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Crescita personale

gestione del tempo: prova la matrice Eisenhower!

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Oh, che meraviglia, oggi iniziamo ad affrontare uno dei temi cardine della crescita personale: la gestione del tempo. In poche parole tratteremo di quanto sprechiamo il nostro tempo e di quanto ci piace lamentarci che le giornate non sono abbastanza lunghe!

Noooo, oggi ho fatto tutto tranne quello che avevo intenzione di fare!

Tagliaaaategli la testa!

Social, pigrizia, disorganizzazione… chi sono i colpevoli?

Gli italiani, secondo uno studio recente (se ti piacciono le statistiche clicca qui), passano ben due ore al giorno sui social media. Mica poco! Del resto tra una cosa e l’altra apri Facebook, poi Instagram e… caspita, in 40 minuti sono passato da video sui panda ad articoli di cronaca nera, come mi sento arricchito! 😉

Già, se a fine giornata fai la somme ti si rizzano i capelli. 

Va bene, non hai fatto ciò che volevi fare, ma magari non è stata colpa dei social o di altre attività inutili e improduttive. Magari sono semplicemente successi degli imprevisti…

Oh, mi sa che ti ho già perso, perché può darsi che tu non ti renda neanche conto di come sfrutti le ore della tua giornata! TIC TAC, finisci come il Bian Coniglio: sempre di corsa e sempre un po’ isterico, perché la gestione del tempo è un concetto astruso per te. Non disperare.gestione del tempo

Non intendo trattenerti ancora, qua sotto ti propongo uno strumento utilissimo che puoi sfruttare per capire come utilizzi il tempo. La parola chiave è consapevolezza: una volta che avrai capito cosa non funziona avrai la possibilità di intervenire o meno e, in caso, decidere come e dove intervenire.

La griglia magica

Negli anni ‘50 il generale Eisenhower ha inventato un’apposita  matrice per la gestione del tempo, suddivisa in 4 sezioni: urgente, importante, non urgente e non importante. Si rivela particolarmente utile in ambito aziendale e lavorativo, ma si può applicare anche a livello personale.

gestione del tempo
Foto dal sito Mokabyte.it

In ogni quadrante scrivi le attività che riempiono le tue giornate. Ce ne sono alcune che non sono importanti e non apportano alcun beneficio personale, ma che dobbiamo svolgere urgentemente, così come ce ne sono altre che sarebbero importanti per la nostra crescita personale, ma che regolarmente posticipiamo.

La casella da cui ti devi guardare maggiormente è la quarta, non urgente e non importante. Purtroppo quasi sempre le brutte abitudini rientrano proprio qui, utilizzo eccessivo dei social incluso.

La casella che mi sembra senz’altro più importante è quella relativa ad attività non urgenti, ma importanti. Finire un corso online che ti serve per migliorare delle competenze, iniziare un progetto a cui tieni, iscriverti in palestra potrebbero essere tutte cose a cui tieni, ma che non essendo urgenti non riesci a concretizzare.

Per quanto mi riguarda sicuramente passo troppo tempo sui social e ne perdo parecchio in attività che non sono né urgenti né importanti, ma fanno parte della vita quotidiana (la mattina ad esempio vorrei essere più veloce!).

Robot

Chiaramente questa tabella non serve per trasformarti in un robot efficiente che non perde neanche un minuto del suo tempo. Come dicevo, lo scopo principale è renderti consapevole dell’utilizzo che fai del tuo tempo, perché potrebbe bastare un intervento anche piccolo (delegare una cosa non urgente né importante sul lavoro) per farti sentire più sereno.

Detto ciò, “sprecare” del tempo e annoiarsi non è sempre negativo, anzi, a volte ne abbiamo bisogno. Pensa ai bambini, è importante che a volte abbiano dei tempi morti, perché devono imparare a stare da soli e non ad avere sempre un adulto a disposizione per intrattenerli o riempirgli la giornata di attività.

In poche parole, usa la matrice per migliorare la tua vita e cambiare piccoli dettagli che ti rendono insoddisfatto, ma non pretendere di avere sempre tutto controllo.

Se ti interessa saperne di più sulla matrice di Eisenhower e la gestione del tempo questo è un articolo dettagliato che ho trovato a proposito, da cui puoi anche scaricare la tabella.

Gestione del tempo: work in progress

Spero che questo articolo ti abbia fatto riflettere e capire che, come in molti aspetti della vita, tu hai la possibilità di scegliere come organizzarti e a cosa dare la priorità.

Scrivi nei commenti se la matrice ti è stata utile!

Le mille e una storia

Non mollare mai. Storia di Samia Yusuf Omar

Olympics Day 11 - AthleticsSamia Yusuf Omar compete nei 200m femminili alle Olimpiadi di Pechino 2008, China. Photo by Stu Forster
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Questo articolo è dedicato alla memoria di Samia Yusuf Omar. La sua storia mi è rimasta così impressa che mi sembra quasi di averla conosciuta personalmente. Facciamo un passo alla volta.

Lasciamo stare il “c’era una volta…”

Mi piacciono le storie, alcune mi appassionano talmente che mi restano impresse per giorni. Se sto passando un periodo di apatia e sono poco motivata, miracolosamente riescono a darmi la scossa e farmi ritrovare la dose di energia necessaria per i miei progetti. Mi fanno riflettere e mi aiutano a mettere le cose in prospettiva.

Capita anche a te? Sto parlando di storie realmente accadute, anche se possono esserci delle eccezioni.

Non dirmi che sei uno di quelli appassionati di fantasy, fantascienza o distopia che considera grandi eroi solo i protagonisti di mondi fittizi, ma nella vita reale non si stupisce di nulla. Andiamo, niente è più sorprendente della realtà! E in questo blog maghi ed eroi dell’immaginazione li lasciamo volentieri da parte, per parlare invece di avventure, non sempre a lieto fine, ma reali e che possono meravigliarci perfino di più.

Tanto per cominciare, se ancora non hai esplorato la sezione storie, ti consiglio di dare un’occhiata qui. Ci saranno anche interviste in futuro, ma non essere impaziente 😉

Samia Yusuf Omar

La storia che ho scelto per farti venire i brividi è quella di Samia Yusuf Omar. Coraggio, impegno nel perseguire un obiettivo, tenacia, resilienza, speranza oltre ogni limite: la sua storia tragica non può e non deve essere dimenticata.

Samia Yusef Omar, atleta somala che ha partecipato alle Olimpiadi di Pechino nel 2008, arrivando ultima, sognava di rifarsi dell’ultimo posto alle Olimpiadi di Londra. Unico inconveniente: nel suo paese martoriato dai conflitti i fondamentalisti islamici le impedivano di allenarsi, figuriamoci poi correre in calzoncini e maglietta.

Samia ha cercato di resistere il più possibile trovando delle scappatoie, ad esempio allenandosi la notte, ma alla fine le è rimasta un’unica soluzione: cercare di raggiungere l’Europa. Già, in mezzo a tutti quei corpi in movimento sui barconi della morte, che vediamo in televisione ogni giorno, nel 2012 c’era anche lei. Purtroppo è stata meno fortunata ed è annegata nel Mediterraneo. Non sapeva nuotare: a Mogadiscio avvicinarsi troppo alla spiaggia equivaleva a morte certa a causa dei cecchini.

Perché mai è partita? Non poteva rinunciare all’idea di partecipare alle Olimpiadi?

Talvolta non è facile capire gli altri e le loro motivazioni. Fatto sta che per Samia Yusuf Omar niente era più importante della corsa e rinunciare sarebbe stato come smettere di respirare. In ogni caso, l’alternativa era restare in un paese in costante guerra civile, senza alcun futuro. In Somalia non aveva alcuna possibilità di allenarsi, tanto meno di nutrirsi in modo adeguato per il tipo di sforzo che affrontava quotidianamente: pesava solo 44 kg. Quando alle Olimpiadi di Pechino è arrivata ultima il pubblico ha applaudito quel giovane scricciolo che dava il massimo su due gambe secche e muscolose, ben diverse da quelle delle altre atlete.

Ecco cos’ha detto in un’intervista:

Noi sappiamo che siamo diverse dalle altre atlete. Ma non vogliamo dimostrarlo. Facciamo del nostro meglio per sembrare come loro. Sappiamo di essere ben lontane da quelle che gareggiano qui, lo capiamo benissimo. Ma più di ogni altra cosa vorremmo dimostrare la nostra dignità e quella del nostro paese.

Guarda il video e se ti prende una fitta al cuore non preoccuparti, le storie più belle sono quelle che lasciano il segno.

Sulla vita di quest’atleta dalla forza interiore d’acciaio, Giuseppe Catozzella ha scritto un libro che ha avuto un grande successo in italia e all’estero, e da cui presto verrà tratto un film. Un libro da cui emerge un’immagine talmente vivida di Samia, mentre sfreccia per le strade di Mogadiscio, che alla fine ci si dimentica perfino che è una storia realmente accaduta. Arrivati alle ultime pagine riesce difficile credere che sia morta, si esige un lieto fine per una ragazza del genere: troppo coraggiosa, troppo determinata e caparbia per morire così, a un soffio dalle nostre coste e dal coronamento di un sogno.

Eppure basta andare su Wikipedia e Youtube per rendersi conto, d’un tratto, che lei non è finzione, che è esistita e che ha provato ad attraversare lo stesso mare in cui noi sguazziamo allegramente l’estate.

Mo Farah, grande atleta somalo e punto di riferimento di Samia, di recente è finito sul giornale per aver lanciato una critica alla nuova politica sull’immigrazione di Trump. Così, ti accorgi che non è nemmeno passato tanto tempo da quando lei è morta nel nostro mare: il suo grande eroe continua a correre. Samia non è l’eroina di una guerra del secolo scorso, è il simbolo degli esodi di questi anni, dei tanti sogni infranti tra le onde.

Dovresti proprio leggere questo libro. Come ho scritto sul mio post sull’empatia, è difficile capire gli altri e assai facile cadere in stereotipi e pregiudizi, meno male che le storie solo là per salvarci!

Mi sono immedesimata così tanto in Samia Yusuf Omar, tramite le parole dell’autore, che ogni tanto mi sembra di sentire il sole accecante della Somalia sulla pelle e di entrare nel suo cortile. A questo servono i libri quando sono scritti bene: a non dimenticare, a sentirli così profondamente che certe storie finiranno per far parte di te.

Non dirmi che hai paura

Lezione di oggi: la realtà è durissima, a volte fa accadere cose strabilianti, altre ti spezza il cuore. Ma la storia di Samia Yusuf Omar, anche se è finita nel peggiore dei modi, tra prigioni libiche e morte, ha molto da insegnare.

Samia rappresenta la speranza. Non è forse questo che ha permesso a così tante persone di migliorare il mondo? La speranza che nonostante il cammino sia impossibile, si possa a trovare uno spiraglio di miglioramento, un modo per attraversarlo e raggiungere la meta. Samia non ha raggiunto  il suo obiettivo, ma è già un simbolo.

Vola, Samia, vola come il cavallo alato fa nell’aria… Sogna, Samia, sogna come se fossi il vento che gioca tra le foglie… Corri, Samia, corri come se non dovessi arrivare in nessun posto… Vivi, Samia, vivi come se tutto fosse un miracolo…

Se hai un sogno o un progetto dovresti inseguirlo con la stessa tenacia e la stessa motivazione di ferro con cui Samia inseguiva il suo per le strade polverose della capitale somala. 

Non mollare mai

Se sei interessato ad acquistare il libro di Giuseppe Catozzella Non dirmi che hai paura,  clicca sul link qui sotto.  Il prezzo per te non cambierà, ma io ci guadagnerò una minuscola percentuale 🙂

Non dirmi che hai paura

Non dimenticare di farmi sapere se l’articolo ti è piaciuto e seguimi sui social!

Crescita personale

lingue straniere: cosa ti perdi col monolinguismo

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Sì, lo ammetto, con le lingue straniere sono un po’ una nerd. E vorrei condividere questo mio interesse (proprio con te, che fortunato/a!), perciò oggi cercherò di convincerti ad abbandonare il monolinguismo in cui ti sei barricato e farti capire perché dovresti dedicarti seriamente ad imparare o migliorare la conoscenza di almeno una lingua straniera. Impresa ardua dici? Mi sento anche più motivata!

non fa per me

Ma che ha detto? Per me è arabo! O It’s all Greek to me (per me è greco), come dicono invece gli inglesi.

Insomma, sei uno di quelli che magari ha anche provato a imparare una lingua e, almeno all’inizio, ci ha messo un po’ di impegno. Poco dopo però… Ti abbatti facilmente! O forse la cosa non ti è mai realmente interessata e a scuola avresti voluto sbattere la  testa al muro per l’insofferenza verso le ore di inglese. 

Sai una cosa? Almeno la metà della popolazione mondiale è bilingue o multilingue, quindi dovresti darti una mossa e smettere di pensare di non essere portato o di considerarla un’impresa oltre le tue possibilità. Certo, capisco che a volte la scuola riesca a inculcarti a vita la sensazione di essere una schiappa, ma tu sei sicuro di aver provato davvero? Come dicevamo in questo articolo, una lingua serve per comunicare e l’importante è tentare. 

Ma perché dovrei perdere tempo e risorse (anche mentali) per dedicarmi a una lingua straniera? Io nel mio monolinguismo ci sguazzo allegramente.

Ah beh, se è così lungi da me obbligarti, però così ti precludi parecchie opportunità!

cosa ti perdi…

1. lingue = un paio di occhiali nuovi

Una lingua rappresenta una visiona unica del mondo. Con l’apprendimento di una lingua straniera, attraverso la struttura della frase, il lessico, le frasi idiomatiche ecc., impari a vedere le cose diversamente. Non a caso, secondo numerosi studi, le persone bilingue sono più intelligenti: è come se avessero due paia di occhiali, entrambi utili per mettere a fuoco il mondo circostante, ma ciascuno in modo specifico. 

Quando nel mondo scompare una lingua è una tragedia (accade ogni giorno purtroppo), perché scompaiono un bel paio di occhiali! Con la “morte” di una data lingua, infatti, sparisce anche un enorme bagaglio di conoscenze. Una volta mi è capitato di leggere un articolo sulle lingue parlate dagli indigeni dell’Amazzonia, che hanno una conoscenza approfondita del territorio in cui abitano e chiaramente ciò si rispecchia nella lingua che parlano. Ad esempio, conoscono così bene le proprietà benefiche delle piante della zona, che a un occidentale che dovesse analizzarle da zero non basterebbe una vita per raggiungere lo stesso livello di conoscenza! Se una lingua scompare, con essa scompaiono molti segreti, per lo più legati ad un territorio specifico.

Se sono riuscita ad incuriosirti clicca qui, troverai una mappa delle lingue in via d’estinzione in Europa.

2. lingue = cervello in gran forma

Imparare una lingua, anche questo è stato dimostrato, ostacola le malattie degenerative come l’Alzheimer. E la cosa bella è che non devi essere nato bilingue, perché anche con l’apprendimento in tarda età si hanno grandi benefici.

3. lingue = tiritera…

Inutile che insista poi con le opportunità lavorative, affettive (chiaro, se parli solo italiano come pensi di farti capire?) e blablabla 😉

Pensa, però, che nel mondo si parlano circa 6000-7000 lingue, parlarne una non ti sembra un po’ riduttivo? Non che voglia farti sentire in colpa, ma dovresti sapere che in molte parti del mondo bilinguismo e trilinguismo sono la norma, anche in alcune zone del nostro paese. 

4. lingue = Dr. Jekyll e Mr. Hide?

Vorrei farti presente anche un’altra cosa che ti perdi col monolinguismo, un tantino più inquietante…

Pare che i poliglotti cambino personalità a seconda della lingua che stanno parlando! Allora dimmi, va bene che ti senti pigro e demotivato, ma l’idea di conoscere un altro lato di te stesso non ti stuzzica?!

Conoscere una seconda lingua significa possedere una seconda anima

Frase attribuita a Carlo Magno

monolinguismo killer

Insomma, più opportunità, cervello in forma più a lungo, più personalità, visione del mondo più ampia… cosa stai aspettando? Non ti ho fatto venire di voglia di aprire youtube per guardarti video in cui imparerai a dire buongiorno in una lingua sconosciuta? Va bene, ma nemmeno a ampliare il tuo vocabolario in vista di un viaggetto all’estero?  

Allora sei proprio irremovibile, non mi resta che provare a convincerti con queste parole, che non hanno traduzione equivalente in italiano e sono bellissime:

Vuslat (turco): rivedere una persona cara dopo essere stati lontani per molto tempo

Kapel (russo): quando nelle giornate di sole invernali la neve comincia a sciogliersi e a cadere da tetti e alberi

Tsundoku (giapponese) persona che accumula libri senza leggerli

Uitwaaien (olandese) prendersi una pausa e stare all’aria aperta per schiarirsi le idee, dimenticare i problemi o smaltire lo stress

Ti sono piaciute? Con questa breve carrellata di vantaggi che derivano dal parlare più lingue spero di averti convinto almeno un po’… fammelo sapere nei commenti e se l’articolo ti è piaciuto non dimenticare di condividerlo con gli amici!

Per altri dati linguistici sull’Europa clicca qui!

SAMPAI JUMPA (a presto, in indonesiano)

Crescita personale

cosa faresti se non avessi paura? 4 consigli per fartela amica

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Scommetto che, ancora prima di leggere il post, il titolo e la parola paura ti avranno già fatto entrare in uno stato di confusione e smarrimento. Sono proprio le domande apparentemente più semplici e banali che riescono a farci perdere l’equilibrio.

Prendi ad esempio la domanda seguente: cosa vuoi fare della tua vita? Frase piuttosto banale, composta da sei parole di uso comune. Non si tratta di un difficile quesito di astrofisica o un concetto astruso, anzi un bambino risponderebbe con una certa spigliatezza.

Un adulto, invece, potrebbe perdersi in un vortice di pensieri e non uscirne più. La sua mente si affollerebbe di sensi di colpa, rimpianti, progetti futuri, responsabilità, giudizio altrui, aspirazioni…

E così accade con la frase cosa faresti se non avessi paura? Non sembra minacciosa, eppure potresti dover riflettere parecchio per dare una risposta sensata. Le prime cose che ti verranno in mente magari saranno assurde: se non avessi paura attravpauraerserei l’Amazzonia con un machete o mi lancerei stile Batman da un edificio con una tuta fatta in casa… Attento, però, che non avere paura non vuol dire trasformarsi in un supereroe o in un folle, o affrontare chissà che sfide per tornare a casa vittorioso e acclamato.

Qui parliamo delle paure più infide e nascoste, le paure del quotidiano, ma soprattutto la paura delle conseguenze delle nostre azioni. Per dire, la paura di prendere una decisione drastica che potrebbe cambiare il corso della tua vita, ma anche una più banale come fare un viaggio da solo.

Muri insormontabili

Attenzione alle paure del giorno. Amano rubare i sogni della notte.

Fabrizio Caramagna

La paura è come un muro invisibile che ti circonda e di cui spesso neanche ti rendi conto. Motiva molte delle tue scelte e restringe gli orizzonti. Si traveste da logica, da senso pratico, da “questa è la cosa più sensata da fare”, mentre in realtà ti sta imponendo di restare nella tua zona di comfort, impedendoti di crescere. Lei preferisce che tu soffochi idee, desideri e ambizioni, voglia di avventura e bisogno di sperimentare e contribuire. Ti vuole nel tuo solito luogo, conosciuto e sicuro e ti dice che non ci saranno grandi rivoluzioni né emozioni qui, ma si sta al calduccio.

Ma sei sicuro che è questo che vuoi? Pensa un attimo all’anno passato.

A cosa hai rinunciato che adesso rimpiangi? Un viaggio, un incontro, un’opportunità… Hai rinunciato perché non avevi tempo, soldi… o perché avevi paura di sbagliare ed essere giudicato, paura del cambiamento o dell’incertezza futura?

Adesso invece pensa all’anno in corso.

Che progetti hai per il 2017? Cosa ti sta particolarmente a cuore ma al tempo stesso ti rende irrequieto? Lascia stare la paura dei ragni, mi riferisco piuttosto a una cosa che fa paura perché la desideri ma sembra irraggiungibile, insensata, eccessiva. Sebbene tutto ti spinga in quella direzione. 

Cavalieri indomiti

Se tu non avessi questo senso di irrequietezza che, sotto sotto è proprio paura di provare e fallire, cosa faresti? La paura è subdola e paralizzante, allora come fare per sconfiggerla e impedire che sia lei a decidere per te?

Secondo alcuni il segreto non sta tanto nel vincerla, piuttosto nel comprenderla a fondo e “farsela amica”. A volte più è forte un desiderio più è forte la paura e, con essa, la tentazione di tirarsi indietro e rinunciare a un cambiamento desiderato. Sembra un’impresa eroica affrontare quella paura, anche quando tutto ti fa capire che è la scelta giusta. Ti senti come il personaggio di un film sui templari che ha davanti a sé una sequela infinita di trabocchetti e agguati.paura

Per non farti guidare dalla paura devi imparare a conoscerla e sviluppare una autocritica tale, da sapere per certo quando è lei a motivare le tue scelte e quando invece hai riflettuto a fondo e deciso con consapevolezza. In poche parole, non  lasciarle il timone!

Sulla paura

A volte sei vicinissimo a liberartene, ma poi sei punto e a capo. E che fatica doversi giustificare con gli altri e soprattutto con se stessi, per aver deciso di osare e provare un’altra strada. Oscilli come un robottino in tilt, ti butti e poi corri indietro di corsa. La cosa più difficile è che, purtroppo (o per fortuna), nessuno può decidere per te e nessuno può liberarti delle tue paure. Ti devi arrangiare.

Mi piace molto questo passo dal blog di Wandering Wil che vorrei condividere con te:

Mollare tutto e partire sembra sembra una scelta pericolosa, perché non sappiamo cosa ci aspetta dopo il salto, o ne abbiamo un’idea vaga. “E se poi non trovo un altro lavoro?”, “e se non riesco a mantenermi?”, “e se perdo le amicizie?”, “e se mi pento?”

Perdere la salute, il sorriso e la serenità, invece, non fa così paura, stranamente. Non fa paura sprecare il proprio tempo, e invecchiare senza lasciare un segno, perché queste sono cose a cui ci siamo abituati. Sono entrate nella nostra vita lentamente, e glielo abbiamo permesso noi. Sono problemi confortevoli, che conosciamo.

In pratica, pur di non affrontare problemi che non abbiamo ancora (e forse non avremo mai) ci teniamo stretti quelli che abbiamo già.

Ti consiglio di leggere l’articolo intero, lo trovi qui.

TO DO OR NOT TO DO

Ho capito che mi devo ararngiare, ma qualche dritta mi farebbe comodo però!

Che ti devo dire, non hai tutti i torti. Spero di averti dato qualche spunto di riflessione, per il resto ecco 4 cose da fare per gestire meglio la paura:

1- impara a conoscere e comprendere le tue paure (vai a fondo: perché questa cosa mi fa tanta paura?Nasconde forse un desiderio inconfessabile o un’ambizione tanto grande da paralizzarmi?)

2- impara a scindere tra paura giustificata e paura che ti tarpa le ali (cioè quella che ti impedisce di crescere, che ti vorrebbe trattenere nel bozzolo. Non la paura di quando ti minacciano con un coltello!)

3- decidi di agire nonostante la paura, senza pretendere che se ne vada (non potresti essere coraggioso se non avessi una paura da affrontare, è come dire a una persona che soffre di insensibilità congenita al dolore di essere forte… non ce n’è bisogno, non sente niente!) 

4- allena il tuo coraggio facendo ogni giorno qualcosa che ti spaventa (non servono gesti ecatlanti, basta il coraggio di affrontare una discussione rimandata più volte con un amico, di fare qualcosa che ti mette a disagio ecc.)

Ultima cosa: se hai un progetto o un’idea non demordere ancora prima di cominciare! Basta anche un solo piccolo passo e in men che non si dica le tue paure si trasformeranno dal peggior nemico al tuo migliore alleato, in grado di consigliarti e metterti all’erta.

Il segreto è agire nonostante la paura, perché eliminarla del tutto sarebbe controproducente: in fondo, sta solo cercando di dirti qualcosa, per esempio che è l’ora di levare l’ancora.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire… hanno paura del mare a furia di invecchiare.

Jacques Brel

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Le mille e una storia

20 sconosciute a un aperitivo: 20 storie per ispirarti

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Prendi 20 sconosciute, di media sui trent’anni, e organizza un aperitivo per farle conoscere e condividere le loro storie. Così, grazie a Sophie, una ragazza olandese che vive a Firenze da diversi anni ed ha aperto il suo business online di life coaching, mi sono ritrovata in un locale fiorentino ad ascoltare varie esperienze di vita.

Ferma!

1 Numero uno, mi sono perso sul life coaching. Ma cos’è?

2 Numero due, che c’entra un aperitivo con la crescita personale?

Uno… Quella del life coaching è una professione. Sophie, infatti, aiuta le donne a far emergere il proprio potenziale e a realizzare le proprie aspirazioni senza farsi condizionare dagli altri. Insomma, è una sorta di guida che ti aiuta a ritrovare la strada, a fare chiarezza e a rivoluzionare la tua vita. Ha anche un programma molto speciale dedicato al superamento delle paure.

Alla storia di Sophie e alla sua attività dedicherò un’intervista intera, intanto se vuoi dare un’occhiata al suo business clicca qui.

Due… Un aperitivo può avere molto a che vedere con la crescita personale. Io, ad esempio, sono tornata a casa da quest’esperienza ispirata e sorpresa.

Procediamo con calma.

L’aperitivo era dedicato alle donne che hanno Sophie come coach o che si sono interessate ai suoi programmi, ma era aperto anche ad amici e conoscenti. Lo scopo era far incontrare personalità diversissime tra loro, con le ambizioni più svariate, ma al tempo stesso con le stesse necessità: tirar fuori la parte migliore di sé vincendo freni e paure, imparare a valorizzarsi, realizzarsi pienamente.

Storie o non storie?

Ho scelto di parlare di questo evento per inaugurare la sezione Le mille e una storia perché non poteva capitarmi niente di più perfetto: in un momento di dubbi e incertezze l’aperitivo è caduto a fagiolo!

Infatti, ero un po’ incerta su questa sezione. Non sapevo se iniziarla con un’intervista, un video o un articolo, o se addirittura eliminarla e ricrearla più avanti quando avrei avuto le idee più chiare e mi sarei decisa a passare all’azione. 

Finché non ho ricevuto l’invito a quest’evento e ho capito che sarebbe stata una bella opportunità. Ho cambiato idea più volte e all’ultimo minuto non volevo uscire. Ma cosa vado a fare ad un aperitivo con gente che non conosco e senza alcuna amica a fare da spalla? Come ne esco se mi trovo a disagio? Eppure, se c’è una cosa che ho imparato nei 20, è che più la vocina malefica dentro di noi ci intima di tornare indietro, più è importante sfidarla. Di solito è il segnale che siamo al limite della zona di comfort.

Quindi, quando senti che qualcosa ti trascina indietro, avanti tutta.

Storie dal Belpaese

Quando metti insieme 20 sconosciute di diverse nazionalità, dalla Polonia al Brasile, dagli Stati Uniti all’Olanda, di età differenti e percorsi di vita variegati, succedono cose incredibili. Credimi, sarei stata in quella stanza per ore e ore ad ascoltare quel susseguirsi di vicende e avventure. Ecco cosa ho capito:

  • Tutti ripetono sempre che l’età è relativa. Al tempo stesso, però, la società si aspetta dalle persone certi comportamenti e le donne sulla trentina ne sanno qualcosa. Le ragazze che erano in quella stanza stanno tutte vivendo la loro vita nel modo più spontaneo ed autentico possibile, seguendo solo le proprie regole. C’è chi ha lasciato il lavoro da scienziata in Australia per vivere un anno in Italia, lavorando come cuoca in un ristorante toscano, e chi in Olanda ha abbandonato tutto, perfino il gatto, per trasferirsi e ripartire da zero. Allora è facile pensare che gli anni non contino, ma non è altrettanto facile, quando poi ci si trova ad una certa età e in un periodo di confusione, levare le vele e prendere il vento in un’altra direzione.                                            
  • Ho capito, cosa che sapevo già ma di cui mi piace avere la conferma il più possibile, che nella vita c’è sempre spazio per cambiamenti improvvisi e svolte inaspettate. Non è mai tardi per realizzare un progetto ambizioso o ricominciare da capo. Gli errori sono fondamentali, quindi non abbatterti se ti sembra di girare sempre intorno o non avanzare di un passo. Tuttavia, se noti che le tue scelte sono sempre dettate dalla paura, allora è il momento di scelte più radicali.

Tornare al punto di partenza non è la stessa cosa che non essere mai partiti

Terry Fratchett

  • Le storie sono affascinanti perché ci ricordano le infinite possibilità che abbiamo, come la trama di una ragnatela, fittissima e talvolta dalle forme più bizzarre. Ma, soprattutto, le storie ci permettono di prendere ispirazione e creare una rete di contatti. Se ancora non l’avessi recepito a fondo, nella vita avrai sempre bisogno di una buona rete di contatti. Non sto parlando a livello professionale, ma proprio di persone che ti facciano cambiare prospettiva e ti mettano in discussione, che siano pronte a supportarti, ispirarti, ridimensionarti. Le storie aiutano a relativizzare e imparare. Come hanno affrontato gli altri una situazione simile? Come ti saresti comportato tu in quel caso? Ti senti confuso e non riesci a prendere una decisione? Pensa alla forza di volontà di quella persona che ha cambiato tutto…                         
  • Le storie ci aiutano anche a capire gli altri e vedere il mondo con occhi altrui. I maschi italiani di una certa età sono davvero così maleducati e pieni di pregiudizi nei confronti delle ragazze dell’est e delle brasiliane? Come mai le straniere sentono per il nostro paese questa fortissima attrazione/amore? Noi lo vediamo sempre in modo così negativo, ma ci sono molti stranieri per cui il Belpaese rappresenta una scelta di vita ideale. Per quanto l’Italia sia un paese complesso che si accascia su se stesso, è splendido notare che qualcuno ne vede ancora la bellezza intrinseca, che brilla sepolta sotto tanta corruzione e abbandono. Ogni tanto è bello farsi prestare un paio di occhiali differenti.

IntrecciStorie

Grazie, storie. Grazie a quelle già citate e a tutte le altre ascoltate in quella stanza. Grazie alla storia della newyorchese con quattro nonni italiani che ha un’impresa di assicurazioni e fa l’attrice, ma viene in Italia per riscoprire le sue radici; alla ragazza del Mugello che invece di sposarsi ha deciso che doveva fare ancora qualche altra esperienza e si è trasferita in un appartamento condiviso; grazie a tutte le persone che quella sera hanno condiviso l’aperitivo e una parte di sé, dimostrando che le paure si possono vincere e le aspirazioni realizzare.

Come si intrecciano tutte le storie! Adesso, sarei curiosa di sapere qual è la tua storia.

Questa sezione servirà appositamente per raccontare. Se l’articolo ti è piaciuto intanto condividilo o lascia un commento.

Crescita personale

aspirazioni: la domanda per quando non sai che fare nella vita

ASPIRAZIONI
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Abbiamo parlato di obiettivi per il nuovo anno e di come fare a rispettarli, ma sorge subito un problema: se non hai alcuna idea di cosa vuoi fare nella vita, come diamine stabilisci gli obiettivi per far sì che le tue aspirazioni non restino mere fantasie?

Alcune persone sanno chiaramente il percorso che intendono percorrere e sembra che niente possa interferire col loro obiettivo. Scommetto che hai sempre sentito un pizzico di invidia nei loro confronti, perché, pur avendo molti interessi, non ti sei mai deciso su dove svoltare al bivio.

Forse ti sarai sentito anche un po’ perso intorno a chi, sin dall’infanzia, non faceva altro che pensare a entrare in un corpo di ballo, diventare un grande atleta, andare nello spazio… ah che fortunato, lui sì che sa bene cosa vuole e ciò che serve per realizzare quell’aspirazione!

Capitomboli sul sentiero

Stai dimenticando una cosa importante. Saranno anche tante le persone con obiettivi chiari e precisi, ma sono molti di più quelli che nella vita devono provare, sbagliare e tentare nuovamente prima di sapere cosa combinare.

Paragonarsi agli altri è il miglior modo per abbattersi e finire col piangersi addosso.

Io non vorrei che nessuno adottasse il mio modo di vita; perché desidero che ci sia al mondo il maggior numero possibile di persone diverse; ma renderei ciascuno molto attento a scoprire e perseguire il suo modo.

Henry David Thoreau

Ognuno di noi ha il proprio percorso e per evitare di sentirsi persi o sfortunati conviene tener presente quanto segue:

  1. Mai prendere gli altri come riferimento, non ha alcun senso. Potresti invidiare un amico che ha sempre saputo cosa intendeva fare nella vita, ma saresti davvero felice al suo posto? Se sai che odi la matematica, ma invidi la sua carriera di fisico è l’insicurezza che parla.                                                                                                                                                                                   
  2. Se invece pensi di avere troppe passioni o interessi e ti senti spinto ora da una parte o dall’altra, non temere, anzi! Forse ancora non capisci dove ti stai dirigendo, ma come ha detto Steve Jobs, non è possibile unire i puntini guardando avanti; si possono unire solo guardandosi all’indietro. Bisogna avere fiducia. Fiducia che in qualche modo, nel futuro, i puntini si potranno unire.                                                                                                                          
  3. Fai le tue scelte con consapevolezza e accetta l’incertezza come una caratteristica alla base della vita stessa, non c’è scampo.                                                                                                                                                                                       
  4. Impara dagli errori fatti e rifletti sulle esperienze passate, sicuramente avrai già qualche indizio su quali possano essere le tue aspirazioni.

Rispondi alla domanda e punta il timone

Il filosofo britannico Alan Watts soleva porre questa domanda agli studenti: cosa faresti se i soldi non fossero un problema? Ovvero, se fossi completamente libero di scegliere e potessi decidere cosa fare nella vita senza dover prendere in considerazione i soldi, cosa vorresti fare?

Dipingeresti forse? O passeresti le giornate ai video giochi? Faresti il giro del mondo in barca a vela?

Qui hai accesso al video, in inglese, in cui Alan Watts afferma che è meglio vivere una vita breve, ma vissuta secondo i propri ideali e le proprie aspirazioni, piuttosto che una vita lunga e grigia, trascorsa a fare ciò che è necessario per guadagnare soldi.

Seeee, va beh, non è mica così facile! Poi sai che novità!

Vero, ma non ha tutti i torti quando dice che, dando ascolto alla propria vocazione e applicandosi al meglio, alla fine si possa diventare “maestri” nel settore e quindi farne una carriera. 

Si tratta forse di una delle questioni più spinose e discusse della crescita personale: conviene seguire le proprie passioni? Si può riuscire a farne un lavoro e mantenersi? Forse non sempre e il cammino certamente è arduo, ma non si può negare che nella nostra società attribuiamo troppa importanza ai soldi, che più che un mezzo, di frequente diventano l’obiettivo. 

aspirazioni: questo sì e questo no

“Cosa faresti se potessi scegliere di vivere la tua vita senza preoccuparti dei soldi?” è la domanda giusta da porti se ti senti perso, incerto, insicuro e confuso.

Ci sono sicuramente delle cose che non vuoi fare, che non ti piacciono e non faresti neanche se fossi pagato oro. Questo è un altro punto di inizio.

Inoltre, ricorda che siamo a gennaio! Se ancora non sai cosa fare della tua vita hai 12 mesi davanti a te in cui fare esperienze, sperimentare e cambiare rotta e non c’è niente di più emozionante dell’avventura 😉 C’è chi punta il timone una volta sola e chi deve riaggiustare la rotta più volte. L’importante è ricordare che, come ha detto sempre Thoreau,

c’è un solo tipo di successo: quello di fare della propria vita ciò che si desidera.

Conviene anche essere pragmatici e saper accettare la cosa, se delle proprie aspirazioni è davvero impossibile trarre qualcosa di utile. In caso contrario basta mettersi a lavoro.

Ti è piaciuto l’articolo? Che ne dici di darmi una bella spinta condividendolo con gli amici?

 

Che ansia!

“che ansia”… come non iniziare l’anno così!

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Caro ansioso, ho pensato a te

Eccomi qua per supportarti subito all’inizio di questo nuovo anno. Ho pensato che sarebbe stato bello iniziare con un articolo sulla gestione efficace del tempo, sui consigli per vivere un 2017 avventuroso e sfrontato… poi ho sentito quella cosa fastidiosa e indefinita nello stomaco e mi sono detta che, no, niente articoli entusiasmanti e pieni di melenso ottimismo: per cominciare mi dedico a te.

Sono abbastanza certa che tu abbia già pronunciato almeno una volta la frase “che ansia” in questo 2017. Dunque hai bisogno di aiuto.

Eh già, scommetto che pensavi che sarebbe stato facile! Basta convincersi che l’Anno Nuovo sarà un anno strabiliante, impegnarsi il 31 sera e le prime ore del 2017 e… puff, l’ansia non resterà che un brutto ricordo dell’anno passato. Mentre quest’anno, ti sarai detto, vivrai leggero e spensierato.

Ti piacerebbe! 

So che ogni tanto trovi insopportabile questo mio guastarti la festa, ma anche stavolta sono costretta a contraddirti, mio malgrado.

Nella morsa del serpente

Se sei ansioso, l’ansia non ti abbandonerà perché hai scavallato l’anno, perché è il tuo compleanno, perché è successo un fatto inusuale e bellissimo, perché perché perché…

Non sei tu che decidi. Non sempre, almeno. In alcuni casi si può capire a cosa si deve il malessere, in altri te tocca, c’è poco da fare. Allora dai, dato che nessuno vuole iniziare l’anno con l’ansia, ho deciso di darti qualche consiglio pratico per bloccarla sul nascere.

Intanto, se te li sei persi, qui trovi 5 rimedi veloci per quando sei in ufficio o non hai tempo per attività più lunghe.

L’ansia è così infida e malefica da averti già colto di sorpresa in questo 2017, strisciando lentamente e infine avvolgendoti come un boa constrictor, ma stavolta hai più tempo libero per imparare ad affrontarla? Ottimo, allora prova con le seguenti attività:

  • che ne dici di un puzzle? Praticamente non esiste niente di meglio per obbligare la tua mente a smettere di delirare e per concentrarsi su qualcosa di semplice, come colori, forme, dettagli vari. Funziona molto bene, ma vedi di non diventare isterico se non riesci ad attaccare subito due pezzi… che ansia quest’immagine di te che lanci tutto fuori dalla finestra, calmati 😉 Il fulcro del lavoro sta proprio nello svolgere un’attività calmante, che rallenti il sistema e regolarizzi il respiro.

TIP (consiglio) : se non sei solito fare puzzle e cominci con uno da 5000 pezzi con paesaggi complessi il boa constrictor avrà il lavoro facilitato.

  • mai usato i mandala, altrimenti detti album da colorare per adulti? Sono diventati molto di moda negli ultimi anni. Come mai? Beh, ammettiamolo, a tutti piace poter tornare un po’ bambini e avere come unico “impegno” quello di scegliere i colori da usare su un foglio! E la cosa bella è che nessuno ti obbliga a stare nei bordi e colorare tutto, sei libero!che ansia

TIP: non essere troppo perfezionista, altrimenti otterrai l’effetto contrario!

  • prova con un diario. Scrivere un diario ti permette di riflettere e mettere chiarezza tra i tuoi pensieri. Spesso, poi, una volta su carta, certi pensieri fanno molta meno paura e le ansie diventano improvvisamente delle nullità.

TIP: stai scrivendo per te stesso, quindi non serve nascondersi o fingere che le cose stiano diversamente. Non c’è nessuno pronto a giudicarti, a parte tu stesso.

Basta con “che ansia”

Conosco mille maniere per calmare la tua ansia, e non ne trovo una sola che calmi la mia. 

Alejandro Lanus

Un consiglio, caro ansioso.

So che probabilmente sei molto sensibile e riflessivo, per questo ci tengo a dirti che quest’anno vorrei che tu facessi attenzione a non caricarti né di pesi inutili né dei mali del mondo.

Fai uno sforzo per mantenerti concentrato sulle cose positive che ti circondano, non lasciare che il buio ti ingoi, altrimenti  la tua ansia avrà vinto in partenza.

E smetti di pronunciare la frase “che ansia” per favore! Potrebbe perfino bastarti per sentirti un po’ meglio e vedere tutto rosa. Buon 2017!

Dai, fammi sapere se questi metodi ti sono stati utili o se ne usi di diversi! 

 

 

Cose da fare nella vita (Bucket list)

Couchsurfing: 8 motivi e 3 consigli per ospitare uno sconosciuto

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In questo post parlerò del couchsurfing e della mia prima esperienza come host, ovvero come persona ospitante.

Solo pochi giorni fa ho inserito sul sito una novità che penso si rivelerà interessante: la sezione progetti (accedi qui). Se hai avuto modo di dare una sbirciatina saprai non solo che il primo progetto in corso si chiama “bucket list”, ma anche che non ho perso tempo e mi sono impegnata per cominciare subito a completare la mia missione, tant’è che ho già barrato un’esperienza della lista, cioè ospitare qualcuno con couchsurfing  😉

Che ne dici di cominciare subito?

Lo scopo del progetto bucket list non si limita certo ad una lista di cose da fare nella vita! Al bando questi egocentrismi… vorrei invece ispirarti a fare la tua lista personale e soprattutto raccontarti di ciò che imparerò portando a termine il progetto.

L’obiettivo, insomma, come sempre è condividere e crescere.

Se non sai cos’è il couchsurfing (surf tra i divani?!)

Si tratta di una piattaforma online che permette ai viaggiatori di essere ospitati gratuitamente dai locali. L’obiettivo è conoscere le persone del posto e fare nuove amicizie, nonché immergersi nella cultura locale risparmiando sull’alloggio.

Gli utenti si lasciano l’un l’altro delle referenze, fondamentali sia per ospitare che per essere ospitati, dal momento che in entrambi i casi una buona reputazione online è la chiave di accesso per un’esperienza positiva.

Al contrario di quanto pensano in molti NON si tratta affatto di un sito per trovare l’anima gemella o avventure di una notte (in inglese ONS, ovvero one-night stand).

La mia esperienza

Sono stata ospitata due volte in Turchia, mentre ero in viaggio con amiche e volevo conoscere locali, ed una in Inghilterra, dove mi sono recata per un test di ammissione a un corso universitario.

Essendo state tutte esperienze positive, mentre completavo la bucket list mi sono chiesta come sarebbe stato ospitare e ho deciso di inserire l’esperienza tra le cose da provare almeno una volta.

La spinta fondamentale per me è stata quindi la curiosità, ma anche il desiderio di cambiare e godere della compagnia di persone nuove per qualche giorno.

Com’è andata?

Pochi giorni dopo aver aggiornato il mio profilo su couchsurfing.com ho ricevuto le prime richieste di alloggio e il fine settimana ho ospitato subito un ragazzo americano, Preston, e un ragazzo tedesco di origine eritrea, Daniel. Due esempi opposti di comportamento, in ogni caso entrambe persone corrette ed amichevoli.

Di seguito 3 cose che ho imparato da questa esperienza e che conviene tenere presente.

Difficoltà/consigli:

  • non è sempre facile capire cosa uno sconosciuto che viene ospitato si aspetta dall’ospitante, è quindi meglio chiarire il più possibile (dalla sistemazione letti alla disponibilità di asciugamani… senza dimenticare la questione dei pasti che, forse, è la più complessa).
  • ci sono persone che sono totalmente indipendenti e hanno solo bisogno di qualche dritta sui posti da visitare, mentre altre che invece preferiscono passare molto tempo in compagnia di chi ospita, rendendo a volte le cose un po’ difficoltose. Anche qui, se si hanno impegni meglio essere chiari sin da subito. Non dimenticare, tuttavia, che se ospiti vuol dire che sei interessato a condividere e conoscere.
  • le referenze quasi mai sono al 100% affidabili e obiettive e difficilmente se ne lasciano di negative, a meno che l’esperienza non sia stata proprio terribile, quindi non aspettarti che vada sempre tutto liscio come l’olio. Qualche momento di incomprensione o imbarazzo, così come qualche barriera culturale o difficoltà di comunicazione è inevitabile con persone che non si conoscono affatto e, all’improvviso, si ritrovano a “invadere” il tuo spazio privato.

Devo dire che questa prima esperienza come host è stata piacevole.

Con Preston ho avuto conversazioni molto interessanti sulle sue ambizioni personali e sugli Stati Uniti in generale. Ha deciso di viaggiare per l’Europa per sei mesi senza telefono e senza mai prendere aerei, e questa scelta inusuale mi ha affascinata. Anche l’altro ospite è un tipo interessante, abbiamo condiviso un ottimo pasto vegano perché ha cucinato in cambio dell’ospitalità… meglio di così!

Sicuramente un lato positivo del couchsurfing è la possibilità di incontrare sconosciuti con obiettivi e aspirazioni singolari, che possono ispirarci o mostrarci modi diversi di vivere.

Preston, ad esempio, lavora nei parchi degli Stati Uniti come Guardia Forestale, vive in Wyoming, in un chalet di legno che condivide col resto del team, e ha spesso incontri inaspettati con gli orsi della zona. Dopo aver visitato Svezia e Germania si recherà a fare sci d’alpinismo nei Balcani e… in Marocco! Ad aprile sarà di ritorno negli Stati Uniti e, se necessario, lavorerà nei giganteschi campi (fino a 2500 persone) che vengono allestiti quando si propagano grossi incendi.

Grazie a Daniel, invece, ho conosciuto la nazionale tedesca di Snowboard, a Cortina in occasione dei Mondiali. Ti assicuro che gli sportivi di questo livello prendono sia lo sport che le feste molto sul serio, danno il massimo in tutto!

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Alla Coppa del Mondo di Snowboard

Perché dovresti provare

Ti consiglio di provare il couchsurfing, ecco perché:

  • è bello conoscere le storie degli altri e farsi stupire, ti fa tornare un po’ bambino.
  • indubbiamente è un modo fantastico per ampliare le proprie vedute e conoscere meglio il mondo (no, nella mia ignoranza non sapevo che a due ore da Los Angeles in California ci fossero le montagne e si potesse sciare).
  • è un ottimo modo per condividere la propria cultura o le proprie passioni (quello nella foto è Preston, che si sta divorando il formaggio di Asolo, il Landjäger – salame sudtirolese – e l’olio toscano extra vergine franto da mio padre… non si può dire che non abbia apprezzato).
  • è il metodo ideale, gratuito, per chi vuole migliorare le proprie abilità liguistiche!
  • ricorda ai cittadini come me, che si stupiscono sempre delle abitudini nei piccoli paesi, che ogni tanto degli altri ci si può fidare! Appena Preston è arrivato, senza averlo mai visto prima, gli ho lasciato le chiavi di casa. A me toccavano altre due ore in ufficio.
  • ti permette di avere un punto di vista alternativo sulla tua stessa cultura. Vedere le foto di Preston su Facebook e notare i dettagli delle città e dei paesaggi italiani che ha fotografato mi ha fatto scoprire la sua prospettiva.
  • aiuta a superare la timidezza e a migliorare le proprie doti di comunicazione. Fa piacere, ogni tanto, riscoprirsi e vedere come reagiscono dei perfetti sconosciuti ai nostri comportamenti.
  • rende un po’ più umili e tolleranti e ci ricorda che il mondo è vasto e che, anche cose che diamo per scontato, non lo sono affatto…

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    Assaggio di olio toscano. 

La ciliegina sulla torta:

Dopo aver spiegato a Preston cos’è una moka per il caffè e come si usa ho avuto una bella sorpresa, infatti i due giorni successivi mi ha fatto trovare il caffè pronto appena alzata!

Conclusione

Se tieni presente i 3 punti espressi precedentemente (difficoltà/consigli) e ospiti solo persone con referenze, sono certa che sarà un’esperienza interessante.

Io ho già acconsentito ad ospitare altri viaggiatori, una coppia di ragazzi ucraini, tra cui una ragazza che parla ucraino, russo e qualche parola d’inglese. Sarà un ottimo incentivo per fare pratica con quel poco di russo che mi resta in testa.

Oh, dimenticavo, un’altra cosa bella del couchsurfing è che a volte sai cose molto intime delle persone. Tipo? Io so che quando questa coppia verrà a trovarmi lui le chiederà di sposarlo! Se non è bello essere parte di un tale ricordo…

Ti è piaciuto l’articolo? Leggi qui il post sul perché dovresti fare una bucket list! 


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