Le mille e una storia

Non mollare mai. Storia di Samia Yusuf Omar

Olympics Day 11 - AthleticsSamia Yusuf Omar compete nei 200m femminili alle Olimpiadi di Pechino 2008, China. Photo by Stu Forster

Questo articolo è dedicato alla memoria di Samia Yusuf Omar. La sua storia mi è rimasta così impressa che mi sembra quasi di averla conosciuta personalmente. Facciamo un passo alla volta.

Lasciamo stare il “c’era una volta…”

Mi piacciono le storie, alcune mi appassionano talmente che mi restano impresse per giorni. Se sto passando un periodo di apatia e sono poco motivata, miracolosamente riescono a darmi la scossa e farmi ritrovare la dose di energia necessaria per i miei progetti. Mi fanno riflettere e mi aiutano a mettere le cose in prospettiva.

Capita anche a te? Sto parlando di storie realmente accadute, anche se possono esserci delle eccezioni.

Non dirmi che sei uno di quelli appassionati di fantasy, fantascienza o distopia che considera grandi eroi solo i protagonisti di mondi fittizi, ma nella vita reale non si stupisce di nulla. Andiamo, niente è più sorprendente della realtà! E in questo blog maghi ed eroi dell’immaginazione li lasciamo volentieri da parte, per parlare invece di avventure, non sempre a lieto fine, ma reali e che possono meravigliarci perfino di più.

Tanto per cominciare, se ancora non hai esplorato la sezione storie, ti consiglio di dare un’occhiata qui. Ci saranno anche interviste in futuro, ma non essere impaziente 😉

Samia Yusuf Omar

La storia che ho scelto per farti venire i brividi è quella di Samia Yusuf Omar. Coraggio, impegno nel perseguire un obiettivo, tenacia, resilienza, speranza oltre ogni limite: la sua storia tragica non può e non deve essere dimenticata.

Samia Yusef Omar, atleta somala che ha partecipato alle Olimpiadi di Pechino nel 2008, arrivando ultima, sognava di rifarsi dell’ultimo posto alle Olimpiadi di Londra. Unico inconveniente: nel suo paese martoriato dai conflitti i fondamentalisti islamici le impedivano di allenarsi, figuriamoci poi correre in calzoncini e maglietta.

Samia ha cercato di resistere il più possibile trovando delle scappatoie, ad esempio allenandosi la notte, ma alla fine le è rimasta un’unica soluzione: cercare di raggiungere l’Europa. Già, in mezzo a tutti quei corpi in movimento sui barconi della morte, che vediamo in televisione ogni giorno, nel 2012 c’era anche lei. Purtroppo è stata meno fortunata ed è annegata nel Mediterraneo. Non sapeva nuotare: a Mogadiscio avvicinarsi troppo alla spiaggia equivaleva a morte certa a causa dei cecchini.

Perché mai è partita? Non poteva rinunciare all’idea di partecipare alle Olimpiadi?

Talvolta non è facile capire gli altri e le loro motivazioni. Fatto sta che per Samia Yusuf Omar niente era più importante della corsa e rinunciare sarebbe stato come smettere di respirare. In ogni caso, l’alternativa era restare in un paese in costante guerra civile, senza alcun futuro. In Somalia non aveva alcuna possibilità di allenarsi, tanto meno di nutrirsi in modo adeguato per il tipo di sforzo che affrontava quotidianamente: pesava solo 44 kg. Quando alle Olimpiadi di Pechino è arrivata ultima il pubblico ha applaudito quel giovane scricciolo che dava il massimo su due gambe secche e muscolose, ben diverse da quelle delle altre atlete.

Ecco cos’ha detto in un’intervista:

Noi sappiamo che siamo diverse dalle altre atlete. Ma non vogliamo dimostrarlo. Facciamo del nostro meglio per sembrare come loro. Sappiamo di essere ben lontane da quelle che gareggiano qui, lo capiamo benissimo. Ma più di ogni altra cosa vorremmo dimostrare la nostra dignità e quella del nostro paese.

Guarda il video e se ti prende una fitta al cuore non preoccuparti, le storie più belle sono quelle che lasciano il segno.

Sulla vita di quest’atleta dalla forza interiore d’acciaio, Giuseppe Catozzella ha scritto un libro che ha avuto un grande successo in italia e all’estero, e da cui presto verrà tratto un film. Un libro da cui emerge un’immagine talmente vivida di Samia, mentre sfreccia per le strade di Mogadiscio, che alla fine ci si dimentica perfino che è una storia realmente accaduta. Arrivati alle ultime pagine riesce difficile credere che sia morta, si esige un lieto fine per una ragazza del genere: troppo coraggiosa, troppo determinata e caparbia per morire così, a un soffio dalle nostre coste e dal coronamento di un sogno.

Eppure basta andare su Wikipedia e Youtube per rendersi conto, d’un tratto, che lei non è finzione, che è esistita e che ha provato ad attraversare lo stesso mare in cui noi sguazziamo allegramente l’estate.

Mo Farah, grande atleta somalo e punto di riferimento di Samia, di recente è finito sul giornale per aver lanciato una critica alla nuova politica sull’immigrazione di Trump. Così, ti accorgi che non è nemmeno passato tanto tempo da quando lei è morta nel nostro mare: il suo grande eroe continua a correre. Samia non è l’eroina di una guerra del secolo scorso, è il simbolo degli esodi di questi anni, dei tanti sogni infranti tra le onde.

Dovresti proprio leggere questo libro. Come ho scritto sul mio post sull’empatia, è difficile capire gli altri e assai facile cadere in stereotipi e pregiudizi, meno male che le storie solo là per salvarci!

Mi sono immedesimata così tanto in Samia Yusuf Omar, tramite le parole dell’autore, che ogni tanto mi sembra di sentire il sole accecante della Somalia sulla pelle e di entrare nel suo cortile. A questo servono i libri quando sono scritti bene: a non dimenticare, a sentirli così profondamente che certe storie finiranno per far parte di te.

Non dirmi che hai paura

Lezione di oggi: la realtà è durissima, a volte fa accadere cose strabilianti, altre ti spezza il cuore. Ma la storia di Samia Yusuf Omar, anche se è finita nel peggiore dei modi, tra prigioni libiche e morte, ha molto da insegnare.

Samia rappresenta la speranza. Non è forse questo che ha permesso a così tante persone di migliorare il mondo? La speranza che nonostante il cammino sia impossibile, si possa a trovare uno spiraglio di miglioramento, un modo per attraversarlo e raggiungere la meta. Samia non ha raggiunto  il suo obiettivo, ma è già un simbolo.

Vola, Samia, vola come il cavallo alato fa nell’aria… Sogna, Samia, sogna come se fossi il vento che gioca tra le foglie… Corri, Samia, corri come se non dovessi arrivare in nessun posto… Vivi, Samia, vivi come se tutto fosse un miracolo…

Se hai un sogno o un progetto dovresti inseguirlo con la stessa tenacia e la stessa motivazione di ferro con cui Samia inseguiva il suo per le strade polverose della capitale somala. 

Non mollare mai

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Non dirmi che hai paura

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