Crescita personaleLe mille e una storia

empatia: storie e consigli per svilupparla al meglio

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Nelle scuole danesi hanno istituito un nuovo tipo di corso e i bambini, oltre alle materie tradizionali, frequenteranno anche le lezioni di empatia.

E quindi?

Se mi lasci il tempo di raccontare capirai quanto l’empatia sia fondamentale in life, my dear. Partiamo dalla cara Wikipedia che ci viene sempre in aiuto.

Empatia: in psicologia, la capacità di porsi in maniera immediata nello stato d’animo o nella situazione di un’altra persona.

Sempre secondo Wikipedia la parola deriva dal greco εμπαθεία (empatéia, a sua volta composta da en-, dentro, e pathos, sofferenza o sentimento), usata per indicare il rapporto emozionale di partecipazione che legava l’autore-cantore al suo pubblico.

L’empatia è una delle cose più importanti per imparare a vivere meglio e gestire più efficacemente le relazioni con gli altri. Secondo alcuni studi, insegnare ai bambini a decifrare le proprie emozioni e quelle altrui ha un’influenza notevole sul comportamento, tanto che si riducono gli atti di bullismo e si crescono adulti più felici e rispettosi. WOW!

Tu come stai messo? Giudichi senza pietà o provi a metterti nei panni degli altri? Ti sforzi di comprendere le tue emozioni e non farti travolgere da quelle negative? Oppure quando inizi a sentire un po’ di inquietudine o rabbia spazzi via tutto quello che hai davanti?

C’era una volta

Per sviluppare l’empatia non c’è niente di meglio delle storie. Attraverso i pensieri dei personaggi e le descrizioni dei libri impariamo ad immedesimarci, ma non bisogna solo pensare alla letteratura. Anche nella vita quotidiana e nell’attualità le storie ci aiutano a capire meglio l’altro.

Nell’attualità? Ma se è solo cronaca nera!

Sì, lo so che i giornali pur di attirare clic sui social ricorrono a qualsiasi mezzo, specialmente testi morbosi conditi da parole inappropriate e dettagli discutibili (quante coltellate? Ah grazie, ora torno in cucina sennò i tortellini si scuociono), ma ogni tanto c’è anche qualche descrizione più sobria! Penso soprattutto alle stragi terroristiche e ai profili delle vittime (allegria oggi!), che rappresentano un tentativo sincero di capire chi c’era dietro quei numeri. Non trovi? 

Intendo solo dire che le storie ci permettono di distinguere. Non dipingono i protagonisti come un insieme unico o diviso per mera nazionalità. Aprono uno spiraglio su un mondo ben più complesso e profondo, fatto di aspirazioni, sogni, frustrazioni, emozioni, problemi…

Con le storie smetti di essere un numero e torni ad essere una persona. 

Storie da un mare non così lontano…

Se penso alle storie e a come creino empatia mi vengono sempre in mente i rifugiati. Scommetto che quando vedi le foto dei barconi che colano a picco fatichi a provare empatia: ci sono solo tante figurine colorate che si ammassano disperatamente l’una sull’altra, così diverse che sembrano venire da una galassia sconosciuta. Difficile immedesimarsi in una scena simile. 

Ma sono poi così diverse da te quelle figure sfocate nella foto?

Quando inizi ad ascoltare le storie personali, quando ti capita di conoscere personalmente qualcuno che ha vissuto una tale esperienza o hai la possibilità di capire meglio cosa si nasconde dietro una massa informe, tutto cambia. Diventa più facile comprendere gli altri e le ragioni di  un certo comportamento

Se ci pensi le ONG e la pubblicità ricorrono sempre allo story telling, altrimenti come potresti tu identificarti con quel ragazzino orfano con cui non hai niente in comune? Eppure una volta che ha un nome un cognome e una storia personale la faccenda prende un’altra piega. Ti senti più vicino a lui.

Senza empatia non puoi comprendere chi hai davanti. Provi disinteresse per chi, semplicemente, è un completo estraneo. Perché, quindi, dovresti rispettarlo, compiangerlo per ciò che ha passato, provare pietà o qualsiasi altra emozione nei suoi confronti? Perché dovresti chiederti:

E se fossi io al suo posto?

Se parli inglese dai un’occhiata a questo splendido video, realizzato da una tv danese e dal titolo “Cosa succede quando smettiamo di etichettare le persone”. Avere qualcosa in comune con chi è diverso da noi non è poi così difficile.

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Ma come coltivare l’empatia?

 

Empatia significa tentativo di identificarsi. Come diceva Aristotele, l’essere umano è un animale sociale ed ha bisogno di essere capito e amato. La mancanza di empatia porta ad un egoismo esasperato che può sfociare in conflitto. 

  • Inizia cercando di capire meglio le tue emozioni e le tue risposte emotive
  • Fai un esame di coscienza: vuoi essere capito dagli altri, ma tu sei disposto a tentare di capire?
  • Non stare sempre a giudicare (non è facile, lo so bene), prima di tutto ascolta
  • Fai uno sforzo per immedesimarti e provare a comprendere cosa c’è dietro un certo comportamento
  • Non frequentare sempre le stesse persone, cerca di cambiare aria
  • Leggi di più e guarda meno tv. La letteratura racconta e immerge in nuove prospettive, la tv spazzatura divide e alimenta i pregiudizi

Certo non sarà facilissimo all’inizio, ma sicuramente vedrai miglioramenti un po’ in ogni campo, dalla vita di coppia alla sfera lavorativa.

Se sei curioso di capire cosa significhi nel concreto l’empatia puoi perfino fare questo breve test!

Un breve articolo per un argomento tanto complesso quanto le emozioni umane! Del resto non serve scrivere papiri, il succo è provare a capire l’altro invece di giudicare, etichettare, isolare…

Mmm qualcosa mi dice che di questi tempi sia una lezione piuttosto utile, non credi?

Fammi sapere che ne pensi! E per oggi prova a chiederti:
Se fossi io al suo posto?

 

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