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Crescita personale

Sulla scrittura creativa e sul perché imparare ci rende felici

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Il 2018 è iniziato con un corso di scrittura creativa. Si è trattato di un caso, dato che non avevo mai pensato di farne uno. Sentivo di dover cominciare l’anno con qualcosa di nuovo e diverso dal solito e i risultati non si sono fatti attendere…

Ma facciamo una premessa.

Vuoi essere felice? Impara

Secondo diverse ricerche, se vogliamo essere felici dobbiamo dedicare un po’ di tempo a imparare cose nuove.

Aldilà delle credenze personali di ciascuno di noi, mi sento di poter dire senza alcun dubbio che una delle cose che dà un senso alla nostra presenza su questo pianeta sia la nostra capacità di apprendere e migliorarci.

Ma come?! Non siamo affatto una specie animale di larghe vedute e non sembriamo interessati a niente se non all’auto-annientamento.

In parte sono d’accordo, ma non potrai negare che siamo anche circondati da un buon numero di esempi positivi e sono quelli che dovremmo tenere presente, non trovi?

Penso a Stephen Hawking col sintetizzatore vocale, a Bebe Bio e Alex Zanardi con le protesi e a molti altri senza alcun problema fisico, ma che comunque hanno imparato a sfruttare ciò che avevano a disposizione e a tirare fuori il meglio di se stessi, puntando a obiettivi ambiziosi:

Il mio obbiettivo è semplice: è la comprensione completa dell’Universo, perché è così com’è e perché esiste

Stephen Hawking

Una cosa da niente, non trovi?

Time to learn

La capacità di imparare è insita nell’essere umano, ma spetta a ciascuno di noi assicurarsi che sia nutrita adeguatamente.

Ti sarà capitato sicuramente di vivere un periodo monotono e di trascinarti da un giorno all’altro senza motivazione né stimoli. Magari ti sei sentito inutile e ti sei chiesto tante volte quale fosse il senso di alzarsi al mattino per correre tutto il giorno nella classica ruota del criceto e poi tornare a casa la sera esausto, con la sensazione che non fosse cambiato niente rispetto ai giorni precedenti.

Ci siamo, è tempo di imparare.

Tocca a te provare a ritrovare una scintilla di entusiasmo e imparare cose nuove è il primo punto di partenza. Scegli un’altra sfida, preparati per una nuova avventura, partecipa a un corso (qui ho parlato dei corsi online) o trova un qualsiasi altro modo per avere più stimoli e imparare cose nuove.

Che si tratti di imparare qualcosa su te stesso, ad esempio che sei in grado di superare un limite sportivo che eri convinto di avere, o imparare una nuova lingua, non cambia molto.

Conta procedere, scoprire, ritrovare un po’ di pepe.

apprendimento> maggiore autostima > maggiore positività e ottimismo > e poi chissà…

Scrittura creativa

Nella mia lista di cose da fare nella vita, ho inserito “fare ogni anno dei corsi per imparare qualcosa (dal vivo o online)” proprio per assicurarmi di portare sempre un po’ di pepe nella mia quotidianità.

Ogni volta che impariamo qualcosa di nuovo, noi stessi diventiamo qualcosa di nuovo.

Leo Buscaglia

Quest’anno, come dicevo, è toccato a un corso di scrittura creativa, breve ma intenso. Ho imparato due cose importanti, oltre ad alcuni aspetti tecnici relativi alla scrittura:

  1. Ho imparato a espormi in un ambito nuovo. Non a tutti piace dover leggere ad alta voce, figuriamoci leggere le proprie bozze!
  2. Ho imparato ad andare avanti per la mia strada lasciando perdere i paragoni con gli altri.

In ambito creativo non sempre esiste giusto o sbagliato, ma esporsi ed accettare il feedback non è sempre facile. In un gruppo, poi, tendiamo inevitabilmente a paragonarci agli altri.

Ti è mai capitato di sentirti sminuito o di pensare di essere il peggiore? Al corso di scrittura creativa ho pensato spesso di essere indietro. Mi sembrava che gli altri fossero già dei professionisti e ho avuto quest’impressione soprattutto durante le prime lezioni, tanto che ero incerta se continuare o meno. Ma ho deciso di non mollare.

Dopo una delle lezioni più faticose, mi è stato detto: se gli altri sono più bravi, vuol dire che hanno meno da imparare.

Perché il punto, infatti, non è dove sono gli altri, ma quanto hai imparato e quanta strada hai fatto rispetto a dove ti trovavi prima.

I risultati

Ho iniziato l’articolo dicendo che i risultati non si sono fatti attendere. Ecco cosa intendevo:

  • ho aumentato la mia autostima, perché non ho mollato e le lezioni successive sono andate meglio, dato che ho cercato di impegnarmi di più e fare attenzione ai miei punti deboli
  • ho ricevuto un buon feedback su una bozza di storia. Mi è stato detto che ho in mano del materiale buono e dovrei lavorarci e mi sono sentita spronata a continuare
  • ho imparato molte cose utili a livello pratico di scrittura creativa

Come ho detto in uno dei video del progetto 100 giorni di scrittura, da cosa nasce cosa, l’importante è cominciare.

Tu cosa imparerai questa settimana?

Condividi l’articolo se ti è piaciuto e non dimenticare di seguirmi sui social 🙂

 

 

Pensieri sciolti

2018 L’anno che verrà

“Tendiamo a sopravvalutare ciò che possiamo fare in un giorno e sottovalutare cosa possiamo fare in un anno”

Il 2017 è stato un anno di viaggi (tantissimi) e cambiamenti (nuova città, nuovo lavoro, amicizie ecc.). Stavolta mi riesce facile tirare le somme perché sono stati 12 mesi piuttosto sorprendenti.

Ma in base a cosa si può giudicare un anno?

Non so tu, ma a me interessa il percorso svolto. Mi interessa capire se sono “cresciuta” o meglio maturata (2017 anno dei 30), dillo come ti pare!

Mi interessa sapere se nel mio anno c’è stato un po’ di spazio per avventure, viaggi, novità, apprendimento, sfide.

Mi interessa capire se ho imparato a conoscermi e perfino a reagire meglio, quel tanto che basta, in situazioni in cui solitamente sono troppo aggressiva o permalosa.

Mi interessa sapere se ho saputo gestire la mia ansia e le mie paure, o se perlomeno ci ho provato.

In base a questa lista, il 2017 è stato un anno molto positivo. Ovviamente avrei potuto viaggiare di più, osare di più, imparare ancora di più, scrivere di più, di più, di più…

Ehi, se questi sono anche i tui pensieri è l’ora di bloccarli. Ignorali. Di più non conta, conta se l’hai affrontato meglio del precedente.

C’era una volta

A dicembre 2016 avevo scritto la mia lista di obiettivi basandomi sul metodo scritto qui e, anche se molti non sono stati raggiunti, posso ritenermi soddisfatta.

Scriverli mi ha aiutata a impegnarmi e a ricordarmi delle priorità che mi ero data.

Volevo trasferirmi e ho scelto Berlino. Volevo finalmente fare quel viaggio di un mese nel Sud-est asiatico che posticipavo da anni e a fine aprile sono rientrata in Italia piena di ricordi. Volevo…

Avevo obiettivi finanziari, sportivi, lavorativi, suddivisi in varie categorie. Insomma, avevo organizzato bene la cosa e quando è stato il momento di fare una valutazione sono stata molto comprensiva con me stessa.

Anche nel caso di obiettivi miseramente falliti (vedi obiettivi finanzari :D).

Una cosa che ho imparato a fare con gli anni è proprio mantenere un atteggiamento più positivo e flessibile verso me stessa. Fino a prova contraria la mia prima fonte di ansia sono io stessa.

L’anno che verrà

E per il 2018?

2018 anno che verrà

Avevo tanta voglia di pormi degli obiettivi l’anno scorso quanta ne ho quest’anno di lasciar perdere!

Ci sono indubbiamente delle cose che vorrei fare, perché so che mi daranno soddisfazione. Alcune erano previste nel 2017, ad esempio correre una mezza maratona, ma non ci sono riuscita e dunque le ripropongo volentieri.

Senza stress, questo nuovo anno.

Forse ne includerò anche altre, ma per lo più voglio che il prossimo sia un anno più spontaneo, con l’unico obiettivo di lavorare su me stessa giorno per giorno, senza grandi progetti.

Voglio che scivoli via in modo fluido, per quanto possibile.

E tu?

Fammi sapere nei commenti, ormai lo sai che sono curiosa!

Ti lascio con un grande classico…

Ma la televisione

ha detto che il nuovo anno

porterà una trasformazione

e tutti quanti stiamo già aspettando

 

 

Che ansia!

Obiettivo 2018 per gli ansiosi: nessun obiettivo

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Non chiedermi come sia potuto accadere…

fatto sta che siamo nuovamente a fine anno ed è l’ora di fare un bilancio del 2017 e porsi qualche nuovo obiettivo.

Ah sì?! E se invece stavolta facessimo proprio il contrario?

Nel 2016 accadde…

L’anno scorso ho pubblicato due articoli sul tema, per aiutarti a entrare al meglio in un altro anno.

Il primo, riflessioni di fine anno: 7 domande da farti, ti sarà di nuovo utile per valutare le esperienze degli ultimi 12 mesi e spingerti a ritagliarti un po’ di tempo, anche solo venti minuti, per rilassarti e riflettere.

Il secondo, stabilire degli obiettivi per il nuovo anno e rispettarli, è più che altro un metodo per capire come fare a porsi degli obiettivi in modo efficace, così che sia effettivamente possibile raggiungerli.

In questo articolo, invece, vorrei parlarti del concetto opposto: a volte è meglio non porsi alcun obiettivo.

Ma come, non è un controsenso?

Lasciami spiegare!

Ognuno di noi è diverso e, certamente, c’è chi ha veramente bisogno di una spintarella e di qualche consiglio per essere un po’ più quadrato.

Vivi sempre alla giornata oppure sei la tipica persona che vorrebbe pianificare meglio le cose e organizzarsi per concludere, finalmente, un dato progetto? Allora, senz’altro, gli articoli che ho menzionato fanno al caso tuo.

Portare un po’ di strategia/pianificazione nel tuo 2018 non potrà che farti bene! Giusto quel pizzico per non abbandonare idee valide e fantastici piani per dominare il mondo 😉

E se invece sei un tipo ansioso?

Magari sei più simile a me e tendi a pianificare fin troppo o a pensare “avanti”, puntando all’obiettivo, ma ogni tanto perdendo di vista la bellezza del percorso.

Ecco, proprio a te, pianificatore seriale o ansioso cronico, voglio rivolgermi.

Nel 2018, lascia correre.

Prova a vivere l’anno che viene come la possibilità di sperimentare e andare in senso contrario rispetto alla solita rotta. Non pianifichi mai niente? Fai un tentativo. Sei un ansioso e ti senti perso se hai la sensazione di non avere tutto sotto controllo? Let it all go!

Obiettivo 2018? Meno strategia e più improvvisazione

Se sei un ansioso, straccia subito quella lista di cose da fare. Abbandona le agende, le tabelle, le preoccupazioni premature, le domande a cui ancora non può esserci risposta, le questioni irrisolte.

Il tuo esercizio per il 2018, caro ansioso, è questo: non pianificare e non anticipare. Ogni volta che la tua mente ostinata tenta di proiettarti verso un qualsiasi giorno dopo il 1 gennaio, fermala.

Capisco che alcune cose vadano preparate per tempo (matrimonio in vista?), ma se sei un ansioso regalati un anno di improvvisazione. Sono sicura che non te ne pentirai.

Puoi anche trovare una via di mezzo e ridurre il numero di obiettivi o ridimensionarli. Non dimenticarti che un obiettivo non deve essere ulteriore causa di ansia, altrimenti meglio lasciar perdere.

Nel prossimo articolo ti parlerò di come io intendo procedere nel 2018, di cosa voglio cambiare e su cosa intendo puntare.

Intanto, che ne dici di farmi sapere nei commenti se per il 2018 hai qualche piano speciale di conquista del mondo?

Pensieri sciolti

La chiave per rendere magico il tuo inverno

imageTramonto dal Passo Giau con vista su Cortina d'Ampezzo
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Attenzione: inverno berlinese in arrivo

Siamo in pieno autunno e a Berlino il grigio è il colore predominante. Quando si intravede uno sprazzo di blu quasi ci si emoziona. Se si comincia così, non oso immaginare come sarò energica e ottimista a febbraio!

Avendo davanti un inverno impegnativo, il mio primo inverno berlinese completo, ho riflettuto su quali sono le cose che mi rendono felice o mi fanno sentire piena di energia.

Il punto è: cosa ti rende tanto allegro, che neanche ti accorgi di come sia il tempo?

Lasciamo stare le cose più ovvie, come continuare a uscire e socializzare nonostante la notte perenne e il gelo imperante, e concentriamoci invece su altri aspetti che a volte tendiamo a trascurare.

Questa è la mia lista:

SPORT

La voglia di andare a correre si è persa con la prima diminuzione delle temperature. Muoversi diventa un impegno, soprattutto seo dopo il rientro da lavoro bisogna uscire nuovamente per fare sport. Parliamoci chiaro: è una prova di volontà insuperabile.

Ma c’è un segreto…

Concentrati su una cosa soltanto: la sensazione che proverai dopo aver fatto sport.

Che la lezione di krav maga sia alle 20.45 mi sembra una tortura e il mio entusiasmo è sotto terra ogni giovedì. Tuttavia, al rientro la mia mente è così libera e il mio corpo si è sfogato così tanto, che sono addirittura euforica.

Trova lo sport giusto per te. Più è duro l’inverno, più sport conviene fare per ricordarsi di cosa sono le endorfine. Oh, le endorfine, come in quelle giornate a nuotare tra gli scogli al tramonto…

Cerca di fare un mix di cose diverse per variare sia l’attività che la compagnia. Io, ad esempio, faccio pilates coi colleghi e vado a correre. In alternativa, se proprio non ho voglia/tempo di muovermi, utilizzo una app con programmi di allenamento brevi ma intensi.

Aiuta anche darsi un obiettivo sportivo: in primavera vorrei fare la mezza maratona, cosa che mi obbliga a prendere sul serio l’allenamento e a uscire anche quando il piumone cerca di risucchiarmi.

NOTA: No, non vuoi arrivare a giugno e rappresentare l’esempio perfetto di panico da prova costume.

Il tuo corpo ha bisogno di muoversi, altrimenti saremmo stati programmati per il letargo, nel qual caso questo articolo sarebbe inutile. Shake that body, baby.

HYGGE

Questa è una parola danese/norvegese di difficile traduzione. Fa riferimento a quella sensazione di benessere, tranquillità e comfort che sentiamo, ad esempio, quando siamo davanti al caminetto in inverno con una cioccolata calda. Per saperne di più leggi qui.

In questo caso mi riferisco soprattutto all’importanza di avere un luogo accogliente in cui sentirsi a proprio agio… la tua bat-caverna per dare l’idea.

Non è così scontato se vivi in una casa/stanza in affitto e non hai potuto decidere né che coinquilini avere, né che tipo di arredamento scegliere. 

Io vivo da sola e non posso lamentarmi dell’appartamento, anche se renderlo hygge non è stato facile: non essendo casa mia, non posso fare cambiamenti drastici.

La chiave, in ogni caso, è cercare di dare quel tocco personale che ti faccia sentire a casa, ovunque tu sia.

Negli anni ho avuto tanti coinquilini di altrettanti paesi diversi e posso assicurarti che la maggior parte delle stanze sono ben lontane dall’essere hygge: “ho visto cose che voi umani…” esatto, proprio così.

Dai retta agli scandinavi, che sulla vita al buio la sanno lunga, e vedi di rendere la tua stanza il covo perfetto per l’inverno 😉

PROGETTI

Adesso è il tuo momento!

In estate sei troppo occupato a godere dei raggi del sole per poterti concentrare su progetti, sogni, piani malefici per la conquista del mondo e quant’altro.

Con l’arrivo dell’autunno puoi rispolverare il cassetto e pulirlo dalle ragnatele… è tempo di lavorare!

Non c’è niente di meglio di stare al calduccio e dedicarsi alla propria passione. Dai videogiochi all’apprendimento di una lingua, dalla pittura a un business plan… tutto va bene fuorché perdere tempo a scorrere la home di Facebook o a invidiare chi posta foto in Tailandia su Instagram.

Quello non è hygge, è suicidio!

A meno che tu non stia programmando un viaggio e non ti stia documentando, nel quel caso sei scusato.

Già che ci siamo, in questo articolo parlo di come fare per non abbandonare un progetto.

Adesso, dì un po’, com’è la tua lista per sopravvivere all’inverno?

Raccontami se hai qualche strategia speciale per sopravvivere ai lunghi mesi invernali o se le tue abitudini non cambiano. Ma dimmi, ti prego, che non intendi vivere di malinconia e ricordi.

Aspetto la pioggerella d’autunno, per nascondermi tra le persone, nel grigio della città e vivere di malinconia e ricordi. L’autunno permette cose che in altre stagioni non sono possibili.

Stephen Littleword, Piccole cose

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Crescita personale

Il segreto per non abbandonare un progetto

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Il blocco

Poco tempo fa ho inviato la prima newsletter autunnale del blog (ti invito caldamente a registrarti, vai alla home del blog e scorri a destra)! Ho accennato alle ultime novità e ho ammesso candidamente che nei mesi scorsi ho avuto la tentazione di abbandonare il progetto.

In questo articolo ti spiegherò perché ho deciso di continuare e cosa puoi fare se stai attraversando una fase in cui i senti bloccato e non sai come procedere con un progetto personale.

Ma come?! Una volta che si comincia un blog e si ha un numero di lettori (anche se definirlo esiguo al momento è un eufemismo) non si può certo chiudere uscio e bottega come se niente fosse!

Lo so bene, ma cerca di capirmi…

A fine maggio mi sono trasferita in un altro paese e in un’altra città (Berlino), ho iniziato un nuovo lavoro e la mia routine è molto cambiata. Mi sono sentita un po’ travolta da tutte le novità e tutti i cambiamenti a cui prima non ero abituata, in primis, impiegare 45 minuti minimo per raggiungere il luogo di lavoro.

Dov’è finito tutto il tempo che mi serve?

Domanda ricorrente di chiunque abbia un lavoro full time e passioni/hobby/progetti che vorrebbe coltivare tra un lavaggio dei piatti, una cena da cucinare, sport, amici etc., etc…. ah, c’est dur la vie!

Perché continuare?

Ho sempre molti progetti in testa, tanti momenti lampadina e un numero infinito di cose che vorrei imparare o approfondire. Ultimamente, per farti un esempio, mi sono fissata sulla programmazione: mi piacerebbe fare un corso base. Mi piacciono molto le lingue straniere e, in fondo, la programmazione non è che un tipo particolare di linguaggio, non sei d’accordo?

Lo so, non serve rircordarmi che le giornate hanno 24 ore e che stavo già per abbandonare un progetto a me caro, il blog, perché complicarsi la vita con altro?

Perché no? In fondo la vita è una sola e, per come la vedo io, siamo qui per imparare.

In ogni caso, torniamo al blog. Quest’estate ho avuto forti sensi di colpa perché non me ne sono occupata quasi per niente. Occasionalmente mi è capitato di fare le classiche liste chilometriche di cose urgenti da sistemare per portare avanti il progetto, ma quasi nessuna è stata poi portata a termine.

Mi sono sentita un po’ frustrata.

Chiunque abbia qualche interesse che richiede tempo avrà avuto questi pensieri almeno una volta:

Continuo a iniziare progetti, ma a quanto pare non ne porto mai a termine nessuno

Inizio sempre allegro e pimpante e poi perdo l’interesse o non riesco più a dedicarmici con regolarità

Pensavo che sarei stato capace di impegnarmi a lungo termine

Domani cercherò di farlo, oggi proprio non se ne parla

Suona tutto molto familiare, non trovi?

Il segreto per non abbandonare un progetto a cui tieni

Vuoi sapere cosa fa la differenza?

Vuoi sapere cosa farà sì che tu abbandoni o meno un progetto a cui hai lavorato duramente e a cui tieni molto?

I tuoi pensieri.

Abbiamo un’infinità di pensieri che ogni giorno attraversano la nostra mente. La qualità di questi pensieri è fondamentale.

Quelli che ho elencato sono pensieri negativi, scoraggianti, ma cosa succederebbe se tu decidessi, consciamente, di controllare i tuoi pensieri e decidere che “forma” dargli?

Forse potresti dare una svolta al tuo progetto (o alla tua vita, dato che imparare a gestire i pensieri che ci frullano in testa vuol dire molto di più… ne riparleremo).

Proviamo a fare una cosa, cioè a rielaborare i suddetti pensieri.

Rielaborazione in chiave positiva:

Continuo a iniziare progetti, ma a quanto pare non ne porto mai a termine nessuno Ho tante idee e tanti progetti, forse ne inizio un po’ troppi, quindi il rischio di non portarli a termine è alto. Potrei stilare una lista delle priorità. In ogni caso complimenti a me… c’è chi non ci prova neanche a dar vita ad un progetto personale, qualunque esso sia!

Inizio sempre allegro e pimpante e poi perdo l’interesse o non riesco più a dedicarmici con regolarità       Mantenere lo stesso livello di entusiasmo che si ha all’inizio non è facile. Devo sforzarmi nei momenti più difficili. Perché ho deciso di iniziare questo progetto? Cosa mi entusiasmava tanto quando ho cominciato?

Pensavo che sarei stato capace di impegnarmi a lungo termine Ogni periodo è diverso e lamentarsi non serve, anzi, se continuo così abbandonerò sicuramente e sarebbe un peccato. Cosa mi ha impedito di essere costante? Sono sicuro di voler rinunciare o devo solo cambiare strategia?

Domani cercherò di farlo, oggi proprio non se ne parla Devo accettare il fatto che oggi non ce la faccio. Non sono un supereroe della Marvel… ma sono comunque un mito visto il lavoro fatto finora! Mi impegnerò per finire quanto prima.

Insomma, se sei in fase di blocco ricordati di:

  • esercitare un forte autocontrollo sui tuoi pensieri
  • essere clemente con te stesso
  • accettare un po’ di saliscendi
  • ricordarti che, se questo è il tuo progetto, valgono le tue regole

Ehi, sia chiaro, a volte è meglio se certi progetti li lasci perdere e ti dedichi ad altro. Una cosa è riflettere e valutare, un’altra essere testardi come muli… ci siamo capiti 😉

Io per il momento non ho nessuna intenzione di abbandonare il blog, però mi piacerebbe sapere se in passato hai accantonato qualche bel progetto e se te ne sei pentito (spero di no).

Lasciami un commento e non dimenticarti di condividere l’articolo!

 

 

Cose da fare nella vita (Bucket list)

Sì, viaggiare… Road trip in Transilvania

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“Viaggiare è come innamorarsi: il mondo si fa nuovo…”

Quando si tratta di vacanze gli italiani sono piuttosto abitudinari: vale ancora la vecchia canzoncina “stessa spiaggia, stesso mare”.

Io, però, ho sempre bisogno di cambiare e negli ultimi anni sono andata un po’ controcorrente e fatto scelte per alcuni discutibili (ehm, per esempio lasciare il lavoro e viaggiare per un mese in Indonesia), ma che avevano assolutamente senso per la sottoscritta.

Che dire, la vita è una e le opinioni degli altri contano fino a un certo punto (a questo rigurardo leggi il mio articolo sui 30 anni).

Ma non divaghiamo!

Una meta alternativa

Questa primavera ho cambiato città, casa, lavoro e, come se non bastasse, ho anche deciso di sbarrare una nuova esperienza dalla mia bucket list: fare un road trip in Transilvania.

Un viaggio non è la stessa cosa di una vacanza.

Quando si viaggia si scoprono e si imparano molte cose nuove e, secondo molti scrittori, fiosofi e scienziati, il succo per una vita felice sta proprio nella possibilità di imparare continuamente.

Un po’ come fanno i bambini quando iniziano a scoprire e sperimentare col mondo, nella nostra quotidianità dovrebbe esserci sempre un po’ di spazio per le novità, le sfide, il gioco, i cambiamenti e tutto ciò che tiene in esercizio il cervello e allarga i nostri orizzonti.

Certo, puoi imparare anche standotene in casa davanti al computer e facendo un corso, partecipando a un evento o in altri modi che non richiedano di spostarsi, ma non è la stessa cosa.

Chiunque smetta di imparare è vecchio, che abbia venti od ottant’anni. Chiunque continua ad imparare resta giovane. La più grande cosa nella vita è mantenere la propria mente giovane.

Un grande classico delle citazioni, di Henry Ford.

Perché la Transilvania?

Pur essendo molto turistica, la Transilvania non è una meta così comune per l’estate. Personalmen

Sibiu

te ne sono sempre stata affascinata, indubbiamente per via dei libri letti durante d’infanzia e per quell’aurea di magico e fiabesco che ho sempre attribuito alla zona.

A parte tale aurea, ammetto che prima di partire della Romania sapevo ben poco.

Viaggiare, ottima medicina

Questo viaggio mi ha fatto capire quanto le nostre teste siano piene di pregiudizi e stereotipi, pur quando ci riteniamo persone aperte poco inclini a cadere nella trappola.

Onestamente? Fino alla partenza mi sono dimostrata una totale ignorante:

  • Non sapevo che la Romania non fosse all’interno dell’area Schengen e mi sono irritata per la fila al controllo passaporti in aeroporto (per mia discolpa mi ero alzata alle 4:00).
  • Non mi era molto chiara la geografia del paese.
  • Mi aspettavo un paese molto più povero. Non è certo la Norvegia, ma le mie aspettative erano molto diverse. La Transilvania è la zona più ricca e turistica del paese e anche di questo ero ignara (no, non mi ero preparata e ogni tanto va bene così 😉 ).
  • Avevo qualche dubbio sulla sicurezza personale, sicuramente alimentate da anni di brutte notizie sui giornali italiani (e qui non posso proprio negare di essere precipitata in uno strapiombo di stereotipi e pregiudizi, me ne dolgo profondamente).
  • Non mi aspettavo una capitale così piena di giovani e vita.

Ho letto un articolo di recente che conferma che Bucarest si sta popolando di artisti che rientrano dall’estero e danno vita a inziative culturali.

Indubbiamente il paese ha un governo molto corrotto (senti chi parla!) e i giovani artisti si trovano davanti parecchi ostacoli (burocrazia in primis), però il fermento attuale fa ben sperare. Da notare che convivono tranquillamente edifici sovietici che sembrano dover crollare da un momento all’altro con bar modernissimi che ricordano le zone più cool di Berlino.

On the road

viaggiare
L’itinerario su Google

Viaggiare in macchina mi ha permesso di fare un bell’anello e dare un primo assaggio: Bucharest – Sinaia – Brasov – Bran Castle – Sighisoara – Sibiu – Transfăgărășan Road – Bucharest.

Come immaginerai il luogo che attendevo di visitare con ansia è il castello di Bran…

 

Il castello di Dracula

Il celebre castello di Bran altro non è che il luogo che Bram Stoker ha scelto per l’ambientazione del romanzo “Dracula”.

Il personaggio del conte si ispira alla figura storica di Vlad III l’Impalatore, da cui si è sviluppata non solo questa leggenda in particolare, ma proprio l’onnipresente figura del Vampiro (da notare che i rumeni associano la figura di Vlad III alla resistenza contro gli invasori turchi più che ai vampiri).

Insomma, un solo libro ha generato un curioso miscuglio di immaginazione e realtà, mito e leggende, che si è diffuso in tutto il mondo a partire dagli splendidi Carpazi.

E, certamente, non c’è niente di più fiabesco dei castelli medievali della Transilvania e di quelle foreste, popolate da lupi e orsi, tra le più selvagge e intatte d’Europa, seppur minacciate dal disboscamento.

Ispirazione

I Carpazi

Questo viaggio spero non sia altro che un assaggio, perché ci sarebbero molti altri luoghi da visitare in Romania. Per il momento è stato già abbastanza per colmare qualche mia lacuna geografica/storica, invertire la rotta su pregiudizi e stereotipi e darmi l’ispirazione… eh già, ho in mente una storia. Chiassà cosa ne uscirà…

A scrivere l’articolo mi è già tornata voglia di viaggiare.

Fammi sapere se hai viaggi in programma e dove ti piacerebbe andare! Sai bene che sono curiosa 🙂

Non dimenticare di condividere l’articolo e seguirmi sui social.

 

 

Cose da fare nella vita (Bucket list)

Indonesia: 3 suggerimenti per un’esperienza unica

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“Non è garantito che riusciate a vedere i draghi”, ha esordito la guida…

Era tanto che pensavo di fare un’esperienza di viaggio nel sud-est asiatico. Non per lavoro e non certo da tipica turista, con un viaggio organizzato e strizzato in un tempo limitatissimo.

Volevo partire zaino in spalla e, soprattutto, volevo soddisfare un desiderio che avevo da tempo: vedere gli oranghi e i draghi di Komodo nel loro ambiente naturale, prima che noi sciagurati esseri umani si finisca col cancellare definitivamente le meraviglie di questo pianeta.

Nutrivo per queste creature una curiosità incontenibile“Non potrò vedere tutto, ma a draghi ed oranghi non posso rinunciare!”

Qui faccio subito una pausa.

Che esperienza di viaggio vorresti fare nel breve periodo?

Che destinazione senti una certa urgenza di visitare e perché?

Personalmente sono stata molto influenzata dalle pagine Facebook di associazioni benefiche che si occupano della riabilitazione degli oranghi nel Borneo in seguito alla deforestazione.

Alcune storie di orfani di oranghi mi sono rimaste così impresse che mi sono messa in testa di andare a visitare uno dei centri.

Per quanto riguarda invece i draghi di Komodo, che dire, sono creature così assurde e primordiali da sembrare mitologia: ne sentivo parlare da una vita e ho dovuto inserirle nell’itinerario!

L’esperienza insegna

Dalla Treccani

Esperienza: conoscenza diretta, personalmente acquisita con l’osservazione, l’uso o la pratica, di una determinata sfera della realtà

La geografia mi è sempre piaciuta, ma faccio fatica a visualizzare paesi e confini. Per ricordarmi esattamente dove si trova la Bielorussia dovrei recarmici di persona.

I nomi di fiumi e catene montuose non mi restano mai particolarmente impressi, a meno che non abbia fatto un’esperienza diretta sul posto. Anche a questo serve viaggiare, non trovi?

Dunque sono partita per un mese di viaggio zaino in spalla (backpacking come si dice in inglese) in Indonesia, con breve tappa a Singapore. Il giro è stato spettacolare, tra isole tropicali come Bali e le celebri Gili, trekking ai vulcani di Java, visite ai templi…

Ho incontrato persone che mi hanno ispirata e ho usato questa immersione in ambienti nuovi e sconosciuti per riflettere. Ma di questo parlerò in un altro post, qui vorrei soffermarmi su Borneo e Komodo.

Sono una parte di tutto ciò che ho trovato sulla mia strada.

Lord Alfred Tennyson

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L’esperienza di 4 giorni in barca nel Borneo è stata molto forte, irripetibile. Ho visto più specie animali curiose in così poco tempo che in tutta la mia vita.

Da insetti dalle forme più svariate a scimmie che si dondolavano dagli alberi, da tarantole a scorpioni blu elettrico… mi sono sentita sommersa dalla natura (forse anche troppo, considerato che durante l’escursione notturna praticamente mi sono incelofanata per non avere contatti indesiderati 😀 ).

Gli orang-utan, ovviamente, sono stati il fulcro di questa esperienza.

Forse non sapevi che:

  • la parola in indonesiano significa popolo/gente della foresta (orang significa gente)
  • gli ambienti naturali degli oranghi sono solo l’isola di Sumatra e il Borneo 
  • la deforestazione sta mettendo a serio rischio questa specie animale: molti oranghi perdono la vita negli incendi o restano gravemente ustionati e spesso i cuccioli restano orfani senza ancora aver imparato a sopravvivere nella foresta
  • gli oranghi diventano indipendenti dalla madre dopo circa 6 anni di vita e l’intervallo tra un parto e l’altro è il più lungo tra i mammiferi (ben 8 anni)
  • il tasso di deforestazione del Borneo (terza isola più grande del mondo e con tasso di biodiversità tra i più alti del pianeta) è talmente elevato che si calcola che nel 2025 una porzione grande quando la Gran Bretagna sarà stata spazzata via.

Le multinazionali sfruttano i terreni per lasciare spazio alle piantagioni di palma, da cui si ricava il tanto discusso olio di palma, contenuto in ogni pacchetto di merendine e biscotti e nelle confezioni di nutella.

Non credo che riuscirò mai a rinunciare interamente a questi prodotti, ma aver visto file intere di palme, ordinate come soldatini e senza neanche un filo d’erba intorno, ai margini di una ricchissima foresta che rischia di scomparire, mi ha già fatto ridurre il consumo.

L’esperienza di viaggio è tutta qui: toccare con mano la bellezza di un paese, ma anche i problemi che lo affliggono. E imparare le cose più disparate.

Suggerimento

Se volete visitare il parco naturale Tanjung Puting del Borneo dovete prenotare un tour in barca.

Vi consiglio di scegliere questo, gestito da un locale che ha una grande passione per la conservazione ambientale e in particolare per gli oranghi (tieni presente che gli standard sono diversi e le imbarcazioni scaricano tutte nelle acque locali. Si spera che le cose cambino).

Nel Borneo ho piantato un albero, altra cosa presente nella mia bucket list

Sì, mi rendo conto che è poca cosa rispetto alla deforestazione, però è stato un gesto simbolico significativo. Soprattutto trattandosi di un luogo di importanza vitale per il pianeta come il Borneo, polmone verde di cui non possiamo fare a meno.esperienza

Draghi

Sulle isole di Komodo e Rinca si trova una specie animale terrificante e affascinante al tempo stesso: il celebre varano, comunemente chiamato drago di Komodo.

Non è garantito che si riescano a vedere.

Eppure, poco dopo aver cominciato l’escursione, ecco che dal lato destro del sentiero è spuntato improvvisamente un lucertolone. Si è piazzato alla testa del gruppo procedendo come se nulla fosse.

Forse la cosa più divertente sono stati gli orientali in delirio che lo hanno quasi accerchiato per immortalarlo in foto e video.

Ecco alcune curiosità su questo dinosauro:

  • mangia una volta al mese
  • ha in bocca 60 tipi di batteri diversi che in pochi giorni possono uccidere anche prede di grandi dimensioni (bufali)
  • è cannibale. La madre occasionalmente si mangia le uova e i piccoli appena nati si nascondono fino ai 3 anni di età perché corrono il rischio di essere divorati
  • può correre a circa 20km/h orari
  • raramente attacca l’uomo, ma fa comunque effetto vedere le guide munite soltanto di un bastone per difendere gruppi di 20 persone (un uomo è stato aggredito pochi giorni dopo il mio rientro in Italia… oh oh)
  • non ho ancora capito se è leggenda o meno, ma se si hanno le mestruazioni meglio farlo presente alla guida, i draghi hanno un ottimo fiuto…

3 cose da fare

Quante cose ho imparato grazie a questa esperienza!

Nel caso tu non abbia mai provato ti consiglio vivamente di fare un viaggio zaino in spalla (un po’ di avventura alla Sandokan smuove lo spirito), di far visita ad uno dei centri di riabilitazione degli oranghi nel Borneo per sostenere l’incredibile lavoro dei volontari e infine di visitare i draghi di Komodo, che vivono su due isolette tutte per loro, stile Jurassic Park.

Già raggiungerle via barca sarà un’avventura e uno spettacolo per l’anima… non potrai restare deluso.

E tu, invece, cosa consigli?

Qual è stata la tua esperienza di viaggio più significativa e cos’hai imparato? Condividi questo articolo e lascia un commento, non vedo l’ora di ricevere suggerimenti!

 

Le mille e una storia

8 marzo: quattro lezioni da un giorno speciale

Mimosa
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Teresa Mattei e la mimosa

Mi piace ricordare tutti quelli che hanno lasciato un segno, ma come nel caso dell’articolo su Marie Curie, non per forza scelgo la data esatta della ricorrenza per farlo.

L’8 marzo è già passato e pertanto anche la festa delle donne. Scommetto che hai già dimenticato tutto su questa festa internazionale così carica di significato!

Teresa Mattei? E chi era?                                                                                                                                                                     Perché le mimose, chiedi? Non saprei, magari dopo apro Wikipedia…

Tranquillo, ci penso io.

Prima, però, vorrei parlarti di un qualcosa di fondamentale nella crescita personale: la curiosità. Oggi abbiamo accesso a una quantità di informazioni talmente immensa che rischiamo di esserne schiacciati.

Selezionare è difficile in un mare di possibilità e notizie, vere e false. Ogni giorno possiamo ampliare il nostro bagaglio di conoscenze, anche con pochi minuti a disposizione.

Eppure, internet e i social media spesso ci risucchiano in un’altra dimensione, da cui usciamo spaesati: “Ma come, sono passate due ore? E cosa ho fatto?!” (Per una gestione più efficace del tempo clicca qui).

Certo, non possiamo memorizzare tutto né ricordarci ogni ricorrenza: come fare a selezionare?

Riuscire a focalizzarsi soltanto su contenuti veramente utili è difficile. Quanti personaggi hanno fatto la storia del nostro paese, quante personalità sarebbero da ricordare e prendere come esempio… un’infinità!

E alla fine ci perdiamo. Finiamo ad aprire il video sui cuccioli di panda allo zoo e tralasciamo articoli da cui potremmo imparare qualcosa (rari, sono d’accordo).

Non dimenticare, però, che la mente è una macchina che va stimolata e tenuta in costante esercizio. Sii curioso e fai qualche piccolo sforzo ogni giorno per imparare qualcosa di nuovo.

Perché non cominciare proprio dalla festa delle donne?

Non sai chi era Teresa Mattei e perché la mimosa è il simbolo dell’ 8 marzo?

Però qualcosa mi dice che ci resti male se nessuno si presenta con quel bel mazzolin di fiori che vien dalla campagna!

Solo in Italia il simbolo della festa della donna è la mimosa e fu Teresa Mattei, nel dopoguerra, a sceglierlo per noi: si trattava di un fiore facile da trovare nelle campagne e quindi alla portata di tutti.

Su di lei…

Ex partigiana, nonché membro più giovane dell’Assemblea Costituente che ha dato vita alla nostra Costituzione, Teresa Mattei ha lottato fino all’ultimo per l’uguaglianza di genere e i diritti dell’infanzia.8 marzo

Quando nel giorno della festa della donna vedo le ragazze con un mazzolino di mimosa penso che tutto il nostro impegno non è stato vano.

È rimasto celebre uno scontro avuto con un collega:

Signorina, ma lei lo sa che in certi giorni del mese le donne non ragionano?                 Ci sono uomini che non ragionano tutti i giorni del mese!

L’ 8 marzo è una festa importante, soprattutto se pensiamo alla condizione generale delle donne nel mondo.

In Arabia Saudita non possono guidare (tra le altre cose), in Nepal devono appartarsi in baracche se hanno le mestruazioni, in India sono ancora molto frequenti gli aborti in caso sia in arrivo una bambina…

L’adesione globale alle manifestazioni tenutesi in tutto il mondo l’ 8 marzo 2017 ha dimostrato che il tema è più caldo che mai.

8 marzo 

L’ 8 marzo rappresenta l’occasione giusta, ogni anno, per ricordarci di:

  • Credere nel futuro e festeggiare i piccoli successi che dimostrano che i miglioramenti sono possibili, anche quando gli ostacoli sembrano insormontabili. Pensa che traguardo irraggiungibile doveva sembrare il suffragio universale agli inizi del ‘900!
  • Guardare al passato e ricordare le storie di chi ci ha preceduti, per capire che troppe cose c8 marzohe diamo per scontato sono state il frutto di fatica, impegno e coraggio. Sempre parlando di voto… in Italia le donne hanno votato per la prima volta nel 1946: mica così tanto tempo fa!
  • Concentrarci sul presente, perché la strada è ancora lunga, ma si procede un passo per volta. Spesso questa strada fa una curva improvvisa e ci riporta indietro, ecco perché occorre essere sempre vigili.
  • Essere curiosi. Non lasciare che il tuo cervello, una macchina così stupefacente, si atrofizzi. Leggi qualcosa di interessante, chiedi perché come fanno i bambini e vai alla ricerca delle risposte.

Oh, che meraviglia! Oggi ti ho ricordato perché la mimosa è il più bello dei fiori e perché riceverlo dovrebbe farti davvero molto piacere: è un simbolo per tutte, dal passato per il futuro.

Non dimenticarti più di Teresa Mattei 😉 Leggi qui se vuoi più info su di lei da Wikipedia, mentre per l’enciclopedia delle donne clicca qui!

Non dimenticare di condividere l’articolo!

Foto da Google Immagini