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Crescita personale

Perfezionista? La tua salute ne risente

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Ti hanno mai detto che sei un perfezionista?

La frase sei un perfezionista mi ha sempre confusa. Non mi è mai stato del chiaro se si tratti di un complimento o una critica e ognuno di noi può essere perfezionista su alcune cose e nient’affatto su altre.

In ogni caso il perfezionismo è da considerarsi un ostacolo che noi stessi ci mettiamo davanti, più che un vantaggio. I perfezionisti saranno anche molto precisi e attenti ai dettagli, ma si rendono la vita impossibile, vediamo perché.

Houston, we have a problem

Pare che i perfezionisti siano in aumento, almeno così ho letto su un articolo qualche giorno fa. Lì per lì la cosa non mi è sembrata così grave, del resto mica stiamo parlando del tasso di omicidi, ma mi sono ricreduta per due ragioni:

  1. l’articolo in questione mi ha fatto vedere alcuni lati del perfezionista tipico pericolosi per la salute
  2. ho letto Open di Agassi, libro bellissimo, che mi ha fatto capire fino in fondo qual è il prezzo da pagare 

Il perfezionista tipico non solo non ottiene risultati migliori, ma spesso perde tempo ed energie su cose che non sono importanti, finendo non soltanto col sentirsi abbattuto, ma addirittura con l’ammalarsi più spesso.

I perfezionisti sono ossessivi e, anche al termine di un’ottima prestazione, tendono a soffermarsi su dettagli insignificanti e ad andare in cerca degli errori commessi. Nobile intento imparare dai propri errori, ma il perfezionista non vive l’errore nel modo giusto.     

Sebbene troppo spesso nella nostra cultura avvenga il contrario, gli errori andrebbero celebrati, perché senza errori non c’è progressione. 

Il perfezionista invece ne rifugge e si tormenta per non essere stato perfetto, l’errore è una macchia nella sua performance, che vorrebbe tanto irreale da essere irraggiungibile.

Le conseguenze sono spesso un accanimento contro se stesso e un’imposizione di ritmi massacranti e ripetizioni, per evitare di compiere un’altra volta lo stesso errore, o l’abbandono del progetto in corso perché non ci si sente all’altezza della situazione.

Secondo diversi studi il perfezionismo può portare perfino a soffrire di depressione, ansia, disturbi ossessivi compulsivi, anoressia e bulimia, insonnia.

Inoltre, dal momento che tendono a vedere le cose in versione negativa, è più probabile che i perfezionisti davvero falliscano, minati dal senso di colpa per gli errori e da rabbia e vergogna verso se stessi.

Come si può sconfiggere il  perfezionismo?

La cosa curiosa è che spesso i perfezionisti sono inflessibili con se stessi, ma molto comprensivi nei confronti del prossimo: gli altri sono sempre migliori, a loro sono concessi errori e debolezze.

Per i perfezionisti, e su alcune cose mi rivolgo anche a me stessa, consiglio:

  • di imparare a rivolgersi a se stessi come lo si farebbe con un amico: con gentilezza, parole di conforto e comprensione. Offenderesti un tuo amico con epiteti crudeli? Lo aggrediresti col tono di voce? Gli diresti che continua a fare gli stessi errori ed è inutile riprovare? Ne dubito, se ci tieni all’amicizia. Allora sii anche amico di te stesso. Controlla la voce nella tua mente.
  • Sdrammatizzare e usare l’ironia per ridurre il carico emotivo.
  • Cercare di valutare la situazione in modo oggettivo.

Dai che ce la fai… you got this 🙂

Ricorda, inoltre, che sbagliare è una cosa del tutto naturale. La società occidentale demonizza l’errore e inculca una paranoia per il fallimento sin dall’infanzia, col risultato che chi sperimenta o si butta in progetti inusuali è visto come un amante del rischio o un pazzo, mentre fare errori e intraprendere più strade è necessario e importante.

Torna coi piedi per terra

Non lasciare che i tuoi progetti restino solo idee perché non puoi pensare di partire con qualche dettaglio mancante o senza sapere subito come si evolveranno le cose. Non rinunciare a provare dopo i primi intoppi. 

Impara giudicarti meno duramente. Per i momenti peggiori, tieni a mente questa frase del libro Open, che l’allenatore di Agassi pronunciò dopo una sua sconfitta cocente:

Non devi essere il più forte del mondo, devi essere solo più forte della persona che hai davanti in quel momento.

Mi è piaciuta proprio perché illustra perfettamente quale sia il problema più grande di un perfezionista: la ricerca dell’assoluto, del primo posto sull’Olimpo, in qualsiasi circostanza.

Scendi dalla vetta, la vita nella valle è più piacevole dà altrettante soddisfazioni.

 

 

 

Pensieri sciolti

Sul bloccarsi e ripartire

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Bloccarsi

Lo ammetto: è capitato di nuovo, ma stavolta mi ha preso proprio alla sprovvista.

Di cosa sto parlando? Del classico blocco. Di quando lavori a un progetto, sei entusiasta, fai un bel piano di azione ed ecco che…

improvvisamente,

ti blocchi.

Non è affatto piacevole.

E, se è già capitato in passato e hai addirittura usato quell’esperienza per aiutare gli altri a superarla, la sconfitta è ben più cocente (qui l’articolo che avevo scritto).

Partiamo con ordine

A fine marzo sono rientrata in Italia e poco dopo sono partita alla volta di Cuba, meta che avevo inserito nella mia bucket list da tempo. Sapevo che non avrei potuto lavorare molto al blog, ma contavo

  1. di finire il progetto 100 giorni di scrittura
  2. di riuscire, al rientro, a tornare subito in rotta grazie a una lista molto breve di priorità

Sono riuscita, contro ogni aspettativa, a portare a termine meravigliosamente il progetto di scrittura. 

Davvero, e com’è andata?

Qui casca l’asino. Dovresti già saperlo. Infatti, avrei dovuto raccontarlo in un ultimo video del progetto, previsto per metà aprile. Purtroppo mi sono bloccata. Dal rientro dal viaggio non ho più aggiornato la pagina facebook, il profilo instagram, il blog. Niente.

Perché è successo

Ho continuato a posticipare, forse perché una delle cose urgenti da fare era un video e io, ormai lo saprai, detesto fare video. Ho posticipato finché alla fine ho smesso di ascoltare la vocina che mi suggeriva di lavorare al blog. In poco tempo il ritardo accumulato è diventato enorme, mi sembrava inscusabile.

Lo sentivo così grande che mi faceva paura.

Il risultato? Bloccata.

Perché ci blocchiamo? E perché è così difficile ripartire?

Dopo tutto, stiamo parlando di progetti volontari iniziati per passione, mica di sottoporsi a chissà quale tortura!

Credo che il motivo sia che, spesso, le cose che più ci piacciono e che per noi sono più importanti si portano dietro un bel carico di aspettative.

Vogliamo essere bravi, puntuali, precisi, efficienti…

perfetti. 

Hai presente quando a scuola vai benissimo in alcune materie e ti impegni al massimo, mentre di altre non te frega niente? La faccenda è simile.

In quelle che ti stanno a cuore vuoi sempre dare il meglio, mentre nelle altre non alzi un dito e non ti importa di fare figuracce. Nelle materie che ti piacciono un brutto voto brucia, eccome! Ti aspetti, e gli altri si aspettano, che tu sia in un certo modo, che tu faccia le cose in un certo modo.

Che caduta di stile!

Se le aspettative sono irrealistiche e si ha la sensazione di non riuscire a mantenere i propri impegni, bloccarsi è un attimo. Il perfezionismo non è di questo mondo, ma molti di noi vanno in tilt quando le cose nella realtà non corrispondono alla nostra visione ideale.

Ma come, non ti eri riproposta di fare un video subito al ritorno e scrivere un articolo? Non hai ancora fatto niente?!

Mamma mia, chissà cosa penseranno gli habitués del blog… 

Ormai è troppo tardi!

Prossimamente scriverò un articolo proprio sul tema del perfezionismo, e di come a volte possa sembrare che aiuti, mentre in realtà è letale.

Personalmente non sono una perfezionista sul lavoro, mi impegno ma su molte cose lascio correre, altrimenti impazzirei. Sono terribile, però, coi miei progetti privati. Ma di questo riparleremo. 

Correre ai ripari

Oggi, adesso, sto correndo ai ripari. Ho deciso che non voglio abbandonare il progetto e che vale la pena continuare a impegnarmi.

Ho ripreso il controllo ricordandomi del perché ho creato un blog e di cosa dicavolievele mi permette di esprimere. Molto ironicamente, ho usato proprio uno dei miei articoli per reimpostare la rotta.

And I’m feeling good

Mi sento meglio: il mio progetto, il mio impegno, il mio massimo. Ma non il mio perfetto.

Partire, bloccarsi, ripartire…

Le mille e una storia

Non mollare mai. Storia di Samia Yusuf Omar

Olympics Day 11 - AthleticsSamia Yusuf Omar compete nei 200m femminili alle Olimpiadi di Pechino 2008, China. Photo by Stu Forster
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Questo articolo è dedicato alla memoria di Samia Yusuf Omar. La sua storia mi è rimasta così impressa che mi sembra quasi di averla conosciuta personalmente. Facciamo un passo alla volta.

Lasciamo stare il “c’era una volta…”

Mi piacciono le storie, alcune mi appassionano talmente che mi restano impresse per giorni. Se sto passando un periodo di apatia e sono poco motivata, miracolosamente riescono a darmi la scossa e farmi ritrovare la dose di energia necessaria per i miei progetti. Mi fanno riflettere e mi aiutano a mettere le cose in prospettiva.

Capita anche a te? Sto parlando di storie realmente accadute, anche se possono esserci delle eccezioni.

Non dirmi che sei uno di quelli appassionati di fantasy, fantascienza o distopia che considera grandi eroi solo i protagonisti di mondi fittizi, ma nella vita reale non si stupisce di nulla. Andiamo, niente è più sorprendente della realtà! E in questo blog maghi ed eroi dell’immaginazione li lasciamo volentieri da parte, per parlare invece di avventure, non sempre a lieto fine, ma reali e che possono meravigliarci perfino di più.

Tanto per cominciare, se ancora non hai esplorato la sezione storie, ti consiglio di dare un’occhiata qui. Ci saranno anche interviste in futuro, ma non essere impaziente 😉

Samia Yusuf Omar

La storia che ho scelto per farti venire i brividi è quella di Samia Yusuf Omar. Coraggio, impegno nel perseguire un obiettivo, tenacia, resilienza, speranza oltre ogni limite: la sua storia tragica non può e non deve essere dimenticata.

Samia Yusef Omar, atleta somala che ha partecipato alle Olimpiadi di Pechino nel 2008, arrivando ultima, sognava di rifarsi dell’ultimo posto alle Olimpiadi di Londra. Unico inconveniente: nel suo paese martoriato dai conflitti i fondamentalisti islamici le impedivano di allenarsi, figuriamoci poi correre in calzoncini e maglietta.

Samia ha cercato di resistere il più possibile trovando delle scappatoie, ad esempio allenandosi la notte, ma alla fine le è rimasta un’unica soluzione: cercare di raggiungere l’Europa. Già, in mezzo a tutti quei corpi in movimento sui barconi della morte, che vediamo in televisione ogni giorno, nel 2012 c’era anche lei. Purtroppo è stata meno fortunata ed è annegata nel Mediterraneo. Non sapeva nuotare: a Mogadiscio avvicinarsi troppo alla spiaggia equivaleva a morte certa a causa dei cecchini.

Perché mai è partita? Non poteva rinunciare all’idea di partecipare alle Olimpiadi?

Talvolta non è facile capire gli altri e le loro motivazioni. Fatto sta che per Samia Yusuf Omar niente era più importante della corsa e rinunciare sarebbe stato come smettere di respirare. In ogni caso, l’alternativa era restare in un paese in costante guerra civile, senza alcun futuro. In Somalia non aveva alcuna possibilità di allenarsi, tanto meno di nutrirsi in modo adeguato per il tipo di sforzo che affrontava quotidianamente: pesava solo 44 kg. Quando alle Olimpiadi di Pechino è arrivata ultima il pubblico ha applaudito quel giovane scricciolo che dava il massimo su due gambe secche e muscolose, ben diverse da quelle delle altre atlete.

Ecco cos’ha detto in un’intervista:

Noi sappiamo che siamo diverse dalle altre atlete. Ma non vogliamo dimostrarlo. Facciamo del nostro meglio per sembrare come loro. Sappiamo di essere ben lontane da quelle che gareggiano qui, lo capiamo benissimo. Ma più di ogni altra cosa vorremmo dimostrare la nostra dignità e quella del nostro paese.

Guarda il video e se ti prende una fitta al cuore non preoccuparti, le storie più belle sono quelle che lasciano il segno.

Sulla vita di quest’atleta dalla forza interiore d’acciaio, Giuseppe Catozzella ha scritto un libro che ha avuto un grande successo in italia e all’estero, e da cui presto verrà tratto un film. Un libro da cui emerge un’immagine talmente vivida di Samia, mentre sfreccia per le strade di Mogadiscio, che alla fine ci si dimentica perfino che è una storia realmente accaduta. Arrivati alle ultime pagine riesce difficile credere che sia morta, si esige un lieto fine per una ragazza del genere: troppo coraggiosa, troppo determinata e caparbia per morire così, a un soffio dalle nostre coste e dal coronamento di un sogno.

Eppure basta andare su Wikipedia e Youtube per rendersi conto, d’un tratto, che lei non è finzione, che è esistita e che ha provato ad attraversare lo stesso mare in cui noi sguazziamo allegramente l’estate.

Mo Farah, grande atleta somalo e punto di riferimento di Samia, di recente è finito sul giornale per aver lanciato una critica alla nuova politica sull’immigrazione di Trump. Così, ti accorgi che non è nemmeno passato tanto tempo da quando lei è morta nel nostro mare: il suo grande eroe continua a correre. Samia non è l’eroina di una guerra del secolo scorso, è il simbolo degli esodi di questi anni, dei tanti sogni infranti tra le onde.

Dovresti proprio leggere questo libro. Come ho scritto sul mio post sull’empatia, è difficile capire gli altri e assai facile cadere in stereotipi e pregiudizi, meno male che le storie solo là per salvarci!

Mi sono immedesimata così tanto in Samia Yusuf Omar, tramite le parole dell’autore, che ogni tanto mi sembra di sentire il sole accecante della Somalia sulla pelle e di entrare nel suo cortile. A questo servono i libri quando sono scritti bene: a non dimenticare, a sentirli così profondamente che certe storie finiranno per far parte di te.

Non dirmi che hai paura

Lezione di oggi: la realtà è durissima, a volte fa accadere cose strabilianti, altre ti spezza il cuore. Ma la storia di Samia Yusuf Omar, anche se è finita nel peggiore dei modi, tra prigioni libiche e morte, ha molto da insegnare.

Samia rappresenta la speranza. Non è forse questo che ha permesso a così tante persone di migliorare il mondo? La speranza che nonostante il cammino sia impossibile, si possa a trovare uno spiraglio di miglioramento, un modo per attraversarlo e raggiungere la meta. Samia non ha raggiunto  il suo obiettivo, ma è già un simbolo.

Vola, Samia, vola come il cavallo alato fa nell’aria… Sogna, Samia, sogna come se fossi il vento che gioca tra le foglie… Corri, Samia, corri come se non dovessi arrivare in nessun posto… Vivi, Samia, vivi come se tutto fosse un miracolo…

Se hai un sogno o un progetto dovresti inseguirlo con la stessa tenacia e la stessa motivazione di ferro con cui Samia inseguiva il suo per le strade polverose della capitale somala. 

Non mollare mai

Se sei interessato ad acquistare il libro di Giuseppe Catozzella Non dirmi che hai paura,  clicca sul link qui sotto.  Il prezzo per te non cambierà, ma io ci guadagnerò una minuscola percentuale 🙂

Non dirmi che hai paura

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Crescita personale

cosa faresti se non avessi paura? 4 consigli per fartela amica

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Scommetto che, ancora prima di leggere il post, il titolo e la parola paura ti avranno già fatto entrare in uno stato di confusione e smarrimento. Sono proprio le domande apparentemente più semplici e banali che riescono a farci perdere l’equilibrio.

Prendi ad esempio la domanda seguente: cosa vuoi fare della tua vita? Frase piuttosto banale, composta da sei parole di uso comune. Non si tratta di un difficile quesito di astrofisica o un concetto astruso, anzi un bambino risponderebbe con una certa spigliatezza.

Un adulto, invece, potrebbe perdersi in un vortice di pensieri e non uscirne più. La sua mente si affollerebbe di sensi di colpa, rimpianti, progetti futuri, responsabilità, giudizio altrui, aspirazioni…

E così accade con la frase cosa faresti se non avessi paura? Non sembra minacciosa, eppure potresti dover riflettere parecchio per dare una risposta sensata. Le prime cose che ti verranno in mente magari saranno assurde: se non avessi paura attravpauraerserei l’Amazzonia con un machete o mi lancerei stile Batman da un edificio con una tuta fatta in casa… Attento, però, che non avere paura non vuol dire trasformarsi in un supereroe o in un folle, o affrontare chissà che sfide per tornare a casa vittorioso e acclamato.

Qui parliamo delle paure più infide e nascoste, le paure del quotidiano, ma soprattutto la paura delle conseguenze delle nostre azioni. Per dire, la paura di prendere una decisione drastica che potrebbe cambiare il corso della tua vita, ma anche una più banale come fare un viaggio da solo.

Muri insormontabili

Attenzione alle paure del giorno. Amano rubare i sogni della notte.

Fabrizio Caramagna

La paura è come un muro invisibile che ti circonda e di cui spesso neanche ti rendi conto. Motiva molte delle tue scelte e restringe gli orizzonti. Si traveste da logica, da senso pratico, da “questa è la cosa più sensata da fare”, mentre in realtà ti sta imponendo di restare nella tua zona di comfort, impedendoti di crescere. Lei preferisce che tu soffochi idee, desideri e ambizioni, voglia di avventura e bisogno di sperimentare e contribuire. Ti vuole nel tuo solito luogo, conosciuto e sicuro e ti dice che non ci saranno grandi rivoluzioni né emozioni qui, ma si sta al calduccio.

Ma sei sicuro che è questo che vuoi? Pensa un attimo all’anno passato.

A cosa hai rinunciato che adesso rimpiangi? Un viaggio, un incontro, un’opportunità… Hai rinunciato perché non avevi tempo, soldi… o perché avevi paura di sbagliare ed essere giudicato, paura del cambiamento o dell’incertezza futura?

Adesso invece pensa all’anno in corso.

Che progetti hai per il 2017? Cosa ti sta particolarmente a cuore ma al tempo stesso ti rende irrequieto? Lascia stare la paura dei ragni, mi riferisco piuttosto a una cosa che fa paura perché la desideri ma sembra irraggiungibile, insensata, eccessiva. Sebbene tutto ti spinga in quella direzione. 

Cavalieri indomiti

Se tu non avessi questo senso di irrequietezza che, sotto sotto è proprio paura di provare e fallire, cosa faresti? La paura è subdola e paralizzante, allora come fare per sconfiggerla e impedire che sia lei a decidere per te?

Secondo alcuni il segreto non sta tanto nel vincerla, piuttosto nel comprenderla a fondo e “farsela amica”. A volte più è forte un desiderio più è forte la paura e, con essa, la tentazione di tirarsi indietro e rinunciare a un cambiamento desiderato. Sembra un’impresa eroica affrontare quella paura, anche quando tutto ti fa capire che è la scelta giusta. Ti senti come il personaggio di un film sui templari che ha davanti a sé una sequela infinita di trabocchetti e agguati.paura

Per non farti guidare dalla paura devi imparare a conoscerla e sviluppare una autocritica tale, da sapere per certo quando è lei a motivare le tue scelte e quando invece hai riflettuto a fondo e deciso con consapevolezza. In poche parole, non  lasciarle il timone!

Sulla paura

A volte sei vicinissimo a liberartene, ma poi sei punto e a capo. E che fatica doversi giustificare con gli altri e soprattutto con se stessi, per aver deciso di osare e provare un’altra strada. Oscilli come un robottino in tilt, ti butti e poi corri indietro di corsa. La cosa più difficile è che, purtroppo (o per fortuna), nessuno può decidere per te e nessuno può liberarti delle tue paure. Ti devi arrangiare.

Mi piace molto questo passo dal blog di Wandering Wil che vorrei condividere con te:

Mollare tutto e partire sembra sembra una scelta pericolosa, perché non sappiamo cosa ci aspetta dopo il salto, o ne abbiamo un’idea vaga. “E se poi non trovo un altro lavoro?”, “e se non riesco a mantenermi?”, “e se perdo le amicizie?”, “e se mi pento?”

Perdere la salute, il sorriso e la serenità, invece, non fa così paura, stranamente. Non fa paura sprecare il proprio tempo, e invecchiare senza lasciare un segno, perché queste sono cose a cui ci siamo abituati. Sono entrate nella nostra vita lentamente, e glielo abbiamo permesso noi. Sono problemi confortevoli, che conosciamo.

In pratica, pur di non affrontare problemi che non abbiamo ancora (e forse non avremo mai) ci teniamo stretti quelli che abbiamo già.

Ti consiglio di leggere l’articolo intero, lo trovi qui.

TO DO OR NOT TO DO

Ho capito che mi devo ararngiare, ma qualche dritta mi farebbe comodo però!

Che ti devo dire, non hai tutti i torti. Spero di averti dato qualche spunto di riflessione, per il resto ecco 4 cose da fare per gestire meglio la paura:

1- impara a conoscere e comprendere le tue paure (vai a fondo: perché questa cosa mi fa tanta paura?Nasconde forse un desiderio inconfessabile o un’ambizione tanto grande da paralizzarmi?)

2- impara a scindere tra paura giustificata e paura che ti tarpa le ali (cioè quella che ti impedisce di crescere, che ti vorrebbe trattenere nel bozzolo. Non la paura di quando ti minacciano con un coltello!)

3- decidi di agire nonostante la paura, senza pretendere che se ne vada (non potresti essere coraggioso se non avessi una paura da affrontare, è come dire a una persona che soffre di insensibilità congenita al dolore di essere forte… non ce n’è bisogno, non sente niente!) 

4- allena il tuo coraggio facendo ogni giorno qualcosa che ti spaventa (non servono gesti ecatlanti, basta il coraggio di affrontare una discussione rimandata più volte con un amico, di fare qualcosa che ti mette a disagio ecc.)

Ultima cosa: se hai un progetto o un’idea non demordere ancora prima di cominciare! Basta anche un solo piccolo passo e in men che non si dica le tue paure si trasformeranno dal peggior nemico al tuo migliore alleato, in grado di consigliarti e metterti all’erta.

Il segreto è agire nonostante la paura, perché eliminarla del tutto sarebbe controproducente: in fondo, sta solo cercando di dirti qualcosa, per esempio che è l’ora di levare l’ancora.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire… hanno paura del mare a furia di invecchiare.

Jacques Brel

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Le mille e una storia

20 sconosciute a un aperitivo: 20 storie per ispirarti

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Prendi 20 sconosciute, di media sui trent’anni, e organizza un aperitivo per farle conoscere e condividere le loro storie. Così, grazie a Sophie, una ragazza olandese che vive a Firenze da diversi anni ed ha aperto il suo business online di life coaching, mi sono ritrovata in un locale fiorentino ad ascoltare varie esperienze di vita.

Ferma!

1 Numero uno, mi sono perso sul life coaching. Ma cos’è?

2 Numero due, che c’entra un aperitivo con la crescita personale?

Uno… Quella del life coaching è una professione. Sophie, infatti, aiuta le donne a far emergere il proprio potenziale e a realizzare le proprie aspirazioni senza farsi condizionare dagli altri. Insomma, è una sorta di guida che ti aiuta a ritrovare la strada, a fare chiarezza e a rivoluzionare la tua vita. Ha anche un programma molto speciale dedicato al superamento delle paure.

Alla storia di Sophie e alla sua attività dedicherò un’intervista intera, intanto se vuoi dare un’occhiata al suo business clicca qui.

Due… Un aperitivo può avere molto a che vedere con la crescita personale. Io, ad esempio, sono tornata a casa da quest’esperienza ispirata e sorpresa.

Procediamo con calma.

L’aperitivo era dedicato alle donne che hanno Sophie come coach o che si sono interessate ai suoi programmi, ma era aperto anche ad amici e conoscenti. Lo scopo era far incontrare personalità diversissime tra loro, con le ambizioni più svariate, ma al tempo stesso con le stesse necessità: tirar fuori la parte migliore di sé vincendo freni e paure, imparare a valorizzarsi, realizzarsi pienamente.

Storie o non storie?

Ho scelto di parlare di questo evento per inaugurare la sezione Le mille e una storia perché non poteva capitarmi niente di più perfetto: in un momento di dubbi e incertezze l’aperitivo è caduto a fagiolo!

Infatti, ero un po’ incerta su questa sezione. Non sapevo se iniziarla con un’intervista, un video o un articolo, o se addirittura eliminarla e ricrearla più avanti quando avrei avuto le idee più chiare e mi sarei decisa a passare all’azione. 

Finché non ho ricevuto l’invito a quest’evento e ho capito che sarebbe stata una bella opportunità. Ho cambiato idea più volte e all’ultimo minuto non volevo uscire. Ma cosa vado a fare ad un aperitivo con gente che non conosco e senza alcuna amica a fare da spalla? Come ne esco se mi trovo a disagio? Eppure, se c’è una cosa che ho imparato nei 20, è che più la vocina malefica dentro di noi ci intima di tornare indietro, più è importante sfidarla. Di solito è il segnale che siamo al limite della zona di comfort.

Quindi, quando senti che qualcosa ti trascina indietro, avanti tutta.

Storie dal Belpaese

Quando metti insieme 20 sconosciute di diverse nazionalità, dalla Polonia al Brasile, dagli Stati Uniti all’Olanda, di età differenti e percorsi di vita variegati, succedono cose incredibili. Credimi, sarei stata in quella stanza per ore e ore ad ascoltare quel susseguirsi di vicende e avventure. Ecco cosa ho capito:

  • Tutti ripetono sempre che l’età è relativa. Al tempo stesso, però, la società si aspetta dalle persone certi comportamenti e le donne sulla trentina ne sanno qualcosa. Le ragazze che erano in quella stanza stanno tutte vivendo la loro vita nel modo più spontaneo ed autentico possibile, seguendo solo le proprie regole. C’è chi ha lasciato il lavoro da scienziata in Australia per vivere un anno in Italia, lavorando come cuoca in un ristorante toscano, e chi in Olanda ha abbandonato tutto, perfino il gatto, per trasferirsi e ripartire da zero. Allora è facile pensare che gli anni non contino, ma non è altrettanto facile, quando poi ci si trova ad una certa età e in un periodo di confusione, levare le vele e prendere il vento in un’altra direzione.                                            
  • Ho capito, cosa che sapevo già ma di cui mi piace avere la conferma il più possibile, che nella vita c’è sempre spazio per cambiamenti improvvisi e svolte inaspettate. Non è mai tardi per realizzare un progetto ambizioso o ricominciare da capo. Gli errori sono fondamentali, quindi non abbatterti se ti sembra di girare sempre intorno o non avanzare di un passo. Tuttavia, se noti che le tue scelte sono sempre dettate dalla paura, allora è il momento di scelte più radicali.

Tornare al punto di partenza non è la stessa cosa che non essere mai partiti

Terry Fratchett

  • Le storie sono affascinanti perché ci ricordano le infinite possibilità che abbiamo, come la trama di una ragnatela, fittissima e talvolta dalle forme più bizzarre. Ma, soprattutto, le storie ci permettono di prendere ispirazione e creare una rete di contatti. Se ancora non l’avessi recepito a fondo, nella vita avrai sempre bisogno di una buona rete di contatti. Non sto parlando a livello professionale, ma proprio di persone che ti facciano cambiare prospettiva e ti mettano in discussione, che siano pronte a supportarti, ispirarti, ridimensionarti. Le storie aiutano a relativizzare e imparare. Come hanno affrontato gli altri una situazione simile? Come ti saresti comportato tu in quel caso? Ti senti confuso e non riesci a prendere una decisione? Pensa alla forza di volontà di quella persona che ha cambiato tutto…                         
  • Le storie ci aiutano anche a capire gli altri e vedere il mondo con occhi altrui. I maschi italiani di una certa età sono davvero così maleducati e pieni di pregiudizi nei confronti delle ragazze dell’est e delle brasiliane? Come mai le straniere sentono per il nostro paese questa fortissima attrazione/amore? Noi lo vediamo sempre in modo così negativo, ma ci sono molti stranieri per cui il Belpaese rappresenta una scelta di vita ideale. Per quanto l’Italia sia un paese complesso che si accascia su se stesso, è splendido notare che qualcuno ne vede ancora la bellezza intrinseca, che brilla sepolta sotto tanta corruzione e abbandono. Ogni tanto è bello farsi prestare un paio di occhiali differenti.

IntrecciStorie

Grazie, storie. Grazie a quelle già citate e a tutte le altre ascoltate in quella stanza. Grazie alla storia della newyorchese con quattro nonni italiani che ha un’impresa di assicurazioni e fa l’attrice, ma viene in Italia per riscoprire le sue radici; alla ragazza del Mugello che invece di sposarsi ha deciso che doveva fare ancora qualche altra esperienza e si è trasferita in un appartamento condiviso; grazie a tutte le persone che quella sera hanno condiviso l’aperitivo e una parte di sé, dimostrando che le paure si possono vincere e le aspirazioni realizzare.

Come si intrecciano tutte le storie! Adesso, sarei curiosa di sapere qual è la tua storia.

Questa sezione servirà appositamente per raccontare. Se l’articolo ti è piaciuto intanto condividilo o lascia un commento.

Crescita personale

Cosa blocca le donne e perché devi investire su te stessa

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Le donne e quel bagaglio un po’ pesante

Ciò che blocca le donne nella loro crescita personale in realtà è lo stesso nucleo di insicurezze che blocca anche gli uomini. Tuttavia, in modo diverso.

Oggi in Italia le donne costituiscono la maggior parte dei laureati e questo dato ci comunica che tengono molto alla loro formazione, alla crescita e al miglioramento. Purtroppo, però, se andiamo a guardare i dati sugli stipendi o sull’impiego restiamo delusi.

Aldilà della situazione economica e sociale del nostro paese e del maschilismo strisciante, una delle spiegazioni sta nel fatto che c’è qualcosa che blocca le donne maggiormente degli uomini e questa cosa ha più nomi: insicurezza, minore autostima, eccessivo perfezionismo, meno propensione al rischio.

Cosa blocca le donne in un mare di squali…

Prendiamo, ad esempio, la propensione al rischio nel settore della finanza:

Le donne hanno la tendenza a rischiare meno nel settore degli investimenti finanziari e preferiscono avere tutto sotto controllo anche prima di iniziare il lancio di un nuovo progetto. Vogliono essere certe che le cose andranno bene, gli uomini, al contrario, tendono ad essere più istintivi. Questa tendenza al perfezionismo per le donne è un grosso ostacolo, soprattutto in ambito lavorativo. Perché? Semplicemente perché quante volte nella vita possiamo essere sicuri che le cose andranno nel verso giusto? Mai, in effetti. Eppure gli uomini si buttano, cominciano un progetto e affrontano gli ostacoli passo passo, mentre le donne in questo hanno più difficoltà: fanno tante previsioni ed analisi che alla fine rimangono incastrate nella loro stessa tela. Peccato, soprattutto se consideriamo che le donne sono molto impegnate nel sociale.

Qui trovi un brevissimo articolo proprio su donne e finanza. 

Tradizionalmente signore e signorine dedicano molto tempo agli altri e, anche quando hanno la possibilità di concentrarsi su carriera e attività di svago, purtroppo si pongono davanti gli ostacoli più insormontabili. Infatti, ciò che blocca le donne rispetto agli uomini spesso è una forte tendenza a sottovalutarsi, oltre a una continua paura del giudizio altrui.

Playing Big

Tara Mohr ha scritto un libro tanto interessante quanto utile, Playing Big, di cui parleremo molto su dicavolievele, il cui scopo è quello di aiutare le donne a far esplodere tutto il loro potenziale nascosto e a placare le paure e le “voci” nella loro testa.

Quali voci? Dai, le conosci bene, sono quelle vocine che ti perseguitano e ti rendono dubbiosa e insicura, perché forse non stai facendo la scelta giusta. 

Nel libro l’autrice sottolinea come le donne siano troppo perfezioniste, si sentano spesso inadeguate e tendano a tentare meno la sorte: prima, ad esempio, di provare a chiedere un aumento, vogliono essere certe che la risposta sia un sì, cioè di aver fatto tutto il lavoro perfettamente. Non è quindi raro che vengano sorpassate nel lavoro da colleghi più giovani e inesperti. Aggiungerei che, per natura, tendono anche molto a minimizzare i successi e a ingrandire i fallimenti.

Se solo osassero!

Ci sono molte donne nella mia vita e talvolta mi stupisco nel notare quanto si sentano insicure, quando invece hanno una grande forza interiore e potrebbero essere più incisive e più agguerrite, dalle relazioni ai progetti di carriera. In fondo, lo vedo spesso, di ragioni per essere insicure ne hanno ben poche e potrebbero, da una delle mie citazioni preferite, scuotere le stelle, fare qualsiasi cosa, se solo osassero (Sarah J. Maas).

Basta una relazione sbagliata, un progetto importante andato storto ed ecco che emerge una fragilità estrema e paralizzante. Indubbiamente la società attuale, sotto un velo di apparente parità, nasconde molto sporco e la fatica da fare per non sentirsi costantemente giudicate è doppia. Le donne si sentono spesso sotto una gigantesca lente di ingrandimento, come se dovessero passare un esame per ogni cosa che fanno o sono, dall’essere madri alla carriera, dall’aspetto fisico allo sport…

C’è una cosa importante che puoi fare: investire su te stessa. Sblocca ciò che ti impedisce di esprimerti al meglio.

Tu che stai leggendo…

Investi su te stessa!

Nello specifico ecco cosa intendo:.

  1. il lavoro “ruba” la maggior parte del tempo libero e se quando torni a casa hai troppe urgenze a cui far fronte, è facile dimenticarsi di tutte le cose che avresti veramente avuto piacere di svolgere, dalla palestra al corso di teatro e via dicendo. Ritagliati subito uno spazio! Se ti sembra di non gestire bene il tuo tempo dai un’occhiata a questo articolo, ti sarà utile! 
  2. il partner o la famiglia tendono a risucchiare molta della tua attenzione? Mantieni sempre la tua identità. Sono le donne che danno la vita, quindi questo nostro adattarci, modellarci su un’altra persona ha in sé qualcosa di ancestrale, ma anche di molto pericoloso. Ricorda che prima devi prenderti cura di te stessa, altrimenti non puoi prenderti cura degli altri.
  3. le donne tendono ad avere più bisogno di approvazione rispetto agli uomini. La paura del giudizio altrui, dai familiari in poi, è un meccanismo che blocca e ti tarpa le ali. Qui, semplicemente, devi imparare a fregartene. Impara a far tacere la voce nella tua testa che ti critica per ogni cosa. Non hai bisogno dell’approvazione di nessuno, non devi piacere a tutti. Vai avanti come un carro armato.

Quindi, se stai leggendo, inizia a frequentare qualche persona nuova, inizia un progetto che ti intimorisce, fai qualcosa anche se tutti ti dicono di non farlo, prova qualcosa che sei convinta di non saper fare, esprimi la tua opinione anche quando pensi che a nessuno interessi.

Perché dovresti?

Tu puoi. E quindi dovresti investire su te stessa. Ciò che blocca le donne può essere sbloccato, perché il più grande ostacolo quasi sempre sono le nostre insicurezze.

Investi soprattutto imparando e leggendo di più, di tutto, e facendo esperienze sempre nuove. Allora le tue paure un po’ si placheranno, ti sentirai più indipendente e la tua autostima ne risentirà. Chiedi un aumento senza pensarci troppo, chiedi di essere pagata quanto il collega maschio, parla, esprimiti, comincia, comincia, comincia, anche se niente è come dovrebbe essere. Qualsiasi cosa ti stia a cuore, da un progetto locale a un libro, da un viaggio a un corso di cucina, da una campagna a una start-up. Investi su te stessa senza paura, imparando e crescendo ogni giorno.

Il mondo versa in un pessimo stato. Dobbiamo cambiare. È imperativo. Abbiamo una nuova generazione di guerriere, di ragazze, che possono farlo, ma per loro, il tipo di sfide che devono affrontare – il sogno basilare di andare a scuola, di dire quello che pensano – comporta un grande rischio; possono smettere di esistere. Hanno bisogno del supporto del mondo

 Salma Hayek

Go, ladyblocca le donne

Si ha sempre bisogno di un po’ di supporto, ma se non crederai tu per prima in te stessa e nel tuo potenziale nessuno potrà aiutarti. Ti ricordi l’articolo sul controllo della voce per comunicare al meglio (lo trovi qui)? Se chiedi un aumento al capo senza esserne convinta o con voce tremante o stridula, sappi che il collega è già pronto a soffiarti il posto.

Certo che puoi avere tutto. Che cosa farai? Tutto, scommetto. Le cose saranno un po’ incasinate, ma accogli il caos. Saranno complicate, ma gioisci nelle complicazioni. Non sarà affatto come pensi che sarà, ma le sorprese sono una cosa buona. E non avere paura: puoi sempre cambiare idea.

Nora Ephron

Compito di oggi: hai presente quella cosa che ti intimorisce ma a cui tieni? Buttati, chiedi, provaci! Hai presente quella voce che ti dice che non sei abbastanza (bella, brava, interessante…)? Oggi zittiscila. SSSCH! Oggi vado bene così, vado alla grande, vado al massimo.

Coraggio, a lavoro. E condividi questo articolo con le tue amiche!

Crescita personale

Paura di imparare una lingua straniera? Leggi qui!

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Non sono portato…

La paura di imparare è una cosa che ci portiamo dietro dall’infanzia ed è associata a ricordi spiacevoli. Una volta che ti convinci di non essere bravo in una certa materia, o che l’insegnante ti etichetta dicendo che in questo campo proprio non ci chiappi, le cose si fanno sempre più difficili per la tua autostima. Basta un compito andato male o un rimprovero per darti la botta finale e farti dichiarare al mondo che la matematica, le materie letterarie, o chissà che altro, proprio non fanno al caso tuo!

Affronteremo ancora e nel dettaglio l’argomento, per ora mi soffermo specificatamente sulle lingue straniere.

La paura di imparare una lingua straniera è comune e, a pensarci, ragionevole. Non può certo farti piacere il fatto di esprimerti con difficoltà e sapere che ciò che dici suona banale o sarà travisato, perché le tue abilità linguistiche non ti permettono di spiegarti come vorresti. Non solo tutto ciò non ti piace, ma ti fa sentire frustrato, sciocco, ridicolo.

Non vuoi chiedere che ti venga ripetuta la domanda per l’ennesima volta e non vuoi riprovare a far capire cosa intendevi, meglio rinunciare. Dai forfait perché pensi sia preferibile non comunicare, piuttosto che esprimersi così malamente.

Sbagli.

Ahi, mi sento una capra! 

Imparare una lingua straniera presuppone non solo un certo impegno a lungo termine, ma anche e soprattutto la capacità di accettare di sentirsi inadeguati. Per come la vedo io, è un atto di umiltà e rispetto, è un regalo splendido che fai a te stesso e agli altri. Vuol dire che stai facendo un tentativo per abbattere un grosso muro e sei abbastanza curioso da sapere cosa vi si nasconde dietro.

Ho visto molti amici estroversi diventare improvvisamente timidi nel momento in cui hanno dovuto, davanti ad altri, fare due domande in inglese e, credimi, so bene cosa provi quando all’estero cerchi di farti capire o lotti per controllare la pronuncia. Faccio lezione di russo su skype e oh, che fatica!

Ma ti dirò una cosa. Il segreto è resistere alla tentazione di mollare. Una volta che inizi, cerca di renderlo divertente. Non deve essere un obbligo e non devi avere paura di imparare. Anzi, una lingua straniera può essere proprio il primo passo per affrontare le tue paure: cominci con le prime lezioni, poi con dei video, prenoti un viaggio e in poco tempo potresti vagare sorridente per le strade di una città sconosciuta, consapevole che, in fondo, te la stai cavando e le tue paure erano infondate.

E magari saranno infondate anche molte altre paure che ti trattengono dal fare cose spettacolari…

Sai cavartela. Le paure si affrontano una per una, ma intanto consapevolezza e fiducia crescono a dismisura.

C’era una volta…

All’asilo imparavamo il francese e a casa di un’amica guardavo La Sirenetta in ungherese senza battere ciglio, ma il mio interesse per le lingue straniere è nato dal sentire una compagna di classe che rispondeva “I love you” al padre. Mi bastò per alzare lo sguardo verso mia madre e dirle, tirandole la giacca per assicurarmi di avere la sua attenzione:

“Mamma lo sai cosa risponde la mia amica al papà…?”

Lei usava una lingua diversa… Che magia! E da lì non ho mai spesso di dedicarmi allo studio delle lingue, una gioia e al tempo stesso una lotta. Ecco, se c’è una cosa che non mi hai mai sfiorata è la paura di imparare una lingua e sentirmi stupida. Come si dice, se qualcuno ha un accento vuol dire che parla una lingua in più di te (Fernando Lamas).

Dando lezioni di inglese ho notato che alcune persone, soprattutto quelle di una certa età, non soltanto si sentono inadeguate, ma hanno addirittura una specie di timore referenziale per l’insegnante, una paura di sbagliare che sicuramente ha a che fare con la scuola e che ha lasciato un segno indelebile: fare errori li terrorizza e nel loro sguardo si legge l’attesa di una punizione.

“Ehm, non ho fatto i compiti…” mi ha detto l’ultima volta uno zio con aria colpevole, scatenando la mia ilarità.paura di imparare

Alcune regole basilari per liberarsi dalla paura di imparare le lingue straniere

– Non farti condizionare dalle esperienze passate

– Non si tratta di essere o non essere portati, si tratta di imparare gradualmente a comunicare col resto del mondo

– Sii fiero dei piccolo progressi, sono comunque una breccia in quel muro da buttare giù

– Tieni sempre presente la grande soddisfazione che ricaverai dall’aver decifrato un codice che a molti altri resterà segreto 

Non considerarlo un impegno, un obbligo scolastico o un peso, bensì un gioco, un allenamento per il cervello, una sfida, un’opportunità…

– Non essere invidioso degli altri o irritato perché dovresti già sapere bene la lingua dopo tanto studio. Accetta che ciascuno di noi, come in tutte le cose, ha i suoi tempi. 

– Accetta, soprattutto, di sentirti come un bambino, di sbagliare, di prendere fischi per fiaschi, di dire clamorose sciocchezze o pronunciare una frase così male che non si capisce se sei ubriaco. Aggiungiamo anche di fare terribili figuracce.

Non c’è niente di più divertente di imparare modi di dire assurdi e apparentemente senza senso, e non importa se sembra che tu non abbia tutte le tazze nella credenza (dal tedesco: nicht alle Tassen im Schrank haben, ovvero non avere tutte le rotelle a posto), in realtà sei un un po’ un eroe per aver cominciato quest’avventura!

Non pensare di non essere dotato. Kató Lomb, famosa poliglotta ungherese, ha scritto che non hai mica messo via la bici o gli sci alla prima caduta, ma hai continuato perché sapevi che le gioie sarebbero state sempre maggiori. Lo stesso vale per quando hai imparato a camminare, non hai certo pensato “lasciamo stare, questo non fa per me!” o “gli altri lo fanno molto meglio io non sono portato”, è ridicolo perfino scriverlo 😀

Quindi, ultima regola:

– Ricordati che anche sapere il minimo in questo caso fa la differenza (vedi sotto la citazione di Kató Lomb)

Una lingua è l’unica cosa che merita di essere conosciuta anche in maniera imperfetta.

Non mollare e accetta la sfida. Se intanto vuoi seguire i consigli di un esperto, ti rimando al sito di un poliglotta italiano, Luca Lampariello, che parla più di 10 lingue e ha fatto della sua passione  un’occupazione a tempo pieno. Basta con le scuse, abbandona la paura di imparare una lingua.

Chiudo con questa espressione delle isole Kiribati: KAEN GENG, ovvero dire “sì, sì” ma non fare niente… che non sia il tuo caso, siamo d’accordo?

Al solito, se ti va lascia un commento e fammi sapere che lingua stai imparando.

Che ansia!

Ansia: cosa fare quando non passa

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Cosa fare quando l’ansia non ne vuole sapere di lasciarci in pace? Parliamoci chiaro: certi giorni semplicemente non va. Provi a controllare la voce malefica nel tuo cervello, ti sforzi di respirare correttamente, ti fermi un attimo.

Ansietà e paura producono energia. Dove indirizziamo questa energia influenza in modo considerevole la qualità della nostra vita. Concentratevi sulla soluzione, non sul problema.

Walter I. Anderson

Sembra facile detto così, ma oggi ogni cosa sembra impossibile. Tutto succede dentro di te, c’è troppo rumore, mentre fuori, anche se c’è un po’ di caos, il mondo fa meno chiasso. Ci sono delle preoccupazioni e dei pensieri predominanti, ma all’esterno la giornata non presenta alcuna grossa minaccia: perché l’ansia non si placa? 

La sensazione  in certi momenti è simile alla paura, ma c’è una differenza: la paura implica un pericolo reale ed è avvertita anche dagli animali. La paura, per essere chiari, è quando qualcuno ti minaccia con un coltello.

L’ansia, invece, è più complessa: sta lì, come una cosa diffusa e indefinibile dentro il tuo stomaco, che si diffonde o si restringe senza che tu ne comprenda il meccanismo.

Perché ce l’hai?

Si può soffrire d’ansia semplicemente perché si è ereditata da un familiare, perché ci sono delle condizioni mediche che possono favorirla, come i problemi alla tiroide, per via di eventi traumatici avvenuti durante l’infanzia o perché un avvenimento nel futuro ci tormenta.

Le cause possono essere molteplici e non sempre identificabili.

L’ansia è una sensazione che tutti proviamo nel corso della vita, mentre nel mondo animale sembra non esistere, o quantomeno si verifica in modo diverso. Negli umani, infatti, è coinvolto l’elemento tempo e in particolare la capacità del cervello di immaginare eventi futuri. Gli animali possono essere rimasti traumatizzati, si pensi ai cani abbandonati, ma il loro cervello funziona diversamente per tanto non credo che vedrai il tuo gatto stare male perché pensa che il mese prossimo non avrà abbastanza da mangiare!

La tua mente, al contrario, con le previsioni future ci va a nozze.

Ma l’ansia non è automaticamente negativa. In una situazione di pericolo, l’individuo può percepirla come risposta automatica del corpo il cui scopo è apportare un maggiore afflusso di sangue a muscoli e cervello. Corpo e mente si attivano per reagire e uscire da quella situazione, finché non si ristabilisce l’ordine.

Se invece di aiutarci a gestire la situazione il cervello comincia ad elaborare scenari negativi, l’ansia si espande a dismisura, e non soltanto le prestazioni non aumentano, ma ti senti bloccato e sofferente.

Chissà, magari il cervello si accorge che in realtà non c’è niente di pericoloso e pensa sia divertente generare scuse plausibili per un attacco d’ansia, del tipo che la nonna potrebbe cadere dalle scale, l’anno in corso essere il peggiore di sempre, un meteorite cadere in giardino, un ordigno nucleare esplodere perché ieri in tv dicevano che…

Un flusso di pensieri fuori controllo prende il sopravvento.

Attenzione! L’ansia può causare tutta una serie di problemi: da difficoltà respiratorie a nausea e gastrite, da palpitazioni a vertigini, da tensione muscolare a eccessiva sudorazione… la lista è davvero lunga!

Inutile dire che non fa proprio benissimo alla salute… e scommetto che questa frase ti causerà ancora più ansia 😀

Prima di passare a parlare di come fare se non passa, non vuoi sapere qual è la differenza con un vero e proprio disturbo d’ansia?

Ecco alcuni dettagli sul disturbo d’ansia generalizzato (DAG):

  • riguarda più le donne
  • può essere da lieve a grave
  • in alcuni casi la causa potrebbe essere un medicinale (es. la pillola anticoncezionale)
  • la terapia migliore è quella cognitivo-comportamentale

Se l’ansia dura da più di 6 mesi, non è riconducibile a una causa precisa, ed è accompagnata anche da sintomi fisici  è probabile si tratti di DAG.

Per saperne di più ci sono tante pagine consultabili online, io però ho scelto per te un link alternativo:

Un artista inglese ha voluto tentare di dare un aspetto all’ansia e ad altri disturbi mentali, disegnandoli come fossero dei mostriciattoli . Il disegno dell’ansia rende l’idea meglio di una lunga lista di sintomi fisici e possibili cause.

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Vista così la cara amica Ansia sembra quasi simpatica, non trovi?

E invece prova a immaginare di avere quel mostriciattolo sulla spalla. Stai tentando di liberartene, ma non ti ascolta, anzi, più ti irriti e ti dimeni, più lui resta appeso là. E lo stesso se cerchi di ragionarci.

Sai bene che ti fa male averlo sempre là e vorresti riuscire a importi, ma non funziona. Qual è il modo per farlo andare via?

Lo stomaco brucia, hai il respiro corto, provi un senso di inadeguatezza e panico insieme e ti senti stanco e pesante…

In questo caso l’unico modo per stare meglio è dimenticarsi di lui. Lascialo appeso là, come un vicino fastidioso che viene a chiederti del sale e poi non ti molla più. Potrebbe essere utile addirittura dargli un nomignolo, immaginarlo nei dettagli e prenderlo in giro.

Non sto scherzando. Un po’ di humour in questi casi può essere utile, aiuta a trasformare qualcosa di inquietante e inspiegabile in qualcosa di conosciuto e affrontabile. Rendilo ridicolo!

Poi, fai così:

se sei a lavoro dedicati a qualcosa di facile che non richieda troppa concentrazione

se puoi, fai una pausa, stiracchiati, arriva fino in bagno poi prepara un tè caldo

torna alla scrivania ma siediti meglio, la postura è importante

fai respiri lenti e profondi e concentrati sul flusso d’aria

sforzati di bloccare ogni pensiero invadente e paralizzante: devo fare questo… poi non devo dimenticarmi di… stasera ho anche quello… non ce la faccio domani a… e poi ora ho l’ansia e mi fa male lo stomaco, lo sapevo, finirò con la gastrite, ma non posso permettermelo perché devo…

STOP. Impara a concentrarti soltanto sul respiro.

Non agitarti, non provare a cacciare quella sensazione: concentrati sul respiro. Percepisci l’ansia e non cercare di darle a tutti i costi una spiegazione, a volte non c’è. Ascolta il respiro e le sensazioni che il corpo ti trasmette. Controlla i pensieri e non andare in tilt.

Decidi che oggi il mostriciattolo può restare anche sulla tua spalla, non è la fine del mondo.

Forse sta cercando di dirti qualcosa: devi rallentare, essere più gentile con te stesso, trattarti meglio. Per questo ti consiglio una pausa, un tè, un po’ di stretching per sentire il corpo e un momento di tranquillità. Domani andrà meglio.

Accetta che non si può sempre essere al 100%, accetta che oggi hai l’ansia e non sai neanche bene il perché.

A volte è possibile liberarsene con dei trucchetti o spostando l’attenzione su altro, altre no. Oggi va così, ma domani il cielo si schiarirà.

Anche se sei ansioso e stai avendo una brutta giornata, però, puoi gratificarmi per il lavoro fatto condividendo sui social l’articolo e mettendomi un like! Mi sentirò più motivata a scrivere per te!