perfezionismo

Crescita personale

Perfezionista? La tua salute ne risente

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Ti hanno mai detto che sei un perfezionista?

La frase sei un perfezionista mi ha sempre confusa. Non mi è mai stato del chiaro se si tratti di un complimento o una critica e ognuno di noi può essere perfezionista su alcune cose e nient’affatto su altre.

In ogni caso il perfezionismo è da considerarsi un ostacolo che noi stessi ci mettiamo davanti, più che un vantaggio. I perfezionisti saranno anche molto precisi e attenti ai dettagli, ma si rendono la vita impossibile, vediamo perché.

Houston, we have a problem

Pare che i perfezionisti siano in aumento, almeno così ho letto su un articolo qualche giorno fa. Lì per lì la cosa non mi è sembrata così grave, del resto mica stiamo parlando del tasso di omicidi, ma mi sono ricreduta per due ragioni:

  1. l’articolo in questione mi ha fatto vedere alcuni lati del perfezionista tipico pericolosi per la salute
  2. ho letto Open di Agassi, libro bellissimo, che mi ha fatto capire fino in fondo qual è il prezzo da pagare 

Il perfezionista tipico non solo non ottiene risultati migliori, ma spesso perde tempo ed energie su cose che non sono importanti, finendo non soltanto col sentirsi abbattuto, ma addirittura con l’ammalarsi più spesso.

I perfezionisti sono ossessivi e, anche al termine di un’ottima prestazione, tendono a soffermarsi su dettagli insignificanti e ad andare in cerca degli errori commessi. Nobile intento imparare dai propri errori, ma il perfezionista non vive l’errore nel modo giusto.     

Sebbene troppo spesso nella nostra cultura avvenga il contrario, gli errori andrebbero celebrati, perché senza errori non c’è progressione. 

Il perfezionista invece ne rifugge e si tormenta per non essere stato perfetto, l’errore è una macchia nella sua performance, che vorrebbe tanto irreale da essere irraggiungibile.

Le conseguenze sono spesso un accanimento contro se stesso e un’imposizione di ritmi massacranti e ripetizioni, per evitare di compiere un’altra volta lo stesso errore, o l’abbandono del progetto in corso perché non ci si sente all’altezza della situazione.

Secondo diversi studi il perfezionismo può portare perfino a soffrire di depressione, ansia, disturbi ossessivi compulsivi, anoressia e bulimia, insonnia.

Inoltre, dal momento che tendono a vedere le cose in versione negativa, è più probabile che i perfezionisti davvero falliscano, minati dal senso di colpa per gli errori e da rabbia e vergogna verso se stessi.

Come si può sconfiggere il  perfezionismo?

La cosa curiosa è che spesso i perfezionisti sono inflessibili con se stessi, ma molto comprensivi nei confronti del prossimo: gli altri sono sempre migliori, a loro sono concessi errori e debolezze.

Per i perfezionisti, e su alcune cose mi rivolgo anche a me stessa, consiglio:

  • di imparare a rivolgersi a se stessi come lo si farebbe con un amico: con gentilezza, parole di conforto e comprensione. Offenderesti un tuo amico con epiteti crudeli? Lo aggrediresti col tono di voce? Gli diresti che continua a fare gli stessi errori ed è inutile riprovare? Ne dubito, se ci tieni all’amicizia. Allora sii anche amico di te stesso. Controlla la voce nella tua mente.
  • Sdrammatizzare e usare l’ironia per ridurre il carico emotivo.
  • Cercare di valutare la situazione in modo oggettivo.

Dai che ce la fai… you got this 🙂

Ricorda, inoltre, che sbagliare è una cosa del tutto naturale. La società occidentale demonizza l’errore e inculca una paranoia per il fallimento sin dall’infanzia, col risultato che chi sperimenta o si butta in progetti inusuali è visto come un amante del rischio o un pazzo, mentre fare errori e intraprendere più strade è necessario e importante.

Torna coi piedi per terra

Non lasciare che i tuoi progetti restino solo idee perché non puoi pensare di partire con qualche dettaglio mancante o senza sapere subito come si evolveranno le cose. Non rinunciare a provare dopo i primi intoppi. 

Impara giudicarti meno duramente. Per i momenti peggiori, tieni a mente questa frase del libro Open, che l’allenatore di Agassi pronunciò dopo una sua sconfitta cocente:

Non devi essere il più forte del mondo, devi essere solo più forte della persona che hai davanti in quel momento.

Mi è piaciuta proprio perché illustra perfettamente quale sia il problema più grande di un perfezionista: la ricerca dell’assoluto, del primo posto sull’Olimpo, in qualsiasi circostanza.

Scendi dalla vetta, la vita nella valle è più piacevole dà altrettante soddisfazioni.