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Le mille e una storia

8 marzo: quattro lezioni da un giorno speciale

Mimosa
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Teresa Mattei e la mimosa

Mi piace ricordare tutti quelli che hanno lasciato un segno, ma come nel caso dell’articolo su Marie Curie, non per forza scelgo la data esatta della ricorrenza per farlo.

L’8 marzo è già passato e pertanto anche la festa delle donne. Scommetto che hai già dimenticato tutto su questa festa internazionale così carica di significato!

Teresa Mattei? E chi era?                                                                                                                                                                     Perché le mimose, chiedi? Non saprei, magari dopo apro Wikipedia…

Tranquillo, ci penso io.

Prima, però, vorrei parlarti di un qualcosa di fondamentale nella crescita personale: la curiosità. Oggi abbiamo accesso a una quantità di informazioni talmente immensa che rischiamo di esserne schiacciati.

Selezionare è difficile in un mare di possibilità e notizie, vere e false. Ogni giorno possiamo ampliare il nostro bagaglio di conoscenze, anche con pochi minuti a disposizione.

Eppure, internet e i social media spesso ci risucchiano in un’altra dimensione, da cui usciamo spaesati: “Ma come, sono passate due ore? E cosa ho fatto?!” (Per una gestione più efficace del tempo clicca qui).

Certo, non possiamo memorizzare tutto né ricordarci ogni ricorrenza: come fare a selezionare?

Riuscire a focalizzarsi soltanto su contenuti veramente utili è difficile. Quanti personaggi hanno fatto la storia del nostro paese, quante personalità sarebbero da ricordare e prendere come esempio… un’infinità!

E alla fine ci perdiamo. Finiamo ad aprire il video sui cuccioli di panda allo zoo e tralasciamo articoli da cui potremmo imparare qualcosa (rari, sono d’accordo).

Non dimenticare, però, che la mente è una macchina che va stimolata e tenuta in costante esercizio. Sii curioso e fai qualche piccolo sforzo ogni giorno per imparare qualcosa di nuovo.

Perché non cominciare proprio dalla festa delle donne?

Non sai chi era Teresa Mattei e perché la mimosa è il simbolo dell’ 8 marzo?

Però qualcosa mi dice che ci resti male se nessuno si presenta con quel bel mazzolin di fiori che vien dalla campagna!

Solo in Italia il simbolo della festa della donna è la mimosa e fu Teresa Mattei, nel dopoguerra, a sceglierlo per noi: si trattava di un fiore facile da trovare nelle campagne e quindi alla portata di tutti.

Su di lei…

Ex partigiana, nonché membro più giovane dell’Assemblea Costituente che ha dato vita alla nostra Costituzione, Teresa Mattei ha lottato fino all’ultimo per l’uguaglianza di genere e i diritti dell’infanzia.8 marzo

Quando nel giorno della festa della donna vedo le ragazze con un mazzolino di mimosa penso che tutto il nostro impegno non è stato vano.

È rimasto celebre uno scontro avuto con un collega:

Signorina, ma lei lo sa che in certi giorni del mese le donne non ragionano?                 Ci sono uomini che non ragionano tutti i giorni del mese!

L’ 8 marzo è una festa importante, soprattutto se pensiamo alla condizione generale delle donne nel mondo.

In Arabia Saudita non possono guidare (tra le altre cose), in Nepal devono appartarsi in baracche se hanno le mestruazioni, in India sono ancora molto frequenti gli aborti in caso sia in arrivo una bambina…

L’adesione globale alle manifestazioni tenutesi in tutto il mondo l’ 8 marzo 2017 ha dimostrato che il tema è più caldo che mai.

8 marzo 

L’ 8 marzo rappresenta l’occasione giusta, ogni anno, per ricordarci di:

  • Credere nel futuro e festeggiare i piccoli successi che dimostrano che i miglioramenti sono possibili, anche quando gli ostacoli sembrano insormontabili. Pensa che traguardo irraggiungibile doveva sembrare il suffragio universale agli inizi del ‘900!
  • Guardare al passato e ricordare le storie di chi ci ha preceduti, per capire che troppe cose c8 marzohe diamo per scontato sono state il frutto di fatica, impegno e coraggio. Sempre parlando di voto… in Italia le donne hanno votato per la prima volta nel 1946: mica così tanto tempo fa!
  • Concentrarci sul presente, perché la strada è ancora lunga, ma si procede un passo per volta. Spesso questa strada fa una curva improvvisa e ci riporta indietro, ecco perché occorre essere sempre vigili.
  • Essere curiosi. Non lasciare che il tuo cervello, una macchina così stupefacente, si atrofizzi. Leggi qualcosa di interessante, chiedi perché come fanno i bambini e vai alla ricerca delle risposte.

Oh, che meraviglia! Oggi ti ho ricordato perché la mimosa è il più bello dei fiori e perché riceverlo dovrebbe farti davvero molto piacere: è un simbolo per tutte, dal passato per il futuro.

Non dimenticarti più di Teresa Mattei 😉 Leggi qui se vuoi più info su di lei da Wikipedia, mentre per l’enciclopedia delle donne clicca qui!

Non dimenticare di condividere l’articolo!

Foto da Google Immagini

Le mille e una storia

Non mollare mai. Storia di Samia Yusuf Omar

Olympics Day 11 - AthleticsSamia Yusuf Omar compete nei 200m femminili alle Olimpiadi di Pechino 2008, China. Photo by Stu Forster
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Questo articolo è dedicato alla memoria di Samia Yusuf Omar. La sua storia mi è rimasta così impressa che mi sembra quasi di averla conosciuta personalmente. Facciamo un passo alla volta.

Lasciamo stare il “c’era una volta…”

Mi piacciono le storie, alcune mi appassionano talmente che mi restano impresse per giorni. Se sto passando un periodo di apatia e sono poco motivata, miracolosamente riescono a darmi la scossa e farmi ritrovare la dose di energia necessaria per i miei progetti. Mi fanno riflettere e mi aiutano a mettere le cose in prospettiva.

Capita anche a te? Sto parlando di storie realmente accadute, anche se possono esserci delle eccezioni.

Non dirmi che sei uno di quelli appassionati di fantasy, fantascienza o distopia che considera grandi eroi solo i protagonisti di mondi fittizi, ma nella vita reale non si stupisce di nulla. Andiamo, niente è più sorprendente della realtà! E in questo blog maghi ed eroi dell’immaginazione li lasciamo volentieri da parte, per parlare invece di avventure, non sempre a lieto fine, ma reali e che possono meravigliarci perfino di più.

Tanto per cominciare, se ancora non hai esplorato la sezione storie, ti consiglio di dare un’occhiata qui. Ci saranno anche interviste in futuro, ma non essere impaziente 😉

Samia Yusuf Omar

La storia che ho scelto per farti venire i brividi è quella di Samia Yusuf Omar. Coraggio, impegno nel perseguire un obiettivo, tenacia, resilienza, speranza oltre ogni limite: la sua storia tragica non può e non deve essere dimenticata.

Samia Yusef Omar, atleta somala che ha partecipato alle Olimpiadi di Pechino nel 2008, arrivando ultima, sognava di rifarsi dell’ultimo posto alle Olimpiadi di Londra. Unico inconveniente: nel suo paese martoriato dai conflitti i fondamentalisti islamici le impedivano di allenarsi, figuriamoci poi correre in calzoncini e maglietta.

Samia ha cercato di resistere il più possibile trovando delle scappatoie, ad esempio allenandosi la notte, ma alla fine le è rimasta un’unica soluzione: cercare di raggiungere l’Europa. Già, in mezzo a tutti quei corpi in movimento sui barconi della morte, che vediamo in televisione ogni giorno, nel 2012 c’era anche lei. Purtroppo è stata meno fortunata ed è annegata nel Mediterraneo. Non sapeva nuotare: a Mogadiscio avvicinarsi troppo alla spiaggia equivaleva a morte certa a causa dei cecchini.

Perché mai è partita? Non poteva rinunciare all’idea di partecipare alle Olimpiadi?

Talvolta non è facile capire gli altri e le loro motivazioni. Fatto sta che per Samia Yusuf Omar niente era più importante della corsa e rinunciare sarebbe stato come smettere di respirare. In ogni caso, l’alternativa era restare in un paese in costante guerra civile, senza alcun futuro. In Somalia non aveva alcuna possibilità di allenarsi, tanto meno di nutrirsi in modo adeguato per il tipo di sforzo che affrontava quotidianamente: pesava solo 44 kg. Quando alle Olimpiadi di Pechino è arrivata ultima il pubblico ha applaudito quel giovane scricciolo che dava il massimo su due gambe secche e muscolose, ben diverse da quelle delle altre atlete.

Ecco cos’ha detto in un’intervista:

Noi sappiamo che siamo diverse dalle altre atlete. Ma non vogliamo dimostrarlo. Facciamo del nostro meglio per sembrare come loro. Sappiamo di essere ben lontane da quelle che gareggiano qui, lo capiamo benissimo. Ma più di ogni altra cosa vorremmo dimostrare la nostra dignità e quella del nostro paese.

Guarda il video e se ti prende una fitta al cuore non preoccuparti, le storie più belle sono quelle che lasciano il segno.

Sulla vita di quest’atleta dalla forza interiore d’acciaio, Giuseppe Catozzella ha scritto un libro che ha avuto un grande successo in italia e all’estero, e da cui presto verrà tratto un film. Un libro da cui emerge un’immagine talmente vivida di Samia, mentre sfreccia per le strade di Mogadiscio, che alla fine ci si dimentica perfino che è una storia realmente accaduta. Arrivati alle ultime pagine riesce difficile credere che sia morta, si esige un lieto fine per una ragazza del genere: troppo coraggiosa, troppo determinata e caparbia per morire così, a un soffio dalle nostre coste e dal coronamento di un sogno.

Eppure basta andare su Wikipedia e Youtube per rendersi conto, d’un tratto, che lei non è finzione, che è esistita e che ha provato ad attraversare lo stesso mare in cui noi sguazziamo allegramente l’estate.

Mo Farah, grande atleta somalo e punto di riferimento di Samia, di recente è finito sul giornale per aver lanciato una critica alla nuova politica sull’immigrazione di Trump. Così, ti accorgi che non è nemmeno passato tanto tempo da quando lei è morta nel nostro mare: il suo grande eroe continua a correre. Samia non è l’eroina di una guerra del secolo scorso, è il simbolo degli esodi di questi anni, dei tanti sogni infranti tra le onde.

Dovresti proprio leggere questo libro. Come ho scritto sul mio post sull’empatia, è difficile capire gli altri e assai facile cadere in stereotipi e pregiudizi, meno male che le storie solo là per salvarci!

Mi sono immedesimata così tanto in Samia Yusuf Omar, tramite le parole dell’autore, che ogni tanto mi sembra di sentire il sole accecante della Somalia sulla pelle e di entrare nel suo cortile. A questo servono i libri quando sono scritti bene: a non dimenticare, a sentirli così profondamente che certe storie finiranno per far parte di te.

Non dirmi che hai paura

Lezione di oggi: la realtà è durissima, a volte fa accadere cose strabilianti, altre ti spezza il cuore. Ma la storia di Samia Yusuf Omar, anche se è finita nel peggiore dei modi, tra prigioni libiche e morte, ha molto da insegnare.

Samia rappresenta la speranza. Non è forse questo che ha permesso a così tante persone di migliorare il mondo? La speranza che nonostante il cammino sia impossibile, si possa a trovare uno spiraglio di miglioramento, un modo per attraversarlo e raggiungere la meta. Samia non ha raggiunto  il suo obiettivo, ma è già un simbolo.

Vola, Samia, vola come il cavallo alato fa nell’aria… Sogna, Samia, sogna come se fossi il vento che gioca tra le foglie… Corri, Samia, corri come se non dovessi arrivare in nessun posto… Vivi, Samia, vivi come se tutto fosse un miracolo…

Se hai un sogno o un progetto dovresti inseguirlo con la stessa tenacia e la stessa motivazione di ferro con cui Samia inseguiva il suo per le strade polverose della capitale somala. 

Non mollare mai

Se sei interessato ad acquistare il libro di Giuseppe Catozzella Non dirmi che hai paura,  clicca sul link qui sotto.  Il prezzo per te non cambierà, ma io ci guadagnerò una minuscola percentuale 🙂

Non dirmi che hai paura

Non dimenticare di farmi sapere se l’articolo ti è piaciuto e seguimi sui social!

Le mille e una storia

20 sconosciute a un aperitivo: 20 storie per ispirarti

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Prendi 20 sconosciute, di media sui trent’anni, e organizza un aperitivo per farle conoscere e condividere le loro storie. Così, grazie a Sophie, una ragazza olandese che vive a Firenze da diversi anni ed ha aperto il suo business online di life coaching, mi sono ritrovata in un locale fiorentino ad ascoltare varie esperienze di vita.

Ferma!

1 Numero uno, mi sono perso sul life coaching. Ma cos’è?

2 Numero due, che c’entra un aperitivo con la crescita personale?

Uno… Quella del life coaching è una professione. Sophie, infatti, aiuta le donne a far emergere il proprio potenziale e a realizzare le proprie aspirazioni senza farsi condizionare dagli altri. Insomma, è una sorta di guida che ti aiuta a ritrovare la strada, a fare chiarezza e a rivoluzionare la tua vita. Ha anche un programma molto speciale dedicato al superamento delle paure.

Alla storia di Sophie e alla sua attività dedicherò un’intervista intera, intanto se vuoi dare un’occhiata al suo business clicca qui.

Due… Un aperitivo può avere molto a che vedere con la crescita personale. Io, ad esempio, sono tornata a casa da quest’esperienza ispirata e sorpresa.

Procediamo con calma.

L’aperitivo era dedicato alle donne che hanno Sophie come coach o che si sono interessate ai suoi programmi, ma era aperto anche ad amici e conoscenti. Lo scopo era far incontrare personalità diversissime tra loro, con le ambizioni più svariate, ma al tempo stesso con le stesse necessità: tirar fuori la parte migliore di sé vincendo freni e paure, imparare a valorizzarsi, realizzarsi pienamente.

Storie o non storie?

Ho scelto di parlare di questo evento per inaugurare la sezione Le mille e una storia perché non poteva capitarmi niente di più perfetto: in un momento di dubbi e incertezze l’aperitivo è caduto a fagiolo!

Infatti, ero un po’ incerta su questa sezione. Non sapevo se iniziarla con un’intervista, un video o un articolo, o se addirittura eliminarla e ricrearla più avanti quando avrei avuto le idee più chiare e mi sarei decisa a passare all’azione. 

Finché non ho ricevuto l’invito a quest’evento e ho capito che sarebbe stata una bella opportunità. Ho cambiato idea più volte e all’ultimo minuto non volevo uscire. Ma cosa vado a fare ad un aperitivo con gente che non conosco e senza alcuna amica a fare da spalla? Come ne esco se mi trovo a disagio? Eppure, se c’è una cosa che ho imparato nei 20, è che più la vocina malefica dentro di noi ci intima di tornare indietro, più è importante sfidarla. Di solito è il segnale che siamo al limite della zona di comfort.

Quindi, quando senti che qualcosa ti trascina indietro, avanti tutta.

Storie dal Belpaese

Quando metti insieme 20 sconosciute di diverse nazionalità, dalla Polonia al Brasile, dagli Stati Uniti all’Olanda, di età differenti e percorsi di vita variegati, succedono cose incredibili. Credimi, sarei stata in quella stanza per ore e ore ad ascoltare quel susseguirsi di vicende e avventure. Ecco cosa ho capito:

  • Tutti ripetono sempre che l’età è relativa. Al tempo stesso, però, la società si aspetta dalle persone certi comportamenti e le donne sulla trentina ne sanno qualcosa. Le ragazze che erano in quella stanza stanno tutte vivendo la loro vita nel modo più spontaneo ed autentico possibile, seguendo solo le proprie regole. C’è chi ha lasciato il lavoro da scienziata in Australia per vivere un anno in Italia, lavorando come cuoca in un ristorante toscano, e chi in Olanda ha abbandonato tutto, perfino il gatto, per trasferirsi e ripartire da zero. Allora è facile pensare che gli anni non contino, ma non è altrettanto facile, quando poi ci si trova ad una certa età e in un periodo di confusione, levare le vele e prendere il vento in un’altra direzione.                                            
  • Ho capito, cosa che sapevo già ma di cui mi piace avere la conferma il più possibile, che nella vita c’è sempre spazio per cambiamenti improvvisi e svolte inaspettate. Non è mai tardi per realizzare un progetto ambizioso o ricominciare da capo. Gli errori sono fondamentali, quindi non abbatterti se ti sembra di girare sempre intorno o non avanzare di un passo. Tuttavia, se noti che le tue scelte sono sempre dettate dalla paura, allora è il momento di scelte più radicali.

Tornare al punto di partenza non è la stessa cosa che non essere mai partiti

Terry Fratchett

  • Le storie sono affascinanti perché ci ricordano le infinite possibilità che abbiamo, come la trama di una ragnatela, fittissima e talvolta dalle forme più bizzarre. Ma, soprattutto, le storie ci permettono di prendere ispirazione e creare una rete di contatti. Se ancora non l’avessi recepito a fondo, nella vita avrai sempre bisogno di una buona rete di contatti. Non sto parlando a livello professionale, ma proprio di persone che ti facciano cambiare prospettiva e ti mettano in discussione, che siano pronte a supportarti, ispirarti, ridimensionarti. Le storie aiutano a relativizzare e imparare. Come hanno affrontato gli altri una situazione simile? Come ti saresti comportato tu in quel caso? Ti senti confuso e non riesci a prendere una decisione? Pensa alla forza di volontà di quella persona che ha cambiato tutto…                         
  • Le storie ci aiutano anche a capire gli altri e vedere il mondo con occhi altrui. I maschi italiani di una certa età sono davvero così maleducati e pieni di pregiudizi nei confronti delle ragazze dell’est e delle brasiliane? Come mai le straniere sentono per il nostro paese questa fortissima attrazione/amore? Noi lo vediamo sempre in modo così negativo, ma ci sono molti stranieri per cui il Belpaese rappresenta una scelta di vita ideale. Per quanto l’Italia sia un paese complesso che si accascia su se stesso, è splendido notare che qualcuno ne vede ancora la bellezza intrinseca, che brilla sepolta sotto tanta corruzione e abbandono. Ogni tanto è bello farsi prestare un paio di occhiali differenti.

IntrecciStorie

Grazie, storie. Grazie a quelle già citate e a tutte le altre ascoltate in quella stanza. Grazie alla storia della newyorchese con quattro nonni italiani che ha un’impresa di assicurazioni e fa l’attrice, ma viene in Italia per riscoprire le sue radici; alla ragazza del Mugello che invece di sposarsi ha deciso che doveva fare ancora qualche altra esperienza e si è trasferita in un appartamento condiviso; grazie a tutte le persone che quella sera hanno condiviso l’aperitivo e una parte di sé, dimostrando che le paure si possono vincere e le aspirazioni realizzare.

Come si intrecciano tutte le storie! Adesso, sarei curiosa di sapere qual è la tua storia.

Questa sezione servirà appositamente per raccontare. Se l’articolo ti è piaciuto intanto condividilo o lascia un commento.

Le mille e una storia

Le sorelle Mirabal: una storia per infonderti coraggio

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Una data da ricordare

Il 25 novembre si celebra la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne. La data è stata approvata nel 1999 dalle Nazioni Unite e fa riferimento al giorno della morte di 3 delle 4 celebri sorelle Mirabal.

Celebri? Va bene, forse non se ne sente parlare tanto quanto si dovrebbe, ma la loro è una storia coinvolgente e, se non l’hai mai sentita, è il caso di approfondire.

Ho scoperto la storia delle sorelle Mirabal casualmente qualche anno fa, scegliendo un libro in biblioteca in lingua spagnola per fare un po’ di pratica ed evitare che la lingua si arrugginisse. Non avevo mai sentito i loro nomi prima d’allora, anche se, a fare un po’ di attenzione, nei giorni che precedono e seguono il 25 novembre sui social girano diversi articoli relativi sia al problema della violenza sulle donne, sia al triste evento che le ha rese famose in tutte il mondo.

E qui ti chiederai come mai ho deciso di scriverne adesso, dato che la data in questione è passata da un po’. La risposta è semplice: è facile ricordarsi delle grandi storie durante le ricorrenze, è meno scontato quando sono già passate nel dimenticatoio, in attesa dell’anno successivo.

Chi erano le sorelle Mirabal?

Le sorelle Mirabal, 4 sorelle di cui 3 assassinate il 25 novembre 1960, sono diventate il simbolo della lotta contro le dittature.

Negli anni ‘50 e ‘60 nella Repubblica Dominicana, così come in moltissimi altri paesi del Sudamerica, il potere era nelle mani di un dittatore, in questo caso Rafael Leónidas Trujillo Molina, a cui le sorelle Mirabal si opposero con forza, tanto da fondare un movimento con lo scopo preciso di contrastare la dittatura.

Il 25 novembre Patria, Minerva e Maria Teresa vennero intercettate dalla polizia di stato e uccise mentre si recavano in carcere a ritrovare i rispettivi compagni. La polizia tentò di simulare un incidente, ma l’evento causò grande scalpore nel paese e il  dissenso contro la dittatura, che andava diffondendosi velocemente, crebbe ulteriormente. Circa un anno dopo il regime crollò e las Mariposas (le farfalle, come si facevano chiamare le sorelle Mirabal) entrarono nella storia come simbolo di resistenza e opposizione alla violenza delle dittature, oltre che della violenza contro le donne.

Il libro che ho letto, da cui è stato tratto un film del 2001 con Salma Hayek, si intitola Al Tesorelle Mirabalmpo delle Farfalle (En el tiempo de las Mariposas):

Spero che attraverso questa storia tu possa conoscere le famose sorelle Mirabal […] Queste sorelle, che lottarono contro un tiranno, rappresentano un modello per le donne che lottano contro ogni tipo di ingiustizia. ¡Vivan las Mariposas!

Julia Alvarez

La scrittrice, Julia Alvarez, abbandonò  la Repubblica Dominicanca con la famiglia per rifugiarsi negli Stati Uniti e, venuta in seguito a conoscenza di quanto accaduto alle sorelle Mirabal, decise di fare della loro storia un libro.

Sebbene si tratti di una storia triste, come così tante altre in tempi di guerra o tirannia, dal libro emergono la grande energia delle giovani donne, la forza, il coraggio e la vivacità, troncati improvvisamente dalla violenza.

Cosa c’entra tutto ciò con la crescita personale?

Per crescere come individui e realizzare le proprie aspirazioni non servono solo liste con consigli e regole, ma soprattutto esempi positivi da seguire. Dicavolievele non ha mai voluto essere semplicemente un blog per imparare ad alzarsi prima la mattina, perdere cattive abitudini, essere più efficienti nella gestione del tempo o risolvere ansie e paure con qualche articolo, bensì molto di più.

Non è un caso che abbia scritto come motto che dicavolievele è il tuo spazio di crescita, e il mio. Devi trovarci consigli e suggerimenti per essere più motivato e affrontare meglio la vita, ma soprattutto tante storie. Le storie  ci ispirano e ci convincono che possiamo dare di più. E questa storia di estremo coraggio, che al tempo stesso non è una storia di eroi, ma di resistenza e lotta quotidiana, è sicuramente da ricordare.

  • Non dimentichiamo le sfide affrontate da chi è venuto prima di noi
  • Cerchiamo di affrontare con coraggio le sfide che spetta a noi affrontare, per quanto piccole

Non aspettare un altro anno per conoscere la storia che sta dietro questo importante anniversario… condividi subito l’articolo!

Spero che la storia delle sorelle Mirabal ti abbia contagiato con un po’ di coraggio, per qualsiasi sfida tu voglia affrontare oggi.

Per leggere la storia su Wikipedia clicca qui.

Crescita personale

Cosa blocca le donne e perché devi investire su te stessa

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Le donne e quel bagaglio un po’ pesante

Ciò che blocca le donne nella loro crescita personale in realtà è lo stesso nucleo di insicurezze che blocca anche gli uomini. Tuttavia, in modo diverso.

Oggi in Italia le donne costituiscono la maggior parte dei laureati e questo dato ci comunica che tengono molto alla loro formazione, alla crescita e al miglioramento. Purtroppo, però, se andiamo a guardare i dati sugli stipendi o sull’impiego restiamo delusi.

Aldilà della situazione economica e sociale del nostro paese e del maschilismo strisciante, una delle spiegazioni sta nel fatto che c’è qualcosa che blocca le donne maggiormente degli uomini e questa cosa ha più nomi: insicurezza, minore autostima, eccessivo perfezionismo, meno propensione al rischio.

Cosa blocca le donne in un mare di squali…

Prendiamo, ad esempio, la propensione al rischio nel settore della finanza:

Le donne hanno la tendenza a rischiare meno nel settore degli investimenti finanziari e preferiscono avere tutto sotto controllo anche prima di iniziare il lancio di un nuovo progetto. Vogliono essere certe che le cose andranno bene, gli uomini, al contrario, tendono ad essere più istintivi. Questa tendenza al perfezionismo per le donne è un grosso ostacolo, soprattutto in ambito lavorativo. Perché? Semplicemente perché quante volte nella vita possiamo essere sicuri che le cose andranno nel verso giusto? Mai, in effetti. Eppure gli uomini si buttano, cominciano un progetto e affrontano gli ostacoli passo passo, mentre le donne in questo hanno più difficoltà: fanno tante previsioni ed analisi che alla fine rimangono incastrate nella loro stessa tela. Peccato, soprattutto se consideriamo che le donne sono molto impegnate nel sociale.

Qui trovi un brevissimo articolo proprio su donne e finanza. 

Tradizionalmente signore e signorine dedicano molto tempo agli altri e, anche quando hanno la possibilità di concentrarsi su carriera e attività di svago, purtroppo si pongono davanti gli ostacoli più insormontabili. Infatti, ciò che blocca le donne rispetto agli uomini spesso è una forte tendenza a sottovalutarsi, oltre a una continua paura del giudizio altrui.

Playing Big

Tara Mohr ha scritto un libro tanto interessante quanto utile, Playing Big, di cui parleremo molto su dicavolievele, il cui scopo è quello di aiutare le donne a far esplodere tutto il loro potenziale nascosto e a placare le paure e le “voci” nella loro testa.

Quali voci? Dai, le conosci bene, sono quelle vocine che ti perseguitano e ti rendono dubbiosa e insicura, perché forse non stai facendo la scelta giusta. 

Nel libro l’autrice sottolinea come le donne siano troppo perfezioniste, si sentano spesso inadeguate e tendano a tentare meno la sorte: prima, ad esempio, di provare a chiedere un aumento, vogliono essere certe che la risposta sia un sì, cioè di aver fatto tutto il lavoro perfettamente. Non è quindi raro che vengano sorpassate nel lavoro da colleghi più giovani e inesperti. Aggiungerei che, per natura, tendono anche molto a minimizzare i successi e a ingrandire i fallimenti.

Se solo osassero!

Ci sono molte donne nella mia vita e talvolta mi stupisco nel notare quanto si sentano insicure, quando invece hanno una grande forza interiore e potrebbero essere più incisive e più agguerrite, dalle relazioni ai progetti di carriera. In fondo, lo vedo spesso, di ragioni per essere insicure ne hanno ben poche e potrebbero, da una delle mie citazioni preferite, scuotere le stelle, fare qualsiasi cosa, se solo osassero (Sarah J. Maas).

Basta una relazione sbagliata, un progetto importante andato storto ed ecco che emerge una fragilità estrema e paralizzante. Indubbiamente la società attuale, sotto un velo di apparente parità, nasconde molto sporco e la fatica da fare per non sentirsi costantemente giudicate è doppia. Le donne si sentono spesso sotto una gigantesca lente di ingrandimento, come se dovessero passare un esame per ogni cosa che fanno o sono, dall’essere madri alla carriera, dall’aspetto fisico allo sport…

C’è una cosa importante che puoi fare: investire su te stessa. Sblocca ciò che ti impedisce di esprimerti al meglio.

Tu che stai leggendo…

Investi su te stessa!

Nello specifico ecco cosa intendo:.

  1. il lavoro “ruba” la maggior parte del tempo libero e se quando torni a casa hai troppe urgenze a cui far fronte, è facile dimenticarsi di tutte le cose che avresti veramente avuto piacere di svolgere, dalla palestra al corso di teatro e via dicendo. Ritagliati subito uno spazio! Se ti sembra di non gestire bene il tuo tempo dai un’occhiata a questo articolo, ti sarà utile! 
  2. il partner o la famiglia tendono a risucchiare molta della tua attenzione? Mantieni sempre la tua identità. Sono le donne che danno la vita, quindi questo nostro adattarci, modellarci su un’altra persona ha in sé qualcosa di ancestrale, ma anche di molto pericoloso. Ricorda che prima devi prenderti cura di te stessa, altrimenti non puoi prenderti cura degli altri.
  3. le donne tendono ad avere più bisogno di approvazione rispetto agli uomini. La paura del giudizio altrui, dai familiari in poi, è un meccanismo che blocca e ti tarpa le ali. Qui, semplicemente, devi imparare a fregartene. Impara a far tacere la voce nella tua testa che ti critica per ogni cosa. Non hai bisogno dell’approvazione di nessuno, non devi piacere a tutti. Vai avanti come un carro armato.

Quindi, se stai leggendo, inizia a frequentare qualche persona nuova, inizia un progetto che ti intimorisce, fai qualcosa anche se tutti ti dicono di non farlo, prova qualcosa che sei convinta di non saper fare, esprimi la tua opinione anche quando pensi che a nessuno interessi.

Perché dovresti?

Tu puoi. E quindi dovresti investire su te stessa. Ciò che blocca le donne può essere sbloccato, perché il più grande ostacolo quasi sempre sono le nostre insicurezze.

Investi soprattutto imparando e leggendo di più, di tutto, e facendo esperienze sempre nuove. Allora le tue paure un po’ si placheranno, ti sentirai più indipendente e la tua autostima ne risentirà. Chiedi un aumento senza pensarci troppo, chiedi di essere pagata quanto il collega maschio, parla, esprimiti, comincia, comincia, comincia, anche se niente è come dovrebbe essere. Qualsiasi cosa ti stia a cuore, da un progetto locale a un libro, da un viaggio a un corso di cucina, da una campagna a una start-up. Investi su te stessa senza paura, imparando e crescendo ogni giorno.

Il mondo versa in un pessimo stato. Dobbiamo cambiare. È imperativo. Abbiamo una nuova generazione di guerriere, di ragazze, che possono farlo, ma per loro, il tipo di sfide che devono affrontare – il sogno basilare di andare a scuola, di dire quello che pensano – comporta un grande rischio; possono smettere di esistere. Hanno bisogno del supporto del mondo

 Salma Hayek

Go, ladyblocca le donne

Si ha sempre bisogno di un po’ di supporto, ma se non crederai tu per prima in te stessa e nel tuo potenziale nessuno potrà aiutarti. Ti ricordi l’articolo sul controllo della voce per comunicare al meglio (lo trovi qui)? Se chiedi un aumento al capo senza esserne convinta o con voce tremante o stridula, sappi che il collega è già pronto a soffiarti il posto.

Certo che puoi avere tutto. Che cosa farai? Tutto, scommetto. Le cose saranno un po’ incasinate, ma accogli il caos. Saranno complicate, ma gioisci nelle complicazioni. Non sarà affatto come pensi che sarà, ma le sorprese sono una cosa buona. E non avere paura: puoi sempre cambiare idea.

Nora Ephron

Compito di oggi: hai presente quella cosa che ti intimorisce ma a cui tieni? Buttati, chiedi, provaci! Hai presente quella voce che ti dice che non sei abbastanza (bella, brava, interessante…)? Oggi zittiscila. SSSCH! Oggi vado bene così, vado alla grande, vado al massimo.

Coraggio, a lavoro. E condividi questo articolo con le tue amiche!

Le mille e una storia

Marie Curie: 5 insegnamenti da una donna radioattiva

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Ho scelto di inaugurare la sezione “Ladies” con un articolo dedicato a Marie Curie.

Perché una figura del secolo scorso e perché proprio lei? Innanzitutto, perché questa settimana ricorre l’anniversario della sua nascita (7 novembre), poi anche perché, per guardare al futuro, ritengo sia necessario conoscere il passato.

Le donne di oggi affrontano ancora molte difficoltà legate agli stereotipi di genere e troppo spesso si regredisce, invece di avanzare. Basti pensare, senza voler entrare nel merito delle questioni, alle dichiarazioni durante le elezioni americane o alla recente marcia delle donne in Polonia.

Non vuoi perderti in riflessioni di questo tipo e vuoi sapere subito perché Marie Curie è stata una figura tanto speciale? Va bene, stavolta tagliamo l’introduzione 😉

Ecco cosa, TUTTI, possiamo imparare da questa scienziata nata alla fine dell’800:

  • Se non c’è una strada diretta per raggiungere il tuo obiettivo cerca delle alternative

Prima di potersi permettere di trasferirsi a Parigi e studiare alla Sorbona, Marie Curie insegnò per anni mettendo da parte i soldi necessari e lavorò anche come governante.

  • Se credi nel tuo progetto persisti anche quando gli ostacoli sembrano insormontabili

Da ragazza Marie Curie avrebbe voluto iscriversi all’università, ma nella Polonia di inizio ‘900 alle donne non era permesso accedervi. Perciò si iscrisse con la sorella ad un’università illegale che cambiava continuamente sede, in modo che i membri non fossero scoperti. Ha corso grossi rischi, ma a leggere informazioni sulla sua biografia si capisce che non avrebbe permesso a niente e nessuno di ostacolarla.

  • Se non è mai stato fatto prima non vuol dire che sia impossibile

Marie Curie ha scoperto ben due elementi, il radio e il polonio, durante gli esperimenti col marito. Decise di non brevettare il processo di isolamento del radio per favorire il progresso scientifico. È proprio a lei, prima donna ad insegnare alla Sorbona, che dobbiamo l’utilizzo delle radiografie, testate sui feriti durante la Prima Guerra Mondiale e a lei si deve anche l’unità di misura Curie per la radioattività.

  • L’apprendimento ha un valore incommensurabile 

Sin dall’infanzia i genitori, entrambi insegnanti, le trasmisero una forte passione per l’apprendimento. Ancora oggi si conservano i manoscritti e gli appunti della scienziata, altamente radioattivi, e addirittura la lista della spesa, in cui, tra i beni di prima necessità, sono elencati i materiali per gli esperimenti… non era esattamente una donna all’antica! Questa è la cosa più importante che Marie Curie, come molte altre figure del passato, ha lasciato in eredità: non si smette mai di imparare, crescere, scoprire.

  • Sii meno curioso della gente, e più curioso delle idee.

Citazione… qui non c’è bisogno di commenti, non trovi?

Esempio di grande dedizione e caparbietà, Marie Curie è la prima donna ad aver ricevuto il Premio Nobel e l’unica (persona, non solo donna) ad averne ricevuti due in ambito scientifico, in fisica nel 1903 e in chimica nel 1911.

Senz’altro una figura da non dimenticare e se vuoi conoscere i dettagli sulla sua vita puoi dare un’occhiata qui.  

Su questo articolo di Focus puoi invece accedere alla galleria di 10 inventori uccisi dalle proprie invenzioni, tra cui anche la scienziata in questione, morta per una malattia causata molto probabilmente dalle radiazioni a cui era perennemente esposta.

Adesso una mia riflessione.

Quante volte le giovani generazioni vengono criticate perché non si impegnano abbastanza per la parità e accusate di non onorare le battaglie di chi li ha preceduti? Eppure come si può pretendere un cambiamento se ancora oggi non si riescono a scardinare certi modelli che si ripetono sin dall’infanzia?

Ti ricordi di aver mai discusso a fondo di questioni di genere a scuola?

O ti è mai stata assegnata una ricerca storica sulle figure femminili che hanno dato un contributo fondamentale alla società?

Sapevi che se oggi puoi farti una radiografia il merito è di Marie Curie?

Sai farmi il nome di almeno una decina di donne del passato che hanno dato un contributo importante alla società?

Ti chiederai cosa c’entri tutto questo con la crescita personale… c’entra eccome.

Quando le donne potranno apportare pienamente il loro contributo, la società sarà migliore. Per adesso una  parte fondamentale dell’umanità è frenata, quando non apertamente osteggiata. E, diciamocelo, dagli anni 2000 ci saremmo aspettati molto di più! Invece sembra di essere ancora in una Terra di Mezzo, in cui una donna è cancelliere tedesco e moltissime altre muoiono per mano di un partner geloso.

C’è bisogno di tutta l’energia, la creatività e la dedizione possibile per risolvere le sfide che l’umanità deve affrontare e non basta metà contributo. Quindi, non posso che dedicare alle donne un’intera sezione del mio blog.

Lettrice, la mia speranza è di riuscire a spronarti, affinché tu corra più rischi, tu capisca cosa ti trattiene e tu dia vita ai tuoi brillanti progetti. Nel mentre, indagherò su qualche figura del passato e del presente, perché avere qualche punto di riferimento aiuta nei momenti di difficoltà.

Ovviamente, che tu sia uomo o donna, sono sicura che apprezzerai questa sezione.

L’umanità ha bisogno di persone d’azione, ma ha anche bisogno di sognatori per i quali perseguire disinteressatamente un fine è altrettanto imperioso quanto è per loro impossibile pensare al proprio profitto

Marie Curie

C’è una figura femminile dell’epoca contemporanea che ti ispira e prendi come riferimento? Scrivilo nei commenti, potrebbe ispirare altri lettori!

Foto da Google Immagini