei. Sono terribile, però, coi miei progetti privati. Ma di questo riparleremo. 

Correre ai ripari

Oggi, adesso, sto correndo ai ripari. Ho deciso che non voglio abbandonare il progetto e che vale la pena continuare a impegnarmi.

Ho ripreso il controllo ricordandomi del perché ho creato un blog e di cosa dicavolievele mi permette di esprimere. Molto ironicamente, ho usato proprio uno dei miei articoli per reimpostare la rotta.

And I’m feeling good

Mi sento meglio: il mio progetto, il mio impegno, il mio massimo. Ma non il mio perfetto.

Partire, bloccarsi, ripartire…

Crescita personale

Il segreto per non abbandonare un progetto

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Il blocco

Poco tempo fa ho inviato la prima newsletter autunnale del blog (ti invito caldamente a registrarti, vai alla home del blog e scorri a destra)! Ho accennato alle ultime novità e ho ammesso candidamente che nei mesi scorsi ho avuto la tentazione di abbandonare il progetto.

In questo articolo ti spiegherò perché ho deciso di continuare e cosa puoi fare se stai attraversando una fase in cui i senti bloccato e non sai come procedere con un progetto personale.

Ma come?! Una volta che si comincia un blog e si ha un numero di lettori (anche se definirlo esiguo al momento è un eufemismo) non si può certo chiudere uscio e bottega come se niente fosse!

Lo so bene, ma cerca di capirmi…

A fine maggio mi sono trasferita in un altro paese e in un’altra città (Berlino), ho iniziato un nuovo lavoro e la mia routine è molto cambiata. Mi sono sentita un po’ travolta da tutte le novità e tutti i cambiamenti a cui prima non ero abituata, in primis, impiegare 45 minuti minimo per raggiungere il luogo di lavoro.

Dov’è finito tutto il tempo che mi serve?

Domanda ricorrente di chiunque abbia un lavoro full time e passioni/hobby/progetti che vorrebbe coltivare tra un lavaggio dei piatti, una cena da cucinare, sport, amici etc., etc…. ah, c’est dur la vie!

Perché continuare?

Ho sempre molti progetti in testa, tanti momenti lampadina e un numero infinito di cose che vorrei imparare o approfondire. Ultimamente, per farti un esempio, mi sono fissata sulla programmazione: mi piacerebbe fare un corso base. Mi piacciono molto le lingue straniere e, in fondo, la programmazione non è che un tipo particolare di linguaggio, non sei d’accordo?

Lo so, non serve rircordarmi che le giornate hanno 24 ore e che stavo già per abbandonare un progetto a me caro, il blog, perché complicarsi la vita con altro?

Perché no? In fondo la vita è una sola e, per come la vedo io, siamo qui per imparare.

In ogni caso, torniamo al blog. Quest’estate ho avuto forti sensi di colpa perché non me ne sono occupata quasi per niente. Occasionalmente mi è capitato di fare le classiche liste chilometriche di cose urgenti da sistemare per portare avanti il progetto, ma quasi nessuna è stata poi portata a termine.

Mi sono sentita un po’ frustrata.

Chiunque abbia qualche interesse che richiede tempo avrà avuto questi pensieri almeno una volta:

Continuo a iniziare progetti, ma a quanto pare non ne porto mai a termine nessuno

Inizio sempre allegro e pimpante e poi perdo l’interesse o non riesco più a dedicarmici con regolarità

Pensavo che sarei stato capace di impegnarmi a lungo termine

Domani cercherò di farlo, oggi proprio non se ne parla

Suona tutto molto familiare, non trovi?

Il segreto per non abbandonare un progetto a cui tieni

Vuoi sapere cosa fa la differenza?

Vuoi sapere cosa farà sì che tu abbandoni o meno un progetto a cui hai lavorato duramente e a cui tieni molto?

I tuoi pensieri.

Abbiamo un’infinità di pensieri che ogni giorno attraversano la nostra mente. La qualità di questi pensieri è fondamentale.

Quelli che ho elencato sono pensieri negativi, scoraggianti, ma cosa succederebbe se tu decidessi, consciamente, di controllare i tuoi pensieri e decidere che “forma” dargli?

Forse potresti dare una svolta al tuo progetto (o alla tua vita, dato che imparare a gestire i pensieri che ci frullano in testa vuol dire molto di più… ne riparleremo).

Proviamo a fare una cosa, cioè a rielaborare i suddetti pensieri.

Rielaborazione in chiave positiva:

Continuo a iniziare progetti, ma a quanto pare non ne porto mai a termine nessuno Ho tante idee e tanti progetti, forse ne inizio un po’ troppi, quindi il rischio di non portarli a termine è alto. Potrei stilare una lista delle priorità. In ogni caso complimenti a me… c’è chi non ci prova neanche a dar vita ad un progetto personale, qualunque esso sia!

Inizio sempre allegro e pimpante e poi perdo l’interesse o non riesco più a dedicarmici con regolarità       Mantenere lo stesso livello di entusiasmo che si ha all’inizio non è facile. Devo sforzarmi nei momenti più difficili. Perché ho deciso di iniziare questo progetto? Cosa mi entusiasmava tanto quando ho cominciato?

Pensavo che sarei stato capace di impegnarmi a lungo termine Ogni periodo è diverso e lamentarsi non serve, anzi, se continuo così abbandonerò sicuramente e sarebbe un peccato. Cosa mi ha impedito di essere costante? Sono sicuro di voler rinunciare o devo solo cambiare strategia?

Domani cercherò di farlo, oggi proprio non se ne parla Devo accettare il fatto che oggi non ce la faccio. Non sono un supereroe della Marvel… ma sono comunque un mito visto il lavoro fatto finora! Mi impegnerò per finire quanto prima.

Insomma, se sei in fase di blocco ricordati di:

  • esercitare un forte autocontrollo sui tuoi pensieri
  • essere clemente con te stesso
  • accettare un po’ di saliscendi
  • ricordarti che, se questo è il tuo progetto, valgono le tue regole

Ehi, sia chiaro, a volte è meglio se certi progetti li lasci perdere e ti dedichi ad altro. Una cosa è riflettere e valutare, un’altra essere testardi come muli… ci siamo capiti 😉

Io per il momento non ho nessuna intenzione di abbandonare il blog, però mi piacerebbe sapere se in passato hai accantonato qualche bel progetto e se te ne sei pentito (spero di no).

Lasciami un commento e non dimenticarti di condividere l’articolo!

 

 

Crescita personale

perché dovresti seguire dei corsi online!

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Non perdiamo tempo e passiamo subito al sodo: mai pensato di fare dei corsi online?

Fino a pochi anni fa non esisteva la possibilità di imparare sul web con corsi interamente gratuiti e realizzati da professori di un certo livello, ma oggi le cose sono cambiate, olé!

Ciò non vuol dire che l’università stia perdendo importanza, tutt’altro. I corsi online ti offrono la possibilità di ampliare le competenze e approfondire argomenti che magari in aula erano stati trattati un po’ di fretta.

Rivoluzione!

Questi corsi stanno aprendo le porte a una vera e propria rivoluzione nel campo dell’istruzione e, anche se al momento non vengono riconosciuti, salvo rarissimi casi, in futuro potrebbero esserlo.

Sapevi, ad esempio, che il celebre MIT (Massachusetts Institute of Technology) o l’Università di Stanford offrono diversi MOOC (Massive Open Online Courses – corsi online aperti a tutti)?

Ciò vuol dire che chiunque abbia una connessione internet può acquisire nuove conoscenze senza dover spendere un centesimo per rette universitarie da capogiro o affitti esagerati, volendo neanche per carta e penna 😉

Dove trovo questi corsi online?

Su internet puoi trovare corsi di ogni tipo, dalla programmazione alla meditazione buddista-tibetana. No, non sto scherzando, si trova davvero di tutto.

I portali più diffusi sono facilissimi da usare, permettono di gestire l’apprendimento in maniera autonoma, scegliendo come e quando seguire il corso, e mettono a disposizione sia corsi gratuiti, sia altri con prezzi variabili (sempre accessibili). Puoi anche interagire facilmente con gli insegnanti e, se hai delle competenze, puoi realizzare tu stesso dei video da mettere a disposizione per gli altri. Perché no?!

Ecco alcune delle piattaforme più celebri:

Uno dei portali più interessanti è Khan Academy, realizzato dall’omonima ONG californiana che offre corsi interamente gratuiti.

Il fondatore stava spiegando alla nipote alcuni concetti di matematica e ha avuto il classico momento lampadina: perché non creare dei video per spiegare in modo semplici le materie scolastiche a tutti i ragazzi d’America? Oggi Khan Academy è cresciuta parecchio e vanta sostenitori come la Bill&Melinda Gates Foundation. La mission aziendale è rendere un buon livello d’istruzione accessibile a tutti, ovunque.corsi online

In Italia c’è invece Oil Project, con lezioni che spaziano dalla letteratura alla fisica.

Un mondo a disposizione, ma…

Può essere che il tuo CV venga scartato perché gli manca un po’ di pepe?

Quante volte realizzi che migliorare in un certo ambito, ad esempio nell’utilizzo di powerpoint, o ampliare le tue competenze linguistiche, potrebbe esserti utile?

Adesso la domanda scomoda: quante volte, però, passi effettivamente all’azione?

Oggi abbiamo a disposizione uno strumento potentissimo come internet, ma non si può dire che lo sfruttiamo al meglio. So bene che la routine ha spesso la meglio, che il tempo manca, che vorresti ma poi finisci per rimandare… LO SO.

Tuttavia, questi corsi sono molto brevi, ti basterebbe un’oretta per completarne molti. Non converrebbe spegnere la tele e fare qualcosa di utile una volta a settimana?

I vantaggi sono enormi:

  • puoi ampliare le tue conoscenze in qualunque settore
  • stimolare il tuo cervello appisolato per troppa tv/smartphone/video idioti su youtube
  • imparare qualcosa di utile senza fretta né ansia
  • svagarti in modo costruttivo
  • scoprire alternative e magari ritrovarti con un’idea geniale in testa!

l’altro lato della medaglia

  • quando non c’è nessuno che ci stressa o nessun esame in arrivo tendiamo a rilassarci troppo. Sforzati di non abbandonare a metà, porta a termine il corso!
  • anche il fatto che siano gratuiti può rivelarsi controproducente: se non l’ho pagato e resta sempre a disposizione posso seguirlo più avanti! Meglio darsi una scadenza.

Personalmente utilizzo abbastanza Udemy. Per darti un’idea di cosa si può trovare, ti dico solo che recentemente sono incappata in un corso di pochi minuti sul portale Curious. Un corso così inusuale che non sono riuscita a resistere: come realizzare un rifugio nel bosco quando non si ha con sé alcuna attrezzatura!

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Per non abbandonare un corso cerco di salvare tra i “desiderati” solo quelli che realmente mi interessano. Quando ne inizio uno nuovo prendo appunti e provo a darmi una scadenza precisa. Inoltre, scelgo sempre corsi online che non siano troppo lunghi e in cui chi espone abbia un tono di voce vivace e una dizione chiara.

Mi è capitato di seguire un corso interessantissimo sulla creatività, ma l’oratore era talmente pesante che è stato impossibile finirlo.

Che siate demoralizzati (ci sono corsi anche su salute e benessere) o vi troviate da soli in un bosco, sappiate che i corsi online possono salvarvi la vita! E poco importa quale scegli, l’importante è utilizzare il tempo per qualcosa di utile e per smuovere un po’ i tuoi neuroni! Del resto non puoi sapere quando o come le competenze acquisite, per quanto bizzarre, si riveleranno utili.corsi online

Sarebbe un peccato non sfruttare tutto questo materiale che aspetta solo te!

Ci lamentiamo sempre di tutto, a volte a ragione te lo concedo, ma altre dimostriamo solo di essere pigri quando c’è da passare all’azione.

Il destino è nelle nostre mani. Se non abbiamo successo la colpa è nostra.

Elon Musk

Attenzione, qui con successo non voglio proprio che tu intenda fare una barca di soldi e passare le giornate col jet-set internazionale. Intendo rinunciare a qualcosa a cui tieni senza neanche provare, per mancanza di motivazione, per pigrizia, o semplicemente perché hai paura di fallire. Perfino più probabile, perché stasera c’è un bel film in tv, allora guardo quello, posso imparare qualcosa più avanti…

riflessione finale

Non vorrei essere stronza e farti venire i sensi di colpa (stile madri anni ’80 sui bambini che muoiono di fame in Africa), ma sappi che 60 milioni di bambini nel mondo non hanno accesso all’istruzione di base (dati Save the Children).

Ho lavorato coi rifugiati siriani in Turchia e ricordo bambini di 10 anni che non sapevano né leggere né scrivere nella loro lingua madre. Si affollavano intorno alle mie colleghe egiziane, che cercavano di insegnargli l’alfabeto arabo. La guerra li ha beccati proprio in età scolare. A loro non dispiacerebbe avere un computer personale da usare per seguire dei corsi.

Condividi l’articolo se ti è piaciuto e non sentirti in colpa, hai sempre tempo per imparare a farti un rifugio nel bosco 😉

Crescita personale

cosa faresti se non avessi paura? 4 consigli per fartela amica

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Scommetto che, ancora prima di leggere il post, il titolo e la parola paura ti avranno già fatto entrare in uno stato di confusione e smarrimento. Sono proprio le domande apparentemente più semplici e banali che riescono a farci perdere l’equilibrio.

Prendi ad esempio la domanda seguente: cosa vuoi fare della tua vita? Frase piuttosto banale, composta da sei parole di uso comune. Non si tratta di un difficile quesito di astrofisica o un concetto astruso, anzi un bambino risponderebbe con una certa spigliatezza.

Un adulto, invece, potrebbe perdersi in un vortice di pensieri e non uscirne più. La sua mente si affollerebbe di sensi di colpa, rimpianti, progetti futuri, responsabilità, giudizio altrui, aspirazioni…

E così accade con la frase cosa faresti se non avessi paura? Non sembra minacciosa, eppure potresti dover riflettere parecchio per dare una risposta sensata. Le prime cose che ti verranno in mente magari saranno assurde: se non avessi paura attravpauraerserei l’Amazzonia con un machete o mi lancerei stile Batman da un edificio con una tuta fatta in casa… Attento, però, che non avere paura non vuol dire trasformarsi in un supereroe o in un folle, o affrontare chissà che sfide per tornare a casa vittorioso e acclamato.

Qui parliamo delle paure più infide e nascoste, le paure del quotidiano, ma soprattutto la paura delle conseguenze delle nostre azioni. Per dire, la paura di prendere una decisione drastica che potrebbe cambiare il corso della tua vita, ma anche una più banale come fare un viaggio da solo.

Muri insormontabili

Attenzione alle paure del giorno. Amano rubare i sogni della notte.

Fabrizio Caramagna

La paura è come un muro invisibile che ti circonda e di cui spesso neanche ti rendi conto. Motiva molte delle tue scelte e restringe gli orizzonti. Si traveste da logica, da senso pratico, da “questa è la cosa più sensata da fare”, mentre in realtà ti sta imponendo di restare nella tua zona di comfort, impedendoti di crescere. Lei preferisce che tu soffochi idee, desideri e ambizioni, voglia di avventura e bisogno di sperimentare e contribuire. Ti vuole nel tuo solito luogo, conosciuto e sicuro e ti dice che non ci saranno grandi rivoluzioni né emozioni qui, ma si sta al calduccio.

Ma sei sicuro che è questo che vuoi? Pensa un attimo all’anno passato.

A cosa hai rinunciato che adesso rimpiangi? Un viaggio, un incontro, un’opportunità… Hai rinunciato perché non avevi tempo, soldi… o perché avevi paura di sbagliare ed essere giudicato, paura del cambiamento o dell’incertezza futura?

Adesso invece pensa all’anno in corso.

Che progetti hai per il 2017? Cosa ti sta particolarmente a cuore ma al tempo stesso ti rende irrequieto? Lascia stare la paura dei ragni, mi riferisco piuttosto a una cosa che fa paura perché la desideri ma sembra irraggiungibile, insensata, eccessiva. Sebbene tutto ti spinga in quella direzione. 

Cavalieri indomiti

Se tu non avessi questo senso di irrequietezza che, sotto sotto è proprio paura di provare e fallire, cosa faresti? La paura è subdola e paralizzante, allora come fare per sconfiggerla e impedire che sia lei a decidere per te?

Secondo alcuni il segreto non sta tanto nel vincerla, piuttosto nel comprenderla a fondo e “farsela amica”. A volte più è forte un desiderio più è forte la paura e, con essa, la tentazione di tirarsi indietro e rinunciare a un cambiamento desiderato. Sembra un’impresa eroica affrontare quella paura, anche quando tutto ti fa capire che è la scelta giusta. Ti senti come il personaggio di un film sui templari che ha davanti a sé una sequela infinita di trabocchetti e agguati.paura

Per non farti guidare dalla paura devi imparare a conoscerla e sviluppare una autocritica tale, da sapere per certo quando è lei a motivare le tue scelte e quando invece hai riflettuto a fondo e deciso con consapevolezza. In poche parole, non  lasciarle il timone!

Sulla paura

A volte sei vicinissimo a liberartene, ma poi sei punto e a capo. E che fatica doversi giustificare con gli altri e soprattutto con se stessi, per aver deciso di osare e provare un’altra strada. Oscilli come un robottino in tilt, ti butti e poi corri indietro di corsa. La cosa più difficile è che, purtroppo (o per fortuna), nessuno può decidere per te e nessuno può liberarti delle tue paure. Ti devi arrangiare.

Mi piace molto questo passo dal blog di Wandering Wil che vorrei condividere con te:

Mollare tutto e partire sembra sembra una scelta pericolosa, perché non sappiamo cosa ci aspetta dopo il salto, o ne abbiamo un’idea vaga. “E se poi non trovo un altro lavoro?”, “e se non riesco a mantenermi?”, “e se perdo le amicizie?”, “e se mi pento?”

Perdere la salute, il sorriso e la serenità, invece, non fa così paura, stranamente. Non fa paura sprecare il proprio tempo, e invecchiare senza lasciare un segno, perché queste sono cose a cui ci siamo abituati. Sono entrate nella nostra vita lentamente, e glielo abbiamo permesso noi. Sono problemi confortevoli, che conosciamo.

In pratica, pur di non affrontare problemi che non abbiamo ancora (e forse non avremo mai) ci teniamo stretti quelli che abbiamo già.

Ti consiglio di leggere l’articolo intero, lo trovi qui.

TO DO OR NOT TO DO

Ho capito che mi devo ararngiare, ma qualche dritta mi farebbe comodo però!

Che ti devo dire, non hai tutti i torti. Spero di averti dato qualche spunto di riflessione, per il resto ecco 4 cose da fare per gestire meglio la paura:

1- impara a conoscere e comprendere le tue paure (vai a fondo: perché questa cosa mi fa tanta paura?Nasconde forse un desiderio inconfessabile o un’ambizione tanto grande da paralizzarmi?)

2- impara a scindere tra paura giustificata e paura che ti tarpa le ali (cioè quella che ti impedisce di crescere, che ti vorrebbe trattenere nel bozzolo. Non la paura di quando ti minacciano con un coltello!)

3- decidi di agire nonostante la paura, senza pretendere che se ne vada (non potresti essere coraggioso se non avessi una paura da affrontare, è come dire a una persona che soffre di insensibilità congenita al dolore di essere forte… non ce n’è bisogno, non sente niente!) 

4- allena il tuo coraggio facendo ogni giorno qualcosa che ti spaventa (non servono gesti ecatlanti, basta il coraggio di affrontare una discussione rimandata più volte con un amico, di fare qualcosa che ti mette a disagio ecc.)

Ultima cosa: se hai un progetto o un’idea non demordere ancora prima di cominciare! Basta anche un solo piccolo passo e in men che non si dica le tue paure si trasformeranno dal peggior nemico al tuo migliore alleato, in grado di consigliarti e metterti all’erta.

Il segreto è agire nonostante la paura, perché eliminarla del tutto sarebbe controproducente: in fondo, sta solo cercando di dirti qualcosa, per esempio che è l’ora di levare l’ancora.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire… hanno paura del mare a furia di invecchiare.

Jacques Brel

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Che ansia!

ansioso, ecco come ampliare la tua zona di comfort!

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Sulla zona di comfort

Rieccoci a parlare di ansia! Del resto è uno dei temi centrali del blog proprio perché è un problema che ci accomuna un po’ tutti e scommetto che, ora che siamo sotto le feste, anche tu inizi a sentirti un po’… ma, non ci pensare!

Passiamo subito ad affrontare un argomento importante: la zona di comfort.

Come immagino tu sappia, la zona di comfort (dall’inglese comfort zone) altro non è che un concetto con cui si indicano l’insieme di esperienze di vita che ti sono conosciute e lo stato psicologico in cui ti trovi quando affronti situazioni che ti sono familiari e non ti causano stress.

Le abitudini ne sono parte e in generale lo è anche tutto ciò che fai regolarmente, che conosci e puoi facilmente prevedere, incluso tutto ciò che intralcia l’armonia quotidiana, come scontrarsi con un collega o andare male a un’interrogazione: niente di nuovo.

Oltre la zona di comfort si estende la zona di apprendimento (learning zone) che invece rappresenta ciò che non conosci, di cui non hai alcuna esperienza e che può quindi causarti disagio.

Eppure quante sorprese ti aspettano là fuori!

Cosa c’entra tutto ciò con l’ansia?

Abbandonare la zona di comfort per avventurarsi in acque sconosciute presuppone una grossa sfida. E non sto mica parlando di compiere chissà che cosa straordinaria!

A volte anche qualcosa di semplice come un leggero cambiamento di programma, un invito a partecipare ad un nuovo evento, un’attività insolita o una proposta diversa ci spingono ad ampliare la nostra zona “protetta”. E se può essere difficile per tutti, figuriamoci se non lo è per un ansioso!

Sarebbe bene allargare il più possibile questa celebre zona di comfort.

Così come fa un bambino che comincia senza fretta ad esplorare ogni parte della casa gattonando, anche tu ogni giorno dovresti cercare di inglobare ciò che sta all’esterno della tua zona di comfort.

Chi soffre d’ansia certi giorni ha difficoltà ad affrontare anche una cosa banale e fatta decine di volte in precedenza, figuriamoci mettersi a fare il conquistador!

E invece, caro il mio ansioso, ampliare la zona di comfort è ancora più importante per te che vorresti ritirarti sotto le coperte e scappare dagli impegni… imponiti di crescere! Se sei pronto a correre il rischio, la vita dall’altra parte è spettacolare. Questa perla di saggezza è di Grey’s Anatomy 😉

Passiamo ai fatti

Non voglio certo finire il post dicendoti di ampliare la tua zona di comfort perché ti fa bene per poi abbandonarti! Non ti fidi? Dai, ecco 3 tecniche che possono esserti utili per renderla sconfinata.

tecnica numero 1 – Lancio rapido

Lanciati, prima ancora di dare tempo alla voce maligna nel tuo cervello di intervenire e bloccarti!

Come scusa?

Quando dovresti o vorresti fare qualcosa, ma l’istinto sarebbe quello di scappare a nasconderti perché ti senti inadeguato o intimidito dal compito, lanciati. Ho sviluppato questa tecnica nel tempo, per evitare di finire nella passività. Non volevo permettere che, proprio nei momenti più inopportuni, l’ansia mi impedisse di partecipare, dare il meglio di me, scoprire… Perciò, ho sempre alzato la mano per prima, prenotato viaggi da sola, deciso che sarei partita verso nuovi orizzonti, accettato di partecipare a esperienze che mi intimorivano (tipo autostop sulle autostrade turche, sempre in compagnia, ma non raccomandabile) ignorando la voce nel cervello che mi sussurava…

MA CHE STAI FACENDO?!

In pratica il trucco sta nell’agire così in fretta da non dare il tempo a quei sussurri di diventare velenosi e paralizzarti. Rapidità ed efficienza, prova!

tecnica numero 2 – Sfinimento

Se ormai la voce nel cervello ha preso il sopravvento e sta cercando di ancorarti alla zona di comfort mentre tu provi disperatamente a trascinare i piedi in avanti, prova a sminuire l’importanza del compito/attività/esperienza che hai davanti:

ma che sarà mai andare al cinema da solo, è una sciocchezza! Volontariato all’estero? Via, sono già stato fuori casa per mesi… No, non  ho mai fatto cose simili ma non sto partendo volontario per la guerra!

Insomma, devi fregare la vocina maligna e farla sentire sciocca ed esagerata, come una nonna iperansiosa che ha bisogno di essere tranquillizzata più volte, e che non puoi permetterti di ascoltare troppo.

Ogni volta che tiro fuori lo snowboard mia nonna dice: “è pericoloso, proprio l’altro giorno un signore si è spezzato le gambe”. Dovrei veramente rimettere a posto la tavola? 

tecnica numero 3 –  Zac

Aspetti di essere di buonumore, in uno di quei giorni in cui ti senti infallibile e dubbi e paure non bussano alla tua corteccia cerebrale, poi fai quello che devi/vuoi fare.

Non sempre è possibile e, molto probabilmente, in un momento di calo dell’energia o della positività, quando l’ansia rifarà capolino, ti verrà il panico. A quel punto basta resistere alla tentazione di cancellare, disdire o quant’altro. You can do it!

Fossi in te resterei a casa…

zona di comfort
Lascia la coperta Linus!

Quella voce nel tuo cervello che si maschera come “voce della responsabilità”, in realtà altro non fa che impedirti di vivere al massimo. Voce del dubbio e della paura, ecco cos’è realmente.

Se iniziassi a darle retta e a cedere ai suoi ricatti, alla fine ti ritroveresti confinato sul divano con un catenaccio alla porta d’entrata, terrorizzato dal mondo esterno.

Sto esagerando? Forse, e non sto dicendo che devi seguire ogni idea balorda che ti viene in mente. Ma se ti rendi conto che è l’ansia a guidarti, fermati. Devi imparare a capire quando è ragionevole ascoltarla e quando le devi ridere in faccia (ricordi il post in cui si diceva di darle un aspetto “reale”? eccolo). 

Vola via dalla zona di comfort!

La vita è un processo in cui si deve costantemente scegliere tra la sicurezza (per paura e per il bisogno di difendersi) e il rischio (per progredire e crescere). Scegli di crescere almeno dieci volte al giorno.

Abraham Maslow

Usi altri tecniche? Scrivimi! E fammi sapere se queste 3 ti sono state utili.

Foto da Google Immagini

Crescita personale

Paura di imparare una lingua straniera? Leggi qui!

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Non sono portato…

La paura di imparare è una cosa che ci portiamo dietro dall’infanzia ed è associata a ricordi spiacevoli. Una volta che ti convinci di non essere bravo in una certa materia, o che l’insegnante ti etichetta dicendo che in questo campo proprio non ci chiappi, le cose si fanno sempre più difficili per la tua autostima. Basta un compito andato male o un rimprovero per darti la botta finale e farti dichiarare al mondo che la matematica, le materie letterarie, o chissà che altro, proprio non fanno al caso tuo!

Affronteremo ancora e nel dettaglio l’argomento, per ora mi soffermo specificatamente sulle lingue straniere.

La paura di imparare una lingua straniera è comune e, a pensarci, ragionevole. Non può certo farti piacere il fatto di esprimerti con difficoltà e sapere che ciò che dici suona banale o sarà travisato, perché le tue abilità linguistiche non ti permettono di spiegarti come vorresti. Non solo tutto ciò non ti piace, ma ti fa sentire frustrato, sciocco, ridicolo.

Non vuoi chiedere che ti venga ripetuta la domanda per l’ennesima volta e non vuoi riprovare a far capire cosa intendevi, meglio rinunciare. Dai forfait perché pensi sia preferibile non comunicare, piuttosto che esprimersi così malamente.

Sbagli.

Ahi, mi sento una capra! 

Imparare una lingua straniera presuppone non solo un certo impegno a lungo termine, ma anche e soprattutto la capacità di accettare di sentirsi inadeguati. Per come la vedo io, è un atto di umiltà e rispetto, è un regalo splendido che fai a te stesso e agli altri. Vuol dire che stai facendo un tentativo per abbattere un grosso muro e sei abbastanza curioso da sapere cosa vi si nasconde dietro.

Ho visto molti amici estroversi diventare improvvisamente timidi nel momento in cui hanno dovuto, davanti ad altri, fare due domande in inglese e, credimi, so bene cosa provi quando all’estero cerchi di farti capire o lotti per controllare la pronuncia. Faccio lezione di russo su skype e oh, che fatica!

Ma ti dirò una cosa. Il segreto è resistere alla tentazione di mollare. Una volta che inizi, cerca di renderlo divertente. Non deve essere un obbligo e non devi avere paura di imparare. Anzi, una lingua straniera può essere proprio il primo passo per affrontare le tue paure: cominci con le prime lezioni, poi con dei video, prenoti un viaggio e in poco tempo potresti vagare sorridente per le strade di una città sconosciuta, consapevole che, in fondo, te la stai cavando e le tue paure erano infondate.

E magari saranno infondate anche molte altre paure che ti trattengono dal fare cose spettacolari…

Sai cavartela. Le paure si affrontano una per una, ma intanto consapevolezza e fiducia crescono a dismisura.

C’era una volta…

All’asilo imparavamo il francese e a casa di un’amica guardavo La Sirenetta in ungherese senza battere ciglio, ma il mio interesse per le lingue straniere è nato dal sentire una compagna di classe che rispondeva “I love you” al padre. Mi bastò per alzare lo sguardo verso mia madre e dirle, tirandole la giacca per assicurarmi di avere la sua attenzione:

“Mamma lo sai cosa risponde la mia amica al papà…?”

Lei usava una lingua diversa… Che magia! E da lì non ho mai spesso di dedicarmi allo studio delle lingue, una gioia e al tempo stesso una lotta. Ecco, se c’è una cosa che non mi hai mai sfiorata è la paura di imparare una lingua e sentirmi stupida. Come si dice, se qualcuno ha un accento vuol dire che parla una lingua in più di te (Fernando Lamas).

Dando lezioni di inglese ho notato che alcune persone, soprattutto quelle di una certa età, non soltanto si sentono inadeguate, ma hanno addirittura una specie di timore referenziale per l’insegnante, una paura di sbagliare che sicuramente ha a che fare con la scuola e che ha lasciato un segno indelebile: fare errori li terrorizza e nel loro sguardo si legge l’attesa di una punizione.

“Ehm, non ho fatto i compiti…” mi ha detto l’ultima volta uno zio con aria colpevole, scatenando la mia ilarità.paura di imparare

Alcune regole basilari per liberarsi dalla paura di imparare le lingue straniere

– Non farti condizionare dalle esperienze passate

– Non si tratta di essere o non essere portati, si tratta di imparare gradualmente a comunicare col resto del mondo

– Sii fiero dei piccolo progressi, sono comunque una breccia in quel muro da buttare giù

– Tieni sempre presente la grande soddisfazione che ricaverai dall’aver decifrato un codice che a molti altri resterà segreto 

Non considerarlo un impegno, un obbligo scolastico o un peso, bensì un gioco, un allenamento per il cervello, una sfida, un’opportunità…

– Non essere invidioso degli altri o irritato perché dovresti già sapere bene la lingua dopo tanto studio. Accetta che ciascuno di noi, come in tutte le cose, ha i suoi tempi. 

– Accetta, soprattutto, di sentirti come un bambino, di sbagliare, di prendere fischi per fiaschi, di dire clamorose sciocchezze o pronunciare una frase così male che non si capisce se sei ubriaco. Aggiungiamo anche di fare terribili figuracce.

Non c’è niente di più divertente di imparare modi di dire assurdi e apparentemente senza senso, e non importa se sembra che tu non abbia tutte le tazze nella credenza (dal tedesco: nicht alle Tassen im Schrank haben, ovvero non avere tutte le rotelle a posto), in realtà sei un un po’ un eroe per aver cominciato quest’avventura!

Non pensare di non essere dotato. Kató Lomb, famosa poliglotta ungherese, ha scritto che non hai mica messo via la bici o gli sci alla prima caduta, ma hai continuato perché sapevi che le gioie sarebbero state sempre maggiori. Lo stesso vale per quando hai imparato a camminare, non hai certo pensato “lasciamo stare, questo non fa per me!” o “gli altri lo fanno molto meglio io non sono portato”, è ridicolo perfino scriverlo 😀

Quindi, ultima regola:

– Ricordati che anche sapere il minimo in questo caso fa la differenza (vedi sotto la citazione di Kató Lomb)

Una lingua è l’unica cosa che merita di essere conosciuta anche in maniera imperfetta.

Non mollare e accetta la sfida. Se intanto vuoi seguire i consigli di un esperto, ti rimando al sito di un poliglotta italiano, Luca Lampariello, che parla più di 10 lingue e ha fatto della sua passione  un’occupazione a tempo pieno. Basta con le scuse, abbandona la paura di imparare una lingua.

Chiudo con questa espressione delle isole Kiribati: KAEN GENG, ovvero dire “sì, sì” ma non fare niente… che non sia il tuo caso, siamo d’accordo?

Al solito, se ti va lascia un commento e fammi sapere che lingua stai imparando.