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Cose da fare nella vita (Bucket list)

Sì, viaggiare… Road trip in Transilvania

imageIl Castello di Dracula
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“Viaggiare è come innamorarsi: il mondo si fa nuovo…”

Quando si tratta di vacanze gli italiani sono piuttosto abitudinari: vale ancora la vecchia canzoncina “stessa spiaggia, stesso mare”.

Io, però, ho sempre bisogno di cambiare e negli ultimi anni sono andata un po’ controcorrente e fatto scelte per alcuni discutibili (ehm, per esempio lasciare il lavoro e viaggiare per un mese in Indonesia), ma che avevano assolutamente senso per la sottoscritta.

Che dire, la vita è una e le opinioni degli altri contano fino a un certo punto (a questo rigurardo leggi il mio articolo sui 30 anni).

Ma non divaghiamo!

Una meta alternativa

Questa primavera ho cambiato città, casa, lavoro e, come se non bastasse, ho anche deciso di sbarrare una nuova esperienza dalla mia bucket list: fare un road trip in Transilvania.

Un viaggio non è la stessa cosa di una vacanza.

Quando si viaggia si scoprono e si imparano molte cose nuove e, secondo molti scrittori, fiosofi e scienziati, il succo per una vita felice sta proprio nella possibilità di imparare continuamente.

Un po’ come fanno i bambini quando iniziano a scoprire e sperimentare col mondo, nella nostra quotidianità dovrebbe esserci sempre un po’ di spazio per le novità, le sfide, il gioco, i cambiamenti e tutto ciò che tiene in esercizio il cervello e allarga i nostri orizzonti.

Certo, puoi imparare anche standotene in casa davanti al computer e facendo un corso, partecipando a un evento o in altri modi che non richiedano di spostarsi, ma non è la stessa cosa.

Chiunque smetta di imparare è vecchio, che abbia venti od ottant’anni. Chiunque continua ad imparare resta giovane. La più grande cosa nella vita è mantenere la propria mente giovane.

Un grande classico delle citazioni, di Henry Ford.

Perché la Transilvania?

Pur essendo molto turistica, la Transilvania non è una meta così comune per l’estate. Personalmen

Sibiu

te ne sono sempre stata affascinata, indubbiamente per via dei libri letti durante d’infanzia e per quell’aurea di magico e fiabesco che ho sempre attribuito alla zona.

A parte tale aurea, ammetto che prima di partire della Romania sapevo ben poco.

Viaggiare, ottima medicina

Questo viaggio mi ha fatto capire quanto le nostre teste siano piene di pregiudizi e stereotipi, pur quando ci riteniamo persone aperte poco inclini a cadere nella trappola.

Onestamente? Fino alla partenza mi sono dimostrata una totale ignorante:

  • Non sapevo che la Romania non fosse all’interno dell’area Schengen e mi sono irritata per la fila al controllo passaporti in aeroporto (per mia discolpa mi ero alzata alle 4:00).
  • Non mi era molto chiara la geografia del paese.
  • Mi aspettavo un paese molto più povero. Non è certo la Norvegia, ma le mie aspettative erano molto diverse. La Transilvania è la zona più ricca e turistica del paese e anche di questo ero ignara (no, non mi ero preparata e ogni tanto va bene così 😉 ).
  • Avevo qualche dubbio sulla sicurezza personale, sicuramente alimentate da anni di brutte notizie sui giornali italiani (e qui non posso proprio negare di essere precipitata in uno strapiombo di stereotipi e pregiudizi, me ne dolgo profondamente).
  • Non mi aspettavo una capitale così piena di giovani e vita.

Ho letto un articolo di recente che conferma che Bucarest si sta popolando di artisti che rientrano dall’estero e danno vita a inziative culturali.

Indubbiamente il paese ha un governo molto corrotto (senti chi parla!) e i giovani artisti si trovano davanti parecchi ostacoli (burocrazia in primis), però il fermento attuale fa ben sperare. Da notare che convivono tranquillamente edifici sovietici che sembrano dover crollare da un momento all’altro con bar modernissimi che ricordano le zone più cool di Berlino.

On the road

viaggiare
L’itinerario su Google

Viaggiare in macchina mi ha permesso di fare un bell’anello e dare un primo assaggio: Bucharest – Sinaia – Brasov – Bran Castle – Sighisoara – Sibiu – Transfăgărășan Road – Bucharest.

Come immaginerai il luogo che attendevo di visitare con ansia è il castello di Bran…

 

Il castello di Dracula

Il celebre castello di Bran altro non è che il luogo che Bram Stoker ha scelto per l’ambientazione del romanzo “Dracula”.

Il personaggio del conte si ispira alla figura storica di Vlad III l’Impalatore, da cui si è sviluppata non solo questa leggenda in particolare, ma proprio l’onnipresente figura del Vampiro (da notare che i rumeni associano la figura di Vlad III alla resistenza contro gli invasori turchi più che ai vampiri).

Insomma, un solo libro ha generato un curioso miscuglio di immaginazione e realtà, mito e leggende, che si è diffuso in tutto il mondo a partire dagli splendidi Carpazi.

E, certamente, non c’è niente di più fiabesco dei castelli medievali della Transilvania e di quelle foreste, popolate da lupi e orsi, tra le più selvagge e intatte d’Europa, seppur minacciate dal disboscamento.

Ispirazione

I Carpazi

Questo viaggio spero non sia altro che un assaggio, perché ci sarebbero molti altri luoghi da visitare in Romania. Per il momento è stato già abbastanza per colmare qualche mia lacuna geografica/storica, invertire la rotta su pregiudizi e stereotipi e darmi l’ispirazione… eh già, ho in mente una storia. Chiassà cosa ne uscirà…

A scrivere l’articolo mi è già tornata voglia di viaggiare.

Fammi sapere se hai viaggi in programma e dove ti piacerebbe andare! Sai bene che sono curiosa 🙂

Non dimenticare di condividere l’articolo e seguirmi sui social.

 

 

Cose da fare nella vita (Bucket list)

Indonesia: 3 suggerimenti per un’esperienza unica

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“Non è garantito che riusciate a vedere i draghi”, ha esordito la guida…

Era tanto che pensavo di fare un’esperienza di viaggio nel sud-est asiatico. Non per lavoro e non certo da tipica turista, con un viaggio organizzato e strizzato in un tempo limitatissimo.

Volevo partire zaino in spalla e, soprattutto, volevo soddisfare un desiderio che avevo da tempo: vedere gli oranghi e i draghi di Komodo nel loro ambiente naturale, prima che noi sciagurati esseri umani si finisca col cancellare definitivamente le meraviglie di questo pianeta.

Nutrivo per queste creature una curiosità incontenibile“Non potrò vedere tutto, ma a draghi ed oranghi non posso rinunciare!”

Qui faccio subito una pausa.

Che esperienza di viaggio vorresti fare nel breve periodo?

Che destinazione senti una certa urgenza di visitare e perché?

Personalmente sono stata molto influenzata dalle pagine Facebook di associazioni benefiche che si occupano della riabilitazione degli oranghi nel Borneo in seguito alla deforestazione.

Alcune storie di orfani di oranghi mi sono rimaste così impresse che mi sono messa in testa di andare a visitare uno dei centri.

Per quanto riguarda invece i draghi di Komodo, che dire, sono creature così assurde e primordiali da sembrare mitologia: ne sentivo parlare da una vita e ho dovuto inserirle nell’itinerario!

L’esperienza insegna

Dalla Treccani

Esperienza: conoscenza diretta, personalmente acquisita con l’osservazione, l’uso o la pratica, di una determinata sfera della realtà

La geografia mi è sempre piaciuta, ma faccio fatica a visualizzare paesi e confini. Per ricordarmi esattamente dove si trova la Bielorussia dovrei recarmici di persona.

I nomi di fiumi e catene montuose non mi restano mai particolarmente impressi, a meno che non abbia fatto un’esperienza diretta sul posto. Anche a questo serve viaggiare, non trovi?

Dunque sono partita per un mese di viaggio zaino in spalla (backpacking come si dice in inglese) in Indonesia, con breve tappa a Singapore. Il giro è stato spettacolare, tra isole tropicali come Bali e le celebri Gili, trekking ai vulcani di Java, visite ai templi…

Ho incontrato persone che mi hanno ispirata e ho usato questa immersione in ambienti nuovi e sconosciuti per riflettere. Ma di questo parlerò in un altro post, qui vorrei soffermarmi su Borneo e Komodo.

Sono una parte di tutto ciò che ho trovato sulla mia strada.

Lord Alfred Tennyson

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L’esperienza di 4 giorni in barca nel Borneo è stata molto forte, irripetibile. Ho visto più specie animali curiose in così poco tempo che in tutta la mia vita.

Da insetti dalle forme più svariate a scimmie che si dondolavano dagli alberi, da tarantole a scorpioni blu elettrico… mi sono sentita sommersa dalla natura (forse anche troppo, considerato che durante l’escursione notturna praticamente mi sono incelofanata per non avere contatti indesiderati 😀 ).

Gli orang-utan, ovviamente, sono stati il fulcro di questa esperienza.

Forse non sapevi che:

  • la parola in indonesiano significa popolo/gente della foresta (orang significa gente)
  • gli ambienti naturali degli oranghi sono solo l’isola di Sumatra e il Borneo 
  • la deforestazione sta mettendo a serio rischio questa specie animale: molti oranghi perdono la vita negli incendi o restano gravemente ustionati e spesso i cuccioli restano orfani senza ancora aver imparato a sopravvivere nella foresta
  • gli oranghi diventano indipendenti dalla madre dopo circa 6 anni di vita e l’intervallo tra un parto e l’altro è il più lungo tra i mammiferi (ben 8 anni)
  • il tasso di deforestazione del Borneo (terza isola più grande del mondo e con tasso di biodiversità tra i più alti del pianeta) è talmente elevato che si calcola che nel 2025 una porzione grande quando la Gran Bretagna sarà stata spazzata via.

Le multinazionali sfruttano i terreni per lasciare spazio alle piantagioni di palma, da cui si ricava il tanto discusso olio di palma, contenuto in ogni pacchetto di merendine e biscotti e nelle confezioni di nutella.

Non credo che riuscirò mai a rinunciare interamente a questi prodotti, ma aver visto file intere di palme, ordinate come soldatini e senza neanche un filo d’erba intorno, ai margini di una ricchissima foresta che rischia di scomparire, mi ha già fatto ridurre il consumo.

L’esperienza di viaggio è tutta qui: toccare con mano la bellezza di un paese, ma anche i problemi che lo affliggono. E imparare le cose più disparate.

Suggerimento

Se volete visitare il parco naturale Tanjung Puting del Borneo dovete prenotare un tour in barca.

Vi consiglio di scegliere questo, gestito da un locale che ha una grande passione per la conservazione ambientale e in particolare per gli oranghi (tieni presente che gli standard sono diversi e le imbarcazioni scaricano tutte nelle acque locali. Si spera che le cose cambino).

Nel Borneo ho piantato un albero, altra cosa presente nella mia bucket list

Sì, mi rendo conto che è poca cosa rispetto alla deforestazione, però è stato un gesto simbolico significativo. Soprattutto trattandosi di un luogo di importanza vitale per il pianeta come il Borneo, polmone verde di cui non possiamo fare a meno.esperienza

Draghi

Sulle isole di Komodo e Rinca si trova una specie animale terrificante e affascinante al tempo stesso: il celebre varano, comunemente chiamato drago di Komodo.

Non è garantito che si riescano a vedere.

Eppure, poco dopo aver cominciato l’escursione, ecco che dal lato destro del sentiero è spuntato improvvisamente un lucertolone. Si è piazzato alla testa del gruppo procedendo come se nulla fosse.

Forse la cosa più divertente sono stati gli orientali in delirio che lo hanno quasi accerchiato per immortalarlo in foto e video.

Ecco alcune curiosità su questo dinosauro:

  • mangia una volta al mese
  • ha in bocca 60 tipi di batteri diversi che in pochi giorni possono uccidere anche prede di grandi dimensioni (bufali)
  • è cannibale. La madre occasionalmente si mangia le uova e i piccoli appena nati si nascondono fino ai 3 anni di età perché corrono il rischio di essere divorati
  • può correre a circa 20km/h orari
  • raramente attacca l’uomo, ma fa comunque effetto vedere le guide munite soltanto di un bastone per difendere gruppi di 20 persone (un uomo è stato aggredito pochi giorni dopo il mio rientro in Italia… oh oh)
  • non ho ancora capito se è leggenda o meno, ma se si hanno le mestruazioni meglio farlo presente alla guida, i draghi hanno un ottimo fiuto…

3 cose da fare

Quante cose ho imparato grazie a questa esperienza!

Nel caso tu non abbia mai provato ti consiglio vivamente di fare un viaggio zaino in spalla (un po’ di avventura alla Sandokan smuove lo spirito), di far visita ad uno dei centri di riabilitazione degli oranghi nel Borneo per sostenere l’incredibile lavoro dei volontari e infine di visitare i draghi di Komodo, che vivono su due isolette tutte per loro, stile Jurassic Park.

Già raggiungerle via barca sarà un’avventura e uno spettacolo per l’anima… non potrai restare deluso.

E tu, invece, cosa consigli?

Qual è stata la tua esperienza di viaggio più significativa e cos’hai imparato? Condividi questo articolo e lascia un commento, non vedo l’ora di ricevere suggerimenti!

 

Cose da fare nella vita (Bucket list)

Sul compiere trent’anni e su 4 illusioni di ogni età

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Trent’anni? Ma quando è accaduto?!

Senza che nemmeno me ne accorgessi è scoccata l’ora dei trent’anni. Certo che è solo un numero, ma ammetterai che un po’ di impressione lo fa lo stesso! Inutile negarlo: si apre una nuova fase. Ho riflettuto molto su questa tappa e ho deciso di scrivere un articolo per il celebre blog de I Trentenni per condividere questa esperienza. Lo trovi qui!

Sto pensando che…

Ecco alcune cose a cui ho pensato:

1) SPECCHIO INGANNATORE                                                                                                               

Non si è mai pronti per niente nella vita e l’immagine falsata di come le cose dovrebbero essere è ciò che ci causa sempre più ansie e problemi. La realtà non coincide quasi mai col mondo perfetto e irrealistico prodotto dalla nostra mente.

La tua vita così com’è oggi rispecchia quella che immaginavi da adolescente? No, infatti.

E meno male. Davvero, è meglio così. Lasciati soprendere, quando si ha un atteggiamento positivo e si affrontano le difficoltà nel modo giusto le cose prendono una svolta così inaspettata che la nostra mente pianificatrice e idealista non sarebbe mai riuscita a fare di meglio.

2) CONDIZIONAMENTI     

Ci facciamo condizionare così tanto dagli altri!

Lasciamo che esprimano giudizi, che ci diano delle indicazioni da seguire, che ci dicano cos’è meglio fare. Lo facciamo perché è più facile che prendere le decisioni autonomamente e in questo modo ci liberiamo dalla responsabilità di affrontare le conseguenze in prima persona.

Infatti, ascoltare noi stessi richiede molto più coraggio e fatica. Invece abbi più coraggio e trova il tempo di riflettere e andare a fondo senza lasciarti influenzare troppo dagli altri. Col passare degli anni in questo esercizio si migliora.

3) HO TUTTO IL TEMPO

Posticipiamo troppo, come se avessimo un tempo infinitamente più lungo da passare su questo pianeta. Come se la nostra vita non fosse inafferabile e breve come un alito di vento.

Sono passati 10 anni dall’inizio dell’università… quante cose ho fatto e quante altre avrei dovuto o potuto… ecco che passiamo dritti al punto 4!

4) RIMORSI E RIMPIANTI

Oh quante cose avrei potuto fare, oh se solo avessi… Eh già, ne abbiamo tutti continuamente di questi pensieri. Se tornassi indietro io farei le cose in modo più avventuroso, oserei di più e mi preoccuperei di meno. Non è possibile e va bene così.

Tu, invece che faresti?

Non potendo riavvolgere il nastro che ne dici di scegliere di continuare il percorso con più intraprendenza e meno paranoie?

Anche tu continui a sbagliare su questi 4 punti?

Forse dovremmo stamparli e metterli in bella vista, in modo da ricordarci sempre di evitarli come la peste, soprattutto il punto 2 (condizionamentI).

Non è necessario che tu compia trent’anni, venti, trentasei o cinquanta per riflettere sul tuo percorso o sugli errori che tutti facciamo ogni giorno. L’importante è, almeno ogni tanto, fermarsi e capire.

Questo sì, questo no

L’avvicinarsi dei trent’anni per me ha rappresentato anche una bella opportunità per aggiornare la mia bucket list.

Ho deciso di farmi un tatuaggio (li ho sempre odiati ma, ehi, le cose cambiano!), di festeggiare facendo qualche nuova esperienza (una la trovi qui) e di smettere di rimandare un viaggio che avevo in mente da tempo.

Dal mio articolo per il blog I Trentenni:

Dunque in questo trentesimo: al viaggio zaino in spalla nel Sud-est asiatico che posticipo da più di due anni perché prima vengono le responsabilità; no ai compromessi perché ho sviato già abbastanza; ai progetti e agli obiettivi che più mi interessano; ma no al rimandare continuamente perché è la scelta più logica secondo chi mi sta intorno.

Il ritmo del cuore

Se stai per compiere gli anni approfittane per decidere cosa intendi cambiare nella tua vita, basta qualcosa di piccolo. Già che ci sei,  ti consiglio anche di fare un po’ di pulizia.

Con ciò intendo eliminare il più possibile della roba che non usi e intasa la casa. Vendila online, riciclala, passala ai parenti, buttala, ma fai un po’ di spazio. Fare spazio a livello fisico aiuta anche a livello mentale.trent'anni

I compromessi e le responsabilità sono parte della vita, ma se diventano ciò che motiva le nostre azioni riempiremo una vita di regole e doveri dettati da altri.

I 30, ecco forse alla fine dell’articolo l’ho capito, mi hanno regalato la consapevolezza dell’urgenza: urgenza di vivere subito, senza aspettare. Come dice il tatuaggio che mi sono fatta appena compiuti gli anni, tratto da un libro, we get one ride in life. Con 30 siamo nel pieno della corsa e non ho voglia di scendere né di rallentare.

Il viaggio comincia laddove il ritmo del cuore s’espone al vento della paura

Condividi l’articolo se ti è piaciuto e fammi sapere se anche tu continui a pensare  a come le cose dovrebbero essere, lasciarti condizionare, posticipare, restare ingarbugliato nei rimorsi o nei rimpianti.

Crescita personale

Riflessioni di fine anno: 7 domande da farti

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Nuovo inizio?

Le feste natalizie si avvicinano e così anche il 31 dicembre, che lascerà spazio ad un nuovo ciclo… eh già, è arrivato il momento di fare alcune riflessioni di fine anno!

Come ogni dicembre, in molti si dedicano ai grandi propositi, prontamente dimenticati qualche settimana dopo. Sono certa che anche tu, almeno una volta, avrai fatto una bella lista di obiettivi da raggiungere durante il nuovo anno o di esperienze che ti sarebbe piaciuto fare. Sei riuscito a portare a termine le sfide che ti eri prefissato di affrontare? Sei stato costante? O anche tu sei tra coloro che arriveranno al 30 dicembre dell’anno dopo lamentandosi che, anche stavolta, il tempo è passato troppo in fretta?

Vuoi sapere qual è il guaio? È semplicissimo: tutti pensano che pianificare per l’anno successivo e dedicare del tempo alle riflessioni di fine anno sia una cosa da nerd, da persone quadrate e poco creative, da maniaci del controllo che hanno bisogno di organizzare tutto in anticipo altrimenti entrano in panico. Sbagliatissimo!

Fermarsi un attimo a riflettere vuol dire prendersi il tempo di rallentare, per ripensare ai bei momenti passati ed esserne grati, ma anche e soprattutto ai momenti negativi. Sicuramente ci avranno insegnato qualcosa, ma come fare affinché non si ripetano più?

Fermati, rallenta, ricorda, rielabora, sorridi e…

Un altro anno è passato, hai imparato qualcosa? Hai dato importanza alle cose giuste e dato invece il giusto peso al resto? Sei stato presente nella vita di coloro di cui ti importa? Vola il tempo, eh?! Adesso che ti fermi un attimo a riflettere questo pensiero colpisce con ancora più forza. Non siamo qui per sempre e a pensarci fa paura, ma puoi considerare questa scadenza come una bella spinta per darti la motivazione giusta.

Decidi, adesso, come vuoi che sia il tuo 2017. Ci sono cose che magari tra un anno non potrai più fare, per mille motivi. Si tratta di un pensiero piuttosto banale, eppure pensare che una delle mie migliori amiche ha scoperto a inizio anno di essere incinta e ha partorito pochi giorni fa, mi fa realizzare profondamente l’importanza di fare le cose con consapevolezza. Sii consapevole del tempo che hai e sfruttalo in modo adeguato. Sfruttalo bene.

Ripensa alla metafora della barca a vela da cui prende il nome questo blog: fare le riflessioni di fine anno ti permette di raddrizzare il timone e puntarlo sulla direzione desiderata, perché è così facile finire fuori rotta!

Sul web si leggono continuamente segreti su come avere successo, come raggiungere un obiettivo, come fare questo o quello: ognuno ha la propria opinione e le proprie perle di saggezza da diffondere, ma la verità è che senza del tempo dedicato alla riflessione e alla pianificazione andrai poco lontano.

Cerca di capire dove sei adesso e di stabilire dove vuoi andare.

Dove sono e dove voglio essere? E che ne so, mi sembra sempre tutto uguale!

Ah siamo messi bene! Comincia così: prendi un foglio di carta e rispondi alle domande che vedi riflessioni di fine annonell’immagine qui a fianco. Dai una risposta scritta, non lasciare che i tuoi pensieri volino e si dissolvano nel nulla. Le riflessioni di fine anno sono una cosa per cui vale la pena prendersi del tempo.

Prendi spunto da qualcuno…

A me piace sottolineare le parti dei libri che più mi ispirano e segnarmi le idee o i metodi che possono essermi utili. Per questo articolo prendo come riferimento Chris Guilleabeau, (già nominato in questo articolo a proposito della bucket list), scrittore e blogger che ogni anno dedica almeno una settimana alle riflessioni di fine anno.

Nello specifico tira le somme dell’anno in corso, dopodiché rielabora e aggiusta gli obiettivi futuri suddivisi in varie categorie (entro un anno, entro 5 anni ed entro 10). Ad esempio, un obiettivo che ha raggiunto è stato visitare tutti i paesi del mondo e, per portarlo a termine, ogni dicembre degli ultimi anni ha dedicato del tempo a stabilire quali paesi avrebbe voluto visitare e in quale periodo, e quali poteva ormai cancellare dalla lista.

Non sono manie né fissazioni. Semplicemente, si tratta di un metodo che permette di organizzarsi in modo tale da essere liberi, da fare ciò che si desidera senza seguire il vento e le maree come una barca alla deriva. Una buona organizzazione ed un’attenta riflessione ti permettono di andare ovunque tu voglia, mantenendo il controllo.

Passa all’azione: riflessioni di fine anno

Il mio consiglio è innanzitutto di ritagliarti del tempo, da oggi al 31 dicembre (venti minuti, un’ora, un giorno… come preferisci! ), da dedicare a te stesso: creati una sorta di bolla temporale in cui rinchiuderti per analizzare il tuo 2016 e puntare sul 2017.

  • Decidi quando intendi fare le tue riflessioni
  • Tira le somme dell’anno passato. Puoi creare una tabella e scrivere cos’è andato bene/male, i traguardi raggiunti/mancati, cos’hai imparato/sbagliato
  • Comincia a pensare al nuovo anno rispondendo in forma scritta alle domande nell’immagine
  • Stabilisci come procedere nell’anno che verrà…

Prossimamente vedremo un metodo per suddividere gli obiettivi, in modo che non restino solo vaghe idee. Intanto ti auguro di fare delle proficue riflessioni di fine anno e ti lascio con questa frase di Antonio Gramsci:

Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno.

Condividi l’articolo se ti è piaciuto e fammi sapere nei commenti com’è stato l’anno in corso 😉

 

Che ansia!

Ansioso, perché ogni tanto conviene fare la valigia!

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Ti sei mai sentito ansioso durante un viaggio? Ne dubito.

In quanto ansiosa so bene cosa succede quando i pensieri negativi prendono il sopravvento e si delineano scenari tragici e improbabili nella mente, o semplicemente lievi preoccupazioni si trasformano in qualcosa di gigantesco. Tuttavia è davvero curioso come, a volte, in situazioni in cui l’ansia sarebbe quasi giustificata stranamente non se ne senta affatto. Di cosa sto parlando? Di quando sei in viaggio!

Lascia che mi spieghi.

L’ansia ha a che vedere con aspettative e paure, è il futuro che tormenta il presente. L’ansioso fatica a vivere il momento, perché la mente tende a proiettarlo sempre avanti, sempre oltre. Nella vita quotidiana è più probabile che questo avvenga, dal momento che ci sono molte incombenze a cui far fronte e cose da gestire e organizzare. A volte anche la cosa più insignificante, come prenotare una visita medica, all’ansioso può causare un certo stress.

La routine, se a volte aiuta perché è qualcosa di conosciuto e quindi percepito come meno rischioso, dall’altra tende a soffocare e a trasformare tutto in un dovere, causando ansia da prestazione e facendo sentire l’ansioso non all’altezza della situazione.

Uno dei motivi per cui ho aperto questo blog è l’opportunità di dare una mano a chi soffre d’ansia, svelando trucchi e strategie per gestirla meglio, oltre che per imparare a capirla.

Per questo, oggi voglio chiederti una cosa. Rifletti e rispondi a questa domanda:

hai mai notato se quando sei in viaggio hai attacchi d’ansia improvvisi o ti senti tutto il giorno quell’insopportabile  peso sullo stomaco?

La mia teoria, anzi più che altro la mia esperienza pratica, mi dice che è molto improbabile. Quando sei in viaggio, soprattutto in posti completamente nuovi, la tua attenzione è interamente sul momento presente. Tutto ciò che hai intorno è sconosciuto o quantomeno diverso, e richiede concentrazione.

Quando sei al 100% nel presente e concentrato sulla percezione di odori insoliti, sulla comprensione di norme culturali e sociali curiose, sulla vista di cose inusuali e così via, non c’è alcuno spazio per l’ansia. Non c’è spazio per pensare a domani, alle bollette da pagare, a cosa può succedere se perdiamo l’aereo.

C’è posto solo per il momento presente.

Se hai avuto un lungo periodo di ansia e stress e ne hai la possibilità, la cosa migliore è prenotare un viaggio. Non serve andare a Timbuctù, bastano due giorni in un posto nuovo per stimolarti, incuriosirti e spostare il focus dall’interno, cioè dai pensieri ossessivi che girano in circolano, verso all’esterno.

Il viaggio permette all’ansioso di ricordare che la vita è adesso. Se poi ti trovi ad affrontare situazioni incerte o spiacevoli, anche meglio!

Ma come, penserai, se sono ansioso già mi causa disagio andare all’estero, figuriamoci trovarmi di fronte a dei problemi!

Invece affrontare difficoltà all’estero ti farà sentire molto più pronto e forte di quanto la tua mente velenosa non voglia farti credere.

Se uscire per andare a un compleanno quando sei preda dell’ansia ti sembra un’impresa ciclopica, cosa succede se sei all’estero e costretto a socializzare con sconosciuti perché altrimenti resti solo? Panico? Forse, ma avrai fatto un importante gradino in più nella gestione dell’ansia.

ansiaCuriosamente, uno dei periodi in cui ho sofferto meno d’ansia in assoluto è stato quando ho vissuto in Turchia, al confine con la Siria, per un progetto che riguardava il sostegno all’infanzia e che poi ha finito per includere non solo i bambini turchi in ospedali e orfanotrofi, ma i moltissimi rifugiati che si erano riversati a Gaziantep per la guerra in Siria.

Lavorare ogni giorno in un ambiente disorganizzato, con continui arrivi e partenze di volontari stranieri, diversità culturale imperante, comunicazione non sempre facile e difficoltà varie, non solo non mi ha mai causato ansia, ma al contrario l’ha allontanata del tutto.

In 90 giorni di permanenza ne ricordo solo uno in cui sono stata ansiosa.

Magia? No, semplicemente con tante persone intorno e tante cose diverse da sperimentare ogni giorno la mia mente non aveva il tempo di perdersi in paure e preoccupazioni future.

C’era solo il qui e ora.

Non serve per forza un viaggio per stare meglio, né serve andare a fare esperienze particolari in posti esotici, ma non si può negare che viaggiare sia la cura migliore per riportare l’attenzione esclusivamente sul presente.

Ci sono molti altri modi per aiutarti a sentirti meno ansioso, ma viaggiare è il numero uno perché permette di:

  • sorprenderti e ritrovare la gioia nelle piccole cose
  • rafforzare la fiducia in te stesso e l’autostima per le sfide superate
  • riscoprire cosa vuol dire guardare il mondo con gli occhi curiosi di un bambino
  • obbligare la mente a fermarsi
  • riconnetterti con la persona che sei veramente, lasciando da parte l’ego preoccupato e ossessivo
  • ridimensionare le tue ansie e le tue paure e mettere le cose in prospettiva
  • apprezzare ciò che hai

Certo, non si può stare sempre in viaggio e non vuol dire che non ti troverai ad affrontare cose che potrebbero causarti addirittura più ansia del solito, ma in generale un viaggio mette un bel tappo in bocca alla voce malefica che ti sussurra nel cervello.

Più sei ansioso, più è il caso di uscire a farsi un giro. Se non puoi permettertelo per motivi di lavoro, studio o altro non preoccuparti, le alternative sono tante e le vedremo tutte! In caso contrario, però, fai la valigia.

Trovo l’estasi nell’atto di vivere – il semplice senso di vivere è gioia sufficiente

Emily Dickinson

Al solito, non dimenticarti di condividere quest’articolo con i tuoi amici più ansiosi, magari finirete per fare il viaggio della vita 😉 E lascia un commento, sono curiosa di sapere se questo metodo funziona anche per te o se quando sei all’estero ti capita di sentirti peggio e preferisci evitare di partire.

Se vuoi informarti sui vari progetti europei, come quello a cui ho partecipato in Turchia, ti consiglio la pagina Scambieuropei, al seguente link.

Se invece vuoi scoprire come questo blog può aiutarti a sconfiggere l’ansia leggi il primo articolo della sezione Che ansia!

Crescita personale

corsa in montagna: 8 lezioni per le sfide quotidiane

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Ti sembra sempre che gli sportivi di alto livello raggiungano obiettivi inavvicinabili per noi comuni mortali? Eppure immagino che avrai notato quanto si possa imparare dallo sport, anche nel tuo piccolo. In questo post voglio parlarti della corsa in montagna (trail running).

No, tranquillo, non voglio convertirti ad un’attività che magari neanche puoi praticare (se vivi in centro a Milano, ad esempio). Voglio solo dimostrarti quante cose sorprendenti lo sport permette di scoprire su noi stessi e, soprattutto, quante lezioni apprese dallo sport possiamo applicare alla vita quotidiana.

L’esempio sarò io: sportiva e amante della corsa, ma niente di estremo. Fino ad aprile 2016 correvo al massimo 7 km. Ed ecco che, trasferitami nelle Dolomiti, ho deciso di iscrivermi ad una gara di corsa in montagna: skyrace, corsa breve con forte pendenza (1000m), di 20 km.

Avevo a disposizione solo due mesi di allenamento. Ecco cosa è stato fondamentale per portare a termine questa sfida personale:

  • stabilire un obiettivo raggiungibile

Sin dall’inizio ho avuto chiarissimo il mio obiettivo, ovvero finire la gara entro il tempo limite (3h30’). Con due mesi di allenamento e un programma che mi ero fatta da sola non potevo certo pretendere di più. La chiave, quindi, sta nel trovare il giusto equilibrio: avere un obiettivo che rappresenti una sfida abbastanza ardua da tenerti sulle spine, ma al tempo stesso raggiungibile, altrimenti rischi di abbandonare subito.

  • organizzarsi

Avendo poco tempo a disposizione, per prima cosa ho cercato di organizzarmi. Ho contato le settimane a ritroso, stabilito sia il numero di allenamenti a settimana sia le tipologie (ripetute, uscita lunga, uscita in montagna, palestra…) e distribuito gli allenamenti sul mio calendario.

  • chiedere supporto online

C’era chi mi diceva che ce l’avrei fatta senza problemi a prepararmi, mentre altri mi hanno dato della pazza. Dal momento che ero piena di dubbi, mi sono iscritta ad una community di appassionati di corsa in montagna e ho chiesto consiglio. Volevo essere rassicurata sul fatto che fosse possibile prepararsi in soli due mesi e scambiare qualche parere riguardo agli allenamenti.

  • accettare i momenti negativi

Se qualche volta ho saltato l’allenamento mi sono sforzata di non lasciarmi prendere dall’ansia e di non pensare al fatto che sarei arrivata alla gara impreparata rischiando infortuni o facendo uno sforzo fisico eccessivo.  A volte ho pensato che fosse meglio rinunciare perché stava diventando più uno stress che altro (l’ultima gara di corsa risaliva all’adolescenza), ma ho tenuto duro perché ero troppo curiosa di vedere come avrei reagito durante la gara. Poi ormai ero nel pieno degli allenamenti!

  • cadere

Una delle cose da cui ho imparato di più durante l’allenamento è stato cadere. Un giorno in cui mi sentivo in forma stavo volando giù per un sentiero ripido e pieno di sassolini. Mi sono deconcentrata e sono scivolata, procurandomi un taglio. Ho ancora la cicatrice. Il punto, però, è che dopo quella caduta ho capito che avrei dovuto restare più concentrata in discesa e controllare meglio gli addominali. La paura di cadere mi accompagnava da un po’, perché tra radici, sassi e punti esposti diciamo che le Dolomiti sono una bella sfida, ma solo dopo la prima caduta ho esorcizzato la paura e mi sono sentita pronta. E’ una delle regole base dei guru yankee: se non fallisci almeno una volta non sei nessuno.

  • fare ricerca

Prima di farmi un programma ho spulciato un po’ online. Ho controllato diversi siti e blog di professionisti, di corsa in generale e di corsa in montagna, per avere consigli sulla nutrizione, sul tipo di allenamento, il tipo di gara ecc. Tuttavia ho fatto attenzione a non esagerare: non mi sono messa a fare calcoli eccessivi sui battiti cardiaci e la velocità massima perché era la prima gara e volevo che fosse anche un’esperienza piacevole. Avere troppe informazioni a volte è controproducente: ti prende il panico.

  • continuare cocciutamente 

La pioggia non mi ha mai fermata, anzi, uno degli allenamenti più belli è stato sotto il diluvio. Un’altra volta pioveva a dirotto allora ho deciso di non uscire… mi sono allenata correndo su e giù per le scale del palazzo, tra l’ilarità generale. Quando hai un programma e un obiettivo, tienilo sempre fisso in testa. Puoi concederti qualche sgarro, ma occorre continuare a percorrere la strada se si vuole arrivare in fondo. Ho anche provato il percorso di gara due volte, alla fine della prima ho seriamente pensato di rinunciare, ma ho pensato positivo: avevo ancora un po’ di tempo a disposizione che, se ben sfruttato, avrebbe prodotto risultati.

  • divertirsi

Perché pensiamo sempre che tutto quello che viene prima del raggiungimento di un obiettivo debba essere solo fatica, sudore e lacrime? Divertiti lungo il percorso! Per me è stato incredibile correre giù per i sentieri come nell’infanzia, sentire la gambe che si lanciano per prati, esplorare nuovi percorsi e sentire l’energia della montagna intorno a me, la gara è stata giusto una scusa per muoversi ancora di più ed esplorare.

In poche parole: chiedi aiuto, ma alle persone giuste; fai ricerca, ma tieni ben presente qual è il tuo obiettivo; accetta i momenti negativi e perdonati per gli sgarri occasionali; divertiti; organizzati e, la cosa più importante, quando ti poni un obiettivo prendi in considerazione ogni aspetto della cosa: prima gara con poco tempo di preparazione? Non puoi certo pretendere di arrivare tra i primi 10!

Cosa ho scoperto: i limiti sono nella tua testa.

Cos’ha veramente fatto la differenza?

La volontà. Avevo deciso che volevo assolutamente provare e che il fatto di trasferirmi per un po’ nelle Dolomiti fosse l’occasione perfetta per fare qualcosa di nuovo e cosa c’è di meglio della corsa in montagna? Ha fatto la differenza anche imparare a controllare i pensieri negativi (quel punto è ripido ed esposto, se cadi tanti saluti… se scivoli in discesa sui sassi ti frulli le gambe…) e apprezzare i piccoli miglioramenti, oltre, ovviamente, ai paesaggi mozzafiato.

Vuoi sapere com’è andata?

A gennaio dell’anno scorso non avevo neanche mai pensato di iscrivermi ad una gara. Ad aprile avevo ripreso a correre da poco. La seconda settimana di allenamento avevo già battuto il mio record personale: 14km. Poi ho corso ininterrottamente per 20km, cosa per me impensabile, quasi ridicola, solo pochi mesi prima. Il giorno della gara ho finito a 3h e 08’, superando molti uomini in discesa e arrivando con la consapevolezza che forse avrei perfino potuto dare di più!

La grande scoperta: sei fortissimo e pochi obiettivi sono veramente irrealizzabili, purché tu ci metta consapevolezza, costanza e caparbietà.

I limiti esistono soltanto nell’anima di chi è a corto di sogni

Philippe Petit

Se vuoi scoprire di più sulla corsa in montagna ecco il portale italiano di riferimento. E tu che hai imparato di fondamentale dallo sport? Lascia un commento e non dimenticare di condividere l’articolo sui social!

Crescita personale

Due lezioni di vita per iniziare il viaggio

iniziare il viaggio
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Benvenuto sul blog.

Quello di oggi sarà un post introduttivo e più discorsivo, ma non avere paura, ci servirà giusto per darci la spinta, dato che insieme faremo un viaggio molto intenso (in fondo all’articolo scoprirai cosa ti servirà per affrontarlo).

Per iniziare vorrei che tu assimilassi bene due concetti fondamentali:

hai già tutto quello che ti serve per partire, non devi aspettare che il viaggio sia concluso per poter essere felice, realizzato o soddisfatto, e puoi partire solo nel presente.

Avanti tutta.

Dicavolievele: immagino che tu voglia sapere come mi sia venuto in testa un titolo tanto bislacco e cosa abbia a che fare con una partenza.

Ad essere sinceri la mia mente aveva prodotto diversi titoli simpatici, tra cui “di canti e schianti” e molti altri che rimandavano al tema del viaggio interiore e per lo più finivano in zen (cavoli zen era il mio preferito).

Il primo l’ho scartato, ormai avevo in mente “di cavoli amari e vele spiegate”, poi accorciato e al quale mi sono subito affezionata, mentre viaggio e zen sono banali.

Ma non divaghiamo! Questo è un blog di crescita personale cosa c’entrano i cavoli e le vele?

Insomma, è il mio nuovo spazio online, dedicato interamente a te, mi concederai una breve introduzione!

E va bene, cominciamo.

Con cavoli intendo quelli amari, quelli che ingoiamo ogni volta che diciamo “sarò felice non appena…” o “le cose andranno bene quando…” e intanto accettiamo passivamente le decisioni altrui e restiamo immobili nel nostro scontento, tanto un giorno gliela faremo vedere noi. Ah sì?

Le vele sono quelle che dobbiamo spiegare al vento se vogliamo cambiare rotta. Sembra facile, ma un’azione tanto semplice può implicare uno sforzo immane anche per i marinai più esperti, figuriamoci per chi non si è mai messo in viaggio!

Ti viene data la possibilità di scegliere. Cavoli o vele?

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Mica sei così citrullo da preferire i cavoli… ma come fare a passare all’azione?

Come far tacere l’odiosa vocina nel cervello che ti sussurra che coi cavoli sei al sicuro… perché mai spiegare le vele?!

Se scegli di partire potresti finire con l’arenarti in un mare ancora più ampio di cavoli amari e le cose potrebbero andare perfino peggio. Meglio restare dove sei, lasciamo stare sta fesseria del viaggio.

Eppure l’avventura chiama, o forse è solo che la situazione attuale è intollerabile.

Niente ti assicura che potrai lasciarti i cavoli alle spalle e che non ne vedrai mai più. Ad essere sinceri, è probabile che ne incontrerai di ben più giganteschi e maleodoranti.

Però potrebbe esserci una differenza. Ovvero che a quel punto avrai imparato a navigare e le tue vele saranno così ampie e forti da distruggere quasi ogni ostacolo e, prima che tu te ne accorga, solcherai le acque con agilità e l’odoraccio di cavolo sarà passato.

Se però resti tra i tuoi cavoli amari non lo saprai mai. Allora dai, spiega quelle vele.download

Smetti di lamentarti di quello che non ti piace della tua vita. Cosa esattamente non ti piace? Come puoi cambiarlo? Quando puoi iniziare? Il viaggio comincia adesso.

La società attuale ci vorrebbe tutti consumatori ignari e soprattutto infelici, perché convincere una persona felice ed equilibrata che ha assolutamente bisogno di qualcosa/qualcuno per essere meno sfigata non è altrettanto facile. Manipolare chi è felice non è una cosa così scontata.

Così non va, sei tutto sbagliato. Ti manca…

Sarai felice se acquisti l’ultimo modello di… una volta che avrai questo prodotto la tua vita cambierà… hai ancora tempo per… immagina come sarebbe se… come, ancora non hai…?

Non farti fregare.

Puoi essere deluso e amareggiato per il tuo passato o terribilmente preoccupato per il tuo futuro, ma in questo momento, questo in cui stai leggendo, tu hai già tutto l’occorrente per essere felice e per poter realizzare le tue aspirazioni.

No, non ti serve incontrare la persona giusta, né una macchina, né più soldi, né più intelligenza o creatività… Sarebbe bello avere di più di tutto quanto, ma avere di più non è la condizione necessaria per potersi mettere in viaggio.

Qual è l’agognata meta? Dipende da te, ma non conta se sarà raggiunta o meno, conta ciò che farai durante il percorso. Se sfrutterai ciò di cui già disponi, affinerai le tue doti, cambierai i comportamenti nocivi e controproducenti e ti adopererai per portare a termini i progetti che più ti stanno a cuore, concentrandoti su ogni passo, stai pur certo che sarai alla meta prima ancora di aver finito il viaggio.

Se tu evitassi di rimuginare sul passato e di pensare ad un futuro che ancora deve essere plasmato, potresti apprezzare quello che hai già ed essere felice per il solo fatto che respiri, sei vivo, e che il tuo corpo e la tua mente sono due strumenti stupefacenti che ancora devi imparare a utilizzare al meglio. Ma nel presente.

Ti è mai capitato di essere travolto da pensieri così ossessivi sul futuro che ti manca il respiro e su rimpianti o rimorsi così forti, da sentirti bloccato? C’è chi dice meglio avere rimorsi che rimpianti.

Io dico che è meglio concentrarsi su questo attimo presente, sul tuo respiro che, tra un secondo soltanto, sarà anch’esso parte del tuo passato.

Il presente è l’unica cosa che abbiamo. La tua mente ti spinge a concentrarti esclusivamente su passato e futuro e ti dice che non puoi metterti in viaggio adesso, che ti manca questo, che prima devi fare quello, che devi essere diverso…

Senti che rumore fa? Senti quante insicurezze e paure ti sibila senza sosta? La verità è che, se non parti ora, come arriverai dove intendi recarti?

Partire ora, o non partire mai. Ma non spaventarti se non ti senti pronto. Pensala così:

Non è meravigliosa la vita? Puoi continuare a ricominciare, ripartire da un altro punto, cambiare rotta, tentare nuove strade o ripercorrere le vecchie in modo nuovo… e puoi farlo senza alcun limite. L’unico limite è la morte (ma qualcuno avrebbe da obiettare anche su questo).

Se hai deciso di dare una svolta alla tua vita, di trovare il tuo equilibrio perché ora non va, di sviluppare le tue doti migliori e metterle al servizio degli altri, limare i tuoi difetti peggiori e lavorare ai grandi progetti abbandonati, lo dovrai e potrai fare solo nel presente.

Non c’è altra soluzione.

Non si attende che arrivi il lunedì. Si parte anche di sabato sera se necessario.

Prima tappa del viaggio:

Parti adesso, ovunque ti trovi, qualunque sia il tuo passato, qualunque timore tu abbia per il futuro, qualunque sia la tua condizione attuale in termini di salute mentale e fisica, che tu sia ansioso, giù di morale o desideroso di crescere, in qualsiasi situazione economica e familiare tu ti trovi, qualunque siano le tue speranze, aspettative, paure.

Puoi essere felice e migliorare la tua vita solo nel presente.

Puoi sconfiggere l’ansia e smettere di farti tormentare dal passato solo qui e ora.

Puoi lottare per i tuoi obiettivi e il tuo futuro solo adesso.

Abbandona la convinzione che sei fatto così e non potrai mai cambiare o che le cose dovrebbero andare diversamente; abbandona la frustrazione per ciò che è passato e non puoi modificare, la sensazione opprimente di aver fallito e di incorrere perennemente negli stessi errori, la rabbia verso te stesso e il senso di colpa per quello che hai fatto o meno.

Invece, fai un bel respiro e sorridi al pensiero che, se vuoi, puoi iniziare a stare meglio da subito.

Poi, per completare il viaggio, ti ci vorrà:

  • Un pizzico di pazienza, per affrontare un lungo e contorto sentiero
  • Un briciolo di coraggio, per abbandonare finalmente quel vecchio zaino pieno di sassi che ti ostini a portarti dietro e partire più leggero
  • Una buona dose di fiducia, per evitare di fissarti continuamente su quell’odiosa cartina e credere invece nel sentiero che stai percorrendo
  • Una borraccia, con dentro qualche goccia di caparbietà e anche di forza interiore, per confortarti quando ti sentirai completamente perso

Per oggi ricorda:

  1. puoi iniziare il viaggio così come sei, puoi essere felice, sentirti realizzato, imparare ad apprezzarti per quello che sei, adesso, senza “quando finalmente succederà questo, allora…”
  2. hai solo il presente. Non puoi iniziare il viaggio domani

Come fare a spiegare le vele lo vedremo insieme. Intanto tu molla gli ormeggi.

Parti e, visto che saremo compagni di viaggio, intanto dai un’occhiata al mio profilo.