comunicazione

Crescita personale

lingue straniere: cosa ti perdi col monolinguismo

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Sì, lo ammetto, con le lingue straniere sono un po’ una nerd. E vorrei condividere questo mio interesse (proprio con te, che fortunato/a!), perciò oggi cercherò di convincerti ad abbandonare il monolinguismo in cui ti sei barricato e farti capire perché dovresti dedicarti seriamente ad imparare o migliorare la conoscenza di almeno una lingua straniera. Impresa ardua dici? Mi sento anche più motivata!

non fa per me

Ma che ha detto? Per me è arabo! O It’s all Greek to me (per me è greco), come dicono invece gli inglesi.

Insomma, sei uno di quelli che magari ha anche provato a imparare una lingua e, almeno all’inizio, ci ha messo un po’ di impegno. Poco dopo però… Ti abbatti facilmente! O forse la cosa non ti è mai realmente interessata e a scuola avresti voluto sbattere la  testa al muro per l’insofferenza verso le ore di inglese. 

Sai una cosa? Almeno la metà della popolazione mondiale è bilingue o multilingue, quindi dovresti darti una mossa e smettere di pensare di non essere portato o di considerarla un’impresa oltre le tue possibilità. Certo, capisco che a volte la scuola riesca a inculcarti a vita la sensazione di essere una schiappa, ma tu sei sicuro di aver provato davvero? Come dicevamo in questo articolo, una lingua serve per comunicare e l’importante è tentare. 

Ma perché dovrei perdere tempo e risorse (anche mentali) per dedicarmi a una lingua straniera? Io nel mio monolinguismo ci sguazzo allegramente.

Ah beh, se è così lungi da me obbligarti, però così ti precludi parecchie opportunità!

cosa ti perdi…

1. lingue = un paio di occhiali nuovi

Una lingua rappresenta una visiona unica del mondo. Con l’apprendimento di una lingua straniera, attraverso la struttura della frase, il lessico, le frasi idiomatiche ecc., impari a vedere le cose diversamente. Non a caso, secondo numerosi studi, le persone bilingue sono più intelligenti: è come se avessero due paia di occhiali, entrambi utili per mettere a fuoco il mondo circostante, ma ciascuno in modo specifico. 

Quando nel mondo scompare una lingua è una tragedia (accade ogni giorno purtroppo), perché scompaiono un bel paio di occhiali! Con la “morte” di una data lingua, infatti, sparisce anche un enorme bagaglio di conoscenze. Una volta mi è capitato di leggere un articolo sulle lingue parlate dagli indigeni dell’Amazzonia, che hanno una conoscenza approfondita del territorio in cui abitano e chiaramente ciò si rispecchia nella lingua che parlano. Ad esempio, conoscono così bene le proprietà benefiche delle piante della zona, che a un occidentale che dovesse analizzarle da zero non basterebbe una vita per raggiungere lo stesso livello di conoscenza! Se una lingua scompare, con essa scompaiono molti segreti, per lo più legati ad un territorio specifico.

Se sono riuscita ad incuriosirti clicca qui, troverai una mappa delle lingue in via d’estinzione in Europa.

2. lingue = cervello in gran forma

Imparare una lingua, anche questo è stato dimostrato, ostacola le malattie degenerative come l’Alzheimer. E la cosa bella è che non devi essere nato bilingue, perché anche con l’apprendimento in tarda età si hanno grandi benefici.

3. lingue = tiritera…

Inutile che insista poi con le opportunità lavorative, affettive (chiaro, se parli solo italiano come pensi di farti capire?) e blablabla 😉

Pensa, però, che nel mondo si parlano circa 6000-7000 lingue, parlarne una non ti sembra un po’ riduttivo? Non che voglia farti sentire in colpa, ma dovresti sapere che in molte parti del mondo bilinguismo e trilinguismo sono la norma, anche in alcune zone del nostro paese. 

4. lingue = Dr. Jekyll e Mr. Hide?

Vorrei farti presente anche un’altra cosa che ti perdi col monolinguismo, un tantino più inquietante…

Pare che i poliglotti cambino personalità a seconda della lingua che stanno parlando! Allora dimmi, va bene che ti senti pigro e demotivato, ma l’idea di conoscere un altro lato di te stesso non ti stuzzica?!

Conoscere una seconda lingua significa possedere una seconda anima

Frase attribuita a Carlo Magno

monolinguismo killer

Insomma, più opportunità, cervello in forma più a lungo, più personalità, visione del mondo più ampia… cosa stai aspettando? Non ti ho fatto venire di voglia di aprire youtube per guardarti video in cui imparerai a dire buongiorno in una lingua sconosciuta? Va bene, ma nemmeno a ampliare il tuo vocabolario in vista di un viaggetto all’estero?  

Allora sei proprio irremovibile, non mi resta che provare a convincerti con queste parole, che non hanno traduzione equivalente in italiano e sono bellissime:

Vuslat (turco): rivedere una persona cara dopo essere stati lontani per molto tempo

Kapel (russo): quando nelle giornate di sole invernali la neve comincia a sciogliersi e a cadere da tetti e alberi

Tsundoku (giapponese) persona che accumula libri senza leggerli

Uitwaaien (olandese) prendersi una pausa e stare all’aria aperta per schiarirsi le idee, dimenticare i problemi o smaltire lo stress

Ti sono piaciute? Con questa breve carrellata di vantaggi che derivano dal parlare più lingue spero di averti convinto almeno un po’… fammelo sapere nei commenti e se l’articolo ti è piaciuto non dimenticare di condividerlo con gli amici!

Per altri dati linguistici sull’Europa clicca qui!

SAMPAI JUMPA (a presto, in indonesiano)

Le mille e una storia

20 sconosciute a un aperitivo: 20 storie per ispirarti

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Prendi 20 sconosciute, di media sui trent’anni, e organizza un aperitivo per farle conoscere e condividere le loro storie. Così, grazie a Sophie, una ragazza olandese che vive a Firenze da diversi anni ed ha aperto il suo business online di life coaching, mi sono ritrovata in un locale fiorentino ad ascoltare varie esperienze di vita.

Ferma!

1 Numero uno, mi sono perso sul life coaching. Ma cos’è?

2 Numero due, che c’entra un aperitivo con la crescita personale?

Uno… Quella del life coaching è una professione. Sophie, infatti, aiuta le donne a far emergere il proprio potenziale e a realizzare le proprie aspirazioni senza farsi condizionare dagli altri. Insomma, è una sorta di guida che ti aiuta a ritrovare la strada, a fare chiarezza e a rivoluzionare la tua vita. Ha anche un programma molto speciale dedicato al superamento delle paure.

Alla storia di Sophie e alla sua attività dedicherò un’intervista intera, intanto se vuoi dare un’occhiata al suo business clicca qui.

Due… Un aperitivo può avere molto a che vedere con la crescita personale. Io, ad esempio, sono tornata a casa da quest’esperienza ispirata e sorpresa.

Procediamo con calma.

L’aperitivo era dedicato alle donne che hanno Sophie come coach o che si sono interessate ai suoi programmi, ma era aperto anche ad amici e conoscenti. Lo scopo era far incontrare personalità diversissime tra loro, con le ambizioni più svariate, ma al tempo stesso con le stesse necessità: tirar fuori la parte migliore di sé vincendo freni e paure, imparare a valorizzarsi, realizzarsi pienamente.

Storie o non storie?

Ho scelto di parlare di questo evento per inaugurare la sezione Le mille e una storia perché non poteva capitarmi niente di più perfetto: in un momento di dubbi e incertezze l’aperitivo è caduto a fagiolo!

Infatti, ero un po’ incerta su questa sezione. Non sapevo se iniziarla con un’intervista, un video o un articolo, o se addirittura eliminarla e ricrearla più avanti quando avrei avuto le idee più chiare e mi sarei decisa a passare all’azione. 

Finché non ho ricevuto l’invito a quest’evento e ho capito che sarebbe stata una bella opportunità. Ho cambiato idea più volte e all’ultimo minuto non volevo uscire. Ma cosa vado a fare ad un aperitivo con gente che non conosco e senza alcuna amica a fare da spalla? Come ne esco se mi trovo a disagio? Eppure, se c’è una cosa che ho imparato nei 20, è che più la vocina malefica dentro di noi ci intima di tornare indietro, più è importante sfidarla. Di solito è il segnale che siamo al limite della zona di comfort.

Quindi, quando senti che qualcosa ti trascina indietro, avanti tutta.

Storie dal Belpaese

Quando metti insieme 20 sconosciute di diverse nazionalità, dalla Polonia al Brasile, dagli Stati Uniti all’Olanda, di età differenti e percorsi di vita variegati, succedono cose incredibili. Credimi, sarei stata in quella stanza per ore e ore ad ascoltare quel susseguirsi di vicende e avventure. Ecco cosa ho capito:

  • Tutti ripetono sempre che l’età è relativa. Al tempo stesso, però, la società si aspetta dalle persone certi comportamenti e le donne sulla trentina ne sanno qualcosa. Le ragazze che erano in quella stanza stanno tutte vivendo la loro vita nel modo più spontaneo ed autentico possibile, seguendo solo le proprie regole. C’è chi ha lasciato il lavoro da scienziata in Australia per vivere un anno in Italia, lavorando come cuoca in un ristorante toscano, e chi in Olanda ha abbandonato tutto, perfino il gatto, per trasferirsi e ripartire da zero. Allora è facile pensare che gli anni non contino, ma non è altrettanto facile, quando poi ci si trova ad una certa età e in un periodo di confusione, levare le vele e prendere il vento in un’altra direzione.                                            
  • Ho capito, cosa che sapevo già ma di cui mi piace avere la conferma il più possibile, che nella vita c’è sempre spazio per cambiamenti improvvisi e svolte inaspettate. Non è mai tardi per realizzare un progetto ambizioso o ricominciare da capo. Gli errori sono fondamentali, quindi non abbatterti se ti sembra di girare sempre intorno o non avanzare di un passo. Tuttavia, se noti che le tue scelte sono sempre dettate dalla paura, allora è il momento di scelte più radicali.

Tornare al punto di partenza non è la stessa cosa che non essere mai partiti

Terry Fratchett

  • Le storie sono affascinanti perché ci ricordano le infinite possibilità che abbiamo, come la trama di una ragnatela, fittissima e talvolta dalle forme più bizzarre. Ma, soprattutto, le storie ci permettono di prendere ispirazione e creare una rete di contatti. Se ancora non l’avessi recepito a fondo, nella vita avrai sempre bisogno di una buona rete di contatti. Non sto parlando a livello professionale, ma proprio di persone che ti facciano cambiare prospettiva e ti mettano in discussione, che siano pronte a supportarti, ispirarti, ridimensionarti. Le storie aiutano a relativizzare e imparare. Come hanno affrontato gli altri una situazione simile? Come ti saresti comportato tu in quel caso? Ti senti confuso e non riesci a prendere una decisione? Pensa alla forza di volontà di quella persona che ha cambiato tutto…                         
  • Le storie ci aiutano anche a capire gli altri e vedere il mondo con occhi altrui. I maschi italiani di una certa età sono davvero così maleducati e pieni di pregiudizi nei confronti delle ragazze dell’est e delle brasiliane? Come mai le straniere sentono per il nostro paese questa fortissima attrazione/amore? Noi lo vediamo sempre in modo così negativo, ma ci sono molti stranieri per cui il Belpaese rappresenta una scelta di vita ideale. Per quanto l’Italia sia un paese complesso che si accascia su se stesso, è splendido notare che qualcuno ne vede ancora la bellezza intrinseca, che brilla sepolta sotto tanta corruzione e abbandono. Ogni tanto è bello farsi prestare un paio di occhiali differenti.

IntrecciStorie

Grazie, storie. Grazie a quelle già citate e a tutte le altre ascoltate in quella stanza. Grazie alla storia della newyorchese con quattro nonni italiani che ha un’impresa di assicurazioni e fa l’attrice, ma viene in Italia per riscoprire le sue radici; alla ragazza del Mugello che invece di sposarsi ha deciso che doveva fare ancora qualche altra esperienza e si è trasferita in un appartamento condiviso; grazie a tutte le persone che quella sera hanno condiviso l’aperitivo e una parte di sé, dimostrando che le paure si possono vincere e le aspirazioni realizzare.

Come si intrecciano tutte le storie! Adesso, sarei curiosa di sapere qual è la tua storia.

Questa sezione servirà appositamente per raccontare. Se l’articolo ti è piaciuto intanto condividilo o lascia un commento.

Crescita personale

come cominciare all’insegna della buona comunicazione

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Quest’anno vorrei capire ed essere capito!

Voglio affrontare con te un argomento piuttosto complesso, la buona comunicazione, e per cominciare vorrei proprio sapere se dall’inizio dell’anno ti è già capitato di fare una delle seguenti cose:

litigare

rispondere sgarbatamente

accusare qualcuno di non ascoltarti mai

distrarti continuamente durante una conversazione

lamentarti che l’altra persona parla troppo lentamente/velocemente

In questo articolo precedente sulla comunicazione mi ero concentrata soprattutto sull’oratore, mentre stavolta farò il contrario e punterò la mia lente di ingrandimento, o il dito accusatore, contro le tue doti di ascoltatore.

Credi di essere un buon ascoltatore? Uff, che domande mi fai!

Coraggio, pensa alle conversazioni degli ultimi giorni e prova a rispondere. Non considerarti sotto accusa, io mi rendo conto di fare tanti errori nei miei tentativi di buona comunicazione, non mi reputo certo un grande esempio da seguire, ma il punto è proprio questo: quando sbagli te ne accorgi?

Una conversazione di successo dovrebbe permettere ad entrambe le parti di esprimersi in modo equilibrato, ciascuno dovrebbe infatti avere il tempo di ascoltare e parlare, e di stabilire una “connessione” con gli altri. Ma molto spesso di connessione c’è solo quella del wi-fi che, invece di favorire una mutua comprensione, può causare vere e proprie tempeste.

I social, come noterai ogni singolo giorno, riescono a tirare fuori il lato peggiore degli utenti, facendoli sentire così sicuri e protetti che in molti si permettono di vomitare calunnie che mai e poi mai avrebbero il coraggio di riportare in una conversazione vis à vis. Ma la comunicazione online la rimandiamo ad un altro articolo, per il momento mi auguro che tu non ti diverta a passare il tempo libero facendo il troll su facebook 😉 Dunque lasciamo il campo minato dei social e soprattutto dimentichiamoci di chi se ne approfitta in modo disdicevole, per parlare invece di buona comunicazione. Dal vivo, quindi non ti servirà il telefono.

Metti giù il telefono

Per l’argomento di oggi mi sono ispirata ad un video di TED, breve, ma interessante, da cui a mio parere si può imparare parecchio . Lo trovi qui, in inglese, ma il succo te lo illustrerò volentieri io se vorrai continuare a leggere.

Ti darò alcuni consigli per una buona comunicazione, cioè per affrontare una conversazione in modo costruttivo, in un modo che ti faccia allontanare sentendoti ispirato, sorpreso e perfino compreso.

Fantastico! Qual è il segreto?

10 trucchi per una buona comunicazione

  • niente multitasking, metti giù il telefono quando parli (qui devo migliorare molto pure io). Devi essere presente con la mente, oltre che con il corpo. Se stai pensando ad altro ma annuendo non vale, non stai ascoltando.
  • non fare il sapientone o il pontificatore che dal suo pulpito sparge conoscenza sui poveri plebei ignoranti. Nel video l’esperta dice, giustamente, che se hai qualcosa da dire puoi aprire un blog (come ho fatto io!) invece di seminare sapienza. Un consiglio bellissimo che viene dato è quello di entrare in una conversazione con la convinzione che chiunque tu abbia davanti possa insegnarti qualcosa. Queste parole mi hanno fatto riflettere su quanto siamo prevenuti e quanto forte è la nostra tendenza a giudicare. Se tu riuscissi a mettere da parte un po’ il tuo ego e l’impulso di far prevalere le tue opinioni personali, con ogni probabilità rimarresti sorpreso: l’altro potrebbe aprirsi e rivelarsi in maniera inaspettata.
  • usa le domande aperte: “come ti sei sentito?”, invece di “ti sei arrabbiato?”, perché concede più libertà a chi ti sta raccontando le proprie esperienze.
  • segui il flusso. Non smettere di ascoltare e lascia stare le tue storie personali. Se ti sei dimenticato qualcosa che volevi dire su di te non importa, non è una grande perdita, magari ti tornerà in mente, magari no…  oh che peccato! Questa è tostissima, lo so!
  • se non sai non fingere di sapere. Stiamo parlando di buona comunicazione, mentire non rientra nella categoria!
  • non fare paragoni tra le tue esperienze personali e quelle altrui. Se gli altri stanno raccontando di un episodio che li riguarda per una volta puoi anche stare zitto (e lo stesso vale per me!).
  • non ripeterti, tanto non è che ripetendo la stessa richiesta 800 volte andrà meglio, è irritante e basta!
  • dimentica i dettagli come date, numeri ecc., perché le persone si distraggono e preferiscono sapere dell’esperienza in generale piuttosto che di ogni punto e virgola.buona comunicazione
  • sii breve
  • ASCOLTA. Non devi sempre stare al centro dell’attenzione.

Se la tua bocca è aperta non stai imparando

Buddha

Una buona comunicazione è difficile perché…

Sapevi che un essere umano pronuncia in media circa 200 parole al minuto? Però siamo in grado di processarne più del doppio nell’ascolto, quindi spesso veniamo distratti o ci stufiamo di ascoltare.

Ah ecco svelato il mistero! Quindi sono scusato?

Troppo tardi caro mio, ormai hai letto l’articolo e imparato i trucchi! Sicuramente una buona comunicazione dipende da moltissimi fattori e migliorare non è cosa facile, ma dovresti provare un po’ per volta e cercare di esercitare un maggiore autocontrollo mentre ascolti.

Curioso che si dica che l’uomo sia un animale sociale e abbia bisogno di stare con i suoi simili e condividere, quando così spesso le persone condividono uno spazio senza realmente comunicare. Quest’anno, però, fai uno sforzo. Prova a dare un po’ più di attenzione a chi hai intorno, soprattutto a chi a prima vista ti sembra scontato, noioso o sfigato. Mi viene in mente il libro L’eleganza del riccio, con la portinaia  trascurata che sembra passare ogni minuto del giorno alla tv, mentre invece nasconde la sua vera identità in una stanza piena di libri. Chissà, se proverai ad essere più aperto, cosa ne verrà fuori tra 12 mesi… quasi sicuramente qualcosa di inaspettato.

Se ti senti sopraffatto da questi 10 punti puoi iniziare semplicemente notando le tue reazioni/comportamenti mentre gli altri parlano, è un buon primo passo.

Nel mentre, però, fammi sapere se ti è già capitata una delle cose nella lista a inizio articolo, sono curiosa. Personalmente non ho iniziato malissimo, ma quando si parla di crescita personale la perfezione è un concetto inesistente.

Allora, da oggi in poi, buona comunicazione!

Ah, dimenticavo, condividi l’articolo, è per il bene dell’umanità! 

Cose da fare nella vita (Bucket list)

Couchsurfing: 8 motivi e 3 consigli per ospitare uno sconosciuto

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In questo post parlerò del couchsurfing e della mia prima esperienza come host, ovvero come persona ospitante.

Solo pochi giorni fa ho inserito sul sito una novità che penso si rivelerà interessante: la sezione progetti (accedi qui). Se hai avuto modo di dare una sbirciatina saprai non solo che il primo progetto in corso si chiama “bucket list”, ma anche che non ho perso tempo e mi sono impegnata per cominciare subito a completare la mia missione, tant’è che ho già barrato un’esperienza della lista, cioè ospitare qualcuno con couchsurfing  😉

Che ne dici di cominciare subito?

Lo scopo del progetto bucket list non si limita certo ad una lista di cose da fare nella vita! Al bando questi egocentrismi… vorrei invece ispirarti a fare la tua lista personale e soprattutto raccontarti di ciò che imparerò portando a termine il progetto.

L’obiettivo, insomma, come sempre è condividere e crescere.

Se non sai cos’è il couchsurfing (surf tra i divani?!)

Si tratta di una piattaforma online che permette ai viaggiatori di essere ospitati gratuitamente dai locali. L’obiettivo è conoscere le persone del posto e fare nuove amicizie, nonché immergersi nella cultura locale risparmiando sull’alloggio.

Gli utenti si lasciano l’un l’altro delle referenze, fondamentali sia per ospitare che per essere ospitati, dal momento che in entrambi i casi una buona reputazione online è la chiave di accesso per un’esperienza positiva.

Al contrario di quanto pensano in molti NON si tratta affatto di un sito per trovare l’anima gemella o avventure di una notte (in inglese ONS, ovvero one-night stand).

La mia esperienza

Sono stata ospitata due volte in Turchia, mentre ero in viaggio con amiche e volevo conoscere locali, ed una in Inghilterra, dove mi sono recata per un test di ammissione a un corso universitario.

Essendo state tutte esperienze positive, mentre completavo la bucket list mi sono chiesta come sarebbe stato ospitare e ho deciso di inserire l’esperienza tra le cose da provare almeno una volta.

La spinta fondamentale per me è stata quindi la curiosità, ma anche il desiderio di cambiare e godere della compagnia di persone nuove per qualche giorno.

Com’è andata?

Pochi giorni dopo aver aggiornato il mio profilo su couchsurfing.com ho ricevuto le prime richieste di alloggio e il fine settimana ho ospitato subito un ragazzo americano, Preston, e un ragazzo tedesco di origine eritrea, Daniel. Due esempi opposti di comportamento, in ogni caso entrambe persone corrette ed amichevoli.

Di seguito 3 cose che ho imparato da questa esperienza e che conviene tenere presente.

Difficoltà/consigli:

  • non è sempre facile capire cosa uno sconosciuto che viene ospitato si aspetta dall’ospitante, è quindi meglio chiarire il più possibile (dalla sistemazione letti alla disponibilità di asciugamani… senza dimenticare la questione dei pasti che, forse, è la più complessa).
  • ci sono persone che sono totalmente indipendenti e hanno solo bisogno di qualche dritta sui posti da visitare, mentre altre che invece preferiscono passare molto tempo in compagnia di chi ospita, rendendo a volte le cose un po’ difficoltose. Anche qui, se si hanno impegni meglio essere chiari sin da subito. Non dimenticare, tuttavia, che se ospiti vuol dire che sei interessato a condividere e conoscere.
  • le referenze quasi mai sono al 100% affidabili e obiettive e difficilmente se ne lasciano di negative, a meno che l’esperienza non sia stata proprio terribile, quindi non aspettarti che vada sempre tutto liscio come l’olio. Qualche momento di incomprensione o imbarazzo, così come qualche barriera culturale o difficoltà di comunicazione è inevitabile con persone che non si conoscono affatto e, all’improvviso, si ritrovano a “invadere” il tuo spazio privato.

Devo dire che questa prima esperienza come host è stata piacevole.

Con Preston ho avuto conversazioni molto interessanti sulle sue ambizioni personali e sugli Stati Uniti in generale. Ha deciso di viaggiare per l’Europa per sei mesi senza telefono e senza mai prendere aerei, e questa scelta inusuale mi ha affascinata. Anche l’altro ospite è un tipo interessante, abbiamo condiviso un ottimo pasto vegano perché ha cucinato in cambio dell’ospitalità… meglio di così!

Sicuramente un lato positivo del couchsurfing è la possibilità di incontrare sconosciuti con obiettivi e aspirazioni singolari, che possono ispirarci o mostrarci modi diversi di vivere.

Preston, ad esempio, lavora nei parchi degli Stati Uniti come Guardia Forestale, vive in Wyoming, in un chalet di legno che condivide col resto del team, e ha spesso incontri inaspettati con gli orsi della zona. Dopo aver visitato Svezia e Germania si recherà a fare sci d’alpinismo nei Balcani e… in Marocco! Ad aprile sarà di ritorno negli Stati Uniti e, se necessario, lavorerà nei giganteschi campi (fino a 2500 persone) che vengono allestiti quando si propagano grossi incendi.

Grazie a Daniel, invece, ho conosciuto la nazionale tedesca di Snowboard, a Cortina in occasione dei Mondiali. Ti assicuro che gli sportivi di questo livello prendono sia lo sport che le feste molto sul serio, danno il massimo in tutto!

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Alla Coppa del Mondo di Snowboard

Perché dovresti provare

Ti consiglio di provare il couchsurfing, ecco perché:

  • è bello conoscere le storie degli altri e farsi stupire, ti fa tornare un po’ bambino.
  • indubbiamente è un modo fantastico per ampliare le proprie vedute e conoscere meglio il mondo (no, nella mia ignoranza non sapevo che a due ore da Los Angeles in California ci fossero le montagne e si potesse sciare).
  • è un ottimo modo per condividere la propria cultura o le proprie passioni (quello nella foto è Preston, che si sta divorando il formaggio di Asolo, il Landjäger – salame sudtirolese – e l’olio toscano extra vergine franto da mio padre… non si può dire che non abbia apprezzato).
  • è il metodo ideale, gratuito, per chi vuole migliorare le proprie abilità liguistiche!
  • ricorda ai cittadini come me, che si stupiscono sempre delle abitudini nei piccoli paesi, che ogni tanto degli altri ci si può fidare! Appena Preston è arrivato, senza averlo mai visto prima, gli ho lasciato le chiavi di casa. A me toccavano altre due ore in ufficio.
  • ti permette di avere un punto di vista alternativo sulla tua stessa cultura. Vedere le foto di Preston su Facebook e notare i dettagli delle città e dei paesaggi italiani che ha fotografato mi ha fatto scoprire la sua prospettiva.
  • aiuta a superare la timidezza e a migliorare le proprie doti di comunicazione. Fa piacere, ogni tanto, riscoprirsi e vedere come reagiscono dei perfetti sconosciuti ai nostri comportamenti.
  • rende un po’ più umili e tolleranti e ci ricorda che il mondo è vasto e che, anche cose che diamo per scontato, non lo sono affatto…

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    Assaggio di olio toscano. 

La ciliegina sulla torta:

Dopo aver spiegato a Preston cos’è una moka per il caffè e come si usa ho avuto una bella sorpresa, infatti i due giorni successivi mi ha fatto trovare il caffè pronto appena alzata!

Conclusione

Se tieni presente i 3 punti espressi precedentemente (difficoltà/consigli) e ospiti solo persone con referenze, sono certa che sarà un’esperienza interessante.

Io ho già acconsentito ad ospitare altri viaggiatori, una coppia di ragazzi ucraini, tra cui una ragazza che parla ucraino, russo e qualche parola d’inglese. Sarà un ottimo incentivo per fare pratica con quel poco di russo che mi resta in testa.

Oh, dimenticavo, un’altra cosa bella del couchsurfing è che a volte sai cose molto intime delle persone. Tipo? Io so che quando questa coppia verrà a trovarmi lui le chiederà di sposarlo! Se non è bello essere parte di un tale ricordo…

Ti è piaciuto l’articolo? Leggi qui il post sul perché dovresti fare una bucket list! 

Crescita personale

Paura di imparare una lingua straniera? Leggi qui!

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Non sono portato…

La paura di imparare è una cosa che ci portiamo dietro dall’infanzia ed è associata a ricordi spiacevoli. Una volta che ti convinci di non essere bravo in una certa materia, o che l’insegnante ti etichetta dicendo che in questo campo proprio non ci chiappi, le cose si fanno sempre più difficili per la tua autostima. Basta un compito andato male o un rimprovero per darti la botta finale e farti dichiarare al mondo che la matematica, le materie letterarie, o chissà che altro, proprio non fanno al caso tuo!

Affronteremo ancora e nel dettaglio l’argomento, per ora mi soffermo specificatamente sulle lingue straniere.

La paura di imparare una lingua straniera è comune e, a pensarci, ragionevole. Non può certo farti piacere il fatto di esprimerti con difficoltà e sapere che ciò che dici suona banale o sarà travisato, perché le tue abilità linguistiche non ti permettono di spiegarti come vorresti. Non solo tutto ciò non ti piace, ma ti fa sentire frustrato, sciocco, ridicolo.

Non vuoi chiedere che ti venga ripetuta la domanda per l’ennesima volta e non vuoi riprovare a far capire cosa intendevi, meglio rinunciare. Dai forfait perché pensi sia preferibile non comunicare, piuttosto che esprimersi così malamente.

Sbagli.

Ahi, mi sento una capra! 

Imparare una lingua straniera presuppone non solo un certo impegno a lungo termine, ma anche e soprattutto la capacità di accettare di sentirsi inadeguati. Per come la vedo io, è un atto di umiltà e rispetto, è un regalo splendido che fai a te stesso e agli altri. Vuol dire che stai facendo un tentativo per abbattere un grosso muro e sei abbastanza curioso da sapere cosa vi si nasconde dietro.

Ho visto molti amici estroversi diventare improvvisamente timidi nel momento in cui hanno dovuto, davanti ad altri, fare due domande in inglese e, credimi, so bene cosa provi quando all’estero cerchi di farti capire o lotti per controllare la pronuncia. Faccio lezione di russo su skype e oh, che fatica!

Ma ti dirò una cosa. Il segreto è resistere alla tentazione di mollare. Una volta che inizi, cerca di renderlo divertente. Non deve essere un obbligo e non devi avere paura di imparare. Anzi, una lingua straniera può essere proprio il primo passo per affrontare le tue paure: cominci con le prime lezioni, poi con dei video, prenoti un viaggio e in poco tempo potresti vagare sorridente per le strade di una città sconosciuta, consapevole che, in fondo, te la stai cavando e le tue paure erano infondate.

E magari saranno infondate anche molte altre paure che ti trattengono dal fare cose spettacolari…

Sai cavartela. Le paure si affrontano una per una, ma intanto consapevolezza e fiducia crescono a dismisura.

C’era una volta…

All’asilo imparavamo il francese e a casa di un’amica guardavo La Sirenetta in ungherese senza battere ciglio, ma il mio interesse per le lingue straniere è nato dal sentire una compagna di classe che rispondeva “I love you” al padre. Mi bastò per alzare lo sguardo verso mia madre e dirle, tirandole la giacca per assicurarmi di avere la sua attenzione:

“Mamma lo sai cosa risponde la mia amica al papà…?”

Lei usava una lingua diversa… Che magia! E da lì non ho mai spesso di dedicarmi allo studio delle lingue, una gioia e al tempo stesso una lotta. Ecco, se c’è una cosa che non mi hai mai sfiorata è la paura di imparare una lingua e sentirmi stupida. Come si dice, se qualcuno ha un accento vuol dire che parla una lingua in più di te (Fernando Lamas).

Dando lezioni di inglese ho notato che alcune persone, soprattutto quelle di una certa età, non soltanto si sentono inadeguate, ma hanno addirittura una specie di timore referenziale per l’insegnante, una paura di sbagliare che sicuramente ha a che fare con la scuola e che ha lasciato un segno indelebile: fare errori li terrorizza e nel loro sguardo si legge l’attesa di una punizione.

“Ehm, non ho fatto i compiti…” mi ha detto l’ultima volta uno zio con aria colpevole, scatenando la mia ilarità.paura di imparare

Alcune regole basilari per liberarsi dalla paura di imparare le lingue straniere

– Non farti condizionare dalle esperienze passate

– Non si tratta di essere o non essere portati, si tratta di imparare gradualmente a comunicare col resto del mondo

– Sii fiero dei piccolo progressi, sono comunque una breccia in quel muro da buttare giù

– Tieni sempre presente la grande soddisfazione che ricaverai dall’aver decifrato un codice che a molti altri resterà segreto 

Non considerarlo un impegno, un obbligo scolastico o un peso, bensì un gioco, un allenamento per il cervello, una sfida, un’opportunità…

– Non essere invidioso degli altri o irritato perché dovresti già sapere bene la lingua dopo tanto studio. Accetta che ciascuno di noi, come in tutte le cose, ha i suoi tempi. 

– Accetta, soprattutto, di sentirti come un bambino, di sbagliare, di prendere fischi per fiaschi, di dire clamorose sciocchezze o pronunciare una frase così male che non si capisce se sei ubriaco. Aggiungiamo anche di fare terribili figuracce.

Non c’è niente di più divertente di imparare modi di dire assurdi e apparentemente senza senso, e non importa se sembra che tu non abbia tutte le tazze nella credenza (dal tedesco: nicht alle Tassen im Schrank haben, ovvero non avere tutte le rotelle a posto), in realtà sei un un po’ un eroe per aver cominciato quest’avventura!

Non pensare di non essere dotato. Kató Lomb, famosa poliglotta ungherese, ha scritto che non hai mica messo via la bici o gli sci alla prima caduta, ma hai continuato perché sapevi che le gioie sarebbero state sempre maggiori. Lo stesso vale per quando hai imparato a camminare, non hai certo pensato “lasciamo stare, questo non fa per me!” o “gli altri lo fanno molto meglio io non sono portato”, è ridicolo perfino scriverlo 😀

Quindi, ultima regola:

– Ricordati che anche sapere il minimo in questo caso fa la differenza (vedi sotto la citazione di Kató Lomb)

Una lingua è l’unica cosa che merita di essere conosciuta anche in maniera imperfetta.

Non mollare e accetta la sfida. Se intanto vuoi seguire i consigli di un esperto, ti rimando al sito di un poliglotta italiano, Luca Lampariello, che parla più di 10 lingue e ha fatto della sua passione  un’occupazione a tempo pieno. Basta con le scuse, abbandona la paura di imparare una lingua.

Chiudo con questa espressione delle isole Kiribati: KAEN GENG, ovvero dire “sì, sì” ma non fare niente… che non sia il tuo caso, siamo d’accordo?

Al solito, se ti va lascia un commento e fammi sapere che lingua stai imparando.

Crescita personale

Perché gli altri non ci ascoltano e come comunicare efficacemente

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Quali elementi ostacolano la comunicazione e quali permettono di comunicare efficacemente?

Quante volte ti sarà capitato di sentirti ignorato dalla persona a cui stavi parlando… ma mi stai ascoltandooo? Sicuramente non sempre siamo concentrati e prestiamo attenzione agli altri come dovremmo, ma non è detto che la colpa sia unicamente del tuo interlocutore. 

Invece di alzare la voce o irritarti perché non stai ricevendo l’attenzione che meriti prova a riflettere sul tuo modo di comunicare.

Nella comunicazione ci sono dei modelli che tendono a ripetersi e scommetto che, se ci pensi un attimo, sarai in grado di identificarli subito. L’ultima volta che hai litigato con qualcuno sono davvero le parole che ti hanno fatto scattare come una molla o è l’insieme di più elementi, alcuni dei quali non li avevi neanche presi in considerazione?

Ma di che parli? Tranquillo, ci arriviamo subito.

Non so come gli esperti siano arrivati a stabilire le percentuali, fatto sta che nella comunicazione interpersonale si è soliti fare questa scomposizione:

55% è la percentuale che indica quanto conta la fisicità (gesti, spazi e contatti) nell’invio e nella ricezione del messaggio

38% importanza del paraverbale (suoni, tempi di esposizione del messaggio…)

7% quanto contano le parole, cioè molto poco!

Nel caso non l’avessi capito quando parli con qualcuno comunichi principalmente tramite gesti, espressioni facciali, tono della voce ecc., mentre le parole sono un elemento secondario tra ciò che il ricevente percepisce.

Il tipico esempio è quando chiedi per favore ma usi un tono talmente acido e un’espressione facciale così glaciale, che avresti avuto lo stesso effetto mandando la persona a quel paese.

Le nostre emozioni influenzano il modo in cui utilizziamo il corpo e talvolta, nonostante le parole siano scelte con attenzione, il messaggio non viene percepito come credibile o è travisato. Quando non c’è corrispondenza tra ciò che la persona dice e la sua voce/fisicità, pensiamo che la persona stia mentendo o nasconda qualcosa.

Come fare dunque per farci ascoltare ed essere presi sul serio?

Concentriamoci prima di tutto su ciò che Julian Treasure, esperto internazionale di comunicazione, definisce come i 7 peccati capitali di cui dobbiamo sbarazzarci per comunicare efficacemente. Si tratta di abitudini che abbiamo tutti, che però spazientiscono o distolgono l’attenzione.

spettegolare: gli altri potrebbero non fidarsi più di te e pensare che farai lo stesso con loro appena ti allontani 

giudicare: difficile ascoltare se hai la sensazione che chi ti sta davanti ti stia giudicando

essere negativi: a chi piace veder diffondersi nuvoloni neri e carichi di pioggia tutto intorno?

lamentarsi: diffonde negatività e stufa

trovare sempre scuse: dare la colpa agli altri e non prendersi responsabilità irrita gli altri

esagerare: prima di tutto sminuisce la lingua, perché, come dice Julian Treasure, la volta che sei davanti a qualcosa di davvero favoloso come lo definisci? Inoltre, puzza di bugia.

confondere opinione e fatti: bombardare gli altri di opinioni come se fossero verità assolute mina la nostra credibilità.

Per comunicare efficacemente, però, non basta limitare queste 7 abitudini, bisogna anche adottarne di migliori, ma soprattutto utilizzare lo strumento potentissimo che tutti abbiamo a disposizione: la voce.

Ecco quali elementi della voce (38% di influenza nella comunicazione!) ci aiutano a comunicare efficacemente.

il registro: il luogo da cui viene emessa la voce influenza enormemente la comunicazione. Solitamente tendiamo a parlare dalla gola, ma per apparire più credibili e avere più autorità dobbiamo imparare a sfruttare lo stomaco. Istintivamente votiamo per i politici con voce più profonda.

il timbro, ovvero come suona la nostra voce. Le voci calde e dolci sono più piacevoli.

la prosodia, che ha a che fare con accento, frequenza e intensità. Una persona che parla sempre con la stessa frequenza e lo stesso tono è noiosa e si ascolta con più difficoltà, per questo si dice monotono!

il ritmo e il volume

il tono, che può stravolgere completamente il significato di una frase

il silenzio, sottovalutato e quasi temuto, ma fondamentale per dare il giusto peso alle parole

Intervenendo su questi elementi noterai sicuramente dei cambiamenti e se ti aspetta un evento importante perché non provare subito con qualche esercizio (vedi alla fine del video di riferimento) per imparare a controllare la voce! A comunicare efficacemente si impara col tempo, non è una dote innata.

Io ho provato diversi esercizi durante le lezioni al corso per interpreti ed è stato piuttosto divertente. Una cosa che purtroppo tendo a fare è cominciare la frase con un tono di voce molto alto per poi finire a sussurrare, come se qualcuno girasse una manopola. Decisamente spiacevole per chi ascolta, ci sto ancora lavorando.

Ovviamente puoi cominciare facendo caso sia al modo in cui comunichi (posizione del corpo, gesti, distanza dalla persona con cui stai parlando…), sia alle reazioni del tuo interlocutore.

Con alcune persone sono ormai in grado di riconoscere i modelli inefficaci, quindi intuisco l’innescarsi di un meccanismo che ci porta inesorabilmente allo scontro, ma ancora non sempre riesco ad intervenire. È un primo passo.comunicare efficacemente

Magari anche tu capirai finalmente perché con una certa persona finisci sempre a litigare per le cose più stupide: non si tratta del posto in cui deve stare un certo oggetto, ma di come ti esprimi per chiedere all’altro di attuare il comportamento desiderato. Fai qualche esperimento… chissà che non torni l’armonia come tra questo gruppo di scimmie nella foto 😀

Comunicare efficacemente con gli altri è fondamentale, pensa come sarebbe diverso il mondo se riuscissimo sempre a far arrivare a destinazione il messaggio desiderato, invece di perdere così tanto tempo a mettere toppe.

Si tratta di un argomento molto ampio, pertanto ne riparleremo.

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