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Crescita personale

Perfezionista? La tua salute ne risente

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Ti hanno mai detto che sei un perfezionista?

La frase sei un perfezionista mi ha sempre confusa. Non mi è mai stato del chiaro se si tratti di un complimento o una critica e ognuno di noi può essere perfezionista su alcune cose e nient’affatto su altre.

In ogni caso il perfezionismo è da considerarsi un ostacolo che noi stessi ci mettiamo davanti, più che un vantaggio. I perfezionisti saranno anche molto precisi e attenti ai dettagli, ma si rendono la vita impossibile, vediamo perché.

Houston, we have a problem

Pare che i perfezionisti siano in aumento, almeno così ho letto su un articolo qualche giorno fa. Lì per lì la cosa non mi è sembrata così grave, del resto mica stiamo parlando del tasso di omicidi, ma mi sono ricreduta per due ragioni:

  1. l’articolo in questione mi ha fatto vedere alcuni lati del perfezionista tipico pericolosi per la salute
  2. ho letto Open di Agassi, libro bellissimo, che mi ha fatto capire fino in fondo qual è il prezzo da pagare 

Il perfezionista tipico non solo non ottiene risultati migliori, ma spesso perde tempo ed energie su cose che non sono importanti, finendo non soltanto col sentirsi abbattuto, ma addirittura con l’ammalarsi più spesso.

I perfezionisti sono ossessivi e, anche al termine di un’ottima prestazione, tendono a soffermarsi su dettagli insignificanti e ad andare in cerca degli errori commessi. Nobile intento imparare dai propri errori, ma il perfezionista non vive l’errore nel modo giusto.     

Sebbene troppo spesso nella nostra cultura avvenga il contrario, gli errori andrebbero celebrati, perché senza errori non c’è progressione. 

Il perfezionista invece ne rifugge e si tormenta per non essere stato perfetto, l’errore è una macchia nella sua performance, che vorrebbe tanto irreale da essere irraggiungibile.

Le conseguenze sono spesso un accanimento contro se stesso e un’imposizione di ritmi massacranti e ripetizioni, per evitare di compiere un’altra volta lo stesso errore, o l’abbandono del progetto in corso perché non ci si sente all’altezza della situazione.

Secondo diversi studi il perfezionismo può portare perfino a soffrire di depressione, ansia, disturbi ossessivi compulsivi, anoressia e bulimia, insonnia.

Inoltre, dal momento che tendono a vedere le cose in versione negativa, è più probabile che i perfezionisti davvero falliscano, minati dal senso di colpa per gli errori e da rabbia e vergogna verso se stessi.

Come si può sconfiggere il  perfezionismo?

La cosa curiosa è che spesso i perfezionisti sono inflessibili con se stessi, ma molto comprensivi nei confronti del prossimo: gli altri sono sempre migliori, a loro sono concessi errori e debolezze.

Per i perfezionisti, e su alcune cose mi rivolgo anche a me stessa, consiglio:

  • di imparare a rivolgersi a se stessi come lo si farebbe con un amico: con gentilezza, parole di conforto e comprensione. Offenderesti un tuo amico con epiteti crudeli? Lo aggrediresti col tono di voce? Gli diresti che continua a fare gli stessi errori ed è inutile riprovare? Ne dubito, se ci tieni all’amicizia. Allora sii anche amico di te stesso. Controlla la voce nella tua mente.
  • Sdrammatizzare e usare l’ironia per ridurre il carico emotivo.
  • Cercare di valutare la situazione in modo oggettivo.

Dai che ce la fai… you got this 🙂

Ricorda, inoltre, che sbagliare è una cosa del tutto naturale. La società occidentale demonizza l’errore e inculca una paranoia per il fallimento sin dall’infanzia, col risultato che chi sperimenta o si butta in progetti inusuali è visto come un amante del rischio o un pazzo, mentre fare errori e intraprendere più strade è necessario e importante.

Torna coi piedi per terra

Non lasciare che i tuoi progetti restino solo idee perché non puoi pensare di partire con qualche dettaglio mancante o senza sapere subito come si evolveranno le cose. Non rinunciare a provare dopo i primi intoppi. 

Impara giudicarti meno duramente. Per i momenti peggiori, tieni a mente questa frase del libro Open, che l’allenatore di Agassi pronunciò dopo una sua sconfitta cocente:

Non devi essere il più forte del mondo, devi essere solo più forte della persona che hai davanti in quel momento.

Mi è piaciuta proprio perché illustra perfettamente quale sia il problema più grande di un perfezionista: la ricerca dell’assoluto, del primo posto sull’Olimpo, in qualsiasi circostanza.

Scendi dalla vetta, la vita nella valle è più piacevole dà altrettante soddisfazioni.

 

 

 

Crescita personale

Sulla scrittura creativa e sul perché imparare ci rende felici

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Il 2018 è iniziato con un corso di scrittura creativa. Si è trattato di un caso, dato che non avevo mai pensato di farne uno. Sentivo di dover cominciare l’anno con qualcosa di nuovo e diverso dal solito e i risultati non si sono fatti attendere…

Ma facciamo una premessa.

Vuoi essere felice? Impara

Secondo diverse ricerche, se vogliamo essere felici dobbiamo dedicare un po’ di tempo a imparare cose nuove.

Aldilà delle credenze personali di ciascuno di noi, mi sento di poter dire senza alcun dubbio che una delle cose che dà un senso alla nostra presenza su questo pianeta sia la nostra capacità di apprendere e migliorarci.

Ma come?! Non siamo affatto una specie animale di larghe vedute e non sembriamo interessati a niente se non all’auto-annientamento.

In parte sono d’accordo, ma non potrai negare che siamo anche circondati da un buon numero di esempi positivi e sono quelli che dovremmo tenere presente, non trovi?

Penso a Stephen Hawking col sintetizzatore vocale, a Bebe Bio e Alex Zanardi con le protesi e a molti altri senza alcun problema fisico, ma che comunque hanno imparato a sfruttare ciò che avevano a disposizione e a tirare fuori il meglio di se stessi, puntando a obiettivi ambiziosi:

Il mio obbiettivo è semplice: è la comprensione completa dell’Universo, perché è così com’è e perché esiste

Stephen Hawking

Una cosa da niente, non trovi?

Time to learn

La capacità di imparare è insita nell’essere umano, ma spetta a ciascuno di noi assicurarsi che sia nutrita adeguatamente.

Ti sarà capitato sicuramente di vivere un periodo monotono e di trascinarti da un giorno all’altro senza motivazione né stimoli. Magari ti sei sentito inutile e ti sei chiesto tante volte quale fosse il senso di alzarsi al mattino per correre tutto il giorno nella classica ruota del criceto e poi tornare a casa la sera esausto, con la sensazione che non fosse cambiato niente rispetto ai giorni precedenti.

Ci siamo, è tempo di imparare.

Tocca a te provare a ritrovare una scintilla di entusiasmo e imparare cose nuove è il primo punto di partenza. Scegli un’altra sfida, preparati per una nuova avventura, partecipa a un corso (qui ho parlato dei corsi online) o trova un qualsiasi altro modo per avere più stimoli e imparare cose nuove.

Che si tratti di imparare qualcosa su te stesso, ad esempio che sei in grado di superare un limite sportivo che eri convinto di avere, o imparare una nuova lingua, non cambia molto.

Conta procedere, scoprire, ritrovare un po’ di pepe.

apprendimento> maggiore autostima > maggiore positività e ottimismo > e poi chissà…

Scrittura creativa

Nella mia lista di cose da fare nella vita, ho inserito “fare ogni anno dei corsi per imparare qualcosa (dal vivo o online)” proprio per assicurarmi di portare sempre un po’ di pepe nella mia quotidianità.

Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, noi stessi diventiamo qualcosa di nuovo.

Leo Buscaglia

Quest’anno, come dicevo, è toccato a un corso di scrittura creativa, breve ma intenso. Ho imparato due cose importanti, oltre ad alcuni aspetti tecnici relativi alla scrittura:

  1. Ho imparato a espormi in un ambito nuovo. Non a tutti piace dover leggere ad alta voce, figuriamoci leggere le proprie bozze!
  2. Ho imparato ad andare avanti per la mia strada lasciando perdere i paragoni con gli altri.

In ambito creativo non sempre esiste giusto o sbagliato, ma esporsi ed accettare il feedback non è sempre facile. In un gruppo, poi, tendiamo inevitabilmente a paragonarci agli altri.

Ti è mai capitato di sentirti sminuito o di pensare di essere il peggiore? Al corso di scrittura creativa ho pensato spesso di essere indietro. Mi sembrava che gli altri fossero già dei professionisti e ho avuto quest’impressione soprattutto durante le prime lezioni, tanto che ero incerta se continuare o meno. Ma ho deciso di non mollare.

Dopo una delle lezioni più faticose, mi è stato detto: se gli altri sono più bravi, vuol dire che hanno meno da imparare.

Perché il punto, infatti, non è dove sono gli altri, ma quanto hai imparato e quanta strada hai fatto rispetto a dove ti trovavi prima.

I risultati

Ho iniziato l’articolo dicendo che i risultati non si sono fatti attendere. Ecco cosa intendevo:

  • ho aumentato la mia autostima, perché non ho mollato e le lezioni successive sono andate meglio, dato che ho cercato di impegnarmi di più e fare attenzione ai miei punti deboli
  • ho ricevuto un buon feedback su una bozza di storia. Mi è stato detto che ho in mano del materiale buono e dovrei lavorarci e mi sono sentita spronata a continuare
  • ho imparato molte cose utili a livello pratico di scrittura creativa

Come ho detto in uno dei video del progetto 100 giorni di scrittura, da cosa nasce cosa, l’importante è cominciare.

Tu cosa imparerai questa settimana?

Condividi l’articolo se ti è piaciuto e non dimenticare di seguirmi sui social 🙂

 

 

Crescita personale

Puntuario per un anno al massimo

imageUna sezione del Muro di Berlino, mi sono piaciuti i colori...
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Per un anno al massimo, non per un anno di successi

Comincio subito questo post dicendo che ho scritto per un anno al massimo, non per un anno di successi. Si fa un tale abuso della parola successo che a volte mi viene il voltastomaco.

Anche perché è risaputo che dal successo impariamo ben poco, è dal fallimento che capiamo la lezione e procediamo.

Comunque stavolta non ti voglio parlare di successi e fallimenti, ma di come vivere quest’anno al massimo, con energia ed entusiasmo, per arrivare a dicembre con il cervello pieno di ricordi incredibili e di soddisfazioni meritate.

Il punto più importante è l’ultimo, non si può proprio tralasciare.

Cominciamo…

  • Parti senza esagerare: meno liste, meno progetti, meno obiettivi

Ne ho già parlato qui: ogni tanto è meglio non porsi alcun obiettivo. Oppure fallo, ma assicurati che la tua lista sia realistica e che non siano cose campate per aria di cui tra un mese non ti importerà più niente.

Meno cose equivale a più concetrazione. Altrimenti continuerai a dedicarti alle attività sulla lista che richiedono meno impegno, rimandando tutto il resto. Da qui il punto seguente …

  • Porta a termine qualcosa: priorità assoluta ai progetti nel cassetto

Per quest’anno prova a concentrarti su una di quelle attività che rimandi da mesi o anni. Farlo aumenterà notevolmente la tua autostima e ti darà molta soddisfazione. C’mon, you can do it!

Sistemare il tuo portfolio? Realizzare la tua pagina web? Finire di scrivere quel libro? Ma, senza andare troppo lontano, possiamo includere sgomberare lo sgabuzzino, riparare un oggetto, liberarti di qualcosa, correggere il CV, programmare un viaggio…

  • Sii più pratico: organizzati prima di cominciare

Un tempo, in primavera svuotavo armadio e cassetti per fare il cambio di stagione. Buttavo tutto all’aria illudendomi che così avrei sistemato le cose velocemente, quando invece restava il caos per giorni interi, perché mi stufavo subito o mi spaventavo a vedere la mole di roba da rimettere a posto.

Sono stata chiara, no? Inutile cambiare in modo drastico se poi abbandoni subito.

Comincia piano e procedi per gradi pre-stabiliti, tenendo presente che tipo di persona sei. Inutile che tu ti metta a prendere appunti e fare schemi al computer se ti piace scrivere a mano!un anno al massimo

Per la gestione di progetti o attività di routine puoi ricorrere a varie app o utilizzare carta e penna. Non c’è un modo migliore di un altro e non per forza devi metterti una scadenza se sai che per te non funziona.

In ogni caso, io ti consiglio il metodo kanban (dividi un foglio in 3 colonne: da fare, in corso e fatto. Molto intuitivo).

  • Non rimandare: piccoli passi

Il modo più sicuro per non fare qualcosa è rimandare il primo passo. Se, per esempio, vorresti provare a cambiare lavoro in primavera, non rimandare TUTTO fino a fine marzo. Comincia subito con l’azione più piccola possibile, ad esempio, tirare fuori il tuo CV e appoggiarlo sulla scrivania.

Suddividere le attività che ci intimoriscono, soprattutto quelle legate a grossi cambiamenti, in attività più piccole ti aiuterà a farla sembrare meno gigantesca e ti farà sentire più sicuro e in controllo della situazione.

  • Dedicati subito a qualcosa di entusiasmante: per energia e buonumore

Per affrontare meglio gennaio e febbraio, che sono sempre un po’ faticosi, assicurati di dare spazio a qualcosa di entusiasmante. Anche se si tratta di un viaggio o un’opportunità per cui dovrai ancora aspettare parecchio, comincia a pianificare, a raccogliere info… a sognare!

  • Sii ragionevole: non fare il vigile inflessibile

Non smetterò mai di ripeterlo, soprattutto nel caso degli ansiosi e dei perfezionisti, se non impari a essere più gentile con te stesso non andrai da nessuna parte.

Smettila di essere troppo pignolo.

Se questo è il tuo progetto, il tuo anno, il tuo piano, valgono le tue regole e l’unico che può metterti i bastoni fra le ruote sei tu stesso. O, meglio, la vocina che hai nel cervello che si impone come vigile, giudice, professore o chissà che altro e non fa altro che farti sentire un disastro.

Ignorala e accetta ostacoli, ritardi, deviazioni, errori grossolani e quant’altro come qualcosa di inevitabile in un percorso avventuroso.

Sii ragionevole e, qualsiasi cosa tu abbia in mente, sarà un anno al massimo. Sii gentile, perché per vivere un anno al massimo bisogna capire che una cosa è l’immaginazione e un’altra è la realtà.

Se non immaginiamo le cose, non possiamo agire per far sì che diventino realtà. Ma è inevitabile che la realtà sia sempre un po’ diversa.

Per un anno al massimo devi accettare questo “scarto” e continuare a pigiare sull’acceleratore. Non spegnere il motore solo perché la strada è un po più lunga o erta di quello che pensavi.

Keep going…

  • Fai un bel chek-up: che abitudini hai?

La cosa più importante che puoi fare è la seguente: riflettere sulle tue abitudini e apportare gli aggiustamenti necessari. Si tratta di una cosa fondamentale, per questo ne riparleremo.

Intanto ti consiglio di pensare alle tue abitudini mattutine, alla routine serale, alle cose che fai ogni giorno nello stesso modo da sempre… scrivile, poi vedremo cosa cambiare.

Per ora è tutto, mi sembra che ci sia già abbastanza da fare!

Ti auguro un anno pieno di colori.

Che ne dici di questo articolo, ti è piaciuto? Fammi sapere se c’è qualche punto che è particolarmente significativo per te!

Pensieri sciolti

2018 L’anno che verrà

“Tendiamo a sopravvalutare ciò che possiamo fare in un giorno e sottovalutare cosa possiamo fare in un anno”

Il 2017 è stato un anno di viaggi (tantissimi) e cambiamenti (nuova città, nuovo lavoro, amicizie ecc.). Stavolta mi riesce facile tirare le somme perché sono stati 12 mesi piuttosto sorprendenti.

Ma in base a cosa si può giudicare un anno?

Non so tu, ma a me interessa il percorso svolto. Mi interessa capire se sono “cresciuta” o meglio maturata (2017 anno dei 30), dillo come ti pare!

Mi interessa sapere se nel mio anno c’è stato un po’ di spazio per avventure, viaggi, novità, apprendimento, sfide.

Mi interessa capire se ho imparato a conoscermi e perfino a reagire meglio, quel tanto che basta, in situazioni in cui solitamente sono troppo aggressiva o permalosa.

Mi interessa sapere se ho saputo gestire la mia ansia e le mie paure, o se perlomeno ci ho provato.

In base a questa lista, il 2017 è stato un anno molto positivo. Ovviamente avrei potuto viaggiare di più, osare di più, imparare ancora di più, scrivere di più, di più, di più…

Ehi, se questi sono anche i tui pensieri è l’ora di bloccarli. Ignorali. Di più non conta, conta se l’hai affrontato meglio del precedente.

C’era una volta

A dicembre 2016 avevo scritto la mia lista di obiettivi basandomi sul metodo scritto qui e, anche se molti non sono stati raggiunti, posso ritenermi soddisfatta.

Scriverli mi ha aiutata a impegnarmi e a ricordarmi delle priorità che mi ero data.

Volevo trasferirmi e ho scelto Berlino. Volevo finalmente fare quel viaggio di un mese nel Sud-est asiatico che posticipavo da anni e a fine aprile sono rientrata in Italia piena di ricordi. Volevo…

Avevo obiettivi finanziari, sportivi, lavorativi, suddivisi in varie categorie. Insomma, avevo organizzato bene la cosa e quando è stato il momento di fare una valutazione sono stata molto comprensiva con me stessa.

Anche nel caso di obiettivi miseramente falliti (vedi obiettivi finanzari :D).

Una cosa che ho imparato a fare con gli anni è proprio mantenere un atteggiamento più positivo e flessibile verso me stessa. Fino a prova contraria la mia prima fonte di ansia sono io stessa.

L’anno che verrà

E per il 2018?

2018 anno che verrà

Avevo tanta voglia di pormi degli obiettivi l’anno scorso quanta ne ho quest’anno di lasciar perdere!

Ci sono indubbiamente delle cose che vorrei fare, perché so che mi daranno soddisfazione. Alcune erano previste nel 2017, ad esempio correre una mezza maratona, ma non ci sono riuscita e dunque le ripropongo volentieri.

Senza stress, questo nuovo anno.

Forse ne includerò anche altre, ma per lo più voglio che il prossimo sia un anno più spontaneo, con l’unico obiettivo di lavorare su me stessa giorno per giorno, senza grandi progetti.

Voglio che scivoli via in modo fluido, per quanto possibile.

E tu?

Fammi sapere nei commenti, ormai lo sai che sono curiosa!

Ti lascio con un grande classico…

Ma la televisione

ha detto che il nuovo anno

porterà una trasformazione

e tutti quanti stiamo già aspettando

 

 

Che ansia!

Obiettivo 2018 per gli ansiosi: nessun obiettivo

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Non chiedermi come sia potuto accadere…

fatto sta che siamo nuovamente a fine anno ed è l’ora di fare un bilancio del 2017 e porsi qualche nuovo obiettivo.

Ah sì?! E se invece stavolta facessimo proprio il contrario?

Nel 2016 accadde…

L’anno scorso ho pubblicato due articoli sul tema, per aiutarti a entrare al meglio in un altro anno.

Il primo, riflessioni di fine anno: 7 domande da farti, ti sarà di nuovo utile per valutare le esperienze degli ultimi 12 mesi e spingerti a ritagliarti un po’ di tempo, anche solo venti minuti, per rilassarti e riflettere.

Il secondo, stabilire degli obiettivi per il nuovo anno e rispettarli, è più che altro un metodo per capire come fare a porsi degli obiettivi in modo efficace, così che sia effettivamente possibile raggiungerli.

In questo articolo, invece, vorrei parlarti del concetto opposto: a volte è meglio non porsi alcun obiettivo.

Ma come, non è un controsenso?

Lasciami spiegare!

Ognuno di noi è diverso e, certamente, c’è chi ha veramente bisogno di una spintarella e di qualche consiglio per essere un po’ più quadrato.

Vivi sempre alla giornata oppure sei la tipica persona che vorrebbe pianificare meglio le cose e organizzarsi per concludere, finalmente, un dato progetto? Allora, senz’altro, gli articoli che ho menzionato fanno al caso tuo.

Portare un po’ di strategia/pianificazione nel tuo 2018 non potrà che farti bene! Giusto quel pizzico per non abbandonare idee valide e fantastici piani per dominare il mondo 😉

E se invece sei un tipo ansioso?

Magari sei più simile a me e tendi a pianificare fin troppo o a pensare “avanti”, puntando all’obiettivo, ma ogni tanto perdendo di vista la bellezza del percorso.

Ecco, proprio a te, pianificatore seriale o ansioso cronico, voglio rivolgermi.

Nel 2018, lascia correre.

Prova a vivere l’anno che viene come la possibilità di sperimentare e andare in senso contrario rispetto alla solita rotta. Non pianifichi mai niente? Fai un tentativo. Sei un ansioso e ti senti perso se hai la sensazione di non avere tutto sotto controllo? Let it all go!

Obiettivo 2018? Meno strategia e più improvvisazione

Se sei un ansioso, straccia subito quella lista di cose da fare. Abbandona le agende, le tabelle, le preoccupazioni premature, le domande a cui ancora non può esserci risposta, le questioni irrisolte.

Il tuo esercizio per il 2018, caro ansioso, è questo: non pianificare e non anticipare. Ogni volta che la tua mente ostinata tenta di proiettarti verso un qualsiasi giorno dopo il 1 gennaio, fermala.

Capisco che alcune cose vadano preparate per tempo (matrimonio in vista?), ma se sei un ansioso regalati un anno di improvvisazione. Sono sicura che non te ne pentirai.

Puoi anche trovare una via di mezzo e ridurre il numero di obiettivi o ridimensionarli. Non dimenticarti che un obiettivo non deve essere ulteriore causa di ansia, altrimenti meglio lasciar perdere.

Nel prossimo articolo ti parlerò di come io intendo procedere nel 2018, di cosa voglio cambiare e su cosa intendo puntare.

Intanto, che ne dici di farmi sapere nei commenti se per il 2018 hai qualche piano speciale di conquista del mondo?

Cose da fare nella vita (Bucket list)

Sì, viaggiare… Road trip in Transilvania

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“Viaggiare è come innamorarsi: il mondo si fa nuovo…”

Quando si tratta di vacanze gli italiani sono piuttosto abitudinari: vale ancora la vecchia canzoncina “stessa spiaggia, stesso mare”.

Io, però, ho sempre bisogno di cambiare e negli ultimi anni sono andata un po’ controcorrente e fatto scelte per alcuni discutibili (ehm, per esempio lasciare il lavoro e viaggiare per un mese in Indonesia), ma che avevano assolutamente senso per la sottoscritta.

Che dire, la vita è una e le opinioni degli altri contano fino a un certo punto (a questo rigurardo leggi il mio articolo sui 30 anni).

Ma non divaghiamo!

Una meta alternativa

Questa primavera ho cambiato città, casa, lavoro e, come se non bastasse, ho anche deciso di sbarrare una nuova esperienza dalla mia bucket list: fare un road trip in Transilvania.

Un viaggio non è la stessa cosa di una vacanza.

Quando si viaggia si scoprono e si imparano molte cose nuove e, secondo molti scrittori, fiosofi e scienziati, il succo per una vita felice sta proprio nella possibilità di imparare continuamente.

Un po’ come fanno i bambini quando iniziano a scoprire e sperimentare col mondo, nella nostra quotidianità dovrebbe esserci sempre un po’ di spazio per le novità, le sfide, il gioco, i cambiamenti e tutto ciò che tiene in esercizio il cervello e allarga i nostri orizzonti.

Certo, puoi imparare anche standotene in casa davanti al computer e facendo un corso, partecipando a un evento o in altri modi che non richiedano di spostarsi, ma non è la stessa cosa.

Chiunque smetta di imparare è vecchio, che abbia venti od ottant’anni. Chiunque continua ad imparare resta giovane. La più grande cosa nella vita è mantenere la propria mente giovane.

Un grande classico delle citazioni, di Henry Ford.

Perché la Transilvania?

Pur essendo molto turistica, la Transilvania non è una meta così comune per l’estate. Personalmen

Sibiu

te ne sono sempre stata affascinata, indubbiamente per via dei libri letti durante d’infanzia e per quell’aurea di magico e fiabesco che ho sempre attribuito alla zona.

A parte tale aurea, ammetto che prima di partire della Romania sapevo ben poco.

Viaggiare, ottima medicina

Questo viaggio mi ha fatto capire quanto le nostre teste siano piene di pregiudizi e stereotipi, pur quando ci riteniamo persone aperte poco inclini a cadere nella trappola.

Onestamente? Fino alla partenza mi sono dimostrata una totale ignorante:

  • Non sapevo che la Romania non fosse all’interno dell’area Schengen e mi sono irritata per la fila al controllo passaporti in aeroporto (per mia discolpa mi ero alzata alle 4:00).
  • Non mi era molto chiara la geografia del paese.
  • Mi aspettavo un paese molto più povero. Non è certo la Norvegia, ma le mie aspettative erano molto diverse. La Transilvania è la zona più ricca e turistica del paese e anche di questo ero ignara (no, non mi ero preparata e ogni tanto va bene così 😉 ).
  • Avevo qualche dubbio sulla sicurezza personale, sicuramente alimentate da anni di brutte notizie sui giornali italiani (e qui non posso proprio negare di essere precipitata in uno strapiombo di stereotipi e pregiudizi, me ne dolgo profondamente).
  • Non mi aspettavo una capitale così piena di giovani e vita.

Ho letto un articolo di recente che conferma che Bucarest si sta popolando di artisti che rientrano dall’estero e danno vita a inziative culturali.

Indubbiamente il paese ha un governo molto corrotto (senti chi parla!) e i giovani artisti si trovano davanti parecchi ostacoli (burocrazia in primis), però il fermento attuale fa ben sperare. Da notare che convivono tranquillamente edifici sovietici che sembrano dover crollare da un momento all’altro con bar modernissimi che ricordano le zone più cool di Berlino.

On the road

viaggiare
L’itinerario su Google

Viaggiare in macchina mi ha permesso di fare un bell’anello e dare un primo assaggio: Bucharest – Sinaia – Brasov – Bran Castle – Sighisoara – Sibiu – Transfăgărășan Road – Bucharest.

Come immaginerai il luogo che attendevo di visitare con ansia è il castello di Bran…

 

Il castello di Dracula

Il celebre castello di Bran altro non è che il luogo che Bram Stoker ha scelto per l’ambientazione del romanzo “Dracula”.

Il personaggio del conte si ispira alla figura storica di Vlad III l’Impalatore, da cui si è sviluppata non solo questa leggenda in particolare, ma proprio l’onnipresente figura del Vampiro (da notare che i rumeni associano la figura di Vlad III alla resistenza contro gli invasori turchi più che ai vampiri).

Insomma, un solo libro ha generato un curioso miscuglio di immaginazione e realtà, mito e leggende, che si è diffuso in tutto il mondo a partire dagli splendidi Carpazi.

E, certamente, non c’è niente di più fiabesco dei castelli medievali della Transilvania e di quelle foreste, popolate da lupi e orsi, tra le più selvagge e intatte d’Europa, seppur minacciate dal disboscamento.

Ispirazione

I Carpazi

Questo viaggio spero non sia altro che un assaggio, perché ci sarebbero molti altri luoghi da visitare in Romania. Per il momento è stato già abbastanza per colmare qualche mia lacuna geografica/storica, invertire la rotta su pregiudizi e stereotipi e darmi l’ispirazione… eh già, ho in mente una storia. Chiassà cosa ne uscirà…

A scrivere l’articolo mi è già tornata voglia di viaggiare.

Fammi sapere se hai viaggi in programma e dove ti piacerebbe andare! Sai bene che sono curiosa 🙂

Non dimenticare di condividere l’articolo e seguirmi sui social.

 

 

Cose da fare nella vita (Bucket list)

Indonesia: 3 suggerimenti per un’esperienza unica

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“Non è garantito che riusciate a vedere i draghi”, ha esordito la guida…

Era tanto che pensavo di fare un’esperienza di viaggio nel sud-est asiatico. Non per lavoro e non certo da tipica turista, con un viaggio organizzato e strizzato in un tempo limitatissimo.

Volevo partire zaino in spalla e, soprattutto, volevo soddisfare un desiderio che avevo da tempo: vedere gli oranghi e i draghi di Komodo nel loro ambiente naturale, prima che noi sciagurati esseri umani si finisca col cancellare definitivamente le meraviglie di questo pianeta.

Nutrivo per queste creature una curiosità incontenibile“Non potrò vedere tutto, ma a draghi ed oranghi non posso rinunciare!”

Qui faccio subito una pausa.

Che esperienza di viaggio vorresti fare nel breve periodo?

Che destinazione senti una certa urgenza di visitare e perché?

Personalmente sono stata molto influenzata dalle pagine Facebook di associazioni benefiche che si occupano della riabilitazione degli oranghi nel Borneo in seguito alla deforestazione.

Alcune storie di orfani di oranghi mi sono rimaste così impresse che mi sono messa in testa di andare a visitare uno dei centri.

Per quanto riguarda invece i draghi di Komodo, che dire, sono creature così assurde e primordiali da sembrare mitologia: ne sentivo parlare da una vita e ho dovuto inserirle nell’itinerario!

L’esperienza insegna

Dalla Treccani

Esperienza: conoscenza diretta, personalmente acquisita con l’osservazione, l’uso o la pratica, di una determinata sfera della realtà

La geografia mi è sempre piaciuta, ma faccio fatica a visualizzare paesi e confini. Per ricordarmi esattamente dove si trova la Bielorussia dovrei recarmici di persona.

I nomi di fiumi e catene montuose non mi restano mai particolarmente impressi, a meno che non abbia fatto un’esperienza diretta sul posto. Anche a questo serve viaggiare, non trovi?

Dunque sono partita per un mese di viaggio zaino in spalla (backpacking come si dice in inglese) in Indonesia, con breve tappa a Singapore. Il giro è stato spettacolare, tra isole tropicali come Bali e le celebri Gili, trekking ai vulcani di Java, visite ai templi…

Ho incontrato persone che mi hanno ispirata e ho usato questa immersione in ambienti nuovi e sconosciuti per riflettere. Ma di questo parlerò in un altro post, qui vorrei soffermarmi su Borneo e Komodo.

Sono una parte di tutto ciò che ho trovato sulla mia strada.

Lord Alfred Tennyson

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L’esperienza di 4 giorni in barca nel Borneo è stata molto forte, irripetibile. Ho visto più specie animali curiose in così poco tempo che in tutta la mia vita.

Da insetti dalle forme più svariate a scimmie che si dondolavano dagli alberi, da tarantole a scorpioni blu elettrico… mi sono sentita sommersa dalla natura (forse anche troppo, considerato che durante l’escursione notturna praticamente mi sono incelofanata per non avere contatti indesiderati 😀 ).

Gli orang-utan, ovviamente, sono stati il fulcro di questa esperienza.

Forse non sapevi che:

  • la parola in indonesiano significa popolo/gente della foresta (orang significa gente)
  • gli ambienti naturali degli oranghi sono solo l’isola di Sumatra e il Borneo 
  • la deforestazione sta mettendo a serio rischio questa specie animale: molti oranghi perdono la vita negli incendi o restano gravemente ustionati e spesso i cuccioli restano orfani senza ancora aver imparato a sopravvivere nella foresta
  • gli oranghi diventano indipendenti dalla madre dopo circa 6 anni di vita e l’intervallo tra un parto e l’altro è il più lungo tra i mammiferi (ben 8 anni)
  • il tasso di deforestazione del Borneo (terza isola più grande del mondo e con tasso di biodiversità tra i più alti del pianeta) è talmente elevato che si calcola che nel 2025 una porzione grande quando la Gran Bretagna sarà stata spazzata via.

Le multinazionali sfruttano i terreni per lasciare spazio alle piantagioni di palma, da cui si ricava il tanto discusso olio di palma, contenuto in ogni pacchetto di merendine e biscotti e nelle confezioni di nutella.

Non credo che riuscirò mai a rinunciare interamente a questi prodotti, ma aver visto file intere di palme, ordinate come soldatini e senza neanche un filo d’erba intorno, ai margini di una ricchissima foresta che rischia di scomparire, mi ha già fatto ridurre il consumo.

L’esperienza di viaggio è tutta qui: toccare con mano la bellezza di un paese, ma anche i problemi che lo affliggono. E imparare le cose più disparate.

Suggerimento

Se volete visitare il parco naturale Tanjung Puting del Borneo dovete prenotare un tour in barca.

Vi consiglio di scegliere questo, gestito da un locale che ha una grande passione per la conservazione ambientale e in particolare per gli oranghi (tieni presente che gli standard sono diversi e le imbarcazioni scaricano tutte nelle acque locali. Si spera che le cose cambino).

Nel Borneo ho piantato un albero, altra cosa presente nella mia bucket list

Sì, mi rendo conto che è poca cosa rispetto alla deforestazione, però è stato un gesto simbolico significativo. Soprattutto trattandosi di un luogo di importanza vitale per il pianeta come il Borneo, polmone verde di cui non possiamo fare a meno.esperienza

Draghi

Sulle isole di Komodo e Rinca si trova una specie animale terrificante e affascinante al tempo stesso: il celebre varano, comunemente chiamato drago di Komodo.

Non è garantito che si riescano a vedere.

Eppure, poco dopo aver cominciato l’escursione, ecco che dal lato destro del sentiero è spuntato improvvisamente un lucertolone. Si è piazzato alla testa del gruppo procedendo come se nulla fosse.

Forse la cosa più divertente sono stati gli orientali in delirio che lo hanno quasi accerchiato per immortalarlo in foto e video.

Ecco alcune curiosità su questo dinosauro:

  • mangia una volta al mese
  • ha in bocca 60 tipi di batteri diversi che in pochi giorni possono uccidere anche prede di grandi dimensioni (bufali)
  • è cannibale. La madre occasionalmente si mangia le uova e i piccoli appena nati si nascondono fino ai 3 anni di età perché corrono il rischio di essere divorati
  • può correre a circa 20km/h orari
  • raramente attacca l’uomo, ma fa comunque effetto vedere le guide munite soltanto di un bastone per difendere gruppi di 20 persone (un uomo è stato aggredito pochi giorni dopo il mio rientro in Italia… oh oh)
  • non ho ancora capito se è leggenda o meno, ma se si hanno le mestruazioni meglio farlo presente alla guida, i draghi hanno un ottimo fiuto…

3 cose da fare

Quante cose ho imparato grazie a questa esperienza!

Nel caso tu non abbia mai provato ti consiglio vivamente di fare un viaggio zaino in spalla (un po’ di avventura alla Sandokan smuove lo spirito), di far visita ad uno dei centri di riabilitazione degli oranghi nel Borneo per sostenere l’incredibile lavoro dei volontari e infine di visitare i draghi di Komodo, che vivono su due isolette tutte per loro, stile Jurassic Park.

Già raggiungerle via barca sarà un’avventura e uno spettacolo per l’anima… non potrai restare deluso.

E tu, invece, cosa consigli?

Qual è stata la tua esperienza di viaggio più significativa e cos’hai imparato? Condividi questo articolo e lascia un commento, non vedo l’ora di ricevere suggerimenti!

 

Cose da fare nella vita (Bucket list)

Sul compiere trent’anni e su 4 illusioni di ogni età

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Trent’anni? Ma quando è accaduto?!

Senza che nemmeno me ne accorgessi è scoccata l’ora dei trent’anni. Certo che è solo un numero, ma ammetterai che un po’ di impressione lo fa lo stesso! Inutile negarlo: si apre una nuova fase. Ho riflettuto molto su questa tappa e ho deciso di scrivere un articolo per il celebre blog de I Trentenni per condividere questa esperienza. Lo trovi qui!

Sto pensando che…

Ecco alcune cose a cui ho pensato:

1) SPECCHIO INGANNATORE                                                                                                               

Non si è mai pronti per niente nella vita e l’immagine falsata di come le cose dovrebbero essere è ciò che ci causa sempre più ansie e problemi. La realtà non coincide quasi mai col mondo perfetto e irrealistico prodotto dalla nostra mente.

La tua vita così com’è oggi rispecchia quella che immaginavi da adolescente? No, infatti.

E meno male. Davvero, è meglio così. Lasciati soprendere, quando si ha un atteggiamento positivo e si affrontano le difficoltà nel modo giusto le cose prendono una svolta così inaspettata che la nostra mente pianificatrice e idealista non sarebbe mai riuscita a fare di meglio.

2) CONDIZIONAMENTI     

Ci facciamo condizionare così tanto dagli altri!

Lasciamo che esprimano giudizi, che ci diano delle indicazioni da seguire, che ci dicano cos’è meglio fare. Lo facciamo perché è più facile che prendere le decisioni autonomamente e in questo modo ci liberiamo dalla responsabilità di affrontare le conseguenze in prima persona.

Infatti, ascoltare noi stessi richiede molto più coraggio e fatica. Invece abbi più coraggio e trova il tempo di riflettere e andare a fondo senza lasciarti influenzare troppo dagli altri. Col passare degli anni in questo esercizio si migliora.

3) HO TUTTO IL TEMPO

Posticipiamo troppo, come se avessimo un tempo infinitamente più lungo da passare su questo pianeta. Come se la nostra vita non fosse inafferabile e breve come un alito di vento.

Sono passati 10 anni dall’inizio dell’università… quante cose ho fatto e quante altre avrei dovuto o potuto… ecco che passiamo dritti al punto 4!

4) RIMORSI E RIMPIANTI

Oh quante cose avrei potuto fare, oh se solo avessi… Eh già, ne abbiamo tutti continuamente di questi pensieri. Se tornassi indietro io farei le cose in modo più avventuroso, oserei di più e mi preoccuperei di meno. Non è possibile e va bene così.

Tu, invece che faresti?

Non potendo riavvolgere il nastro che ne dici di scegliere di continuare il percorso con più intraprendenza e meno paranoie?

Anche tu continui a sbagliare su questi 4 punti?

Forse dovremmo stamparli e metterli in bella vista, in modo da ricordarci sempre di evitarli come la peste, soprattutto il punto 2 (condizionamentI).

Non è necessario che tu compia trent’anni, venti, trentasei o cinquanta per riflettere sul tuo percorso o sugli errori che tutti facciamo ogni giorno. L’importante è, almeno ogni tanto, fermarsi e capire.

Questo sì, questo no

L’avvicinarsi dei trent’anni per me ha rappresentato anche una bella opportunità per aggiornare la mia bucket list.

Ho deciso di farmi un tatuaggio (li ho sempre odiati ma, ehi, le cose cambiano!), di festeggiare facendo qualche nuova esperienza (una la trovi qui) e di smettere di rimandare un viaggio che avevo in mente da tempo.

Dal mio articolo per il blog I Trentenni:

Dunque in questo trentesimo: al viaggio zaino in spalla nel Sud-est asiatico che posticipo da più di due anni perché prima vengono le responsabilità; no ai compromessi perché ho sviato già abbastanza; ai progetti e agli obiettivi che più mi interessano; ma no al rimandare continuamente perché è la scelta più logica secondo chi mi sta intorno.

Il ritmo del cuore

Se stai per compiere gli anni approfittane per decidere cosa intendi cambiare nella tua vita, basta qualcosa di piccolo. Già che ci sei,  ti consiglio anche di fare un po’ di pulizia.

Con ciò intendo eliminare il più possibile della roba che non usi e intasa la casa. Vendila online, riciclala, passala ai parenti, buttala, ma fai un po’ di spazio. Fare spazio a livello fisico aiuta anche a livello mentale.trent'anni

I compromessi e le responsabilità sono parte della vita, ma se diventano ciò che motiva le nostre azioni riempiremo una vita di regole e doveri dettati da altri.

I 30, ecco forse alla fine dell’articolo l’ho capito, mi hanno regalato la consapevolezza dell’urgenza: urgenza di vivere subito, senza aspettare. Come dice il tatuaggio che mi sono fatta appena compiuti gli anni, tratto da un libro, we get one ride in life. Con 30 siamo nel pieno della corsa e non ho voglia di scendere né di rallentare.

Il viaggio comincia laddove il ritmo del cuore s’espone al vento della paura

Condividi l’articolo se ti è piaciuto e fammi sapere se anche tu continui a pensare  a come le cose dovrebbero essere, lasciarti condizionare, posticipare, restare ingarbugliato nei rimorsi o nei rimpianti.